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Discussione: «FOTTI IL POTERE»

  1. #1
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    Predefinito «FOTTI IL POTERE»

    «FOTTI IL POTERE» di Francesco COSSIGA con Andrea Cangini

    Gli arcana della politica e dell’umana natura

    — In libreria dal 27.05.2010 —



    FOTTI IL POTERE»
    di Francesco Cossiga con Andrea Cangini

    { La pagina Facebook dedicata al libro }

    Le regole non scritte, i meccanismi profondi, le dinamiche eterne del gioco:
    per la prima volta un protagonista indiscusso della vita pubblica italiana
    racconta senza pudore né ipocrisia cos’è e come funziona la politica.

    La bomba di piazza Fontana
    fu opera degli americani.

    La politica è una droga
    che non prevede disintossicazioni.

    Governare è far credere.

    Per il Vaticano contano solo i soldi.

    Politici incoerenti? Certo, embè?

    I politici sono marionette nelle mani dei banchieri.

    Non c’è leader politico che non possa
    essere arrestato per tangenti.

    La politica è un’arte, cultura e ragione non contano.

    La mafia ci appartiene, tanto vale accettarla.

    I politici si convincono intimamente
    di quel che gli conviene.

    Le grandi potenze ammazzano e torturano.

    Oltre all’Fbi, fu il mondo economico
    a mettere in piedi Mani Pulite.

    … è per questo che Berlusconi finirà male.

    La politica ha bisogno di silenzi e zone d’ombra.

    Esistono tradimenti doverosi e persino morali.


    Sapientemente indirizzato dal giornalista Andrea Cangini, il presidente Francesco Cossiga mette a nudo il potere e con esso l’uomo che lo incarna.
    Svela l’arcano, dice l’indicibile, strappa la maschera alla realtà con l’ironia e l’arguzia di chi ha cavalcato a testa alta lungo le strade impervie della Prima e della Seconda repubblica.

    Aneddoti, riflessioni, rimandi storici, vere e proprie rivelazioni accompagnano il lettore alla scoperta di verità “scandalose” fino a oggi mai rivelate con tanta schiettezza.

    La natura del potere, il ruolo del denaro, l’uso dei servizi segreti, la violenza, la guerra, le massonerie, i rapporti tra stati, la religione, il Vaticano, la verità, la finzione, i complotti, il caso, il lato di tenebra dell’uomo e del politico.

    Il trionfo e la caduta, la vita e la morte.
    Impossibile annoiarsi, difficile restare indifferenti.

    L’autore

    Andrea Cangini, laureato in Scienze politiche, ha quarantun anni, molti dei quali passati a raccontare la politica sul «Quotidiano Nazionale».
    Ha due figli: osservando loro, più che frequentando Montecitorio, ha capito i meccanismi più profondi della natura umana.
    E dunque del gioco politico.

    Leggi anche su Aliberti editore
    Claudio Sabelli Fioretti intervista Francesco Cossiga:
    Nuovissime picconate (2009) e L’uomo che non c’era (2007)

    «FOTTI IL POTERE» di Francesco COSSIGA con Andrea Cangini « Aliberti editore Blog


    carlomartello

  2. #2
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    Predefinito Rif: «FOTTI IL POTERE»

    FOTTI IL POTERE: il manuale “K” del potere politico

    Le regole non scritte: «Non tutti hanno diritto alla verità»



    «La democrazia non esiste,
    decidono solo le élite.»

    «Il potere è meglio del sesso
    e piace anche alle donne.»

    «La televisione ha ucciso il carisma.»

    «I complotti hanno
    sempre fatto parte del gioco.»

    «La politica è una droga che
    non prevede disintossicazioni.»

    «Tentarono di corrompermi almeno tre volte…»

    «A far esplodere l’aereo dei servizi Argo9 fu il Mossad.»

    «La vittoria prelude sempre alla caduta e alla morte.»

    «L’unico criterio per interpretare la legge è la forza.»

    «Governare è far credere.»

    «Per il Vaticano contano solo i soldi.»

    «…fu sufficiente una valigia zeppa di quattrini.»

    .«Abolire la guerra? Già fatto: basta chiamarla.»

    «Compito dei servizi è anche quello di rovistare tra le lenzuola dei potenti.»

    «La politica, come la vita, è governata dal caso.»

    «Potrei conoscere ogni singolo aspetto della sua vita privata.»

    «Lo scandalo Montesi fu opera di Fanfani.»

    «Politici incoerenti? Certo, embé?.»

    «Le grandi potenze ammazzano e torturano.»

    «Deformare i fatti non è come montare ad arte uno scandalo.»

    «Moro sì che sapeva usare i servizi…»

    «Da quanto chiamai Gelli smisero di attaccarmi.»

    «La politica è un’arte, cultura e ragione non contano.»

    «L’Unità nazionale è a rischio.»

    «L’America ha sempre condizionato la nostra politica.»

    «La strage di Bologna fu opera dei palestinesi.»

    «A volte, seminare il terrore può essere utile.»

    «Le guerre si combattono oggi con i fondi sovrani.»

    «Tra Stato e Chiesa esiste un conflitto insanabile.»

    «Fu sufficiente qualche corpo fluttuante lungo la Senna.»

    «La politica si nutre d’ansia.»

    «Terrorismo è sempre quello degli altri.»

    «In politica o si è amici o nemici.»

    «I politici si convincono intimamente di quel che gli conviene.»

    «Chi siamo noi per pensare d’essere meglio di Caino?»

    «Non tutti hanno diritto alla verità.»

    «Le Nazioni Unite sono un bluff, l’identità è nazionale.»

    «Purtroppo per noi, gli stati contano ancora.»

    «Strapagammo l’euro per colpa della vanità di Ciampi e Prodi.»

    «Per D’Alema ho garantito io.»

    «Oltre all’Fbi, fu il mondo economico e mettere in piedi Mani Pulite.»

    «…è per questo che Berlusconi finirà male.»

    «Un papa inimico nuoce assai.»

    «Il bravo politico manipola e falsifica.»

    «Un vero leader deve aver frequentato il Male.»

    «Berlinguer concordò tutto con l’Urss.»

    «Lo Stato italiano non metterà mai il naso nella finanza vaticana.»

    «I vescovi amano il potere, il nostro prossimo dio si chiamerà Allah.»

    «La politica ha bisogno di silenzi e zone d’ombra.»

    «Esistono tradimenti doverosi e persino morali.»


    FOTTI IL POTERE: il manuale “K” del potere politico « Aliberti editore Blog


    carlomartello
    Ultima modifica di carlomartello; 25-04-11 alle 00:24

  3. #3
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    Predefinito Rif: «FOTTI IL POTERE»

    FOTTI IL POTERE

    Giovanni Petrosillo


    Mani Pulite non nasce con l’arresto di Mario Chiesa. Ho parlato con diversi imprenditori coinvolti, e tutti mi hanno detto che gli sono stati contestati fatti appresi dai magistrati anni prima grazie alle intercettazioni. C’è qualcosa che non torna: perché quelle inchieste da anni dimenticate sono state di colpo lanciate tra i piedi del ceto politico? [Perché] l’azione della magistratura fu incoraggiata dall’FBI americano e dai poteri forti italiani”. Francesco Cossiga

    Il presidente Emerito della Repubblica Francesco Cossiga ha pubblicato un nuovo libro, “Fotti il Potere”, Aliberti editore, del quale ha scritto ieri Il Giorno. La tesi secondo noi più importante è proprio quella riportata in esergo a questo intervento: Tangentopoli e le indagini giudiziarie che terremotarono la I Repubblica, travolgendo il suo ceto dirigente, furono la conseguenza di un piano orchestrato dagli statunitensi con la compiacenza della magistratura politicizzata, dei poteri forti ma marci e parassitari (da noi identificati con l’acronimo G.F&I.D, Grande Finanza e Industria Decotta), e dal versante politico identificabile con gli ex piccìsti, ingranaggi della gioiosa macchina da guerra occhettiana. Questa analisi è stata peraltro sviluppata, pur con minime differenze poiché Cossiga non è esplicito nei riferimenti alla sinistra (secondo noi indiziata principale nell’operazione di sponda complottista a favore dei prepotenti Usa), in alcuni testi di Gianfranco La Grassa, a partire dal Teatro dell’Assurdo del 1995 per le edizioni Punto Rosso, e in una serie di altri articoli pubblicati su riviste cartacee o online. Con questo marchio d’infamia e di servilismo filo atlantico (che è ben altra cosa rispetto all’ “ombrello Nato” della precedente fase storica, in cui il mondo risultava diviso a metà e gli Usa erano centro regolatore della sola parte occidentale) è nata la famigerata II Repubblica, la cui attuale degenerazione partitocratica e istituzionale è il frutto avariato di quel colpo di mano presentato dai suoi vili propugnatori come un’operazione di moralizzazione dello Stato e dei suoi apparati; quest’ultimi presuntamente pervertiti da una casta politica legata alla mafia e al malcostume tangentizio. Ma oltre questa vulgata moralistica si trattava in verità, ed alla luce della situazione attuale è impossibile smentirlo, di assecondare una subdola rivoluzione di Palazzo suggerita ed eterodiretta dagli americani dopo la caduta dell’Unione Sovietica. Cossiga parla di sistema politico logoro, considerato ormai inservibile dagli Usa in virtù della nuova missione storico-universalistica che questi si erano prefissati.
    Quella classe politica, come hanno detto altri esponenti socialisti e democristiani, da Pomicino a Formica, non era ritenuta più adatta a governare una situazione di ridislocazione geopolitica dell’impero statunitense che puntava ad allargarsi ad est. Insomma, l’Italia non era più un avamposto strategico e una portaerei naturale tra mondo capitalista e mondo comunista dalla quale tenere sotto osservazione e sotto costante minaccia i paesi del Patto di Varsavia. Aver fatto secco in un solo colpo un intero gruppo politico, mettendosi nelle mani di lacchè incompetenti e impreparati alla gestione del potere, ha rovinato la nostra nazione che da quel momento in poi è andata alla deriva rischiando ogni giorno l’inabissamento. Da questo bouleversement assistito giudiziariamente e mediaticamente (quanto peseranno sulla coscienza degli italiani le monetine tirate sulla testa di Craxi!) non poteva che scaturire una disfatta tragica per l’Italia, fino al raggiungimento dell’attuale stadio di marcescenza radicale delle strutture statali e dello stesso corpo sociale. L’Italia è oggi “serva e bordello” azzannata da una serqua di iene che continua a succhiare le sue ossa dopo averne spolpato la carne. Mani Pulite, facendo i conti dopo quasi un ventennio, non solo non ci ha liberati dal malcostume generalizzato, ma ha aggravato ruberie, corruzioni, malversazioni, sinecure, togliendoci pure la speranza di una risalita dal baratro, almeno finché resteranno in sella gli inetti PDL-PD che fanno la staffetta al governo a lustri alterni. Non abbiamo più una politica estera ed una visione dei processi mondiali degna della nostra storia, il tessuto sociale si è sfilacciato ed ha perso la sua identità sprofondando nel luogo comune e nella retorica del passato mitico, le nostre strutture produttive non hanno più dinamicità e sopravvivono con i prelevamenti dallo Stato.

    FOTTI IL POTERE di G.P. | CONFLITTI E STRATEGIE


    carlomartello

  4. #4
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    Predefinito Rif: «FOTTI IL POTERE»

    Salvate il soldato Francesco Cossiga

    di Marcello Veneziani


    Ma che fine ha fatto Francesco Cossiga? Si dichiara già morto. Ha annunciato per cinque anni la sua volontà di ritirarsi a vita privata, e tutti avevamo smesso di credergli vedendolo sparire. Poi l’ha fatto sul serio. Da tempo langue in un preoccupante silenzio. Depressione, annunci di catastrofe, ora ha deposto un ordigno-testamento in forma di libro in cui rivela di essere defunto.

    Cossiga non è solo un ex capo dello Stato, un esternatore folle, o l’inventore del Cazzeggio istituzionale. Giusto vent’anni fa, col suo formidabile piccone, Cossiga mise in cinta la Repubblica italiana, anche se poi non riconobbe la figlia che ne nacque. Voi dite Mani pulite, i referendum di Segni, la Lega, la discesa in campo di Berlusconi. Tutto vero, ma vennero dopo.

    In principio fu Cossiga. Che per cinque anni se ne stette a cuccia al Quirinale, rispettoso del mandato istituzionale, rigoroso osservante del ruolo e della norma, per far dimenticare le fuoruscite dal protocollo del suo predecessore Sandro Pertini. Poi, vent’anni fa, dopo che era caduto il Muro e prima che il Pci si suicidasse, Cossiga cominciò a dar di matto. Picchiò duro sui pregiudizi fradici su cui si fondava la Repubblica consociativa e partitocratica. E per due anni colpì, disse la verità, suscitò la voglia di cambiare, cavalcò per primo l’antipolitica, portò la fantasia al potere. Fu il nostro De Gaulle, ma solo nella pars destruens.

    Infatti a De Gaulle si ispirò quando fondò il suo partito, l’Udr, che poi lui stesso sconfessò. Tentarono l’impeachment, come avevano tentato di inguaiarlo ai tempi oscuri del suo ministero degli Interni, dopo il caso Moro. Ma oggi non saremmo qui se non ci fosse stato lui. Ricordo che in quel tempo io fondai un settimanale che guardava a lui per fondare una nuova repubblica. Gli dedicai molte copertine e appelli. Sperai in lui, ma lui in cambio mi offrì un paio di belle interviste, qualche brillante conversazione e il privilegio di entrare in Senato senza cravatta, vestito da extraparlamentare ed extracomunitario.

    Cossiga non è un fondatore ma un affondatore, non fondava seconde repubbliche come Pacciardi; era piuttosto uno Spacciardi, perché dichiarò spacciata la Repubblica che egli stesso incarnava. Un presidente kamikaze che aveva pilotato con sorriso beffardo la prima Repubblica a sfasciarsi sul nemico. La fortuna e la disgrazia di Cossiga fu che andò al Quirinale praticamente da ragazzo, al paragone con gli altri presidenti. E tuttora, 25 anni dopo, è il più giovane capo dello Stato vivente. Siede al Senato nello scranno col numero 007, lui che amava giocare con le spie. Ma si è barricato in casa e ha depositato una bomba a orologeria.

    Parlo di un bel libro dal brutto titolo, Fotti il Potere, che ha scritto con Andrea Cangini. Non va in giro a presentarlo, come ci si aspetta da ogni autore e ancor più da uno come lui. Si rifiuta, si nasconde, vive la sua solitudine depressa e dichiara di essere già morto.

    Al di là di alcuni lati comici e grotteschi, Cossiga è un personaggio tragico. Dai tempi di Moro ai tempi del Piccone, Cossiga ha dovuto sparare il colpo di grazia a chi più amava: la Dc e i suoi capi, la cultura del diritto, la repubblica dei partiti in cui aveva prosperato. Più il Vaticano, i grembiulini, la Gladio, il Mossad, i poteri forti (Cossiga sostiene che ci furono interessi economici alle origini di Mani pulite, citando un’inchiesta dell’Italia settimanale sulla spartizione dell’Italia a bordo dello yatch Britannia). E non si è riconosciuto nelle creature che ha via via messo al mondo, il Nuovo e tutti i suoi Testimoni, il Partito e i suoi straccioni di Valmy, come li battezzò lui.

    Senza di lui probabilmente non ci sarebbe stato né il primo comunista alla guida del governo, dico D’Alema, né la destra postfascista al potere, e forse nemmeno l’antipolitica, dico Di Pietro, Bossi e Berlusconi. Fu precursore perfino di Sgarbi e Dagospia. È lui stesso in questo libro a notare il paradosso di D’Alema portato da lui al governo con l’okay dell’America, con il compito di far entrare l’Italia in guerra con la Serbia: e D’Alema, primo comunista al potere, fu colui che bombardò con la Nato l’ultimo regime comunista d’Europa, provocando, sempre secondo Cossiga, «535 morti tra vecchi, donne e bambini».

    È lui lo sdoganatore dell’Msi, che poi ha criticato la svolta nel vuoto di Fini, come criticò la deriva giacobina del rustico Di Pietro, che pure era suo figliastro: la sua vanga era la versione rurale del piccone. E non solo: qui vaticina il fallimento di Berlusconi, a cui pure mostra umana simpatia e sostegno, e di cui riconosce la voglia di lasciare un segno nella storia e non di pensare alle leggi ad personam, come dicono i suoi avversari. E a differenza loro lo critica non per l’autoritarismo ma per la sua debolezza.

    Cossiga è tragico quando sostiene che la vita regge sulla menzogna, e la vita politica ancora di più: «La verità è che la menzogna ben più della verità è all’origine della vita, perché se gli uomini si sono evoluti è stato solo grazie alla loro capacità di mentire agli altri e a se stessi», Cossiga si diverte a dire la verità che coincide paradossalmente e tragicamente con la menzogna. La sua visione tragica è ancora accompagnata da un sardonico sorriso (l’aggettivo non è casuale per il sassarese). Ma Cossiga è tragico soprattutto perché in questo libro si sente odor di morte e di sfacelo, al punto da concludere il suo libro: «Io ero già morto ma la gente non se n’era accorta».

    Non vorrei spargere falsi allarmi e invadere la sua vita privata, ma temo che Cossiga stia accarezzando la tragica idea di rivolgere il piccone contro se stesso.

    Salvate il soldato Francesco Cossiga - Cultura - ilGiornale.it del 24-06-2010


    carlomartello
    Ultima modifica di carlomartello; 11-08-10 alle 16:08

  5. #5
    Bushidō
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    Predefinito Rif: «FOTTI IL POTERE»

    Gia' da tempo Cossiga ha deciso di non trascinarsi tutti i segreti nella tomba, rilasciando dichiarazioni sconcertanti -come quando ha sconfessato Mario Draghi-, il libro e' la conclusione di questo sfogo ante mortem. Vale la pena leggere.

  6. #6
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Rif: «FOTTI IL POTERE»

    Citazione Originariamente Scritto da Hagakure Visualizza Messaggio
    come quando ha sconfessato Mario Draghi
    Ultima modifica di carlomartello; 25-04-11 alle 00:19
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  7. #7

  8. #8
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    Predefinito Rif: «FOTTI IL POTERE»

    Cossiga e la magistratura







    carlomartello

  9. #9
    Bushidō
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    Predefinito Rif: «FOTTI IL POTERE»



    Il commento

    "Un soprano che cercava l'acuto"

    Narciso, Realpolitiker ma anche liberal

    «Intelligente ma un po' lunatico»


    SASSARI. «Era un uomo intelligente e preparato, non un politico banale, ma anche un po' schizoide: a volte sembrava un intellettuale liberal, aperto alla sinistra, altre volte vestiva i panni del Realpolitiker alla Karl Schmitt, per cui il segreto di Stato veniva prima di tutto. Ed era soprattutto un grande narcisista che per ottenere un titolo di giornale avrebbe detto qualsiasi cosa».

    Questo era Francesco Cossiga secondo il professor Aldo Giannuli, ricercatore di Storia contemporanea all'Università di Milano, già consulente delle procure di Bari e Milano per la strage di piazza Fontana e delle procure di Pavia e Brescia per la strage di piazza della Loggia. Dal 1994 al 2001, quando ha collaborato con la Commissione stragi del Parlamento, ha incontrato diverse volte l'ex Capo dello Stato.

    «È uno dei pochissimi uomini politici italiani che si è occupato in prima persona dei servizi segreti. Una cosa rara, perché i protagonisti della prima Repubblica tendevano a scansarli, invece lui ha partecipato a ben due riforme: nel 1966, quando divenne sottosegretario alla Difesa, proprio nell'anno chiave in cui si decise di sciogliere il SIFAR e di creare il SID. Sul caso SIFAR seguirono molte contestazioni agli omissis che proprio Cossiga appose sulla relazione per il Parlamento, anche se per la verità allora le critiche erano rivolte al governo, non a lui, che ancora non era un personaggio di primo piano: lo divenne dopo che fu incaricato di difendere Trabucchi».

    La sua carriera va avanti e Cossiga diventa ministro del'Interno, «quasi per caso, a seguito del terremoto in Friuli» e in questa veste, nel 1977, fu lui a sovrintendere alla nuova riforma dei servizi segreti che diventano Sisde, Sismi e Cesis. «Quasi in coincidenza scoppiò il caso Moro, ma già prima Cossiga era stato molto contestato per l'uccisone di Giorgiana Masi a Roma durante una manifestazione di piazza».

    Cossiga parlò spesso, ma tacque anche molto, e non è sempre semplice stabilire se le sue rivelazioni abbiano contribuito a chiarire o a infittire i grandi misteri di cui l'Italia è piena. «L'operato di Cossiga va criticato per molti aspetti nella vicenda Gladio- continua il professor Giannuli – perché il suo scontro con Andreotti ha di fatto impedito che venisse fatta chiarezza. Ma sui giornali di oggi leggo cose non vere: dire che Gladio, e quindi Cossiga, sia stato responsabile delle stragi del nostro Paese, è eccessivo e non ha fondamento. Gladio era una struttura segreta ma non era il SID. Era stata creata per reagire a un eventuale attacco sovietico».

    Bisogna anche dire che il primo ad alimentare teorie “dietrologhe” era lo stesso Cossiga. «Ricordo che partecipai alla conferenza stampa che fu convocata in seguito all'assoluzione dei "gladiatori"- racconta Aldo Giannuli- In quel periodo i giornali gli dedicavano poca attenzione e lui era alla ricerca del botto. Così disse che nei depositi Nasco c'erano armi russe. Non era vero, non furono mai trovate, ma intanto con queste parole era riuscito a seminare il panico».

    Anche sull'abbattimento del DC9 a Ustica e sulla strage di Bologna ha detto tutto e il contrario di tutto: «Non sono preparato su Ustica, ma posso dire che non è mai emersa nessuna prova dell'esistenza dell'aereo francese da cui secondo Cossiga sarebbe partito il missile. Per Bologna il discorso è leggermente diverso: qualche traccia che potesse confermare la pista palestinese c'era, ma mi fido di più dell'inchiesta che ha portato a condannare il terrorismo nero (Cossiga, invece, ha più volte sostenuto l'innocenza di Domenico Fioravanti e Francesca Mambro, condannati per la strage di Bologna, ndr).

    «Con me non si comportava sempre in modo uguale: a volte mi trattava con simpatia, altre volte invece rilasciava ai giornali interviste in cui manifestava per me una certa irritazione: "Quel famoso consulente della Procura di Brescia"....diceva». Perché talvolta raccontava cose non vere? «Secondo me, la risposta è nel suo narcisismo: cercava l'acuto come un soprano di mezza età».
    "Un soprano che cercava l'acuto" Narciso, Realpolitiker ma anche liberal
    Ultima modifica di carlomartello; 24-09-11 alle 18:49

  10. #10
    Bushidō
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    Predefinito Rif: «FOTTI IL POTERE»


    Dal libro:

    <<La Trilaterale, fondata nel '72 dal superpetroliere David Rockefeller e dall'influente ex consigliere per la sicurezza nazionale del presidente americano Carter Zbigniew Brzezinski, accomuna i vertici del potere statunitense, europeo e giapponese ed è universalmente considerata il centro di prima elaborazione delle politiche che saranno poi seguite dal Fondo monetario internazionale e dalla Banca mondiale.>>

    <<I banchieri, gli industriali, le multinazionali hanno nel Council on Foreign Relations, nel gruppo Bilderberg e nella Trilaterale i loro centri di potere più influenti. Nel primo fanno tradizionalmente parte i segretari di Stato americani; nel Bilderberg ci sono i migliori cervelli della politica, dell'accademia e della finanza di scuola liberal-liberista; la Trilaterale accomuna i vertici del potere statunitense, europeo e giapponese.>>

    <<I centri transnazionali del potere economico, dunque, esistono sul serio. «Così come» sorride il Presidente, «sul serio il 2 giugno del '92, a bordo del Britannia, lo yacht di Elisabetta II quel giorno ormeggiato al largo di Napoli, avvenne l'incontro tra i finanzieri angloamericani e i funzionari del Tesoro italiano guidati da Mario Draghi per mettere a punto i dettagli della colossale operazione di privatizzazione della nostra industria e del nostro sistema creditizio».>>

    <<C'è chi ritiene che l'obiettivo delle privatizzazioni, presupponendo un radicale rinnovamento del sistema politico, sia stato all'origine di Mani Pulite e che Mani Pulite sia stata per così dire incoraggiata dagli americani. Ma prove non ve ne sono. Mentre è chiaro che, privatizzazioni o meno, il sistema politico della Prima repubblica era ormai fuori dalla storia. Non più competitivo e pertanto destinato al collasso.>>

    Cfr. All'origine di Mani Pulite ci furono interessi economici

    <<Nella cosiddetta Prima repubblica, comunque, la politica non aveva ancora smarrito la propria autorità e il fatto che il motore dell'economia fosse l'industria, e che l'industria fosse in buona parte pubblica o comunque finanziata dallo Stato, consentiva un certo margine di autonomia rispetto a quelli che abitualmente vengono chiamati "poteri forti". Quella stagione è però terminata con le privatizzazioni e con le privatizzazioni è, guarda caso, terminata anche la Prima repubblica.
    «Oggi» dice Cossiga, «l'industria è completamente nelle mani dellle banche e nonostante la recente crisi finanziaria globale le banche sono e resteranno i nuovi poteri forti. Ma la forza dell'economia è oggi enormemente superiore a prima. Per capirci, il rapporto tra l'allora presidente di Confindustria Angelo Costa e il presidente del Consiglio Alcide De Gasperi non era un rappporto tra pari: Costa faceva anticamera come gli altri. Mentre oggi le anticamere più ambite sono quelle dei banchieri e i politici ne rappresentano i più assidui frequentatori. Questo accade per tante e piuttosto evidenti ragioni, non ultima il fatto che le banche controllano indirettamente anche tutti i principali giornali italiani, e i politici sono notoriamente attenti a quel che i giornali scrivono di loro... Detto questo, tra i leader politici di oggi c'è anche chi riesce a mantenere col potere finanziario un rapporto paritario fondato su reciproci favori».
    E' qui che per la prima volta Cossiga finge un certo pudore. Si fa portare un bicchiere d'acqua, mi offre un caffè, sposta l'attenzione altrove. Poi, come nulla fosse, riprende il discorso esattamente da dove l'aveva lasciato.
    «L'argomento un po' mi imbarazza» dice «perché il caso vuole che ai vertici di due dei tre più grandi gruppi bancari italiani siedano dei miei amici».
    I tre più grandi gruppi bancari, ovvero : «Intesa-San Paolo, Unicredito e, anche se con loro non ho rapporti diretti, il Monte dei Paschi di Siena dopo che ha acquisito Antonveneta».
    Anche Cossiga, dunque, frequenta i banchieri. Così fan tutti, tutti quelli che possono. E' pertanto difficile immaginare che un presidente del Consiglio italiano possa governare senza tener conto degli interessi delle banche, ancor più difficile, per non dire impossibile, che governi effettivamente contro di essi. La formula più ricercata è quella della tacita alleanza. Funziona piuttosto bene anche quella del finto conflitto.
    «Comunque» riflette Cossiga, «certi rapporti per così dire privilegiati con i padroni del vapore esistevano anche in passato. Per esempio, è poco noto il fatto che nella Prima repubblica la Fiat godesse della protezione non solo della Democrazia cristiana, dunque del governo, ma anche del Partito comunista, che è stato sempre assai benevolo e comprensivo rispetto agli interessi della famiglia Agnelli».
    Si immagina, per trarne un quache utile...
    «Be', credo proprio che si sia trattato di un rapporto di interesse più che di una consonanza ideale... E l'interesse, come sempre, era reciproco. Non dimentichiamo che la Fiat poté aprire i propri stabilimenti in Unione Sovietica costruendo una vera e propria città e che quella città fu non a caso battezzata Togliattigrad: un gesto di pubblica riconoscennza per l'intercessione del Pci. E ci sarebbe anche da chiedersi se sia stato in virtù di questo storico rapporto che nessun magistrato della procura della repubblica di Torino si sia sentito in dovere di andare a vedere quale somma la Fiat avesse versato al Partito comunista per concludere quell'operazione...».
    Lei ha mica idea dell'entità di quella somma ?
    «Scherza ? Non s'è mai saputo: in questo i comunisti erano decisamente più accorti di noi democristiani...».>>

    Cfr. I politici sono marionette nelle mani dei banchieri
    Ultima modifica di Hagakure; 22-09-11 alle 17:39

 

 

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