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  1. #1
    Seguace di Eraclito
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    Predefinito La svolta finiana - Articoli e commenti vari

    Seguiamola qui, non a caso parliamo di colui che il recente sondaggio tenuto nel forum identifica come leader più appetito da noi avversari del bipolarismo.

    Caso Fini, vertice urgente del Pdl
    Berlusconi annucia per le 17 "comunicazioni urgenti"

    ROMA
    Silvio Berlusconi ha convocato oggi l’ufficio di presidenza del Pdl alle 17 per «comunicazioni urgenti» dopo la rottura con Gianfranco Fini. Ieri il presidente della Camera Fini ha ipotizzato di fare suoi autonomi gruppi parlamentari (pronto il nome, "Pdl-Italia") se non avrà le risposte politiche che da mesi va chiedendo.

    Prima della notizia sulle convocazioni urgenti era arrivata una prima convocazione della direzione nazionale del partito per giovedì 22 che stamane aveva fatto dettare a Fini un comunicato distensivo: «La convocazione per giovedì 22 della direzione nazionale del Pdl allargata ai gruppi parlamentari è, sul piano del metodo, una prima risposta positiva ai problemi politici che ho posto ieri al presidente Berlusconi». «Mi auguro - aggiunge - che a partire dalla riunione, cui parteciperò, possa articolarsi una risposta positiva anche nel merito delle questioni sul tappeto, a cominciare dal rapporto tra il pdl e la lega».

    Fini imputa a premier, governo e Pdl di andare a traino della Lega, accusa accoratamente Berlusconi di non aver tenuto nella giusta considerazione la "dote" portata dalla destra italiana al Pdl. Ecco il tono della sua accusa. «Non voglio più essere dipinto come traditore dal tuo giornale di famiglia se chiedo di contare nel determinare la linea politica di un partito che ho fondato - si accalora Fini - non voglio buttare al macero cinquanta anni della storia politica della destra italiana e lasciare che a decidere sia solo tu con Umberto Bossi. Non voglio più che nel Pdl ci sia gente che tu metti in computo a me e che invece risponde solo ed esclusivamente a te. Non mi hai rispettato e consultato per scelte importanti, mi hai fatto perdere peso politico ed hai cercato di marginalizzarmi. E sulle riforme sono stato informato solo dopo di decisioni prese da te a cena con Bossi».

    Berlusconi ascolta e cerca, in un primo momento, di minimizzare, sdrammatizzare, garantire che sarà lui il punto di equilibrio e coesione nella coalizione. Vista la vittoria elettorale ed i tanti successi del governo, il Cavaliere vorrebbe convincere Fini che si deve andare avanti con ottimismo e tutto si aggiusterà. Ma è qui, davanti a quello che al presidente della Camera pare una sorta di comizio elettorale, che il co-fondatore esplode: «Non puoi dirmi ancora una volta che tutto va bene. O ti siedi con me e vediamo come fare in modo che io conti realmente nelle decisioni e nel Pdl, o sono pronto a fare miei gruppi parlamentari autonomi,perchè ho la responsabilità dell’area politica che ho portato nel Pdl».

    Quello che Fini non dice è che il progetto dei gruppi ha già concretezza: è già iniziata la ’contà che porterebbe più di 50 deputati e 18 senatori a schierarsi senza esitazioni. Per non parlare della componente "Generazione Italia", già chiamata in convention per il secondo weekend di maggio a Perugia a sostenere Fini.

    Ragionando con i suoi, il Cavaliere dice di aspettarsi che, per coerenza, se Fini è davvero intenzionato a formare gruppi parlamentari autonomi, di conseguenza pensi a dimettersi dalla presidenza della Camera. Così come i parlamentari che lo seguiranno, dovrebbero naturalmente tenere in conto che non saranno ricandidati.

    Intanto Fini mette nero su bianco una nota, nella quale sottolinea di non voler mettere in crisi maggioranza e governo. «Berlusconi deve governare fino al termine della legislatura perchè così hanno voluto gli italiani - sgombra il campo da equivoci -. Il Pdl, che ho contribuito a fondare, è lo strumento essenziale perchè ciò avvenga. Pertanto il Pdl va rafforzato, non certo indebolito. Ciò significa scelte organizzative, ma soprattutto presuppone che il Pdl abbia piena coscienza di essere un grande partito nazionale, attento alla coesione sociale dell’intero Paese, capace di dare risposte convincenti ai bisogni economici del mondo del lavoro e delle famiglie, garante della legalità e dei diritti civili, motore di riforme istituzionali equilibrate e quanto più possibile condivise».

    Fini aspetta risposte, ma nei palazzi della politica la tensione è alle stelle. E non aiuta il siparietto del leader leghista Umberto Bossi, che proprio mentre è in corso il teso vertice Berlusconi-Fini, rivendica alla Lega il diritto di «prendersi una fetta delle banche», oltre agli assessorati all’Agricoltura in Lombardia, Piemonte e Veneto.

    In serata, i coordinatori del Pdl Bondi, La Russa e Verdini stigmatizzano le scelte di Fini, che definiscono «incomprensibili» ed esprimono «profonda amarezza». Quella amarezza che il presidente del Consiglio confida ai suoi parlando di autogol di Fini nel caso in cui dovesse decidere di portare alle estreme conseguenze le sue intenzioni. È il presidente del Senato Renato Schifani a tentare di porre un argine alla complessa giornata: «Quando una maggioranza si divide - invita a riflettere - non resta che dare la parola agli elettori». Ma i finiani Bocchino e Ronchi replicano secchi: si vota solo quando non esiste più una maggioranza che sostiene il governo. E questo non è.
    Ultima modifica di Cabraizinho; 16-04-10 alle 12:15
    "Ma questo lungo termine è una guida fallace per gli affari correnti: nel lungo termine siamo tutti morti" (J.M. Keynes)
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  2. #2
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    Predefinito Rif: La svolta finiana...

    Dal mio punto di vista, Fini è l'ultima speranza di rinascita di un centro liberale. Oddio, lo starà facendo per opportunismo e calcolo politico piuttosto che per convinzione personale, la questione non è importante: di questi tempi, si prende ciò che passa per il convento
    Seriamente, ad ora la minaccia di nascita dei gruppi parlamentari autonomi mi sa tanto di semplice mossa tattica. Vediamo cosa emerge dalla riunione di questo pomeriggio citata nell'articolo qui in alto.
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  3. #3
    VERA DESTRA
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    In politica i calcoli si fanno ed è giusto che sia così.
    Mi domando quanto sia giusto che riforme Capitali per il nostro Paese siano esposte durante la festa di Bossi jr., che un partito che ha quasi il 40% dei voti sia costantemente sotto ricatto di chi arriva sì e no al 10...
    Ieri notte, su Rai2 si è arrivati alla rissa pubblica e televisiva, io davvero spero che l'ottimismo di Berlusconi non sia di facciata e che il Pdl voglia rimettersi sulla stessa linea d'onda del Ppe Europeo, ma gli "stracci che volano" in diretta Rai fanno presagire tutt'altro...
    Ultima modifica di VERA DESTRA; 17-04-10 alle 14:32

  4. #4
    Seguace di Eraclito
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    Predefinito Rif: La svolta finiana...

    Citazione Originariamente Scritto da VERA DESTRA Visualizza Messaggio
    [...] io davvero spero che l'ottimismo di Berlusconi non sia di facciata e che il Pdl voglia rimettersi sulla stessa linea d'onda del Ppe Europeo, ma gli "stracci che volano" in diretta Rai fanno presagire tutt'altro...
    Non condivido tale auspicio, per il semplice motivo che a mio giudizio la fine di questo bipolarismo coatto passa per forza per la scissione finiana: mi trovo a fare il tifo affinché questa crisi precipiti, anche se nulla mi toglie dalla testa il presentimento che quella di Fini sia solo tattica.
    Proseguiamo con la "rassegna stampa". Secondo questo articolo le adesioni al progetto finiano sarebbero piuttosto numerose!

    Fini prepara la sfida in direzione
    "Ho i numeri per farli ballare"
    L'ex leader sogna una nuova An: vede un clima cambiato: ma i problemi restano. I deputati quasi a quota 50. Telefonata col Colle di CARMELO LOPAPA


    ROMA - "Il clima sembra cambiato. Ma non si può certo dire che la crisi sia finita". Della discontinuità invocata per il Pdl, sostiene coi suoi di non aver trovato traccia, al termine dell'Ufficio di presidenza convocato a tamburo battente dal Berlusconi. Né i problemi che aveva posto nell'incontro scontro di due giorni fa sono stati risolti. Ma se il presidente della Camera Gianfranco Fini lascia di sera il suo studio di Montecitorio più che soddisfatto è perché l'apertura del Cavaliere - un ultimatum, in realtà, a sentire i berluscones - la interpreta come un punto a suo favore.

    Per il momento, resta confermato il pranzo dei senatori finiani di oggi. Ma soprattutto la riunione di tutti i parlamentari che stanno con lui, martedì a mezzogiorno, per l'atto costitutivo del "Pdl Italia". In attesa della resa dei conti, quella vera. "L'opinione del presidente della Camera sarà chiara solo giovedì, quando prenderà la parola alla direzione nazionale del Pdl" spiega il portavoce Fabrizio Alfano. Le prossime ore, i prossimi giorni, saranno di attesa. Intanto, Fini continua a tessere la sua tela e a tenere contatti istituzionali e politici. Lunga telefonata col Quirinale in mattinata, per spiegare al presidente della Repubblica Napolitano quanto sta accadendo dentro il Pdl. Poi, nel corso della giornata, l'ex leader di An chiama Pier Ferdinando Casini e sente Francesco Rutelli. Al termine dell'Ufficio di presidenza in cui Berlusconi lo invita a ripensarci, a proseguire il cammino, ma senza più strappi, il presidente della Camera deve fare i conti con una fetta del suo gruppo che lo invita alla cautela. Così da Urso al ministro Ronchi al sindaco Alemanno.

    Il fatto è che Fini adesso è galvanizzato dai numeri. Da quella sorta di "conta" che ha condotto in porto per tutto il giorno, una telefonata dopo l'altra. Ex aennini passatigli in linea uno per uno dalla segretaria personale. "Un successo" diranno alla fine i fedelissimi. Il pallottoliere avrebbe fatto segnare quota 45 deputati (50 a sentire i più ottimisti) e 14 senatori. Quasi sessanta pronti a salpare nell'avventura del gruppo "Pdl Italia". "Numeri sufficienti - nella lettura fatta dai parlamentari riuniti al primo piano di Montecitorio - a far venir meno la maggioranza nell'ipotesi in cui Berlusconi optasse per lo scioglimento anticipato delle Camere. Drappello in grado comunque di far ballare Pdl e Lega su ogni provvedimento non condiviso". Ecco perché l'apertura del premier, 24 ore dopo lo scontro, viene ritenuta non casuale, frutto di informazioni su quella conta approdate a Palazzo Grazioli. "An ha risposto. E chissà che questa operazione non possa risollevare nuovi entusiasmi", si sarebbe compiaciuto Fini, che in realtà il sogno di ridare vita a qualcosa che somigli ad An lo tiene sempre nel cassetto. Sedi e patrimonio e fondazione sono intatti. In fondo, la differenza con l'ala berlusconiana è ormai nei fatti, come sottolinea sul sito web il direttore di FareFuturo, Filippo Rossi: "Comunque vada, il dado è tratto, emerge una differenza tra chi considera il potere una cosa privata e chi lo considera al servizio dei cittadini".

    Il presidente della Camera è in studio di prima mattina. Inizia il via vai dei suoi. Italo Bocchino, Carmelo Briguglio, la direttrice del Secolo Flavia Perina, Adolfo Urso. Ragionano della convocazione a sorpresa dell'Ufficio di presidenza da parte di Berlusconi. C'è il tempo per un commento amaro del leader su La Russa, il ministro che il giorno prima ha firmato un documento critico dei tre coordinatori Pdl contro Fini. Poi, in studio arriva Gianni Alemanno, che insiste: "Il Pdl deve rimanere unito". Sarà lui a lavorare molto di sponda, sentendo spesso anche il premier. Lo stesso farà, dal fronte Palazzo Chigi, Gianni Letta. La telefonata col Colle precede le telefonate in serie con i parlamentari, prima dell'incontro con il segretario generale del Consiglio d'Europa, Torbjorn Jagland. Poi, per tutto il pomeriggio, il presidente della Camera segue in tempo reale dalle agenzie di stampa l'Ufficio di presidenza al quale partecipa anche il finiano Bocchino. "Adesso l'ipotesi gruppo autonomo è più lontana" dice Urso. Più cauto Bocchino: "Riunione costruttiva, il gruppo autonomo resta sullo sfondo, ma la questione sarà risolta in direzione giovedì". Il documento che Fini leggerà, partecipandovi per la prima volta, è già in cantiere. Come pure l'atto costitutivo del "Pdl Italia" segnato in agenda col vertice di tutti i finiani di martedì. Ma i pontieri di entrambe le sponde lavorano già per un altro faccia a faccia, quello sì decisivo, tra Berlusconi e Fini. Prima che tutto precipiti.
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  5. #5
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    Predefinito Rif: La svolta finiana...

    14 senatori firmano un documento pro-Fini. Abbiamo quindi i nomi dei senatori che sarebbero coinvolti nel progetto PDL-Italia?

    Da senatori finiani sostegno a tesi presidente Camera
    17 aprile, 16:12

    ROMA - Piena solidarietà a Gianfranco Fini. Sarebbe questo, stando a fonti presenti all'incontro, il documento sottoscritto da alcuni senatori 'finiani' nel corso di un incontro tenutosi oggi, che tuttavia viene definito come un testo 'propositivo', che auspica unità nel Pdl.

    Nel documento, ha spiegato uno dei partecipanti all'incontro, chiedendo di restare anonimo, si esprime "piena solidarietà" a Fini e si chiede che i temi da lui sollevati siano affrontati e risolti nel corso della riunione di giovedì prossimo. Secondo alcuni presenti, inoltre, il testo conterrebbe anche un invito a "isolare" coloro che puntano a dividere i due cofondatori del Pdl. Nel suo complesso, sottolineano le stesse fonti, il documento però ha toni "propositivi", in quanto invita il partito a tenere conto delle richieste di Fini, ma allo scopo di unire e non di dividere. L'obiettivo, sintetizza un altro senatore, è quello di rafforzare il partito, non certo di indebolirlo. Alla domanda se si sia discusso dell'ipotesi di fare gruppi autonomi, un partecipante ha risposto: "Questo tema non è stato affrontato nel documento". Al momento è difficile dire quanti senatori abbiano sottoscritto il testo, ma chi ha partecipato assicura che a breve uscirà una nota con le firme in calce.

    DOCUMENTO FINIANI, SCISSIONE E VOTO? INCOMPRENSIBILI - "La prospettiva di un'escalation e anche solo parlare di scissioni ed elezioni anticipate risultano incomprensibili per noi e per l'opinione pubblica, che invece si aspetta una fase più incisiva dell'azione del nostro governo". E' un passaggio del documento siglato da 14 senatori, i cosiddetti 'finiani', al termine di un incontro in un ristorante al centro di Roma.

    "In merito alle polemiche che l'incontro Fini-Berlusconi ha suscitato nei media e nell'opinione pubblica, riteniamo necessario esprimere solidarietà a Gianfranco Fini, contro il quale sono stati espressi giudizi ingenerosi, con toni a volte astiosi" si legge nel testo a firma dei senatori. "Per parte nostra - scrivono ancora - riteniamo invece che le questioni poste da Fini meritino un approfondimento e una discussione attenta nelle competenti sedi del partito. Nel corso della direzione di giovedì prossimo sarà lo stesso presidente della Camera a chiarire le sue proposte, aprendo un dibattito che ci consentirà di articolare e aggiornare un progetto di rilancio del Pdl, aperto alla partecipazione di tutte le componenti del partito". Dopo aver detto che le ipotesi di "scissioni ed elezioni anticipate risultano incomprensibili", i senatori concludono: "Bisogna quindi riportare il confronto su un piano costruttivo, isolando quanti, più o meno consapevolmente, stanno in queste ore lavorando per destabilizzare tra i cofondatori del Pdl". Il documento è stato sottoscritto da 14 senatori: Laura Allegrini, Andrea Augello, Mario Baldassarri, Cesare Cursi, Candido De Angelis, Egidio Digilio, Maria Ida Germontani, Giuseppe Menardi, Oreste Tofani, Antonio Paravia, Franco Pontone, Maurizio Saia, Giuseppe Valditara, Pasquale Viespoli.
    Ultima modifica di Cabraizinho; 17-04-10 alle 17:18
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  6. #6
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    Non condivido tale auspicio, per il semplice motivo che a mio giudizio la fine di questo bipolarismo coatto passa per forza per la scissione finiana: mi trovo a fare il tifo affinché questa crisi precipiti, anche se nulla mi toglie dalla testa il presentimento che quella di Fini sia solo tattica.
    Proseguiamo con la "rassegna stampa". Secondo questo articolo le adesioni al progetto finiano sarebbero piuttosto numerose!
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    14 senatori firmano un documento pro-Fini. Abbiamo quindi i nomi dei senatori che sarebbero coinvolti nel progetto PDL-Italia?
    Le adesioni sono poco meno di 70 in Parlamento. Capisco che questo sia il forum dei centristi, e coinvolgere forze centriste piuttosto che la Lega si potrebbe rivelare una soluzione interessante nel medio e lungo periodo, ma Generazione Italia, Fare Futuro e (chissà se nasce) il Pdl-Italia sono la destra, non il centro.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da VERA DESTRA Visualizza Messaggio
    Le adesioni sono poco meno di 70 in Parlamento. Capisco che questo sia il forum dei centristi, e coinvolgere forze centriste piuttosto che la Lega si potrebbe rivelare una soluzione interessante nel medio e lungo periodo, ma Generazione Italia, Fare Futuro e (chissà se nasce) il Pdl-Italia sono la destra, non il centro.
    Mah, la destra italiana non è mai stata liberale e temo non lo sarà mai.
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  8. #8
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    Mah, la destra italiana non è mai stata liberale e temo non lo sarà mai.
    E quel signore che hai messo su come avatar?

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da VERA DESTRA Visualizza Messaggio
    E quel signore che hai messo su come avatar?
    Pannella disse che la destra storica è un pò la sinistra liberale di quest'oggi e fondamentalmente mi ritrovo in questa semplificazione. Nella destra odierna, a parte qualche sparuta e meritevolissima eccezione, vedo principalmente una massa illiberale di baciapile.
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  10. #10
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    Predefinito Rif: La svolta finiana...

    Fini e Berlusconi si preparano al redde rationem di giovedì in direzione - Italia - l'Unità.it
    Domenica di riflessione per i due cofondatori del Pdl, in vista di una settimana intensa nella quale si deciderà il futuro del partito. Silvio Berlusconi è ad Arcore. Mentre il presidente della Camera Gianfranco Fini è al mare, a scrivere sia l'intervento che terrà alla Direzione di giovedì prossimo, sia il documento che «al 99%», spiegano i suoi, verrà presentato come base di confronto. Nel frattempo gli sherpa sono al lavoro e i contatti tra finiani e resto del Pdl proseguono senza sosta.

    Il clima nel partito non è dei migliori e sono pochi quelli pronti a scommettere su una ricomposizione indolore tra i due leader. Carmelo Briguglio, uno dei deputati più vicini a Fini, ipotizza per la prima volta addirittura la «nascita di un nuovo partito di centrodestra che si riconosca nelle idee del presidente della Camera, legato da un rapporto di coalizione col partito di Berlusconi e con il governo». Ma tra i berlusconiani si minimizza e la prospettiva viene letta più che altro «come una minaccia necessaria ad alzare il tiro nell'ambito della trattativa».

    L'ipotesi più realistica, si osserva nella maggioranza del Pdl, è che giovedì venga messo ai voti un documento che potrebbe formalizzare la nascita di una corrente interna che si riconosca nelle istanze dell'inquilino di Montecitorio. Pronta a rafforzarsi in vista del congresso che si terrà entro un anno. Quello dei gruppi indipendenti, aggiungono, sarebbe un passaggio successivo che però porterebbe a una conta interna che al momento vedrebbe Fini «ben al di sotto del 30% che aveva portato come dote iniziale alla costituzione del Pdl». Non più di «otto senatori - assicurano a Palazzo Madama - sarebbero pronti, infatti, a passare con lui».

    Favorevole all'idea di un documento da portare in Direzione è il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli che invita i protagonisti della spaccatura a rifuggire «da inutili protagonismi mediatici» perchè l'obiettivo dovrebbe essere «stemperare le tensioni», senza «il tifo di nessuno». Il fatto, si osserva ancora nella maggioranza, è che la trasmissione Tv «L'ultima parola», con un Italo Bocchino e un Adolfo Urso «scatenati», è stata «un vero spartiacque». Prima una ricomposizione sarebbe stata «più a portata di mano». Ora, invece, «tutto è più difficile». I toni di Bocchino contro Maurizio Lupi, si osserva, hanno fatto infuriare non solo il premier, che alcune fonti definiscono «inferocito» per la performance del deputato campano, ma anche la base elettorale. «Abbiamo ricevuto più sms di protesta dopo la trasmissione - racconta un senatore Pdl - che messaggi di congratulazioni per la vittoria elettorale». La contesa, insiste Osvaldo Napoli (Pdl), «è ora più aspra» per colpa «delle dichiarazioni incendiarie e dagli scatti d'umore di qualche colonnello».

    E anche tra gli ex-aennini il malumore nei confronti di Bocchino è palpabile. La verità, racconta un fedelissimo del Cavaliere, è che da parte di Berlusconi non c'è più «disponibilità» ad essere conciliante con l'alleato e la voglia di portare la spaccatura alle sue estreme conseguenze sarebbe «tanta». La conta interna intanto è già cominciata. E si parla con insistenza di possibili cambi al vertice delle commissioni parlamentari presiedute dagli ex di An visto che dopo due anni le presidenze di quelle permanenti devono essere riconfermate. «Ma parlare di queste cose - assicura il finiano Fabio Granata - è davvero prematuro. Non ha senso». Ora tutti gli occhi sono puntati all'incontro di martedì tra Fini e i suoi e a quello di giovedì della Direzione. E quest'ultimo, insiste Granata, «non sarà un passaggio neutro». Una decisione, in un senso o nell' altro, dovrà essere presa.

    «Io lavorerò - assicura il neo governatore del Lazio Renata Polverini - affinchè non si arrivi alla spaccatura». Ma se si continuerà a litigare nel partito che ha appena vinto le elezioni, sintetizza il ministro Renato Brunetta, gli italiani «ci rincorreranno con un forcone».

    Anche se Fabio Granata sostiene che da parte di Fini «non c'è nessuna retromarcia» e che nulla «si è ricomposto», il documento dei 14 senatori varato sabato (in cui si dice no alle scissioni) viene accolto con soddisfazione dai 'berlusconianì: «Rappresenta un implicito invito all'unità dei gruppi parlamentari», dicono Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello. Ma anche il finiano Italo Bocchino cerca di allontanare il dibattito dalle polemiche di chi accusa gli ex aennini di puntare unicamente a nuove «poltrone», per cercare di spostarlo su temi concreti come le «politiche per il Sud».

    Fra i pontieri c'è anche Gianni Alemanno, che tuttavia non nasconde una certa preoccupazione: «Stiamo lavorando a una ricomposizione, ma è difficile fare previsioni», riconosce il sindaco di Roma. Nella "guerra" fra i cofondatori, dunque, nessuno dei due arretra, ma neanche attacca. Si lavora dietro le quinte, in attesa della Direzione Nazionale di giovedì. Gli ottimisti sono convinti che si possa arrivare ad un documento in cui da una parte si conceda qualcosa a Fini e dall'altra si dia soddisfazione al premier sul fatto che nel Pdl si deve decidere a maggioranza. Un punto di caduta su cui puntano i "diplomatici", ma che potrebbe non bastare ai "colonnelli".

    L'affondo di Farefuturo Ma poi, quante divisioni ha Gianfranco Fini? Al celebre aforisma, implicito sottofondo di questi giorni in cui si parla di ipotesi di gruppi parlamentari autonomi e rischi di scissione nel Pdl, risponde esplicitamente "Ffweb'", la rivista online della fondazione finiana Farefuturo, assicurando che «l'esercito di Gianfranco Fini è molto più potente di quanto immaginano, dentro il palazzo e tra gente. È molto più numeroso. Molto più convinto. È un esercito senza armi, certo. Senza struttura. Senza generali e senza colonnelli. Un esercito senza retorica. E senza rabbia».

    Si tratta, spiega Filippo Rossi in un editoriale per il periodico online della Fondazione presieduta da Gianfranco Fini, di «un esercito d'italiani normali che chiedono alla politica quello che la politica non riesce più a dare. Un esercito che non vuole andare alla guerra perchè è composto da 'civilì che non amano mettersi la divisa, che non vogliono prendere le armi. Di 'civilì che coltivano l'arte della discussione e del confronto. Che non hanno una militanza da vantare, un'appartenenza da mettere sul tavolo delle trattative. Di gente, insomma che non capisce, non sopporta, la retorica urlata di una politica autoreferenziale. Di gente che, però, al momento giusto sa scegliere, perchè non è embedded, non è aggregata e non è gregaria». Insomma, un esercito «di gente che pensa con la propria testa. E che non prende ordini e non canta - sottolinea - canzoncine orecchiabili. Perchè è la gente che fa la storia. Perchè sono le idee che fanno la storia. E non la propaganda. È sempre stato così. E sarà sempre così».

    Rossi critica la «retorica guerriera degna della penna di qualche giornalista embedded che trasferisce alla pubblica opinione i dispacci dei comandi militari», con le «veline di guerra, bugiarde come tutte la propaganda con le stellette». «Troppi piazzisti di false certezze - osserva - si attardano in elenchi di colonnelli, sergenti, marescialli. È per questo che parlano di 'truppè, come se le questioni poste in questi mesi fossero solo roba di poltrone, roba di visibilità, roba di posti (e territori) da occupare. È per questo che parlano di 'fedelissimì come se la politica fosse roba di bande di quartiere. Ne parlano perchè sperano che sia così. Sperano che non ci sia altro rispetto all'unica realtà che conoscono, fatta di numeri, di noi e loro. Niente contenuti, niente ideali, niente di niente».
    18 aprile 2010
    E a fronte della prospettiva neanche tanto impossibile di ricomposizione della frattura, questo articolo ricorda come

    Il tempo gioca contro l'ex An
    di Susanna Turcotutti gli articoli dell'autore

    La tripletta che definisce il futuro possibile nei rapporti tra Berlusconi e Fini è tutta in piedi (unità nella diarchia, costituzione di una minoranza interna, scissione), i bookmaker puntano più sulla soluzione intermedia in vista della direzione del Pdl di giovedì, si lambiccano su quanti parlamentari può contare Fini e sulla sua disponibilità a fare marcia indietro (quasi nessuno, invece, scommette sulla inclinazione del Cav a fargli concessioni). A disegnare il futuro possibile ieri si sono dedicati fra l’altro i finiani Briguglio («è possibile anche un nuovo partito, coalizzato al Pdl») e Urso («percorso unitario, o scissione»), mentre da parte dei berluscones si registrano toni più concilianti. Ma si tratta di ipotesi.

    Di fatto, per quanto nessuno possa giurarci, e nonostante l’ira berlusconiana provocata dalla performance tv di Bocchino, quasi tutti gli ufficiali in campo credono nella ragionevole probabilità di una riappacificazione. Del resto, le uniche parole ufficiali dell’ex leader di An - un comunicato di giovedì sera - non vanno nella direzione della rottura. Né il premier, al di là delle mani che gli prudono, ha voluto in questi giorni affondare più di tanto il coltello. I due, a ben guardare, ormai hanno in comune soprattutto questo: il reciproco interesse a trovare una soluzione, se non altro perché ciascuno avrebbe qualcosa da perdere in una rottura definitiva. Tuttavia, se molti predicono una ricomposizione, nessuno scommette sulla sua durata.

    «Si riconcilieranno ancora una volta, e sarà l’ultima. Lo scontro che si è aperto giovedì è troppo forte per non lasciare segni profondi», scommette una prima fila della pattuglia dei fedelissimi al presidente della Camera. Non solo. Spiega un altro finiano: «Quel che va chiedendo Fini, tra condivisione delle scelte, ridimensionamento della Lega e diritto di cittadinanza per una minoranza interna, è in sostanza che Berlusconi neghi il proprio berlusconismo». Difficile che il Cavaliere - al netto di qualche dichiarazione di intenti - alla lunga possa acconciarsi a una soluzione soddisfacente per Fini. E una soluzione insoddisfacente, se l’accettasse, condannerebbe il presidente della Camera alla marginalità.

    Salvo carambole, dunque, il problema per l’ex leader di An resterà aperto - come sa Casini che infatti sta a guardare facendogli i conti in tasca - ed è destinato a ripresentarsi. Con una aggravante che la manciata di politici pronti a seguire anche all’inferno l’ex leader di An riassume così: «Il fattore tempo». Il tempo, infatti, gioca a sfavore di Fini. «I parlamentari su cui può contare erano molti di più un anno fa, e tra sei mesi saranno meno di oggi», spiegano citando il caso di ex finiani come Berselli, Caruso, Bernini, che solo fino a poco fa venivano conteggiati di qua e ora invece si trovano di là. È anche per questo che Fini si è lanciato ora nella resa dei conti. «Più passa il tempo», spiegano infatti, «più si indebolisce il legame tra gli ex aennini e il loro ex leader». Senza considerare le garanzie che l’uomo è in grado di offrire.

    «Gianfranco va bene tutto, ma poi a noi il seggio chi ce lo dà?» è la domanda che si è sentito fare anche in questi giorni da parlamentari, amici ma angosciati anche dal traguardo dei due anni e mezzo di legislatura necessari per aver diritto alla pensione. Oltre il tempo, c’è il punto della credibilità: «In questa partita, Fini si sta giocando una fetta significativa del proprio potenziale», spiega un suo consigliori: «È chiaro che ora deve radunare i suoi tra gli ex aennini, ed è una pattuglia che solo lui può guidare, come gli hanno già fatto capire alcuni dei suoi. Ma al più presto deve rialzare il tiro, stringere legami anche con altri mondi come ha fatto negli ultimi due anni». I Pisanu, i Casini, i Rutelli, per non parlare degli ex forzisti insoddisfatti stanno a guardare: con interesse, ma non per sempre.
    19 aprile 2010
    Ultima modifica di Cabraizinho; 19-04-10 alle 12:43
    "Ma questo lungo termine è una guida fallace per gli affari correnti: nel lungo termine siamo tutti morti" (J.M. Keynes)
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