
Originariamente Scritto da
Triangolo nero
Non troverai un solo mio post nel forum in cui giustifico la violenza come forma di lotta politica... nell'attuale temperie non c'è alcuna alternativa, non esiste alcun modo per cambiare lo "status quo", la violenza - in assenza di guerra civile o rivoluzione - è inutile... mi permetto di ri-citare il dott. Valli che - nel 2012 - si era posto la domanda "Che fare?" ed ha elaborato tre alternative possibili, l'esperienza di vita mi suggerisce di optare per la terza soluzione, per ragioni terra-terra e di conseguimento di obiettivi, anzi, dell'obiettivo: la facoltà di tornare ad essere coltivatori e raccoglitori stanziali nella Terra degli Avi, con l'allontanamento dei nomadi-predatori che rubano il frutto del nostro lavoro e della nostra Terra... non vedo altre strade percorribili.
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mentre ci si prospetta l'apertura di un'epoca in cui tutti i valori in cui abbiamo creduto diverranno strame, ci chiediamo: Che fare? Per incidere sulla realtà, cioè per compiere un atto politico, ci sono oggi tre, e tre sole, possibilità.
● La prima è scendere nel campo della politica comunemente intesa, entrare in una formazione politica esistente. Fondarne una alternativa è infatti, nell'attuale temperie, impossibile, data la demorepressione che non si fa pensiero di considerare carta straccia i suoi più preziosi papiri e i suoi più sacri dogmi (vedi il caso Fronte Nazionale in Italia, i più diversi gruppi «rechtsradikal» in Germania, brutalmente estromessi dall'agone politico mediante il carcere). Entrato in un partito del Sistema allo scopo di cambiare il Sistema, due sono le eventualità, per un nemico che non voglia comportarsi da opposizione di Sua Maestà: adeguarsi col tempo, prima o poi, al Sistema, sfiniti e allettati da lusinghe, prebende e ricatti di ogni tipo, venendo con ciò risucchiati nel fango dei Regimi di Occupazione Democratica, persistere duri e puri – peraltro, fino alla successiva tornata elettorale, prima di venire infiltrati e messi al bando – e costituire certo una (unica) voce discordante, ma venendo resi comunque impotenti e dando al Sistema l'alibi di magnificarsi: «Vedete che lasciamo parlare anche i nostri nemici più accaniti, radicali, irriducibili! Questa è la democrazia, libertà anche per loro! Viva il migliore dei mondi!».
● La seconda possibilità è quella terroristica, virile, combattiva, cruenta, il terrorismo mirato alla «colpirne uno per educarne cento», non azione indiscriminata sparando nel mucchio o indirizzandosi contro facili bersagli secondari o terziari come fecero i trucidi rossi degli anni Settanta-Ottanta, ma come i giustizieri antidemocratici dei primi anni Venti in Germania. Eliminando cioè i veri o presunti, maggiori o minori «responsabili» del Sistema. Due conseguenze: chiunque venisse abbattuto, fosse pure «il più potente di tutti»... un Obama, un Rockefeller, un Soros, e non parliamo di scartine come un Hollande, un Napolitano od un Draghi..., il Sistema non solo ne verrebbe turbato in misura minima, ma ricompatterebbe al proprio fianco i buoni borghesi e benpensanti e padri di famiglia... le vittime del Sistema stesso, calando poi la mannaia su ogni aspetto culturale e gruppo politico "nonconforme". Il singolo guerrigliero ne trarrebbe, indubbiamente, soddisfazione personale anche estrema («prima di scomparire, sentirsi appagato...»). Soddisfazione peraltro momentanea e solo sua. Di fronte alla repressione che ne conseguirebbe per il suo ambiente umano di riferimento, per le sue stesse idee e la sua visione del mondo, il gioco non vale la candela.
● Resta, fiancheggiati dai propri sodali nei loro specifici ambiti operativi, la terza possibilità, quella CULTURALE.
Riportare alla luce informazioni celate da decenni, raccogliere documentazione, rettificare interpretazioni filosofiche, storiche e politiche, ordinare un corpus documentale interpretativo del passato e, quindi, utile per il futuro. Certamente, il seme gettato potrebbe cadere su una pietraia e seccare sotto il sole, venire becchettato da qualche uccello, finire sotto le ruote di un carro, venire dilavato da un torrente, ma potrebbe attecchire, magari non su un terreno favorevole, in un qualche interstizio. D'altra parte, essendo inconcludenti le prime due strategie, resta, per quanto «rinunciataria» e «facile», unicamente la terza
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In conclusione: totale rifiuto della violenza come forma di lotta politica... ed è esattamente quello che sto facendo in questo periodo della mia vita e che ho sempre auspicato negli anni di militanza attiva.