Io mi definisco libertario, dicendo la verità è come la storia dell'andare sempre dritto mentre gli altri vanno a zig zag.
Io vado per la mia strada sono gli altri che deviano per sentieri laterali.


Io mi definisco libertario, dicendo la verità è come la storia dell'andare sempre dritto mentre gli altri vanno a zig zag.
Io vado per la mia strada sono gli altri che deviano per sentieri laterali.


Comunque, gli stirneriani non combattono lo Stato tout-court, come gli anarchici classici (da cs), ma solo nel momento in cui esso si frappone a loro. Ecco perchè, credo che gli anarchici più vicini al suo pensiero siano i pollockiani. Uno stirneriano non è ne' contro ne' pro la proprietà, ma solo per il proprio interesse. Da dannunziano ho rigettato il pensiero stirnerista, preferisco le analisi della branca socialista (Kropotkin, Proudhon, Landauer, fourier), anche se l'individuo non può essere schiacciato dalle convenzioni sociali (=hegelismoi)
"Sono contro tutti i sistemi, il più accettabile è quello di non averne nessuno"
Tristan Tzara
Je m'exalte, je degresse encore... Je vous ai reperdu mon histoire... Non! Non!
(L.F. Céline, Maudits soupirs pour une autre fois)


io da stirneriano preferisco d'Annunzio
"Disciplinate voi stessi come i vostri cavalli da corsa, aspettando Tevento. Apprendete il metodo per affermare e afforzare la vostra persona come avete appreso quello per vincere nell' ippòdromo. Costringete con la vostra volontà alla linea retta e allo scopo fermo tutte le vostre energie, e pur le vostre passioni più tumultuose e i vostri vizii più torbidi. Siate convinti che l'essenza della persona supera in valore tutti gli attributi accessorii e che la sovranità interiore è il principal segno dell' aristòcrate. Non credete se non nella forza temprata dalla lunga disciplina. La forza è la prima legge della natura, indistruttibile, inabolibile. La disciplina è la superior virtù dell'uomo libero. Il mondo non può essere constituito se non su la forza, tanto nei secoli di civiltà quanto nelle epoche di barbarie. Se fossero distrutte da un altro diluvio deucalionico tutte le razze terrestri e sorgessero nuove generazioni dalle pietre, come nell'antica favola, gli uomini si batterebbero tra loro appena espressi dalla Terra generatrice, finche uno, il più valido, non riuscisse ad imperar su gli altri. Aspettate dunque e preparate l'evento. Per fortuna Io Stato eretto su le basi del suffragio popolare e dell' uguaglianza, cementato dalla paura, non è soltanto una costruzione ignobile ma è anche precaria. Lo Stato non deve essere se non un instituto perfettamente adatto a favorire la graduale elevazione d'una classe privilegiata verso un'idéal forma di esistenza. Su l'uguaglianza economica e politica, a cui aspira la democrazia, voi andrete dunque formando una oligarchia nuova, un nuovo reame della forza; e riuscirete in pochi, o prima o poi, a riprendere le redini per domar le moltitudini a vostro profìtto. Non vi sarà troppo difficile, in vero, ricondurre il gregge all'obedienza. Le plebi restano sempre schiave, avendo un nativo bisogno di tendere i polsi ai vincoli. Esse non avranno dentro di loro giammai, fino al termine dei secoli, il sentimento della libertà. Non vi lasciate ingannare dalle loro vociferazioni e dalle loro contorsioni sconce ; ma ricordatevi sempre che l'anima della Folla è in balia del Pànico. Vi converrà dunque, all' occasione, provvedere fruste sibilanti, assumere un aspetto imperioso, ingegnar qualche allegro stratagemma. Il politropo Ulisse, quando trascorreva il campo per ridurre tutti nel fòro, se imbattevasi in qualche plebeo vociferante lo castigava con lo scettro, taci, garrendo, taci, tu codardo, tu imbelle e nei consigli nullo. Il nobile demagogo Alcibiade, perito quant' altri mai nel governo della Gran Bestia, così dava principio a una sua conclone per l'impresa di Sicilia : — A me, più che ad altri, si aspetta, o Ateniesi, il comando; e del comando io mi stimo degno. — Ma nessuno ammaestramento, in verità, è più profondo e più per voi opportuno di quello offertovi da Erodoto sul principio del libro di Melpomene. Eccolo. — Gli Sciti, rimasti ventott'anni lungi dalla patria per aver tenuto l'imperio dell'Asia superiore, dopo sì lungo intervallo volendo ad essa ritornare, incontrarono un non minor travaglio di quello che avevan durato nella guerra medica. Un grande esercito ostile lor precludeva l'accesso. E tanto avveniva perchè le donne scitiche, prive per lungo tempo dei loro uomini, ai servi s' erano abbandonate. E dai servi e dalle donne era sorta una generazione di giovani; i quali, consapevoli della propria origine, s'eran messi contro a coloro che tornavan dalla Media e primieramente, ad impedire il passo, avevano praticato uno scavo e dai monti taurici prolungatolo fino alla Palude Meotide, che molto è vasta. Seguitarono poi a respingere con valide opere di difesa il tentato assalto degli Sciti; e come questi ultimi dopo varii conflitti vedevano di non potere in alcun modo avanzar con le armi, un d' essi appunto così prese a dire: O Sciti, a che mai stiamo qui travagliando? Nel combattere coi nostri servi noi ci assottigliamo per le continue morti, e se noi li uccidiamo non facciam altro che scemare il numero dei nostri futuri soggetti. Onde io penso che ci convenga smettere e le aste e i dardi e che ognuno di noi debba imbrandir soltanto lo scudiscio del suo cavallo e in tal modo affrontar quella gente. Perchè sino ad ora avendoci veduto procedere in armi, essi al certo credettero di essere nostri eguali e figli di eguali; ma, come avranno veduto che in vece d' armi noi maneggiamo lo scudiscio, sùbito sentiranno d'esser nostri servi; e, ben persuasi del loro stato , non sapranno più resisterci. Il qual discorso avendo udito gli Sciti, eseguirono il consiglio. E gli avversarli, fieramente percossi dal nuovo fatto, cessarono dal combattere e si diedero alla fuga. Questo pertanto è il modo onde gli Sciti riebbero la patria. — O dominatori senza dominio, meditatelo!"


Certo, il D'Annunzio delle Vergini delle Rocce è elitario, protofascista ecc.
Io preferisco quello deambrisiano, a Fiume.
"Sono contro tutti i sistemi, il più accettabile è quello di non averne nessuno"
Tristan Tzara
Je m'exalte, je degresse encore... Je vous ai reperdu mon histoire... Non! Non!
(L.F. Céline, Maudits soupirs pour une autre fois)




Si perché Stirner non fornisce una morale ma solo uno "strumento di liberazione" (cit. la prefazione all'Unico delle Edizioni Anarchismo) per chi sappia servirsene.
Lui è ateo ma nel libro non fa mai apologia dell'ateismo militante, quanto della pura ribellione a ciò che ci contrasta, qualsiasi cosa sia, non fornisce una sua visione a parte la società degli egoisti, intendendo un contratto sociale tra individui che è possibile sciogliere però in qualsiasi momento a differenza del patto sociale eternizzato di Rousseau.
Ad esempio: Leonardo Vittorio Arena è uno studioso orientalista e ammiratore dello stirnerismo, che è seguace del buddhismo zen, tanto per dire lo spettro ideologico vasto, da Mussolini (estrema destra; cfr. il suo testo giovanile su Stirner e Nietzsche, Filosofia della forza) agli anarcoinsurrezionalisti, tantissimi sono stati attirati dal testo di Stirner, da alcune femministe fino alla futurista convertita all'islam Leda Rafanelli. Sia il duce, per esemplificare ancora, che il suo attentatore anarco-individualista Gino Lucetti, che il futurista di sinistra Renzo Novatore (stirneriano, nicciano e antifascista) si rifacevano a lui.
Lo stesso Stirner in una lettera a M.Hess dice che lui è contro la sacralizzazione delle ideologie, non contro le ideologie stesse, nemmeno contro il socialismo, consapevole che il suo libro possa venire letto sia come apologia del potente che come apologia alla ribellione; l'Unico e la sua proprietà in mano ad un operaio costituirà un incitamento all'operaio a ribellarsi, mentre paradossalmente il padrone può anche leggerci la sua legittimazione (anche se di solito i padroni più che di Stirner si fanno portavoci dei vari Rothbard e Friedman ecc.). Quindi posso come Malatesta accettare ciò che lo stato mi dà, se mi fa comodo, fare l'apologia della Costituzione perfino, pur sapendo che trattasi solo di un testo scritto, senza alcun valore eterno e giusnaturalista, posso accettare sottomettendomi alla forza maggiore (come disse Raymond la Science * ) la giustizia borghese, tuttavia non riconoscendone il diritto e quindi se vengo condannato ho diritto pieno all'evasione e a fare come Cesare Battisti, dato che non ho alcun dovere verso lo stato. Così come se vengo assolto posso benissimo vantarmene e chiedere il risarcimento danni.
Qualcuno vede questa visione foriera di illegalità e di mafia, cosa che però allo stirneriano interessa relativamente, mi interessa se magari i mafiosi vengono a minacciarmi, altrimenti no (naturalmente vivendo in una società di antimafia militante, in pubblico - per evitare lo stigma sociale - magari farei l'elogio di Falcone e Impastato!), perché non esiste la morale stirneriana, è un etica della libertà assoluta simile alla trasvalutazione nicciana della tavola di valori, se tu decidi di crearti nuovi valori tuoi e vivi secondo essi, sai che dovrai accettarne le conseguenze (ovviamente non vuol dire che uno fa l'anarchico illegalista ma poi ha il dovere di rispettare la sentenza, ovviamente se gli si presenta l'occasione se ne scappa)...
In questo senso le parole dell'anarcoindividualista Pietro Valpreda, suo malgrado arrestato e giudicato (innocente), rivolte a Sofri e coimputati, sul fatto che secondo lui sbagliarono a fidarsi della giustizia borghese in un caso politico, e difatti aveva ragione (probabilmente voleva dire con mezze parole che avrebbero dovuto sottrarsi al processo già scritto, dicendo "da anarchico io non mi sarei presentato davanti ad un tribunale del genere" ovviamente pur essendo lui innocente del delitto Calabresi, era in prigione, non avrebbe accettato un processo). Tuttavia riteneva che una volta accettato il processo non potevano sfuggirne (anche se poi uno è scappato lo stesso). http://www.archivio.francarame.it/sc...676&IDOpera=99
* Ovviamente sto parlando di quello vero


Non aderisco affatto al fascismo. Lo spiega bene Guerri nei suoi libri: il fiumanesimo ha funto da ispirazione per il fascismo, ma non è pre-fascista. Sono stati presi a prestito riti, miti, celebrazioni militaresche. Ma il fiumanesimo ha espresso una constituzione rivoluzionaria, e questo si sa bene. Inoltre, non risulta che durante l'occupazione dannunziana vi fosse un regime dispotico, nonostante lui fosse nominato comandante.
"L'arte di comandare è di non comandare" D'Annunzio.
"Sono contro tutti i sistemi, il più accettabile è quello di non averne nessuno"
Tristan Tzara
Je m'exalte, je degresse encore... Je vous ai reperdu mon histoire... Non! Non!
(L.F. Céline, Maudits soupirs pour une autre fois)


io direi che nel suo caso parlare di ateismo è troppo limitante perché l'ateismo convenzionale lascia in piedi l'Umanità, la Giustizia e gli altri fantasmi (per distanziarsi dalle accuse scandalizzate di ateismo - in un'epoca in cui 'ateo' suonava come pericoloso nichilista - Feuerbach protestava "Vero ateo, cioè ateo nell'abituale significato della parola, non è perciò colui che nega Dio, il soggetto, ma colui che nega gli attributi dell'essere divino, quali l'amore, la sapienza, la giustizia" - e sembrava con questo tratteggiare proprio la posizione di Stirner)
diciamo che quando lo stirneriano viene linciato non ha esattamente fumisterie a cui ricorrere per manipolare i suoi carnefici a desistere se fino a un attimo prima ricordava ad alta voce che sono tutte scorregge


Stirner demolisce tutto ciò che impedisce al suo "egoista" di ottenere i propri risultati. Che siano economici, sociali, politici, individuali. L'egoismo stirneriano è anarchico nella misura in cui, ogni sovrastruttura diventa un ostacolo per la sua affermzione. Non è un anarchismo "fideistico" come nel caso degli anarchici socialisti.
Personalmente, finché non si arriva ad un immoralismo esagerato, l'egoismo stirneriano può divenire, comunque, strumento ideologico per condurra la propria visione del mondo. Questo, indipendentemente che si sia libertari, di destra o di sinistra.
"Sono contro tutti i sistemi, il più accettabile è quello di non averne nessuno"
Tristan Tzara
Je m'exalte, je degresse encore... Je vous ai reperdu mon histoire... Non! Non!
(L.F. Céline, Maudits soupirs pour une autre fois)


non ho detto che aderissi al fascismo, intendevo che abbracciassi un certo genere di definizione, non il fascismo stesso; per qualificare il d'Annunzio de "le vergini delle rocce" come prefascista vuol dire che non concepisci più l'essenza del fascismo in termini movimentistici ma reazionari