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    Predefinito La Lega O'Connell e il VII Centenario di Legnano (1867)

    Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza
    Comunicato n. 8/08 del 19 gennaio 2008, San Mario

    Il movimento cattolico - La Lega ‘O Connel e il VII Centenario di Legnano (1876)

    Riprendiamo i comunicati sul movimento cattolico iniziati nel 2007.
    Per conoscere e approfondire le figure più importanti dell’intransigenza cattolica rimandiamo al numero speciale della rivista Sodalitium (n. 61): www.sodalitium.it
    Nel presente comunicato si parla di Giovanni Acquaderni, una delle figure più importanti della militanza cattolica.

    Sull’inizio del 1876 si procedè alla fondazione della Lega ‘O Connel, con un Indirizzo al S. Padre, in precedenza dell’Assemblea dei Soci Fondatori. L’Assemblea si tenne a Bologna nella Chiesa di S. Michele dei Leprosetti; intervennero circa duecento soci, Sotto la Presidenza di Mons. Antonio Canzi, Vicario Generale dell’Archidiocesi. Ne fu eletto Presidente effettivo il March. Pompeo Bourbon del Monte, e Presidente Onorario il Barone Vito d’Ondes Reggio. Il Vice Presidente G. B. Casoni diede lettura del Breve Pontificio di plauso e benedizione: il Lord-mayor di Dublino, Pietro Paolo Mac Swiney aveva inviato una bella lettera di rallegramento.
    L’ultima seduta fu però molestata da plebaglia prezzolata che protestava al di fuori della Chiesa con fischi e bussi alle porte. La Questura era stata avvisata dall’Acquaderni, ma la turba fu sciolta soltanto su le 5 pomeridiane, cioè dopo l’uscita di tutti gli adunati che furono quindi oltraggiati (1). Il risultato di questa Lega nel tempo successivo, non fu molto efficace per la notoria ostilità dei poteri costituiti, ma fu per lo meno un’affermazione coraggiosa, dati i tempi, l’averla voluta.
    Un centenario dei più memorandi per la Chiesa e per l’Italia ricorreva, nello stesso anno 1876, cioè il Centenario della battaglia di Legnano (29 maggio 1176). Le armi confederate dei Comuni Italiani, benedette da Alessandro III, fiaccarono in quel giorno la prepotenza di Federico Barbarossa, il quale aveva voluto umiliare il Papato e distruggere le italiche libertà. Perché non si sarebbe dovuto richiamare alla mente degli Italiani che l’armonia delle patrie libertà con l’indipendenza del Romano Pontefice non era soltanto una gloriosa memoria del passato, ma poteva essere ancora una speranza luminosa del futuro?
    Il Consiglio Superiore della Società della Gioventù Cattolica Italiana deliberò pertanto d’invitare i Cattolici Italiani a manifestare in modo solenne la loro esultanza per il fausto ricorso storico. L’iniziativa servì opportunamente a dare retto indirizzo ad un entusiasmo insolito che si era suscitato in Italia all’avvicinarsi del Centenario di Legnano: entusiasmo che la massoneria intendeva sfruttare, impugnando che quel, famoso trionfo fosse dovuto anzitutto al Pontefice Alessandro III, il quale aveva ispirato, favorito e condotto a buon termine la Lega delle città di Lombardia. Marca e Romagna.
    A concretare la manifestazione, propose il Consiglio Superiore ai Cattolici delle 24 Città collegate nel 1176, di erigere in Alessandria, che fu la città fondata dalla Lega Lombarda, un monumento, consistente in ventiquattro Statue dei Santi Protettori della 24 città, da collocare nell’interna base della Cupola del Duomo, che allora si stava ricostruendo (2).
    La proposta trovò la più calorosa adesione presso i Cattolici, e si costituì ben presto in ciascuna delle 24 città un Comitato per raccogliere i fondi occorrenti, ed anche per promuovere feste religiose e cittadine nel solenne giorno 29 maggio. Di più il Consiglio Superiore propose che una rappresentanza delle 24 città si recasse a Roma a rendere omaggio al successore di Alessandro III, a Pio IX: proposta anche questa con entusiasmo, accettata. Nel giorno 29 maggio vi fu l’udienza pontificia. La Presidenza del Consiglio Superiore della G.C.I. deferì l’onore di leggere l’indirizzo a Sua Santità al Presidente del Comitato di Milano Conte Luigi Manna Roncadelli. Il Papa, non contento della risposta orale, dettò anche un Breve per il Consiglio Superiore della Società. Il monumento ad Alessandria fu inaugurato il 26 aprile 1879 (3).
    A proposito di questa ricorrenza, ecco un’altra pensata di Acquaderni. Fece egli stampare quattrocentomila cartoncini di cm. 11 x 18, nei quali gli stemmi delle 24 città formano un’ovale, racchiudente uno spazio bianco. Lo fece distribuire ai Cattolici di tutta Italia, con l’istruzione che ognuno poteva scrivere nell’ovale, parole di amore, di gratitudine e di sudditanza a Pio IX e poi doveva spedirlo in franchigia a Sua Santità, alla vigilia del 29 maggio. La Posta di Roma li dovè recate in Vaticano con appositi furgoni, tanto la dimostrazione fu solenne» (4).

    Note
    1) Eco, 30 marzo 1876, col. 65.
    2) A proposito di questo monumento, ho trovato la seguente Nota, di pugno dell’Acquaderni. «Il Cav. Alberto Buffa, carissimo amico e collega, da me interpellato, nel descrivermi i grandiosi restauri che si facevano alla Cattedrale di Alessandria, accennava ancora ad una splendida Cupola adorna di 24 nicchie. Questo numero di 24 fu per me una rivelazione. Le 24 statue dei 24 Santi Protettori delle 24 Città collegate, dovevano formare il monumento del VII Centenario. Ne scrissi all’Architetto Conte Arborio Mella. Mi rispose mostrandosi molto scontento del mio progetto, asserendo che non voleva mescolare politica e religione.Poi in un dopo-scritto soggiungeva che ripensato alla cosa, trovava che le statue avrebbero giovato ad arricchire la Cupola che le ricettava». E così il monumento veniva approvato.
    I santi rappresentati sono: S. Pietro (Alessandria) - S. Eusebio (Vercelli) - S. Ilario (Parma) - S. Benedetto (Treviso) - S. Petronio (Bologna) - S. Godenzio (Rimini) - S. Colombano (Bobbio) - S. Gaudenzio (Novara) - S. Marziano (Tortona) - S. Prospero (Reggio Emilia) - San Geminiano (Modena) - S. Alessandro (Bergamo) - S. Zeno (Verona) - S. Marco (Venezia) - S. Vincenzo (Vicenza) - S. Bassiano (Lodi) - S. Giorgio (Ferrara) - S. Omobono (Cremona) - S. Faustino (Brescia) - S. Antonino (Piacenza) - S. Apollinare (Ravenna) - S. Anselmo (Mantova) - S. Prosdocimo (Padova) - S. Ambrogio (Milano). (A.A. N. 711, pag. 16-19).
    3) Cfr. Eco, 15 maggio 1879, col. 129.
    4) A.A. N. 711, in Copertina ultima. Fu anche pubblicato un volume commemorativo del VII centenario. Autore Pier Biagio Casoli.

    (Da: P. Natale Fabrini s.j., Il Conte Giovanni Acquaderni, Roma 1945, Stella Matutina, pagg. 78-81)

    ____________________________

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    http://www.centrostudifederici.org/
    Archivio dei comunicati:
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    Predefinito Rif: La Lega O'Connell e il VII Centenario di Legnano (1867)

    L'Irlanda di Daniel O’Connell

    “L’altare della libertà vacilla, se cementato con il solo sangue”. Questa la frase che rappresenta la vita, la politica e l’Irlanda di Daniel O’Connell, che, cattolico indipendentista, fu il primo che diede ad un movimento non violento il potere di cambiare la situazione in cui i cattolici irlandesi erano costretti a vivere a causa dell’occupazione inglese. In un periodo susseguente la rivoluzione francese, il metodo di lotta di Daniel O’Connell è sicuramente una rarità, soprattutto per la sua vicinanza alla religione.
    Nato nel 1775 in una famiglia benestante, mantenutasi tale durante i secoli precedenti grazie al contrabbando, Daniel si ritrova ad essere uno dei più promettenti avvocati della Dublino del 1800, avendo alle spalle esperienze di studio in Francia (studiò giurisprudenza a Douai) e Inghilterra.
    Fin da subito a contatto con corpi indipendentisti e repubblicani, O’Connell dimostra di non schierarsi dalla parte della violenza non prendendo parte a diverse insurrezioni avvenute prima dell’inizio del XIX secolo, tutte finite tragicamente, nonostante appoggiasse gli ideali che spingevano temerari patrioti a combattere con le armi il potere dell’esercito britannico.
    Nel 1811 entra definitivamente in politica fondando la Catholic Emancipation, che si trasformerà più tardi nella Catholic Association, la quale aveva come primario obiettivo il raggiungimento dell’emancipazione cattolica, ovvero dare la possibilità anche agli Irlandesi cattolici di entrare in parlamento (in quel periodo parlamento irlandese ed inglese erano unificati, e sottostanti alle leggi britanniche).
    La fondazione, oltre ad avere una marcata impronta politica e religiosa, divenne presto un aiuto per le famiglie più indigenti, sia cattoliche che protestanti, allargando così i propri consensi ad una sfera che poche volte aveva condiviso le proposte degli indipendentisti, ovvero quella degli Irlandesi non cattolici. Se pensiamo all’Irlanda di qualche anno fa, sembra impossibile che cattolici e protestanti riuscissero a convivere e ad aiutarsi a vicenda.
    In quel periodo in Irlanda, il giogo degli Inglesi costringeva gli irlandesi ad essere cittadini di serie “b”, coadiuvati da leggi ridicole ed umilianti: i cattolici oltre a non avere diritto ad alcun privilegio, avevano negato l’accesso a qualsiasi tipo di carica governativa, dovevano pagare più tasse dei protestanti e subire maltrattamenti ad opera di forze dell’ordine e militari britanniche. Anche queste furono sicuramente ragioni per cui O’Connell ebbe un seguito così numeroso.
    Infatti, dopo diversi anni in cui i consensi per il movimento continuarono ad aumentare, la Catholic Association raggiungse il primo traguardo politico, ovvero riuscì ad ottenere un seggio alla Camera dei Comuni, seggio che inizialmente non sarà accettato. Infatti, Daniel O’Connell, rimanendo fedele ai propri ideali, rifiutò il seggio conquistato, dato che per poter prendere parte alla Camera dei Comuni sarebbe stato obbligatorio giurare fedeltà a re Giorgio IV che in qualità di reggente britannico impersonava il capo della Chiesa anglicana.
    Il grande numero dei sostenitori di O’Connell, anche se pacifici, fece temere al primo Ministro britannico (il Duca di Wellington, grande oppositore dell’emancipazione cattolica)una ribellione, il che lo portò a promuovere presso il re uno statuto nel quale si concedeva a cattolici e presbiteriani l’opportunità di accedere a cariche parlamentari. Nel 1829, Londra concesse il Catholic Emancipation Act che autorizzava i cattolici a partecipare alle elezioni e dava loro la possibilità di essere eletti come deputati.
    Ironicamente i successi di O’Connell, che dopo questi fatti cominciò a essere chiamato The Emancipator, The Liberator, furono di sprone a tutti gli indipendentisti disposti a combattere per la propria Irlanda, dando vita ad un’ondata di violenza dovuta soprattutto alla presenza di ancora molte leggi a favore della Chiesa anglicana, come il sostegno della stessa attraverso il pagamento delle decime. E proprio per queste decime, nel 1831 scoppiò una vera e propria guerra ,finita nel 1836 (Guerra dei Thites – decime).
    Fu così che dopo questa guerra, in Irlanda si cominciò a intravedere la possibilità vera per i cattolici di diventare cittadini tali e quali agli anglicani. Infatti, nel 1835, O’Connell fu il primo sindaco cattolico eletto a Dublino, e il suo mandato si contraddistinse per un totale equilibrio ed una completa imparzialità, elementi volti all’uguaglianza fra le due popolazioni presenti sul territorio.
    Quando O’Connell si rese conto di essere ormai nella posizione di poter cambiare radicalmente le cose, fondò la Repeal Association, destinata ad abrogare l’Act of Union. Con questo atto, nel 1801, vennero unite le corone del Regno di Gran Bretagna e del Regno di Irlanda. L’obiettivo di O’Connell era quello di dividere le due corone, pur sapendo che il re, o la regina d’Irlanda, sarebbe stato comunque inglese.
    Fu durante questa campagna (iniziata nel 1838) che presero luogo i cosiddetti monster meetings, dove l’abilità oratoria di O’Connell riusciva a riunire enormi folle, che raggiungevano dai 100,000 ai 200,000 partecipanti. Molti indipendentisti, videro in queste masse un nuovo inizio per tornare a combattere gli inglesi, e O’Connell, cominciava a perdere fiducia nell’ambiente dei suoi più stretti collaboratori, a causa della sua concezione pacifica di protesta e rivolta.
    Ormai pronto per la stretta finale, il liberatore tenne quello che fu il più grande monster meeting di sempre a Tara, sede pregna di significato per gli Irlandesi, dato che era il luogo in cui ai tempi dei druidi e dei celti, veniva incoronato il sovrano dell’isola. In questo comizio, O’Connell programmò una protesta non violenta alle porte di Clontarf (altra località storica irlandese, dove Brian Borù sconfisse i vichinghi nella battaglia omonima nel 1014), alla quale avrebbero preso parte quasi mezzo milione di Irlandesi. Questa protesta, preoccupò le autorità inglesi, tanto che il Primo Ministro Peel, decise che avrebbe preso provvedimenti, e contattò personalmente O’Connell con l’intenzione di dissuaderlo.
    Questo fu il climax della storia di O’Connell, il momento decisivo che porta i posteri a porsi dei “se” e dei “ma”, il punto in cui ci si chiede come siano davvero andate le cose.
    Sembra infatti che Peel, oltre ad aver vietato l’incontro, avesse minacciato di stanziare diverse pattuglie alle porte della città, che non avrebbero esitato ad aprire il fuoco contro la folla. Queste voci non sono certe, l’unica cosa certa è che O’Connell annullò il ritrovo, e perse la maggior parte dei consensi. Il rifiuto della prova di forza gli fece inoltre perdere molti consensi, che si dispersero nei violenti e disorganizzati corpi repubblicani. Nel 1843 fu accusato di cospirazione, arrestato e liberato dopo un anno, dopo essere stato dichiarato non colpevole.
    Il periodo di prigionia, per quanto breve, provò molto O’Connell sia nel fisico che nel morale, che non riuscì più a portare avanti un’attività politica degna di nota, soprattutto a causa della nascita della Young Ireland, un’associazione fondata da diversi ex membri della Repeal Association, che avevano intenzione di ottenere l’indipendenza con le armi.
    Abbandonata la politica, assegnò al figlio la guida della Repeal Association, lasciando l’Irlanda agli inizi della grande carestia che colpì l’isola in quel periodo, conosciuta come An Gorta Mor. Con l’intenzione di un pellegrinaggio a Roma, all’età di 71 anni O’Connell venne a mancare nel 1847 a Genova. La tomba del liberatore è visitabile ai giorni nostri nel cimitero di Glasnevin a Dublino, dove riposa insieme alla sua famiglia. Secondo le sue ultime volontà inoltre, il suo cuore venne sepolto nella chiesa di Sant’Agata a Roma, dov’è tutt’ora conservato.
    O’Connell non raggiunse personalmente l’indipendenza, ma fu senza dubbio una delle figure principali nel cammino irlandese verso di essa. Conoscere la sua storia è d’ispirazione per tutti gli indipendentisti, e d’ispirazione devono anche essere i metodi della sua lotta; O’Connell è riuscito ad unire un popolo da sempre in lotta e a prepararlo per il secolo successivo e le conseguenti guerre che hanno portato la repubblica in Irlanda. [...]

    Andrea Croci

    tratto da "Il Cinghiale corazzato" numero 29, agosto 2009, foglio di informazione e cultura a cura della Comunità Antagonista Padana dell'Università Cattolica del Sacro Cuore

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