
Originariamente Scritto da
Max Headroom
C'era una volta, in un regno dove la magia si intrecciava con la vita quotidiana, un nano di nome Brando. Brando viveva nel piccolo villaggio di Rocca Verde, un luogo dimenticato da Dio e dagli uomini, ma ricco di storie e leggende. Un giorno, mentre cercava rifugio dalla pioggia battente, si trovò di fronte a un tubo pluviale arrugginito. Curioso, decise di dare un'occhiata all'interno.
In quel tubo, scoprì un tabarro di un verde intenso, con ricami d'oro che brillavano anche nella penombra. Non era un semplice mantello: era un tabarro magico, in grado di conferire poteri straordinari a chi lo indossava. Senza pensarci due volte, Brando lo indossò. Ma, ahimè, quel gesto lo trasformò in un fervente secessionista padano, convinto che la purezza della razza celtica dovesse essere difesa a tutti i costi.
Da quel momento, Brando divenne il Signore dei Tabarri, un leader carismatico e determinato, che radunò attorno a sé una banda di sostenitori. Ma non erano soli; i loro nemici, i Sacri Italiani del Sud, erano altrettanto temibili. Questi ultimi avevano il potere di evocare truffe partenopee, ingannando i loro avversari con astuzia e abilità. Si diceva che per ottenere poteri politici, bastasse trovare adesivi incantati disseminati tra i tubi pluviali, un'arte che i meridionali conoscevano fin troppo bene.
La battaglia tra il Signore dei Tabarri e i Sacri Italiani del Sud si intensificò. Brando, armato del suo tabarro e di una formula magica tatuata in un posto inaspettato, il suo posteriore, si preparò a fronteggiare i suoi avversari. La scritta, una sorta di incantesimo, prometteva di fermare i meridionali e le loro malefatte.
Mentre la guerra infuriava, Brando si rese conto che la sua nuova identità lo aveva allontanato dalla vita che aveva sempre conosciuto. La magia del tabarro lo aveva trasformato, ma aveva anche risvegliato in lui sentimenti di odio e intolleranza. In un momento di riflessione, guardando la sua banda di seguaci, capì che il vero potere risiedeva nella comprensione e nell'accettazione, non nella divisione.
E così, in un atto di ribellione contro la magia del tabarro, Brando decise di usare la formula per unire i due gruppi invece di combattere. Con un gesto audace, si voltò verso i suoi avversari e pronunciò le parole incise tra le sue chiappe: "L'unione fa la forza". A quel punto, il tabarro si dissolse in una nuvola di fumo e magia, lasciando Brando nudo ma finalmente libero dai pregiudizi.
Da quel giorno, il Signore dei Tabarri divenne un simbolo di unità nel regno, dimostrando che anche la magia più potente può essere sconfitta dall'amore e dall'inclusione. E così, la leggenda di Brando, il nano che aveva trovato il tabarro magico e aveva scelto di amare invece di odiare, si diffuse in tutto il regno, ispirando generazioni future.