Re: Fine vita e pratica del Dhamma
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Ucci Do
Cosa ci sia di virtuoso in chi vuole annichilire il soffio vitale me lo dovete spiegare.
Semplice dimostrazione dell’onnipotenza (se vera o presunta è un altro tema) dell’uomo nella sfera materiale.
La sofferenza da sconfiggere non è quella corporea miei cari amici buddhisti.
Ma chi mai vuole annichilire il soffio vitale o avallare il suicidio?
Occorre distinguere attentamente. Sono i tempi moderni che hanno ucciso la naturalità della vita e della morte facendo lambiccare il cervello con una pletora di falsi problemi. Un tempo non ci si ponevano certi inesistenti problemi. Sul campo di battaglia c'era il "colpo di grazia", che poneva pietosamente fine alle inutili sofferenze del soldato ferito in modo inguaribile. Sfido chiunque a ritenere questo gesto un omicidio da punire.
Parimenti il medico pietoso alleviava le sofferenze inutili dell'agonizzante con le sue pozioni. Nella Sardegna arcaica l'"accabadora" faceva lo stesso per coloro che non avevano ormai alcuna speranza.
Oggi sembrano tutti impazziti pur di sopravvivere e far sopravvivere ad ogni costo, fosse il più aberrante. Ma per restare in tema a livello del singolo l'ultimo giudice è sempre e soltanto LA COSCIENZA INDIVIDUALE. Ed è questa coscienza a distribuire la responsabilità karmica. Ben diversa è la posizione di chi medita il suicidio per nobili scopi rispetto a quella di colui che è semplicemente disperato. E altrettanto diversa è la responsabilità di colui che accelera il fine vita di qualcuno animato dalla volontà nobile di lenire le sue indicibili e improdduttive sofferenze rispetto a quella di chi compie quest'atto in malafede, allo scopo di trarne personale vantaggio. Insomma tutto si gioca attorno alla coscienza e all'intenzione del singolo, purchè essa sia nobile e PURA, cioè non inquinata da ragioni opache, oscure o semplicemente confuse.
Il boia che un tempo eseguiva le sentenze di morte era a viso celato perchè la sua individualità non contava, essendo egli in quel momento nient'altro che il braccio della legge senza alcuna connotazione personale. E il condannato gli dava una moneta quale compenso per il suo incarico, mostrando così il riconoscimento della sua totale impersonalità che non richiamava alcun rancore. Ed era proprio l'esecuzione avulsa da ogni partecipazione personale all'atto che scaricava il boia di ogni responsabilità karmica, purchè egli restasse veramente lontano da ogni adesione all'atto in sè.
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Originariamente Scritto da
Ucci Do
Il buddhismo non vuole il suicidio né l’interruzione della vita, su questo si hanno dei dubbi o ripensamenti?
Il buddhismo non dovrebbe interessarsi nè dell'una cosa nè dell'altra. Esulano totalmente dal suo ambito d'azione.
Re: Fine vita e pratica del Dhamma
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Originariamente Scritto da
Marietto
Nell'articolo si affermano anche grosse sciocchezze, in particolare:
.....................
"le cure mediche che sono progredite al punto tale che le persone non sanno affrontare la morte, non sanno lasciarsi andare. Vivono disumanamente. Questo è troppo. trapianti di cuore, trapianti di fegato, e tutto ciò che va contro la natura." E per favore cercate di comprendere che tutto ciò non renderà migliore l’umanità
..................
Molti anni fa posi la domanda sui trapianti sul forum di POL e la posi a livello di cristianesimo e di altri culti.
Dovevi vedere come tergiversavano tutti pur di non prendere una posizione precisa. I cattolici farfugliavano di "cultura del dono", gli ortodossi non sapevano che dire. E nemmeno in ambito orientale si espressero con chiarezza. La domanda che avevo posto verteva sul fatto, a mio vedere gravissimo, che gli organi vengono espiantati a dei VIVI, a cuor battente, con ciò provocando la morte del soggetto.
Nessuno si espresse con chiarezza e determinazione. Inghiottiti e annichiliti dal pensiero unico imperante.
Re: Fine vita e pratica del Dhamma
Citazione:
Originariamente Scritto da
primahyadum
.....................
"le cure mediche che sono progredite al punto tale che le persone non sanno affrontare la morte, non sanno lasciarsi andare. Vivono disumanamente. Questo è troppo. trapianti di cuore, trapianti di fegato, e tutto ciò che va contro la natura." E per favore cercate di comprendere che tutto ciò non renderà migliore l’umanità
..................
Molti anni fa posi la domanda sui trapianti sul forum di POL e la posi a livello di cristianesimo e di altri culti.
Dovevi vedere come tergiversavano tutti pur di non prendere una posizione precisa. I cattolici farfugliavano di "cultura del dono", gli ortodossi non sapevano che dire. E nemmeno in ambito orientale si espressero con chiarezza. La domanda che avevo posto verteva sul fatto, a mio vedere gravissimo, che gli organi vengono espiantati a dei VIVI, a cuor battente, con ciò provocando la morte del soggetto.
Nessuno si espresse con chiarezza e determinazione. Inghiottiti e annichiliti dal pensiero unico imperante.
il cuore non è la sede della vita.
è il cervello la sede della vita.
il cervello è morto quando trapiantano gli organi quindi non vi è alcuna vita che si interrompe.
Re: Fine vita e pratica del Dhamma
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Originariamente Scritto da
MaIn
il cuore non è la sede della vita.
è il cervello la sede della vita.
il cervello è morto quando trapiantano gli organi quindi non vi è alcuna vita che si interrompe.
Eh...sarà ben per questo che vi sono medici che si rifiutano di espiantare a causa delle drammatiche reazioni del corpo al procedimento cruento. Ma a voi il cuore battente proprio non vi dice nulla eh?
Uscire ogni tanto dal dettato mainstream e dalla retorica del "dono" che "salva vite" no, eh? Troppo difficile. Troppo impegnativo.
Re: Fine vita e pratica del Dhamma
Citazione:
Originariamente Scritto da
primahyadum
Eh...sarà ben per questo che vi sono medici che si rifiutano di espiantare a causa delle drammatiche reazioni del corpo al procedimento cruento. Ma a voi il cuore battente proprio non vi dice nulla eh?
Uscire ogni tanto dal dettato mainstream e dalla retorica del "dono" che "salva vite" no, eh? Troppo difficile. Troppo impegnativo.
meno male che ci sei tu che non sei nel mainstream ;)
Re: Fine vita e pratica del Dhamma
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Originariamente Scritto da
MaIn
meno male che ci sei tu che non sei nel mainstream ;)
Ci puoi giurare.
E in relazione al problema dei trapianti consiglio, a te e a tutti, di leggere questo bello e interessante articolo di Giuseppe Gorlani, che riflette il punto di vista tradizionale e non le fesserie idiote inventate per approfittarsi delle pecore del mondo.
https://www.heliopolisedizioni.com/r...i-gorlani.html
Re: Fine vita e pratica del Dhamma
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Originariamente Scritto da
primahyadum
Uscire ogni tanto dal dettato mainstream e dalla retorica
la retorica del cuor battente è tua, i fatti sono che i trapianti d'organi, solo in Europa, salvano migliaia di vite ogni anno e, nella grande maggioranza dei casi, i pazienti recuperano una qualità di vita soddisfacente, dopo l'intervento.
Re: Fine vita e pratica del Dhamma
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Originariamente Scritto da
Ucci Do
La sofferenza da sconfiggere non è quella corporea miei cari amici buddhisti.
Il praticante buddhista non si prefigge affatto di sconfiggere la sofferenza corporea, leggiti il discorso delle due frecce.
Re: Fine vita e pratica del Dhamma
Citazione:
Originariamente Scritto da
Marietto
la retorica del cuor battente è tua, i fatti sono che i trapianti d'organi, solo in Europa, salvano migliaia di vite ogni anno e, nella grande maggioranza dei casi, i pazienti recuperano una qualità di vita soddisfacente, dopo l'intervento.
E chi se ne fotte delle "vite salvate" ogni anno?
Qui si sta esaminando una questione alla luce della TRADIZIONE, non delle logiche meccanicistiche del mondo degradato. Lo capisci o no? Pare di no.
E allora dammi retta: tu e quell'altro toglietevi dal thread e andate a lacrimare buonismi sulle "vite salvate" sul forum dei cattolici o dei laicisti. Delle logiche distorte della "scienza" ne ho piene le tasche (per non dir di peggio).
Addio.
Re: Fine vita e pratica del Dhamma
A chi importa delle vite salvate?
A tutte le donne e gli uomini di buon senso, consapevoli che un trapianto potrebbe salvare la propria vita o quella d'una persona cara, un giorno. Il buonismo c'entra come i cavoli a merenda.