
Originariamente Scritto da
Ada De Santis
Lei non doveva essere uccisa.
E tutto finì in aprile , su una mulattiera di Giulino Mezzegra , nel comasco, fra due tronchi divisi a fionda di pinastri giovani, incastrata nella pietra grigia , all’ombra di allori e ricurvi aghi bruciati , e rametti, e teste di foglie tagliate , e ingiallite. Finì con una sventagliata di mitra , i corpi dei due amanti caddero senza emettere un grido. Era il 28 aprile 1945 , e Claretta aveva trentatrè anni , l’età del dramma , della tragedia, della passione, delle grandi imprese , l’età di Gesù Cristo sulla croce, e Claretta ci finì , in croce, ma a testa in giù , presso una stazione di rifornimento di benzina, a piazzale Loreto, città di Milano, “roba da macelleria messicana”, disse Ferruccio Parri. E anche Sandro Pertini, capo storico dei partigiani , ammetterà che “lei no, non doveva essere uccisa, poiché la sua unica colpa era quella di aver amato un uomo.”
la Petacci sarebbe stata vittima di stupro di gruppo ad opera dei partigiani e che (come Mussolini) non sarebbe morta a causa della fucilazione, ma a causa delle sevizie subite, ovvero in seguito a gravi emorragie dovute all'intromissione violenta di un bastone, od oggetto similare, negli orifizi ano-vaginali.
Tale ipotesi è stata espressa in seguito ad un'intervista radiofonica da un medico che affermava d'aver assistito all'esame autoptico della donna, rilevando le tracce di liquido seminale e le lesioni interne.
