Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Una generazione in lotta contro il proprio tempo

    Una generazione in lotta contro il proprio tempo

    1 gennaio 2000

    Autore: Alberto Lombardo



    Esistono autori in cui azione, autobiografia e narrazione si confondono fino a divenire indistinguibili: dalle loro pagine spesso emerge, carico di vitalità, un fascino simile a quello degli antichi poemi epici. Ernst von Salomon appartiene fuori di dubbio a questa composita schiera, in cui si potrebbero a buon diritto annoverare anche Pierre Drieu La Rochelle e Robert Brasillach, Ernst e Friedrich Georg Jünger, Yukio Mishima e persino Gabriele d’Annunzio. È immediatamente consequenziale e comprensibile, quindi, che questo autore tanto abbia appassionato intere generazioni di giovani. “La biografia stessa di von Salomon – scrive Marco Revelli nella sua ampia postfazione all’ultima edizione italiana de I proscritti, il romanzo più famoso di von Salomon – ne fa un rappresentante emblematico di quell’”esistenzialismo guerriero” che animò in entrambi i dopoguerra ogni esperienza nazional-rivoluzionaria”.
    Quest’edizione, pubblicata per i tipi della casa editrice Baldini & Castoldi, ha visto la luce in questi giorni, ed è corredata anche da una cronologia del periodo 1918-1923 in Germania (il luogo temporale e spaziale in cui si svolge la maggior parte dell’azione narrata nel romanzo). La vicenda si apre nella Germania guglielmina ancora impegnata nella Grande Guerra: la rivolta interna dei marinai e l’inefficacia strategica della grande avanzata sul fronte dell’Ovest preludono al definitivo tracollo militare, morale e materiale della nazione. Si assiste all’improvvisa, epidemica diffusione del bolscevismo e alla parallela nascita dei Freikorps (i corpi franchi): corpi militari volontari in rapporto di indiretta dipendenza dallo Stato e assai simili alle compagnia di ventura rinascimentali.
    Nel corpo di uno Stato morente, infezione e anticorpi si accingono a combattersi in quella che si profila come l’ultima e decisiva battaglia. Ben presto però, tra gli uomini dei Freikorps (tanto quelli impegnati in patria quanto quelli che combattono sul fronte del Baltico) subentra la convinzione di non appartenere sotto alcun aspetto al nuovo Stato sorto dallo sfacelo: la Repubblica di Weimar. Con ogni evidenza, essa appare come un governo-fantoccio asservito in tutto e per tutto ai voleri stranieri degli ex-nemici. Insurrezioni e pronunciamenti si moltiplicano, fino a culminare, nel 1920, nel fallito colpo di stato del generale von Lüttwitz. Il clima generale si arroventa e la lotta politica assomiglia sempre più alla guerra civile.
    È in questa temperie che operano i proscritti del romanzo: giovani tedeschi, per lo più reduci del fronte e dei Freikorps, che agiscono per difendere quella Germania, o meglio quell’idea di Germania, che non ha alcuna rappresentanza nello stato-fantoccio di Weimar. Difendono la Ruhr e l’Alta Slesia, prendono Monaco, colpiscono gli avversari politici. Il culmine delle vicende di quegli anni si ha il 24 giugno 1922, quando un commando di cui fa parte lo stesso von Salomon uccide il ministro degli esteri Walther Rathenau, simbolo vivente di quella Germania “cooperante” con i nemici di un tempo. La terza e ultima parte de I proscritti si intitola “I delinquenti” (e segue a “I dispersi” e “I congiurati”): è il racconto di cinque lunghi anni di carcerazione del protagonista.
    Per la sua carica emotiva, oltre che per l’indubbio valore letterario, questo straordinario affresco di un periodo storico che è I proscritti è divenuto il romanzo emblematico della Destra europea, poiché, per usare ancora le parole di Revelli, “in von Salomon e nei suoi “proscritti” questa destra, più che un progetto ideale o un sistema di valori, vedeva un nuovo “tipo umano”: un modello di personalità capace di resistere allo sradicamento, di contrapporsi attraverso l’azione estrema, assoluta, fine a se stessa, al corso avverso della storia, e per questa via di sopravvivere in quel “panorama di rovine” che per i “vinti del ’45″ [...] era divenuta l’Europa”.


    * * *


    Tratto da La Padania del 30.XII.2001.

    Ernst von Salomon - "I proscritti" - Baldini & Castoldi, Milano 2001, pp. 502, £20.000 (10,33 euro).



    Una generazione in lotta contro il proprio tempo | Alberto Lombardo

  2. #2
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: Una generazione in lotta contro il proprio tempo


  3. #3
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: Una generazione in lotta contro il proprio tempo

    Ernst von Salomon, I proscritti, pp. 383, 15,50

    Il romanzo narra in forma autobiografica le vicende precedenti e successive all'eliminazione di Rathenau, il ministro d'origine ebraica che nel 1922 aveva diretto e concluso con l'URSS il trattato di Rapallo. L'autore fu uno dei partecipanti all'attentato.
    "Tuttolibri", VI, 11, 22 marzo 1980

    Romanzo di "straordinaria forza", come lo ha definito (…) Massimo Cacciari, I proscritti ripropone una delle più affascinanti pagine di storia dell'immediato primo dopoguerra: l'epopea dei Corpi Franchi.
    Marco Tarchi, "Linea", 1-14 maggio 1980

    Io continuo a dire che se uno vuole capire che cosa è veramente accaduto in Germania dopo la prima guerra mondiale e come è nato il nazismo deve leggere I proscritti di Ernst von Salomon, un libro più importante dei saggi di tanti storici.

    (Renzo De Felice, "La Stampa", 16 aprile 1994)


    Ernst von Salomon, I proscritti

  4. #4
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: Una generazione in lotta contro il proprio tempo

    Von Salomon testimone dell’odissea dei Freikorps


    Se al termine del secondo conflitto mondiale cominciò rapidamente quella guerra sotterranea che si meritò la qualifica di “fredda” e che divise lo schieramento uscito vincitore, il primo dopoguerra fu caratterizzato da una serie di conflitti di minore entità e di scontri armati che intendevano rettificare quei confini che si cominciavano a delineare in seno alle conferenze di pace parigine. Così noi abbiamo avuto l’impresa fiumana di Gabriele D’Annunzio, milizie austriache e slovene si sono contese a fucilate le zone confinarie di Stiria e Carinzia, Greci e Turchi davano vita ad una guerra che si sarebbe conclusa con un drammatico “scambio di popolazioni”, ma non meno cruenti furono gli scontri alla frontiera orientale della malridotta Germania. L’ex monarchia prussiana, in effetti, si trovava dilaniata da moti di piazza e insurrezioni comuniste e la traballante Repubblica di Weimar muoveva i suoi primi incerti passi forte (meglio sarebbe dire debole) di quella carta costituzionale che è, a detta di insigni costituzionalisti, la più bella ad esser mai stata scritta, ma al contempo rivelatasi in seguito la più inefficace alla prova dei fatti. In uno Stato dalle casse svuotate dal pagamento delle riparazioni di guerra e su cui stava per abbattersi una spaventosa iperinflazione, la difesa territoriale passa nelle mani dei “proscritti”, dei “corpi franchi”, di gente come Ernst Von Salomon. Appena sedicenne, questo giovane cadetto risponde al bando di arruolamento di questa milizia volontaria che, una volta ristabilito l’ordine pubblico nelle città principali a fronte dei grandi scioperi di Amburgo ovvero delle insurrezioni degli Spartachisti, di Karl Liebknecht e di Rosa Luxembourg, si impegna sulla frontiera orientale. A est, infatti, scalpita la giovane Polonia, ritornata all’unità nazionale dopo uno smembramento durato quasi un secolo e mezzo, ma già desiderosa di rinverdire i suoi fasti militari, ingaggiando quindi guerra tanto con la neonata Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche quanto con l’agonizzante ex reich prussiano. Ma la Slesia e la costa baltica, abbandonate da un esercito regolare dissoltosi allo scoccare dell’armistizio, vengono difese da questi “Freikorps”, costituiti da reduci, che credono nel mito delle Armate invitte ma pugnalate alle spalle da un complotto, e da giovani cresciuti in un’atmosfera di fervore patriottico e di dedizione assoluta alla causa nazionale, non riusciti a raggiungere in tempo il fronte, ma ora bene accetti nelle esigua fila di questa Armata brancaleone che contende palmo a palmo il suolo patrio agli invasori. Von Salomon è il combattente e il testimone di queste imprese, Von Salomon sarà colui che descriverà nei suoi libri (“I proscritti” e un “Destino tedesco”, ampiamente citati nell’importante “Baltikum” di Dominique Venier) le gesta di questi uomini guardati quasi con timore dal loro fragile Stato, timoroso di un colpo di stato militare. Questi non sono i commilitoni di Erich Maria Remarque, costoro rispondono “alla voce segreta del sangue e dello spirito”, per loro “il fronte era la patria, la famiglia, la nazione. La guerra li aveva costretti e dominati; la guerra non li avrebbe lasciati mai; non sarebbero mai tornati a casa: avrebbero sempre portato nel sangue la trincea, la morte, l’orrore, l’ebbrezza, il ferro.” Concluse le spedizioni alla frontiera dell’est, Von Salomon e molti dei suoi non dismetteranno questi panni da “signori della guerra”: Salomon stesso ed alcuni suoi commilitoni parteciperanno a vario titolo all’attentato al ministro degli Esteri Rathenau, “reo” di voler condurre il popolo tedesco a una felicità a tutti costi, anche a fronte delle vessazioni delle potenze vincitrici, incurante del destino cui la storia avrebbe destinato la Germania. Molti gerarchi nazionalsocialisti e l’ossatura delle SA usciranno dalle fila di questi “proscritti”, ma alcuni di loro non disdegneranno di lottare nelle rivolte contadine che divamperanno nel nord del Paese, in intimità con i propositi socialisti, ma sposati ad un fervente amor di Patria e non ad un apolide internazionalismo comunista. Si tratta di quel “socialismo nutrito dallo stile prussiano e, dunque, gerarchico e comunitario” che Oswald Spengler auspicava in “Socialismo e prussianesimo”, ma anche Moeller van der Bruck ne “Das dritte Reich” affermava che “ogni popolo ha il socialismo suo proprio”. Niente di strano quindi che, una volta difesa la frontiera a est, molti “corpi franchi” si spostino ad ovest e si diano da fare nel bacino della Ruhr fianco a fianco con i lavoratori comunisti per stimolare la resistenza della popolazione nei confronti delle truppe francesi e belghe penetrate in territorio tedesco per esigere il puntuale versamento delle rate delle riparazioni di guerra. Questi prototipi del “ribelle” jungeriano erano “uomini indomiti, liberi da vincoli, espulsi dal mondo delle leggi borghesi, dispersi, che si radunavano in piccoli gruppi per cercare il loro fronte. […] Un istinto infallibile li aveva spinti a rimanere sotto le armi.” Un amore quindi per una Germania umiliata dalla Pace di Versailles, ma un profondo legame anche con il popolo tedesco: l’integrità territoriale dell’una ed i diritti sociali dell’altro animano Von Salomon ed i suoi commilitoni, i quali ancor oggi possono comunicarci qualcosa. La testimonianza scritta che Ernst ci lascia costituisce la negazione dell’auspicio di Thomas Mann (“Benedetta quella Patria che non ha bisogno di eroi”): eroi come questi “proscritti” sono la forza primigenia che scaturisce dall’inazione dello Stato, quando tutto sembra perduto costoro sono nuovamente pronti a mettere a repentaglio la propria vita, incuranti dell’ingratitudine con cui verranno ripagati. Sono quell’archetipo d’uomo che emerge dal “Demian” di Hermann Hesse, sono quel tipo d’uomo affascinante e terribile al tempo stesso, quel tipo d’uomo primordiale e puro che reca “il segno di Caino”.




    Documento senza titolo

  5. #5
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: Una generazione in lotta contro il proprio tempo

    Ernst Von Salomon - 25 Settembre 1902-2008 [In memoriam]



    Ernst vov Salomon: una figura di disperato combattente si eleva, minacciosa, sul fondale degli anni durissimi che in Germania seguirono la fine della prima guerra mondiale. Anni in cui la timida e debole Repubblica di Weimar muoveva i suoi primi passi, vacillanti e difficili, l’epoca della Sainte Vehme, della Reichswer, dei Corpi Franchi, degli attentati quotidiani con le bombe o con le pistole, dall’assassinio di Rathenau e di Erzberger. Quegli anni oscuri e violenti chiudevano un’epoca e ne annunciavano un’altra.

    I Reprobi (I Proscritti, ed. All’insegna del Veltro), l’opera più famosa di Ernst von Salomon, è un romanzo-documentario, quasi autobiografico, che descrive gli anni della nascita, tragica e sanguinosa, della stessa Repubblica di Weimar. Da quest’opera, ricca di pagine drammatiche, che ci mostra la crisi morale nella quale furono immerse, all’indomani della sconfitta, le giovani generazioni tedesche, cresciute nella mistica della guerra, abbiamo tolto uno dei più significativi capitoli.

    La cosa cominciò a Monaco. Fu appunto in quella città che Gareis, deputato del partito socialdemocratico-indipendente, fu trovato esanime sulla strada, non lontano dalla sua abitazione, ucciso con numerosi colpi di revolver, dopoché, la sera precedente, aveva annunciato grosse rivelazioni circa le bande armate che proprio lì in Baveria continuavano clandestinamente la loro attività. La sua morte fece molto rumore, ma non si riuscì a mettere le mani nemmeno su uno degli assassini.

    Qualche settimana più tardi, il deputato Mathias Erzberger, anziano ministro del Reich, passeggiava in compagnia di un collega del suo gruppo parlamentare, Diehl, presso Griesbach, nella Foresta Nera del Baden. Furono sorpassati da due giovani che d’improvviso tornarono sui loro passi e chiesero al deputato se egli era effettivamente Erzberger. Egli, sorpreso, rispose affermativamente, ed i due giovani estrassero dei revolvers e freddamente lo uccisero. Il deputato Diehl, che cercava di sfuggire agli attentatori, fu ferito ad un braccio. Si scoprì che gli autori di questo attentato erano due ex-ufficiali di marina che avevano fatto parte della “Brigata Ehrhardt”. Per far luce su questi misteriosi assassinii, la polizia dispiegò una ricchezza di mezzi tecnici fino ad allora sconosciuta, e scoprì alfine delle tracce che conducevano però in molte località della Germania, a Monaco, a Berlino, a Francoforte, nell’Alta Slesia, in Sassonia, in Renania, e perfino in Ungheria. Grazie ad una azione instancabile, essa riuscì a procedere all’arresto di un gran numero di persone, che dovette poi immancabilmente rilasciare. Così, malgrado quell’infaticabile lavoro, non giunse mai a mettere le mani sui veri colpevoli dell’assassinio.

    La promessa di una forte ricompensa per chi avesse fornito dati utili all’arresto degli assassini, sollevò subito tra la popolazione una accesa indignazione contro l’abominevole misfatto, indignazione che si manifestò sotto forma di una valanga di lettere indirizzate alla polizia e contenenti le indicazioni più diverse. La polizia scoprì anche un documento che sembrava stabilire l’esistenza di una organizzazione segreta denominata O.C.. Uno dei presunti statuti di tale associazione conteneva questa minacciosa affermazione: “La Sainte Vehme punisce i traditori”.

    Dal momento in cui fu resa nota questa significativa scoperta, il numero delle lettere inviate alla polizia diminuì di colpo.

    Le persone che si erano chieste come era stato possibile che in così pochi giorni si fosse trovata in Alta Slesia una armata tedesca, completamente equipaggiata e pronta all’impiego, senza che si fosse notato il minimo segno di una mobilitazione, non si stupirono più di tanto nell’apprendere l’esistenza di una società segreta. E continuarono a non stupirsi quando un po’ alla volta altre vaghe informazioni provenienti dall’Alta Slesia si diffusero nel paese, ed ancora quando si sparsero terribili racconti fatti a voce bassa e che insinuavano cose stranamente oscure. Ma se esse non si stupivano, provavano tuttavia un terrore che le spinse ben presto al silenzio. Poiché l’attività della O.C. si fece presto sentire in modo terribilmente evidente.

    L’assassinio camminava ormai per le strade. Il veleno, il pugnale, il revolver, la bomba, sembravano essere gli strumenti d’una banda di criminali spietati uscita dalle tenebre del caos in cui era piombata la Germania. Gli spari crepitavano in ogni città.

    Uomini che occupavano un posto in vista e che il popolo accettava come capi, cadevano sotto i colpi degli attentatori. Il popolo tedesco, affamato, ostinato, inasprito, scioperaiolo, cominciò ad agitarsi in sordina. Con violente manifestazioni, esso protestava contro un pericolo inafferrabile, ma del quale vedeva distintamente muoversi l’ombra dinanzi a sé. Ben presto le manovre dei misteriosi congiurati non permisero più di dubitare che questi ultimi agissero secondo un piano unico e terrificante. Il turbamento delle masse aumentò e con esso l’orrore per quanto accadeva e più ancora per quanto poteva accadere in seguito. Ma contemporaneamente crebbe anche una specie di forza magnetica ed incomprensibile che spinse una parte sempre maggiore della popolazione in quel

    vortice criminale che si era dapprima formato sotto sotto.

    L’immagine che ci si faceva della O.C. ebbe per risultato che si credeva di vedere la sua mano dappertutto. I più piccoli avvenimenti contribuivano a creare quella atmosfera torbida nella quale di solito i giochi della immaginazione prendono corpo. Era come una calamita che si abbatteva sulla tranquilla borghesia tedesca. L’aria era satura del cattivo odore soffocante delle catacombe. L’aspro sapore della cospirazione filtrava dalle fessure delle porte di silenziosi rifugi. Discorsi cinici, taglienti come lame di rasoio, circolavano anche in seno a quelle associazioni la cui tendenza idealista era legalmente riconosciuta. Ben presto le innumerevoli associazioni musicali tedesche si convinsero di essere loro gli organi di quella misteriosa potenza e si sentirono destinate e consacrate ad essere le salvatrici della patria. Per giunta, la canzone della “Brigata Ehrhardt”, un vecchio ritornello d’operetta inglese scandito su parole guerriere, risuonò in tutta la Germania. I ragazzi lo cantavano, le associazioni patriottiche vi si esercitavano nel corso delle loro “Serate Tedesche”, e nei ristoranti e nei caffè esso veniva suonato dalle orchestre a richiesta di sempre più numerosi clienti. Quando da qualche parte si parlava di contrabbando d’armi, o di un attentato con bombe, o di un tentativo d’assassinio, tutti mormoravano: O.C.!. Ma ciò che era al tempo stesso strano ed inquietante, era che la bruciante indignazione si mescolava un po’ troppo spesso ad un segreto compiacimento, e che l’angoscia spaurita si accompagnava ad una inconfessata soddisfazione. C’erano dei momenti in cui perfino nel cuore del più modesto e del più leale dei piccoli funzionari, le voci fantastiche che correvano sull’O.C. facevano esplodere l’entusiasmo più in fretta di quanto saliva la schiuma nel loro boccale di birra.

    La scelleratezza di quella setta segreta si diffondeva in ambienti ed in località come una nube carica di gas tossici. Si giunse al punto di considerare un onore l’appartenervi. Molte persone, quando stavano fra amici, si vantavano di farne parte, e c’era chi se ne vantava perfino pubblicamente. E si dava il caso di uomini che per convinzione unanime di intere città, erano dei capi dell’O.C., e lo stupore si alternava con l’indignazione davanti al fatto che non fossero ancora stati presi e condannati. La faccenda aveva preso le proporzioni di uno scandalo pubblico.

    I decreti e gli ordini più categorici delle autorità, le incriminazioni più severe, non ebbero alcun risultato positivo. Ormai tutte le nozioni di onore, di morale, di decenza e di dovere civico che formavano la struttura dello Stato tedesco, si trovavano scardinate. Il veleno penetrava anche negli ambienti più elevati. Occorreva assolutamente metter fine a questo processo disgregatore. Tutti coloro che avevano il senso della responsabilità morale e civile videro con piacere che finalmente la polizia procedeva a degli arresti in tutti i casi di indiscutibile colpevolezza.

    Ma fu proprio in quel momento che si manifestò per intero il pericolo che presentava l’O.C. per la sopravvivenza dell’ordine e della unità della nazione. E il motivo fu che in alcuno di quei casi “indiscutibili” si riuscì a indurre i criminali a confessare, a far luce sui retroscena della congiura. Degli studenti di sedici o diciassette anni che tra i loro colleghi passavano per appartenenti al O.C. , dei vecchi ufficiali, dei rispettabili presidenti di associazioni patriottiche, gravemente compromessi dalla voce pubblica, affermavano di non aver niente a che fare con l’O.C.. Uomini che avevano appartenuto alla “Brigata Ehrhardt”, che erano ancora in rapporti continui con i loro camerati di Monaco e di tutte le province del Reich, uomini che parlavano apertamente del loro “capo”, pretendevano di sostenere senza batter ciglio, di fronte agli inquirenti, di non sapere assolutamente niente di questa presunta Organizzazione Criminale. Nelle prefetture di polizia, sui tavoli delle redazioni, i rapporti, i resoconti, le memorie, si accumulavano invano, ed ancora e sempre il pubblico era innervosito da notizie, da “piste”, da sospetti, da sempre nuove e sensazionali rivelazioni. Dai giornali si veniva a sapere che ora in un luogo, ora in un altro, si era trovato un cadavere in circostanze a dir poco misteriose, oppure che si era scoperto un assassinio, ed in mancanza di dati più precisi sugli autori dei delitti, si attribuivano subito i crimini all’O.C.. Si lesse che in varie parti del Reich si era riusciti ad arrestare certi membri di associazioni sospette ed a sgominare tali organizzazioni, e che poteva darsi si trattasse proprio della O.C.. Ma non si giungeva mai ad un risultato positivo, concreto, sicuro. Quale dunque poteva essere questa organizzazione che, a dispetto di tutto il rumore fatto attorno ad essa, riusciva così facilmente ad ammantarsi di silenzio? E qual era questa misteriosa potenza che, nei rarissimi casi (e d’altronde senza alcun risultato concreto), in cui, per costrizione, l’una o l’altra delle persone arrestate aveva confessato di far parte della O.C., teneva le fila in modo tale che il delatore era incapace di dire chi erano i suoi associati, chi era il suo capo, e quali erano gli scopi dell’organizzazione?

    Si avvertiva distintamente lo scricchiolio delle ossa dello spettro minaccioso della O.C.. Il senso di una catastrofe imminente si propagava dappertutto. La giovane repubblica era in immediato, mortale pericolo. Da ogni parte spuntavano fuori piani miranti ad uno sconvolgimento politico o ad una guerra civile, ovunque ci si armava in segreto. Tutta la Germania era in effervescenza, le autorità erano costernate, la febbre dell’imprevisto si impadroniva di ogni ambiente, di ogni famiglia, di ogni associazione. Da Londra, da Parigi, e dalle altre capitali si chiedeva, dapprima confidenzialmente, e poi con un tono di contenuta minaccia: – Che cos’è questa O.C.? – Gli ammonimenti della stampa e le interpellanze parlamentari erano sempre più frequenti. Eppure la nascosta potenza della O.C. non faceva che aumentare.

    Ma l’arma più micidiale che l’Organizzazione Criminale aveva in mano, ed il pericolo più grande che ne derivava, consistevano senza alcun dubbio nel fatto che essa non era mai esistita.



    Ernst von Salomon

    Tratto da Raido n.23



    Azione Tradizionale » Blog Archive » Ernst Von Salomon - 25 Settembre 1902-2008 [In memoriam]

  6. #6
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: Una generazione in lotta contro il proprio tempo


  7. #7
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: Una generazione in lotta contro il proprio tempo


  8. #8
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: Una generazione in lotta contro il proprio tempo


 

 

Discussioni Simili

  1. Berlusconi lotta contro il tempo
    Di Tobias nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 01-04-13, 21:28
  2. Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 11-12-06, 21:19
  3. Il Tempo Della Nuova Generazione
    Di brunik nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 5
    Ultimo Messaggio: 08-01-03, 15:04

Chi Ha Letto Questa Discussione negli Ultimi 365 Giorni: 0

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito