La spia russa nel Regno Unito e le regole violate della Guerra Fredda - Limes
Dopo l’annuncio dell’espulsione di 23 diplomatici russi dal Regno Unito – accusati dal governo di Theresa May di essere agenti di intelligence – a seguito del caso Skripal, l’ex talpa dell’MI6 all’interno del Gru (il servizio segreto militare russo) vittima di un tentativo di assassinio, alcuni hanno sostenuto che si è tornati alla Guerra Fredda.
In realtà, in questa vicenda sono state violate proprio le regole non scritte osservate dai grandi servizi spionistici durante quel periodo. Una di queste prevedeva che non si colpisse un traditore che è stato scambiato con propri agenti catturati dall’avversario. È una regola logica: chi si fiderebbe a effettuare uno scambio di prigionieri se poi quelli che si è riusciti a liberare vengono uccisi a distanza di anni dai servizi avversari?
Altra regola della Guerra Fredda era quella di non uccidere i famigliari degli 007. “Le famiglie sono fuori dai giochi e vanno rispettate”. Oltre alla figlia Yulia, rimasta coinvolta nel tentato omicidio, Sergei Skripal ha perso in pochi anni, in circostanze definite sospette dalla stampa inglese, la moglie e il figlio. Yulia viveva in Russia ed era tornata in Inghilterra per incontrare il padre. Segno che non temeva rappresaglie particolari da parte degli “organi”.
Sono pochi, al momento, gli elementi per effettuare un’analisi indipendente al di là di quanto comunicato dal governo britannico. In un primo momento le autorità inquirenti avevano affermato che la sostanza utilizzata per colpire Sergei Skripal e sua figlia fosse il Fentanyl, un oppiaceo sintetico molte potente usato dai reparti antiterrorismo russi nell’assalto al teatro moscovita Dubrovka nel 2002. In seguito è emerso che è stato usato il Novichok, nome generico che indica una categoria di agenti chimici messi a punto negli anni Settanta e Ottanta nell’allora Unione Sovietica.
Questa categoria di armi chimiche era già stata al centro di un giallo internazionale quando nell’aprile del 2002 uno dei maggiori responsabili della loro produzione, il generale a riposo Anatoliy Kuntsevich, morì in circostanze misteriose su un volo Mosca-Damasco. Nel 1992 Kuntsevich era divenuto consigliere di Boris Eltsin per lo smantellamento delle armi chimiche e quindi capo dell’apposito Comitato che doveva eseguire le operazioni di dismissione dell’imponente arsenale chimico ereditato dall’ex Unione Sovietica.
In queste veste, il generale aveva venduto alla Siria una serie di precursori per la fabbricazione di nervini avanzati come il Vx. Allertato dai servizi di sicurezza sulle manovre del suo consigliere, Eltsin lo aveva licenziato nel 1994. Kuntsevich aveva però proseguito a collaborare con Damasco per la costruzione di testate chimiche per i missili Scud C e, forse, per la produzione in Siria del Novichok. Le cause della sua morte non sono mai state chiarite, ma è stato avanzato il sospetto di un “colpo” del Mossad o degli stessi servizi russi che hanno agito su pressione israeliana.
La misteriosa scomparsa di Kuntsevich non ha probabilmente attinenza con l’assalto commesso contro Skripal e la figlia, ma indica che nel mondo dell’intelligence niente è come sembra.
L’uso di un agente chimico così potente e raro, rispetto ad esempio al Vx usato per uccidere il fratellastro di Kim Jong-un, porta chiaramente il marchio di un’azione statale e ha innescato una grave crisi diplomatica tra Londra e Mosca. Quest’ultima ha chiesto di potere accedere alle prove raccolte dagli investigatori britannici, ma Londra finora si è opposta invocando un’indagine indipendente da parte dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opcw).
Dopo la vicenda di Alexander Litvinenko, l’ex agente dell’Fsb assassinato nell’ottobre 2006 con una tazza di tè corretta al polonio, il governo britannico si trova di nuovo ad affrontare un caso di avvelenamento con una sostanza che indica la provenienza moscovita.
Smiert Spionem (Morte alle spie) era il significato di Smersh, l’organizzazione creata durante la Seconda Guerra Mondiale per dare la caccia ai traditori e doppiogiochisti all’interno degli apparati sovietici. Una tradizione che sembra rispolverata da Vladimir Putin, il quale notoriamente non ama i traditori. Ma perché usare sostanze radioattive come il polonio o un’arma chimica come il Novichok quando si possono utilizzare metodi più discreti per eliminare un traditore e allo stesso tempo per incutere terrore a potenziali doppiogiochisti? Questo atto spettacolare rischia di danneggiare ulteriormente le relazioni con la Gran Bretagna e con gli altri paesi occidentali, come sta avvenendo con le misure di ritorsione decise dal governo May.
Sergei Skripal, inoltre, era stato arrestato nel 2004 e condannato nel 2006 per aver tradito diversi agenti del Gru che agivano in Occidente. Liberato nel 2010, si era rifatto una vita in Gran Bretagna apparentemente lontana dai giochi dello spionaggio. Si afferma che Skripal abbia contribuito al dossier sul viaggio moscovita di Donald Trump confezionato durante le ultime presidenziali statunitensi dall’ex agente dell’MI6 Christopher Steele, un documento ritenuto ormai inattendibile. Ma basta questo a scatenare la vendetta omicida?
Se la pista russa è vera, siamo di fronte a una fronda interna agli apparati di potere moscoviti? Putin è descritto come il garante di una serie di interessi spesso contrapposti negli apparati statali e nei grandi gruppi economici, sia pubblici sia privati. Il suo potere non è assoluto. La recente costituzione di una guardia nazionale, che ha raggruppato i diversi reparti paramilitari del ministero dell’Interno (che risponde direttamente a Putin) è un segnale che il presidente non si fida del tutto dell’insieme degli organi.
C’è poi il versante inglese. L’affaire Skripal si è verificato nel mezzo delle polemiche sull’accordo per la Brexit. La premier May sta cercando di intascare sia la solidarietà interna che l’appoggio internazionale. Il leader laburista Jeremy Corbyn ha espresso sostegno a Downing Street ma il suo portavoce ha dichiarato che “il governo ha accesso a informazioni d’intelligence su questo caso che altri non hanno. Tuttavia, la storia relativa ai rapporti dell’intelligence sulle armi di distruzione di massa è problematica, per usare un eufemismo”. Con queste parole ha ricordato le accuse infondate espresse dal governo di Tony Blair sulle armi di distruzione di massa in possesso dell’Iraq al fine di giustificare la partecipazione britannica alla guerra del 2003.
Sul piano internazionale, diversi Stati europei hanno espresso solidarietà al Regno Unito, ma hanno pure lasciato intendere che Londra deve mettere ordine nella folta comunità di espatriati russi (alcuni dei quali ricchissimi) che vivono nella capitale inglese da anni. Soprattutto, i paesi dell’Ue non vogliono imporre nuove sanzioni alla Russia per non danneggiare le proprie esportazioni verso quel mercato.
Intorno al caso Skripal si stanno quindi giocando diverse partite che sono ancora tutte aperte e nelle quali la vittima designata è solo una pedina sacrificabile.




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