La banana e il kitegen
Come forse avrete saputo, il secondo prototipo del sistema di energia eolica ad alta quota Kitegen è (o dovrebbe) essere in costruzione in Piemonte, nel comune di Berzano di San Pietro in provincia di Asti. Dopo i primi test su un sistema mobile, questo è un prototipo che è previsto avere già tutte le caratteristiche di un sistema in grado di produrre energia.
Purtroppo, come tutto quello che è innovativo, anche il Kitegen si trova a dover affrontare quello che è stato chiamato l “Effetto Banana“, dove “banana” sta per “build absolutely nothing anywhere near anything”, ovvero “non si costruisce assolutamente niente in nessun posto vicino a nessuna cosa”.
Così, già prima che si cominciasse a metter mano al cantiere, il lavori sono stati fermati da un solerte intervento della guardia forestale che ha accusato la ditta Sequoia di aver tagliato troppi rami nel ripulire il sentiero che porta alla cima del colle dove dovrebbe sorgere il primo impianto. Ovviamente, si tratta di un piccolo dispetto – o forse un’intimidazione – da parte di quelli che non vogliono nessun cambiamento, di nessun tipo, di nessuna portata, in nessun luogo e in nessun momento.
E’ un’inerzia sociale che fa veramente paura, specialmente in una società che – teoricamente – loda l’innovazione e sostiene di basarsi su di essa. In pratica, la serie di leggi e lacci burocratici rende quasi impossibile innovare e questa è una vera tragedia in un momento come l’attuale, quando abbiamo disperatamente bisogno di trovare strade nuove per liberarci dalla dipendenza dai combustibili fossili e dai disastri che stanno provocando.
Per fortuna, non tutti hanno questo atteggiamento di chiusura totale. Qui, riproduco la lettera aperta scritta dal consigliere comunale di Bersano, Felice Celestino, che ha capito certe cose e non ha peli sulla lingua nel dirle. Lo ringrazio per il permesso di riprodurre questa lettera. Buona lettura.
__________________________________________________ _____
LA MADRE DEI CRETINI E’ SEMPRE INCINTA ?
Lettera aperta ai Cittadini di Berzano S. Pietro
del Consigliere di Maggioranza Felice CELESTINO
L’Amministrazione Comunale ha concesso il permesso di costruzione del prototipo del KITEGEN e – puntuale – è arrivato il ricorso, contro la decisione, da parte di una decina di cittadini (cinque famiglie). Scopo di questa lettera è puntualizzare aspetti noti e meno noti della vicenda e illustrare le conseguenze – positive e negative – per Berzano. Naturalmente il contenuto è espresso a titolo personale.
L’attuale sistema di norme (dalla Costituzione in giù) consente a qualunque cittadino di chiedere un permesso di costruzione, ottemperando a una lunga pletora di adempimenti.
Il comune sul cui territorio sorgerà la costruzione, esaminati quegli adempimenti e verificatane la correttezza, è tenuto a rilasciare il permesso. Voglio affermare che la concessione non è “a discrezione”, bensì un obbligo, vale a dire – ancora una volta – che se il comune rifiutasse, commetterebbe un illecito e il TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) potrebbe costringerlo a rivedere le sue decisioni, anche ricorrendo al commissariamento.
Semplice, essenziale, lineare. Non c’è bisogno di avere studiato a Harvard per capire il meccanismo.
Come mai dieci cittadini (cinque famiglie), con una cultura oscillante tra la scuola dell’obbligo e l’università, hanno deciso di presentare ricorso contro una decisione praticamente obbligata?
Sono forse figli della signora di cui al titolo?
Sono giunto alla conclusione che i miei dieci concittadini (cinque famiglie) non hanno rapporti di parentela con la signora in questione, ma semplicemente sono mal consigliati e fanno i furbetti.
Il cattivo consiglio deriva dal livore e dall’antipatia che, negli anni, hanno sviluppato nei confronti dell’inventore del KITEGEN, sentimenti di bassa lega che hanno motivazioni psicoanalitiche o psichiatriche. Mi domando: si può affossare un progetto che il mondo ci invidia, adducendo motivazioni poco nobili e irrazionali? Vediamo adesso perché dico che “fanno i furbetti”.
L’Amministrazione Comunale ha cercato di mediare, accogliendo i timori dei vicini di casa di Massimo Ippolito, limitando, nella fase sperimentale, l’altezza di esercizio del KITEGEN a 200 m., in modo che in caso di “rovinosa caduta”, tutto resti confinato nel perimetro dei terreni che l’inventore possiede intorno alla propria abitazione.
Questo compromesso non è stato sufficiente per gli intransigenti oppositori, né è bastato il parere favorevole degli organi competenti nazionali, regionali e della Comunità Alto Astigiano. In poche parole “. . questo matrimonio non s’ha da fare!” Perché?
La strategia dei dieci furbetti (cinque famiglie) è semplice: punzecchiare, logorare, sfiancare . . . Tutto quello che si può mettere in campo per distruggere il morale e la motivazione a proseguire.
Per esemplificare, l’autore del progetto e i suoi soci della Sequoia hanno investito capitali facilmente immaginabili nell’impresa. Non è difficile ipotizzare che, viste le lungaggini pretestuose e i tempi di ritorno delle somme impegnate, decidano di ubicare il prototipo in un comune meno ostile.
A seguito del ricorso dei dieci berzanesi (cinque famiglie), Carabinieri e Guardia Forestale stanno indagando e il Giudice ha già acquisito le carte da esaminare per verificare la correttezza dell’operato dell’Amministrazione Comunale, che sul, piano formale, è stata ineccepibile.
Intanto – però sono partiti alcuni “pizzini” e ci sono state segnalazioni di infrazioni, esposti e ordinanza di sospensione dei lavori di costruzione (mai iniziati) da parte del Segretario Comunale. Sono state raccolte le prove che si tratta di un gravissimo falso. A cosa serve tanto zelo? A salvaguardare qualche ciliegio nel bosco ceduo di Massimo Ippolito? A impedire che i falchi della zona vadano a schiantarsi contro il lenzuolo del KITEGEN?
Ci sarebbe di che ridere, se non ci fossero conseguenze importanti per il Pianeta, per l’Italia e per Berzano. Nell’ordine: per il Pianeta il KITEGEN limiterà drasticamente le immissioni di CO2 in atmosfera; l’Italia presenterà all’Esposizione Universale di Shangai del maggio 2010 il KITEGEN come progetto pilota, Berzano di San Pietro diventerebbe un centro mondiale di progresso e innovazione. Il Pianeta e l’Italia non perderanno nulla perché KITEGEN diventerà presto operativo in ogni caso, magari ubicato in un paese più accogliente del nostro. Berzano perderà – invece – un’occasione irripetibile per i millenni a venire e questo, come cittadino e come amministratore, lo considero inaccettabile.
Allo stato attuale, non è dato sapere se il ricorso dei dieci furbetti (cinque famiglie) sarà accolto o cestinato, ma una cosa è certa: l’Immagine di Berzano di S. Pietro, già notevolmente deteriorata nel circondario, uscirà da questa telenovela come quella di un paese retrivo, meschino e intellettualmente sottosviluppato, cosa che rifiuto con tutte le mie forze.
Già in passato i dieci ricorrenti (cinque famiglie) si erano distinti affossando il progetto di ricavare energia dalle biomasse, e anche in occasione di una conferenza informativa sul KITEGEN, democraticamente organizzata, avevano esibito una tracotanza da fare invidia alle quattro famiglie che controllano Corleone o Gela. Inoltre, al sottoscritto sono giunte velate minacce mafiose e accuse di essere al soldo di Sequoia. I furbetti possono adire tutte le vie consentite, ma facciano attenzione a non usare scorciatoie illegali, come amicizie più o meno potenti, pressioni ricattatorie, intimidazioni, (in una sola parola: MAFIA) perché farebbero scattare immediatamente rivalse morali (deterioramento della stima, amicizia, affetto da parte dei Berzanesi) e legali (intervento della Magistratura) dal momento che Berzano di San Pietro non è in provincia di Palermo.
Sappiano che le altre duecento famiglie di Berzano sono favorevoli alla realizzazione del KITEGEN sul territorio del Comune, perché è un’opera di prestigio, utile all’Umanità e – non ultimo – perché porterebbe alla comunità berzanese grandi vantaggi di immagine ed economici. Infatti è previsto da un contratto, registrato presso un notaio, che il 10% della vendita di energia finisca nelle casse asfittiche del Comune e a beneficio delle famiglie berzanesi.
Tralascio deliberatamente la questione “sicurezza del KITEGEN” perché è stata ampiamente valutata da organi nazionali rigorosissimi e sviscerata in ogni più minuto particolare.
Concludo sottolineando il fatto importante che la nostra piccola Comunità non ha bisogno di contestazioni, divisioni e diatribe; che la bellezza straordinaria di questo territorio deve indurre sentimenti di condivisione e fratellanza per la fortuna di risiedervi; che l’occasione offerta al Paese è una benedizione del cielo anziché una sciagura come viene prospettata. Non approfittare di questa circostanza sarebbe un delitto imperdonabile contro le generazioni future, oltre che per quelle presenti.
E’ arrivato il momento di prendere posizione.
Personalmente lo sto facendo con questa lettera.
Felice CELESTINO
Valle Ochera 21 14020 BERZANO DI SAN PIETRO (AT)
La banana e il kitegen — Nuove Tecnologie Energetiche




Rispondi Citando

