Re: Facciamo il gioco del perché
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TheMeroving
Le categorizzazioni hanno un limite nel momento in cui pretendono di sclerotizzare la società in compartimenti stagni. Una società, ovvero, dove non sussiste alcuna possibilità di interscambio fra i diversi comparti. Questa mancanza di fluidità la quale non deve essere imposta, ma nemmeno ostacolata crea condizioni di assoluta rigidità sociale che fatico a recepire come positiva.
In definitiva una distinzione di ruoli ha una sua connatazione positiva, ma l'imposizione di categorie sociali adibite a quei ruoli non c'è l'ha altrettanto.
Probabilmente concepiamo in termini diversi il concetto di imposizione. Dove tu vedi coercizione io vedo processo culturale, innanzitutto. La categorizzazione da te descritta è di stampo praticamente distopico e non è di certo quello a cui ambisco per questo paese, personalmente. Per entrare nello specifico: se una donna decide, nelle possibilità familiari o di censo, di intraprendersi, nessuno dovrebbe impedirglielo e nessuno dovrebbe piangersi addosso per desunte astruse opinioni di dominio pubblico (cosa peraltro mai realmente ostacolata od ostracizzata, anche in tempi non sospetti...). Ambisco ad una semplice e serena presa di coscienza, nel bene o nel male. Sarà poi una società adulta (passami il termine) a prendere le dovute posizioni e a, giocoforza, categorizzarla e collocarla.
Re: Facciamo il gioco del perché
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alfa-beta
Infatti ormai abbiamo donne che ricoprono gli stessi ruoli dell'uomo (piloti, comandanti, astronauti ecc)
E' chiaro che parliamo di un processo lungo, che richiederà molto tempo, ma inesorabile
Sai bene che di inesorabile c'è solo una cosa. Non prenderti in giro.
Re: Facciamo il gioco del perché
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Ethnos
Sai bene che di inesorabile c'è solo una cosa. Non prenderti in giro.
Non c'è solo la morte. Anche il tempo lo è e passa inesorabilmente
Re: Facciamo il gioco del perché
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alfa-beta
Non c'è solo la morte. Anche il tempo lo è e passa inesorabilmente
Il tempo è relativo ed è espressamente propedeutico alla morte.
Re: Facciamo il gioco del perché
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standing bull
Forse Milano è un altro mondo. Mi rendo conto che stiamo parlando di realtà molto diverse. Io non conosco coppie in cui lui lavora e "provvede", mentre lei fa la casalinga. Questa potrebbe essere la milano degli anni sessanta, certamente non è quella di oggi. Le donne qui lavorano, le donne qui preferiscono lavorare che affidarsi ai servizi sociali.
Qui succede pure che sia lui a perdere il lavoro e a dovere essere mantenuto da lei, almeno per un po' di tempo. Qui esistono donne medico e avvocato, qui le donne guidano i tram e i taxi.
Forse nei vostri mondi no.
Veramente io non l'ho certo posto come modello culturale. Ma laddove accade, ripeto, avranno fatto i loro conti.
Re: Facciamo il gioco del perché
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standing bull
Ecco. Qui incominciamo a ragionare.
Ma c'è un altro fattore di cui tenere conto. Le donne si sono affacciate tardi al mondo del lavoro, e ovviamente le posizioni di potere erano tenute tutte da uomini.
Le cose cambiano, ma ci vuole tempo, tanto tempo.
Si ma sono passati 50 anni. E le donne in genere vogliono fare figli. Giustamente. Questo significa che o interrompono la loro carriera con le conseguenze del caso (io ho dovuto ricominciare da capo dopo la maternità), o la iniziano dopo. Anche qui con le conseguenze del caso. Metterei questo come base. Poi spesso ci sono proprio difetti di approccio alla carriera se si parla di grandi imprese. Laddove le donne lavorano a testa bassa, l'uomo toglie tempo al lavoro per dedicarlo alla costruzione di gruppi di pressione che faranno il suo nome al posto di quello della donna che pretende il testa bassa anche dai suoi lavoratori. E anche questo conta quando i rapporti all'interno del gruppo di lavoro ne soffrono. Poi c'è anche un'altra questione, ovvero che sia uomini che donne lavorano spesso malvolentieri sotto una donna. Come se non le riconoscessero, anche le donne, valore. Viceversa entrambi lavorano meglio sotto un uomo....
Re: Facciamo il gioco del perché
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standing bull
Semplice. Con buona pace di Gianluca, non puoi stabilire a priori se una donna guiderà il tram peggio di un uomo o se una programmatice scriverà meno codice corretto rispetto ad un programmatore.
Saranno banalità, ma è così.
Non credo che le differenze siano a quel livello. Si deve salire di livello per vederle. Allora si che saltano fuori.
Re: Facciamo il gioco del perché
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TheMeroving
In una società equilibrata una donna decide se intende occuparsi dei figli a discapito della carriera. In una società disarmonica invece questa scelta di fatto non ce l'ha. Non vi è nessun problema nella donna casalinga e madre. Ognuno nella sua vita sceglie quello che è meglio per se. Il problema appunto nasce quando non può scegliere.
La decisione è influenzata dall'istinto naturale. In genere ogni donna vuole occuparsi del figlio che ha avuto. E quell'istinto permane molto a lungo.
Io ho fatto un figlio alle soglie dei 40 anni perchè preferivo lavorare. A quel punto era imperativo decidere, o lo fai o non lo fai. Lo feci. Poco convinta della scelta ma lo feci. Il fatto è che dopo ne sono rimasta travolta. Volevo stare con mio figlio e occuparmi di lui. E per giunta volevo farne anche un altro se non fosse stato che il primo non dormiva mai nè di giorno nè di notte.
Ricominciare da capo dopo il lavoro non mi è pesato molto. Scelsi un lavoro comodo, che mi dava moltissima autonomia proprio in funzione del figlio piccolo. Portarlo al nido fu una sofferenza. Non lo avrei fatto potendo.
Poi magari non faccio testo, ma a me pare che le donne vogliano occuparsi dei figli. Magari mandando a quel paese la carriera.
Re: Facciamo il gioco del perché
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TheMeroving
Perché “di natura“? Questioni fisiologiche? Chiarisci questo aspetto.
Appena fatto. Aggiungo anche altro e che fu per me che lavoravo da sempre, sorprendente. Appena rimasta incinta non mi fregava più di nulla. Me ne stavo lì paciosa a godermi la mia maternità come se fosse la condizione migliore del mondo. Sta cosa poi si è protratta nel tempo fino a che il bimbo ha avuto 3 o 4 anni. Poi sono ritornata me stessa.
Ma conosco molte donne, non io, che avevano come bisogno primario fin da ragazzine, quello di diventare madri. Alcune amiche di mio figlio sono così. Altre no. Ma anche quelle che non lo sono prima o poi decideranno se fare un figlio o rinunciarci. Anche3 a costo di una eventuale carriera.
Re: Facciamo il gioco del perché
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alfa-beta
Ci sono pochi esempi in natura di un padre più dedicato ai figli del
pinguino imperatore. Dopo che la femmina depone le uova, le sue riserve nutritive si esauriscono e deve tornare ad alimentarsi in mare per due mesi. Questo significa che la responsabilità di mantenere al caldo l'uovo attraverso, protetto dal gelido inverno antartico, è del padre. Il padre trascorrerà due mesi a covare l'uovo tra le zampe, senza abbandonarlo mai, senza alimentarsi per giorni e giorni, senza ripararsi dal freddo.
Primo punto a favore dei
cavallucci marini di sesso maschile è che, a differenza della maggior parte degli altri pesci, sono monogami e compagni per la vita. Ma la caratteristica ancor più bizzarra è che sono l'unica specie sulla terra in cui è il maschio
a "partorire" i piccoli.
Nonostante la loro temibile reputazione di predatori,
i lupi maschi sono papà attenti, monogami e protettivi con i loro piccoli, che vivranno nel branco per tutta la vita. Quando la femmina partorisce, il lupo non lascia la sua tana per diverse settimane, fa la guardia e caccia il cibo per condividerlo con la sua nuova famiglia.
Il tamarino (Saguinus fuscicollis) è una piccola scimmia Sudamericana, conosciuta soprattutto per i suoi caratteristici baffi. Quello che forse è meno noto è che i padri si occupano di accudire i piccoli fin da subito dopo il parto, riportandolo alla madre ogni 2 o 3 ore per l'allattamento di mezz'ora. Per tutto il resto del tempo è il papà a tenere in braccio il nuovo nato e a prendersene cura.
etc etc
https://www.greenme.it/spazi-verdi/a...-regno-animale
https://www.focus.it/ambiente/animali/festa-del-papa
Si, ma noi non siamo pinguini imperatore nè cavallucci marini. Loro rispondono a input biologici. Ma lo facciamo anche noi anche se non ci piace ammetterlo e cerchiamo di forzare le cose.