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Discussione: 11/9

  1. #101
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    Predefinito Re: 11/9

    Questo post è di stretta attualità e concerne un evento che si svolge oggi lunedì 25 febbraio, in pratica mentre scrivo questo post per il Fatto. Ci riguarda, perché potrebbe essere ripetuto in Italia, come vedremo tra qualche riga. Protagonista il regista Tony Rooke, che, essendosi molto adirato per le gravi scorrettezze giornalistiche compiute dalla BBC in occasione del decimo anniversario dell’11 Settembre 2001 (con ben due documentari tendenziosamente impegnati a ridicolizzare i critici della versione ufficiale), annunciò pubblicamente che non avrebbe più pagato quello che noi, in Italia, chiamiamo il “canone” (che, in altra forma, si paga anche in Inghilterra).

    In Inghilterra la giustizia funziona ancora e Tony Rooke venne rapidamente chiamato in giudizio per evasione del canone. Ma il nostro uomo passò al contrattacco. Basandosi sulle leggi in vigore ( in particolare le Sezione 15 del UK Terrorism Act 2000, Articolo 3, la quale stabilisce che è illegale finanziare attività che possono essere ragionevolmente sospettate di favorire attività terroristiche), accusò la BBC di avere nascosto la verità e di aver cercato di screditare coloro che cercano di rivelarla al pubblico. In tal modo facendosi potenzialmente complice di terroristi coinvolti in quel tragico evento e non ancora identificati e portati in giudizio.

    Un’offensiva giudiziaria assai ben organizzata, che è stata accompagnata da una massiccia campagna di protesta contro la BBC, accusata di violare sistematicamente, proprio in tema di 11 settembre, tutte le norme della correttezza giornalistica, dell’accuratezza e imparzialità delle informazioni fornite al pubblico (non vi pare che le stesse cose si possano applicare perfettamente al comportamento delle tre reti RAI?). Centinaia di lettere hanno tempestato l’illustre istituzione informativa britannica. In aggiunta Tony Rooke ha esibito una ricca documentazione, fornitagli da due eminenti fonti internazionali, quella del professor Niels Harrit, dell’Università di Copenhagen, e quella di Richard Cage, architetto che è a capo di un’associazione (Architects &Engeneers for 9/11 Truth), con più di 1200 membri.

    In particolare Niels Harrit è testimone prezioso per due motivi. Il primo è che egli ha guidato un team di ricerca che portò alla individuazione di residui di nanotermite nelle polveri del WTC, che portano la prova di una demolizione controllata degli edifici (scientific journal), sia anche perché la BBC applicò gli stessi metodi di aggressione e distorsione dei fatti e delle sue stesse dichiarazioni intervistandolo in altra occasione (documentary with BBC) . Harrit ebbe tuttavia l’accortezza di registrare sia l’intervista originale, sia la conversazione con l’inviato, prima e dopo l’intervista, dalla quale emerge con tutta evidenza la scorrettezza del comportamento dell’intervistatore e la sua ostilità e partigianeria.

    Il magistrato, raccolta la documentazione, ha accettato l’istanza di Tony Rooke e ha concesso un’udienza di tre ore, per ascoltare il team difensivo del regista. Il che non lascia dubbi sulla portata del giudizio che dovrà essere pronunciato, e sulle sue conseguenze, anche internazionali. Tra gli esperti che compaiono in udienza lunedì 25 febbraio sono infatti previsti, ad esempio Tony Farrell, ex analista dei servizi segreti britannici, licenziato per avere prodotto un’analisi dettagliata degli attentati terroristici a Londra, il 7/7 2005, dalla quale è emerso che si trattò di un insider job in cui furono coinvolti i servizi segreti britannico e statunitense. Un altro testimone è Ray Savage, anche lui ex agente dei servizi segreti britannici. Hanno inviato testimonianze scritte, oltre a Richard Gage anche Dwain Deets ex direttore dei progetti aerospaziali della NASA, Erik Lawyer, fondatore dell’Associazione dei Pompieri per la verità sull’11 settembre, e Jake Jacobs, pilota veterano della US Airline.

    Tutto ciò mi pare assai istruttivo e interessante. Ma vorrei aggiungere altre due considerazioni. Una lunga e l’altra breve. La prima è che Tony Rooke ha avvertito e pregato i suoi sostenitori, coloro che andranno davanti al tribunale a dargli manforte, di non parlare con la stampa mainstream. Non c’è da fidarsi dei giornalisti, in Inghilterra come in Italia (Grillo docet). E non si può davvero dargli torto. “Troppo tardi” è mostrare ora interesse dopo una tale mostruosa serie di inganni e di silenzi. “Guerre illegali – scrivono gli avvocati del suo team – sono state fatte e continuano a farsi sulla base di quel tragico giorno. Le libertà civili sono state cancellate insieme a innumerevoli vite di soldati, civili, bambini. Aperture che mostrano oggi un ‘amichevole interesse0 non sono credibili. Questo processo si svolge proprio a causa dell’indifferenza del media mainstream, dell’ostilità e del discredito che i media hanno riversato contro coloro che ricercavano la verità sull’11/9, il tutto associato a un grande silenzio di fronte alla soverchiante evidenza che demoliva la versione ufficiale. L’informazione mainstream dev’essere trattata con il sospetto e la disapprovazione che merita”.

    Una dichiarazione che si attaglia perfettamente al mainstream media italiano, senza eccezione alcuna, giornali, televisioni e radio.

    La seconda considerazione è più ottimistica. Siamo di fronte alla prova che la ricerca della verità è ancora in corso e non demorde. Negli Stati Uniti e in Europa migliaia di persone ancora insistono, a undici anni di distanza, per ricomporre il puzzle della verità. E la battaglia contro i falsificatori, è la stessa battaglia contro coloro che l’atto terroristico idearono e eseguirono.

    Per quanto mi riguarda sto dalla loro parte, anzi mi considero parte integrante di quella lotta. Perché fino a che non sarà fatta luce sugli eventi dell’11 settembre 2001, nessuno di noi sarà al sicuro.
    Vi informerò sulle decisioni del tribunale di Horsham (di cui, ovviamente, nessun giornale italiano parlerà).

    11 settembre, la BBC alla sbarra - Giulietto Chiesa - Il Fatto Quotidiano
    "Non abbiamo l'unione sociale ma solo quella economica e finanziaria. Finchè non capiamo questo, non capiremo perché i populisti hanno tanto successo!". Gabriele Zimmer
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  2. #102
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  3. #103
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    Predefinito Re: 11/9

    Usa, coltellini e mazze tornano sugli aerei - Mondo - Tgcom24

    dov'è finito il pericolo terrorismo? si prepara qualche nuovo 11/9? forse hanno bisogno di un casus belli con obiettivo Iran?
    Ultima modifica di Lawrence d'Arabia; 07-03-13 alle 13:25
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  4. #104
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    Predefinito Re: 11/9

    Citazione Originariamente Scritto da Turriciano Visualizza Messaggio
    Usa, coltellini e mazze tornano sugli aerei - Mondo - Tgcom24

    dov'è finito il pericolo terrorismo? si prepara qualche nuovo 11/9? forse hanno bisogno di un casus belli con obiettivo Iran?
    Sicuramente ci sarà prima o poi una false flag usraeliana.
    Non sarebbe la prima,si indaga anche sull'attentato contro gli ebrei
    argentini,e stranamente i sionisti si sono particolarmente irritati quando
    l'Argentina ha aperto una commissione di inchiesta per fare finalmente luce..

  5. #105
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    Predefinito Re: 11/9

    Citazione Originariamente Scritto da Nazionalistaeuropeo Visualizza Messaggio
    Sicuramente ci sarà prima o poi una false flag usraeliana.
    Non sarebbe la prima,si indaga anche sull'attentato contro gli ebrei
    argentini,e stranamente i sionisti si sono particolarmente irritati quando
    l'Argentina ha aperto una commissione di inchiesta per fare finalmente luce..
    stupidi gli argentini a non accettare le imposizioni americane, eppure erano stati chiari, si doveva dare la colpa all'Iran per poterlo accusare eternamente di appoggio al terrorismo, tanto il branco di scimmie che ci avrebbero creduto lo trovavano, pescando soprattutto dal bacino repubblicano, fabbrica di boccaloni di prima categoria.

    adesso il terrorismo si chiama cyber

    Four steps Obama must take to prevent a cyber Pearl Harbor | Fox News

    cyber pearl harbor, più chiaro di così.....
    Ultima modifica di Lawrence d'Arabia; 07-03-13 alle 14:18
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  6. #106
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    Predefinito Re: 11/9

    Coltellini, taglierini e pistole ad acqua: il mito dell?11/9 finisce in farsa

    di Enrico Galoppini

    Per la serie “oggi le comiche”, dagli Stati Uniti giunge la seguente “sconcertante” notizia: “Coltelli riammessi sui voli Usa: compagnie aeree in rivolta”.

    Ma ripercorriamo cos’è successo negli aeroporti dopo i fatidici “attentati” dell’11 settembre 2001. Prima cominciarono a sequestrare i coltellini, le lamette e quasi tutti gli oggetti metallici (si sono salvate miracolosamente le chiavi di casa); poi passarono ai tubetti del dentifricio, allo shampoo e alle bottigliette d’acqua. Sinceramente, fino a quel farsesco provvedimento pensavo che le uniche “bombe ad acqua” fossero i gavettoni di Ferragosto, ma l’industria della psicosi mondiale è riuscita a far credere di tutto e di più, anche che fosse possibile far saltare in aria un aereo mettendosi qualche diavoleria nelle scarpe da ginnastica o nelle mutande.

    È stata così messa in piedi un’industria della psicosi, che ha permesso, tra le altre cose, alle industrie delle acque minerali di moltiplicare i loro già enormi guadagni. E di far accettare dalla massa un’intromissione sempre più approfondita nella propria intimità (anche in senso letterale!), quasi che ogni passeggero rappresentasse una potenziale “minaccia”.

    D’altra parte, se non si è “minacciati” non si può giustificare nessuna guerra, tantomeno quelle evidentemente pretestuose sferrate dall’America. E bisognava tenere in piedi la favola dei diciannove “dirottatori” armati di taglierino. Favola alla quale ormai non crede più nessuno (tranne il redattore che ha scritto la suddetta notizia).

    È per questo che, dopo dodici anni, hanno deciso di farla finita con questa buffonata. Non perché non trovano più i soldi per pagare gli addetti ad una “sicurezza” cresciuta a dismisura nel quadro della messinscena orchestrata per corroborare la versione ufficiale dell’11/9. Per le messinscene le palanche si trovano sempre, vedasi il gorgo che ci costa tenere in piedi una magistratura intenta da mane a sera a beccare in castagna “l’unico disonesto d’Italia”, Silvio Berlusconi.

    Usano sempre la medesima tattica diversiva quando vogliono defilarsi da un impegno divenuto ormai inutile o insostenibile. Prendiamo i famosi F35, che anche il ministero della Difesa italiano dovrebbe acquistare in novanta esemplari, alla faccia della “crisi”. Da anni c’è chi scrive che l’F35 è un bidone, ma si è dovuto attendere che la crisi industriale dell’America giungesse agli attuali imbarazzanti livelli per leggere addirittura su “Repubblica” che questi aerei sono un concentrato di difetti. Ma la verità non è esattamente quella, bensì un’altra: non riescono a produrne nel numero previsto perché l’America è decotta, e nel frattempo gli acquirenti si stanno defilando, ma è sempre meglio farsi vedere “giudiziosi” e “premurosi” verso l’incolumità dei piloti piuttosto che ammettere la debacle epocale dell’Occidente.

    La stessa cosa dicasi dei controlli negli aeroporti. La filastrocca di “al-Qa’ida” non incanta più nessuno, se si pensa solo che in Italia – dove si è più realisti del re - il partito di maggioranza (il Movimento Cinque Stelle) è capitanato da un personaggio che ha affermato che tutti i discorsi di “al-Qa’ida” sono riportati - ad uso e consumo del pubblico boccalone - da una certa Memri, diretta emanazione dei servizi segreti sionisti.

    Insomma, Lorsignori sono messi male e devono ricorrere a questi mezzucci per nascondere un tracollo che non solo è sostanziale, ma anche d’immagine.

    Non si è poi effettivamente mai capito bene che senso abbiano tutti questi controlli negli aeroporti, mentre nelle stazioni ferroviarie e sui treni si circola come si è sempre fatto. Si dirà che se tutti venissero controllati alla medesima maniera che in aeroporto i ritardi dei treni sarebbero dell’ordine di giorni, non di ore…

    Ma insomma, è sensato o no, far credere che l’unico mezzo di trasporto in grado di scatenare le fantasie dei “terroristi” di tutto il mondo sia solo l’aereo?

    Di treni, in Italia, ne sono saltati in aria parecchi, quando ha fatto comodo, eppure a nessuno è venuto in mente che i “rischi” potenziali sono i medesimi. E che dire delle linee di autobus: quanti ne sono esplosi in Palestina con tutti i i passeggeri dentro? Anche un’automobile zeppa d’esplosivo fa i suoi bei disastri, come ben sanno gli iracheni o i siriani. Ma l’obiezione è bell’e che pronta: mica puoi controllare tutte le macchine in circolazione.

    Non parliamo poi delle navi, che, “terroristi” o meno, dopo quel che è accaduto al Costa Concordia evidenziano che potenzialmente sarebbero una succulenta preda per chi intendesse fare seri danni in un colpo solo. Ma anche sulle grandi navi di linea nessuno s’è mai sognato di metter su controlli del tipo di quelli attivati negli aeroporti.

    Vi è infine l’esempio eclatante delle metropolitane, teatri di orrende carneficine (a Madrd e a Londra) pedissequamente attribuite ad “al-Qa’ida” , eppure nemmeno nelle stazioni della metro sono stati imbastiti setacciamenti dei passeggeri come quelli delle linee aeree.

    A me pare piuttosto che la psicosi in aeroporto sia servita, per dodici anni, a rafforzare il mito di inesistenti “commando” di “dirottatori” quel preciso giorno sui cieli degli Stati Uniti. Un po’ come il “ventesimo dirottatore”, Zakarias Moussaoui, quello che non sarebbe riuscito a salire sull’aereo, la cui esistenza giustifica quella degli altri diciannove.

    Chissà che ne pensa John Pistole (!), presidente dell’Amministrazione per la sicurezza dei trasporti (Tsa), il quale ha annunciato alla stampa la rimozione del divieto di portare a bordo degli aerei americani i coltellini tascabili pieghevoli (ma non i mitici ‘taglierini da dirottatore’).

    A quanto ci risulta, il divieto per i passeggeri d’imbarcare acqua, liscia e gassata, è rimasto però tale e quale a prima. Peccato, perché per il prossimo “dirottamento” ne avrebbero potuta escogitare una ancora più geniale ed effervescente: una brigata di diciannove buontemponi armati di altrettante… pistole ad acqua!
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  7. #107
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    Predefinito Re: 11/9

    Cnn, e' giallo su chi uccise bin Laden - Mondo - ANSA.it

    (ANSA) - NEW YORK, 26 MAR - Sull'uccisione di Osama bin Laden spunta una terza versione. In un articolo dal titolo: ''Chi uccise realmente Bin Laden?'', la Cnn online ripercorre il racconto di uno dei 23 Navy Seal, che nel maggio 2011 hanno compiuto il raid in Pakistan. Secondo il militare a entrare nella stanza dove c'era lo sceicco furono in tre. La sua versione e' diversa da quella di un commilitone che invece si era vantato sull'Esquire di essere stato lui a entrare per primo nella stanza e avere sparato.
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  8. #108
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    Predefinito Re: 11/9

    Citazione Originariamente Scritto da Turriciano Visualizza Messaggio
    Cnn, e' giallo su chi uccise bin Laden - Mondo - ANSA.it

    (ANSA) - NEW YORK, 26 MAR - Sull'uccisione di Osama bin Laden spunta una terza versione. In un articolo dal titolo: ''Chi uccise realmente Bin Laden?'', la Cnn online ripercorre il racconto di uno dei 23 Navy Seal, che nel maggio 2011 hanno compiuto il raid in Pakistan. Secondo il militare a entrare nella stanza dove c'era lo sceicco furono in tre. La sua versione e' diversa da quella di un commilitone che invece si era vantato sull'Esquire di essere stato lui a entrare per primo nella stanza e avere sparato.
    Il giallo di Osama Bin Mossad è semplicissimo da risolvere: ammesso che sia morto sicuramente NON morì quella notte.
    La CIA era ormai imbarazzata a dover diffondere dei video dove Bin mossad appariva talvolta più vecchio,talvolta più giovane e allora si decise di pensionarlo per sempre ma...
    A)Come mai un operazione così importante,con un risultato così importante è stata occultata?
    Dove è il cadavere di Bin mossad?E le foto?
    Per Gheddafi,per i figli di Saddam,per lo stesso Saddam abbiamo visto le foto,mentre di Bin mossad non vogliono
    mostrarci nulla..strano vero?
    B)Come mai quel frettoloso seppellimento in mare?
    Personalmente credo più ai tabù imposti per legge e alla versione ufficiale dell' 11 9 piuttosto
    che alla fine di Bin Mossad.
    Con tutte le probabilità è morto da anni in Afghanistan o si gode la pensione della CIA e del mossad da qualche
    parte..

  9. #109
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    Predefinito Re: 11/9

    Quelle strane “maledizioni” che colpiscono i testimoni scomodi, Enrico Galoppini

    Erano in venticinque ma ne son rimasti solo due vivi e vegeti. Stiamo parlando dei membri del “Team 6”, la crème de la crème dei Navy Seals, che già sono un corpo scelto dei Marines.


    Una specie Rambo in carne ed ossa che però, dopo aver accoppato Osama bin Laden, stanno morendo per qualche “mistero” uno dopo l’altro, in una sequenza di “incidenti” che ha dello sbalorditivo.


    La prima volta è toccata a ventidue elementi della squadra protagonista del blitz di Abbottabad, precipitati col loro elicottero in missione in Afganistan nel “più grave lutto” che ha colpito le forze Usa/Nato nel “Paese delle montagne”.


    Che strano, l’America che si fa tirare giù un paio di decine di soldati superscelti (con tutto quel che costa, in mezzi e tempo, la loro formazione) dai trogloditi talebani armati di schioppo, tipico oggetto di tiro al bersaglio con le armi più sofisticate come i droni.


    Ed ora tocca ad un altro testimone dell’eliminazione del “genio del male”, sulla quale un suo commilitone ha scritto un libro, mentre l’ultimo dei venticinque verserebbe in una difficile situazione economica (un classico dell’America, come il “reduce del Vietnam” che una volta tornato a casa trova un muro d’ingratitudine, su cui sono stati girati molti film).


    Si può dunque facilmente profetizzare che anche gli ultimi due super-testimoni-commando non avranno vita lunga, portandosi definitivamente con sé, nella tomba, il segreto dell’ultima puntata della saga dello “sceicco del terrore”, che puzza di bufala lontano un miglio, a partire dalla fine della storia, quando il suo cadavere, invece d’essere ostentato come una preda sui (loro) “media”, venne scaraventato in mare secondo i precetti d’un inesistente “funerale islamico”!


    Poi l’America su tutta questa bella storia ci ha fatto ovviamente un film, l’ennesimo dell’industria del rimbambimento mondiale. Tutto nel suo tipico stile, con fantasie (i film) che sorgono da altre fantasie (la cosiddetta “realtà” di cui riferiscono tramite i “media”), in un gioco a catena di travisamenti e manipolazioni al quale finiscono per credere anche loro stessi.


    E adesso c’è chi parla di “Maledizione di Bin Laden”.


    Ma a me pare piuttosto l’immancabile e logico epilogo della realtà-film made in Usa. Meglio non far sapere com’è andata veramente. Meglio che a questi supereroi super plagiati (“l’onore”, “la fedeltà” ai… Signori del denaro) non venga qualche dubbio: a chi sono stati sparati i famosi “tre colpi alla testa”? a una controfigura? Il “complesso di Abbottabad” era lo scenario hollywoodiano preparato per l’ennesima sceneggiata?


    Anche questo non lo sapremo mai, tantomeno da Cremonesi e Olimpio, al pari dell’“inizio della storia” (l’11 settembre), pieno di assurdità ed incongruenze, a cominciare dall’identità dei passeggeri dei cosiddetti “voli di linea”.


    Ormai ci manca solo che i proverbiali asini si mettano a volare e siamo a posto.


    Ma queste “maledizioni” giungono sempre ‘provvidenziali’ a tappare la bocca a individui diventati scomodi, anche loro malgrado, perché le loro esistenze si sono incrociate con qualcosa che non dovevano sapere, o perché in fondo erano stati formati per fare una brutta fine dopo che non servivano più (non si creda che gente senza scrupoli si ponga dei limiti: anzi, dopo ci lucrano sopra altro consenso, raccontando che gli “eroi nazionali” sono stati ammazzati dai talebani, da al-Qa‘ida eccetera).


    Una scia di morti simile, che ha tutte le caratteristiche di una “maledizione”, è quella che ha colpito i testimoni della strage di Ustica. Ma anche la “maledizione di Ustica” ovviamente non esiste. Solo che in quel caso ci son finiti in mezzo dei civili (le vittime del volo) e dei militari italiani che hanno avuto la sventura particolare di servire sotto le armi in una Nazione priva di sovranità (e per questo non si riesce ad avere una sentenza definitiva che indichi con chiarezza i responsabili di quella come di altre stragi per le quali si trova al massimo un capro espiatorio “nero”, “rosso”, “anarchico” ecc.).


    Così capita che anche qualche giudice non creda alle “maledizioni” e riapre le indagini su una delle “morti misteriose” di elementi delle nostre (?) FF.AA. in servizio quella sera del 27 giugno 1980, quella di Sandro Marcucci, il cui schianto, attribuito subito ad un “incidente”, adesso si ritiene possa essere stato causato da un ordigno al fosforo inserito nel cruscotto del piper sul quale stava effettuando la ricognizione di un incendio nella zona delle Alpi Apuane, il 2 febbraio 1992.


    E che pensare della “maledizione di Quirra”? Dove i residenti lamentano un’incidenza di casi di tumore assolutamente fuori dalla norma, specie se si considerano le immacolate condizioni ambientali di quelle contrade sarde se non vi fosse il piccolo particolare costituito da un poligono di tiro in cui i nostri “alleati” (che ci hanno “liberati”, ci “proteggono” e ci vogliono tanto bene) spargono le sostanze più nocive.


    Ma c’è anche la “maledizione del Kosovo” (guarda caso c’è sempre di mezzo la Nato), da cui son tornati troppi giovani militari italiani mandati allo sbaraglio da superiori felloni preoccupati solo di lustrare le scarpe al Badrone e che poi si sono ammalati soffrendo pene d’inferno.


    “Misteri d’Italia”? A me sembra un voler dare per forza una patina letteraria ad una realtà che è molto evidente: il nessun rispetto per la vita umana, il più bieco “machiavellismo” e una torma di sub-umani che lavora per minimizzare, insabbiare e parare il didietro ai suoi capi. Sempre per supreme esigenze di “sicurezza nazionale”, of course!


    Credo proprio sia il caso di dare la presidenza di qualche “commissione d’inchiesta” ad un parlamentare del Movimento Cinque Stelle…


    In maniera da capire se queste “maledizioni” capitano tra capo e collo a chi se le meritava o se invece c’è lo zampino di qualcheduno specializzato produzione di ‘trame ad effetto’.


    Come quella in cui, si narra, vennero coinvolti i membri della missione archeologica che scoprì la tomba di Tutankhamon (1923), fornendo il materiale per la più famosa delle “maledizioni”.


    Eppure, sebbene tutti siano convinti che sia solo questione di un fato avverso, di una maligna e sottile entità che si sarebbe fatta giustizia secondo criteri per noi insondabili, oppure di una fandonia non suffragata da alcuna base credibile, qualcheduno ha messo in dubbio anche questo pilastro della letteratura noir ispirato alla storia e all’archeologia. Pare, infatti, che dalla tomba del giovane faraone fossero usciti documenti altamente compromettenti, per non dire devastanti[1], che se divulgati avrebbero messo in crisi l’impianto storico-ideologico-religioso delle pretese del neonato Movimento sionista, il quale, tramite l’Inghilterra, aveva messo le mani sulla Palestina sotto l’ipocrita veste formale del “Mandato”[2].


    Capito come nascono le “maledizioni”?


    Non è né come la raccontano ufficialmente a forza di film e trasmissioni dedicate al “mistero”, né si può liquidare il tutto come una barzelletta frutto del bisogno dell’uomo di sfuggire da una realtà troppo “materiale”.


    Le “maledizioni” esistono per davvero. Ma per sfuggirvi, l’unico modo è quello di non trovarsi mai nel posto sbagliato al momento sbagliato.




    [1] Enea Baldi, Mosè ed Akhenaton, forse due storie in una, “Rinascita”, 29 marzo 2010.


    [2] In proposito si veda anche, sempre di Enea Baldi, Le corna di Mosè, pubblicato su “Rinascita” il 26 marzo 2010.
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    Predefinito Re: 11/9

    Bradley Manning aiutò al Qaeda? Bisogna dimostrarlo

    I procuratori del governo degli Stati Uniti devono dimostrare che Bradley Manning abbia volontariamente aiutato al Qaeda fornendo a Wikileaks i documenti che poi sono stati diffusi in tutto il mondo per essere condannato per "aiuto al nemico".

    E' quanto ha stabilito il giudice Denise Lind al termine di un'udienza preliminare del processo contro l'ex militare accusato di aver rubato dai computer militari i file segreti del Pentagono che poi il sito di Julian Assange ha pubblicato.

    Il 25enne ha ammesso lo scorso febbraio di aver fornito ad Assange i documenti, ma ha negato di ammettere la colpa piu' grave, appunto quella di "assistenza al nemico", per la quale potrebbe essere condannato all'ergastolo.

    La pubblica accusa ha comunque incassato invece un punto importante, quando il giudice Lind ha accettato che nella lista dei testimoni fosse inserito uno dei Navy Seal che ha partecipato al blitz nel covo di Abbottabad in cui e' stato ucciso Osama Bin Laden. Durante la testimonianza, che verra' fornita in modo anonimo dal militare, verra' infatti detto che i documenti forniti a Wikileaks da Manning furono trovati nel covo del leader di al Qaeda.
    "Non abbiamo l'unione sociale ma solo quella economica e finanziaria. Finchè non capiamo questo, non capiremo perché i populisti hanno tanto successo!". Gabriele Zimmer
    Gratteri: "L'Ue è una prateria per le mafie"

 

 
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