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  1. #111
    Rossobruno cattivone
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    Predefinito Re: La Sinistra c'è o ci fa?

    Il demenziale collettivo dei Wu Minchioni ha deciso di collaborare con la succursale della rivista d'oltreoceano "Vice". Rivista modaiola per studenti fuori corso e hipster. E sì che per Dumbo e soci la SIONistra è ancora presente tra il popolo , sì alle dance hall

    https://www.vice.com/it/article/pawp...bruni-italiani
    Lottiamo per una giustizia sociale che non sia un favore, ma un diritto - J. D. Perón -

    Il sonno della ragione genera i liberali

  2. #112
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    Predefinito Re: La Sinistra c'è o ci fa?

    Citazione Originariamente Scritto da LupoSciolto° Visualizza Messaggio
    Il demenziale collettivo dei Wu Minchioni ha deciso di collaborare con la succursale della rivista d'oltreoceano "Vice". Rivista modaiola per studenti fuori corso e hipster. E sì che per Dumbo e soci la SIONistra è ancora presente tra il popolo , sì alle dance hall

    https://www.vice.com/it/article/pawp...bruni-italiani
    Son sempre stati dei pagliacci, la personifacazione del radical chic, tutto caviale, champagne, utopie estremiste ( a parole ),
    e cosmopolitismo liberal ( nella pratica ).
    Se quella fosse la sinistra sarebbe meglio essere di estrema destra.
    Ma per fortuna non è così.
    "L'odio per la propria Nazione è l'internazionalismo degli imbecilli"- Lenin
    "Solo i ricchi possono permettersi il lusso di non avere Patria."- Ledesma Ramos
    "O siamo un Popolo rivoluzionario o cesseremo di essere un popolo libero" - Niekisch

  3. #113
    Rossobruno cattivone
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    Predefinito Re: La Sinistra c'è o ci fa?

    Citazione Originariamente Scritto da Kavalerists Visualizza Messaggio
    Son sempre stati dei pagliacci, la personifacazione del radical chic, tutto caviale, champagne, utopie estremiste ( a parole ),
    e cosmopolitismo liberal ( nella pratica ).
    Se quella fosse la sinistra sarebbe meglio essere di estrema destra.
    Ma per fortuna non è così.
    La collaborazione con gli atlantisti di Vice, getta ogni maschera.
    Lottiamo per una giustizia sociale che non sia un favore, ma un diritto - J. D. Perón -

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  4. #114
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    Predefinito Re: La Sinistra c'è o ci fa?

    DOVE PORTA IL NÉ-NÉ
    di Leonardo Mazzei
    [ 23 luglio 2018 ]

    A proposito di un articolo di Domenico Moro e Fabio Nobile


    Domenico Moro e Leonardo Mazzei

    A sinistra non tutti hanno portato il cervello all'ammasso. Qualche giorno fa abbiamo segnalato, ad esempio, un intervento di Gianpasquale Santomassimo totalmente critico verso ogni ipotesi di union sacrée antifascista. Una prospettiva giustamente respinta anche in un recente articolo di Domenico Moro e Fabio Nobile. Purtroppo, però, il ragionamento di questi due compagni, sfociando nella più classica posizione del «né né», conduce nel vicolo cieco dell'assenza di una linea politica. E questo nel bel mezzo di un passaggio cruciale per il nostro Paese.

    Il loro scritto vuol essere in realtà un contributo critico sulle vicende interne di Potere al Popolo, ma la parte che a noi qui interessa è quella che concerne il posizionamento proposto nell'attuale fase politica.


    Moro e Nobile colgono bene la novità della situazione: «L’Italia presenta una situazione politica inedita: è l’unico Paese in cui non è al governo alcun partito afferente a uno dei due storici raggruppamenti europei, il Ppe e il Pse». L'unico Paese in cui «il bipartitismo tradizionale è collassato». Peccato che ad una descrizione così nitida di un quadro nuovo e dinamico, segua invece la grigia proposta di una linea politica centrista, quella che per semplificare definiamo del «né né».

    Apriamo una parentesi per chiarire subito che anche il «né né» può essere talvolta legittimo. Ad esempio, durante i disgraziati anni del bipolarismo secondo-repubblicano (1994-2013, con uno stentato prolungamento nel quinquennio successivo), e nonostante i diversissimi scenari in esso prodottisi nel tempo, ogni seria posizione di classe non poteva che esprimersi in un simultaneo rifiuto tanto del "centrosinistra", quanto del "centrodestra". Che poi altri (Prc, Pdci, ecc.) abbiano fatto invece scelte diverse è cosa nota. Come noti sono i disastri che tali scelte hanno prodotto. Ma adesso siamo entrati - e Moro e Nobile lo dicono molto bene - in una fase completamente diversa. Il problema è allora quello di valutare i probabili effetti della linea del «né né» in questa particolare congiuntura storico-politica. Su questo lo scritto di cui ci stiamo occupando ci offre delle preziose indicazioni.

    L'argomento fondamentale dei due autori è che, nell'attuale confusione della sinistra, vi sarebbero due «estremi autolesionistici e politicamente suicidi», dunque da evitare entrambi. Più precisamente: «Uno secondo cui è giusto appoggiare o comunque aprire una linea di credito al governo Lega-M5S, in funzione anti-Europa a egemonia tedesca e/o anti-capitale transnazionale, e un altro secondo cui si sia ormai alle soglie del fascismo e che quindi bisogna allearsi con tutti quelli che ci stanno, magari anche con il Pd o quantomeno con personaggi che vi erano fino a ieri».

    Si tratta di una tesi destinata - essa sì - a produrre i peggiori disastri politici. La differenza con lo scenario del venticinquennio precedente è infatti abissale. Anzi, quel che abbiamo di fronte è un quadro del tutto opposto a quello del bipolarismo a maggioranze intercambiabili, per tanti anni rappresentate dal faccione del Mortadella e dal faccino a presa in giro del Buffone d'Arcore. Che quelle maggioranze fossero intercambiabili - due facce dello stesso sistema, appunto - lo provava l'atteggiamento, sempre governativo, di tutti i santuari del dominio neoliberista. Atteggiamento ancor più marcato quando, sul finire di quel periodo, arrivò Renzi a sintetizzare il peggio dei due poli secondo-repubblicani.

    Ora anche un cieco può quotidianamente osservare come quella realtà appartenga ad un'altra epoca. Un'epoca che lorsignori, che già si ritengono usurpati di un potere che sentono proprio per diritto divino, vorrebbero al più presto ripristinare. Da qui il continuo sabotaggio all'azione di governo da parte del Quirinale, della Banca d'Italia, del presidente dell'Inps, di tanti funzionari dei ministeri opportunamente imbeccati. Da qui il bombardamento quotidiano dei media, di Confindustria, nonché l'azione tutt'altro che neutrale di certa magistratura.

    Detto en passant il ripristino del bel mondo che fu piacerebbe tanto anche a certi sinistrati (del tipo di alcuni redattori di Contropiano) che hanno già deciso, bontà loro, che il nuovo governo non farà altro che continuare la politica di quelli precedenti, con tanto di inchino ai signori di Bruxelles. Come dire: che la realtà si conformi ai nostri desideri, ai nostri schemi, che pensare è faticoso e talvolta doloroso assai...

    Non ci pare sia questo l'atteggiamento di Moro e Nobile, che però hanno una prima significativa scivolata laddove vedono dietro al governo gialloverde, non solo le «imprese meno internazionalizzate e più piccole», ma addirittura «le banche e le grandi imprese di stato e non, che hanno scontato la scarsa capacità dei governi italiani di farsi valere nei confronti di Francia e Germania».

    Ora, premesso che per noi qualunque divisione del fronte avversario sarebbe comunque benvenuta, parlare di banche e di grandi imprese senza fare neppure un nome (neppure uno) ci dice due cose: che quel nome non vien fatto semplicemente perché non c'è, che dunque la tesi dei due autori è del tutto sballata.

    Un'altra scivolata degna di nota è la seguente: «Il ministro dell'economia, Tria, conferma la necessità della riduzione del debito pubblico e il mantenimento del deficit (evidentemente dell'avanzo, ndr) primario». L'errore di questa affermazione non è in quel che dice, che invece è esattissimo alla lettera, bensì in ciò che non dice: che nel governo gialloverde Tria è un infiltrato di Mattarella e della cupola sistemica, che egli è in scontro frontale con Lega ed M5S, che sarà proprio il suo destino a dirci quale verso prenderanno le cose di una battaglia che non potrà essere indolore.

    Può la sinistra patriottica, quella che ha maturato da tempo il suo no all'Europa oligarchica ed alla sua moneta unica, essere indifferente all'esito di questo scontro? A noi la risposta pare talmente ovvia da non dovervi spendere troppe parole.

    Ma, scivolate a parte, veniamo a due affermazioni che ci dimostrano dove porti concretamente oggi ogni teoria del «né né».

    La prima affermazione è da manuale, perché - lo diciamo con sincero dispiacere - riporta Moro e Nobile nel politicamente corretto della sinistra sinistrata. Leggiamo: «Non è la sovranità nazionale a dover essere recuperata ma la sovranità democratica e popolare a dover essere ristabilita e allargata ulteriormente».

    Ma davvero è possibile scindere, oggi, in un Paese come l'Italia, ingabbiato com'è nel vincolo esterno di marca eurista, la sovranità nazionale da quella democratica e popolare? Suvvia, tanti anni di dibattito non possono essere passati invano. E se, oggi, nell'Italia devastata da 10 anni di austerità euro-tedesca, si ha paura del concetto di sovranità nazionale è davvero meglio stare a casa, lasciar fare ad altri la partita.

    Comprendo che dalle parti di Potere al popolo certe cose suonino male, ma inutile poi lamentarsi se non si è capiti, non dico da un indistinto popolo, ma dai lavoratori, dai disoccupati, da chi ha più a cuore le sorti del nostro Paese.

    Ma c'è un'altra sciocchezza, non meno grave di quella di cui sopra, ed è contenuta in questa seconda affermazione, secondo cui «Sostenere il governo Conte vuol dire essere subalterni al capitale e all'impresa».

    Qui bisogna fare anzitutto una precisazione riguardo al verbo "sostenere". Chiaro che un sostegno acritico sarebbe sbagliato, chiaro come nella maggioranza di governo vi siano anche posizioni e proposte sbagliate e da contrastare, chiaro anche come l'esito di questo tentativo di fuoriuscire dal vincolo esterno sia tutt'altro che scontato. In proposito rimando a quanto scritto nella recente risoluzione di P101, dove si dice che il governo gialloverde «va incalzato a realizzare le cose giuste che ha promesso di fare, va contrastato ove cercasse una linea di galleggiamento e di remissività verso le élite dominanti».

    Detto questo, quel che conta però è la scelta di campo. Un punto sul quale la posizione di P101, espressa nel documento già citato, è netta: «In questo concreto contesto è nel “campo populista” che occorre stare. Fuori da questo campo c’è solo quello del blocco dominante». Una tesi difficile da contestare, e che certo gli argomenti di Moro e Nobile non intaccano minimamente.

    Chiarito dunque in cosa consiste il "sostegno" della sinistra patriottica - ma è proprio della sinistra che trattano i due autori - passiamo adesso al punto più insostenibile del ragionamento proposto, quello secondo cui tale "sostegno" vorrebbe dire «essere subalterni al capitale e all'impresa».

    Non si capisce proprio come possa essere sostenuta una simile sciocchezza. Sarebbe far torto agli autori pensare che essi abbiano voluto semplicemente dire che quello in carica non è un governo anticapitalista. Per affermare una simile ovvietà non c'è davvero bisogno di prendere carta e penna. Per stabilire invece se si è, oppure no, "subalterni al capitale", cioè agli interessi fondamentali della classe dominante nel contesto attuale, bisogna prima esaminare da che parte stia il capitale stesso.

    E qui l'analisi è semplice. Il capitale (meglio sarebbe dire il blocco dominante che ne esprime il dominio politico e sociale) è tutto schierato contro il governo gialloverde. E stupisce come molti vogliano prescindere da una tale evidenza macroscopica nei loro ragionamenti. Il fatto è che a lorsignori la gabbia dell'euro(pa) va più che bene. Serve a tener bassi i salari, alimentando una svalutazione interna pagata fondamentalmente dal popolo lavoratore. Di più, serve a sancire l'assenza di ogni possibile alternativa al loro dominio, il trionfo della famosa signora TINA (There is no alternative).

    Non passa giorno che non ci dimostri quanto l'oligarchia eurista non si fidi del governo gialloverde. Mai si era vista un'ostilità cosi forte nei confronti di un governo nazionale, neppure nel primo semestre del governo Tsipras. Eppure, sulla carta, il programma di Salonicco era ben più avanzato e radicale del "contratto" tra M5S e Lega. Ma a Bruxelles ben conoscevano l'ideologia eurista del gruppo dirigente di Syriza, la sua subalternità culturale al mito europeista. Ed alla fine il tradimento arrivò, subito dopo il referendum del 5 luglio 2015. I gruppi dirigenti di Lega e M5S hanno invece tanti altri difetti, ma non quello di un "europeismo a prescindere". Lorsignori lo sanno, e la linea dell'oligarchia eurista (nazionale ed europea) è palesemente quella di far cadere il governo prima che possa avere la forza di realizzare i primi sostanziosi strappi.

    Colpisce come di tutto ciò non si tenga minimamente conto nel discorso di Moro e Nobile.

    La verità è che subalterno al capitale (ed alle élite euriste) è semmai chi - a vario titolo e con diverse motivazioni - ha l'obiettivo primario di far cadere il governo Conte, mettendosi così nella scia di Confindustria, dei vari Cottarelli et similia sul piano della narrazione economica, dell'insieme di un sistema mediatico che ha nel quotidiano la Repubblica il suo capofila, di personaggi squalificati ma ben protetti come Saviano. Subalterna al capitale ed alle élite euriste è una sinistra che si accoda, nei fatti, a questa allegra congrega.

    Certo, i teorici del «né né» pensano di potersi sottrarre in qualche modo all'asfissiante abbraccio del blocco dominante. Ma disertando scientemente il campo populista, quello dove si addensano le aspettative di un radicale cambiamento politico e sociale, come pure (certo in maniera confusa) la stessa domanda di democrazia, essi finiscono in un vicolo cieco: o si accodano in maniera subalterna al gioco delle èlite, o si condannano alla totale sterilità politica.

    E' qui che conduce inevitabilmente, al di là delle soggettive intenzioni, la linea del «né né». E l'articolo di cui ci siamo occupati lo dimostra in pieno, non solo per i contenuti che abbiamo qui discusso, ma pure per l'assenza (inevitabile, viste le premesse) di ogni proposta politica davvero all'altezza della situazione.

    Cacciarsi in questo cul de sac, dove resta solo da scegliere tra la piena subalternità e la totale irrilevanza, è - questo sì - davvero suicida. E lo è doppiamente se chi finisce per cacciarvisi è cosciente della priorità assoluta della lotta per uscire dalla gabbia eurista.

    In conclusione, la posizione del «né né» ci sembra proprio un disastro totale da evitare come la peste. Disastro che ha un'unica alternativa: il rafforzamento e l'affermazione della sinistra patriottica.

    sollevazione: DOVE PORTA IL NÉ-NÉ di Leonardo Mazzei
    "L'odio per la propria Nazione è l'internazionalismo degli imbecilli"- Lenin
    "Solo i ricchi possono permettersi il lusso di non avere Patria."- Ledesma Ramos
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  5. #115
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    Predefinito Re: La Sinistra c'è o ci fa?

    Citazione Originariamente Scritto da Kavalerists Visualizza Messaggio
    DOVE PORTA IL NÉ-NÉ
    di Leonardo Mazzei
    [ 23 luglio 2018 ]

    A proposito di un articolo di Domenico Moro e Fabio Nobile


    Domenico Moro e Leonardo Mazzei

    A sinistra non tutti hanno portato il cervello all'ammasso. Qualche giorno fa abbiamo segnalato, ad esempio, un intervento di Gianpasquale Santomassimo totalmente critico verso ogni ipotesi di union sacrée antifascista. Una prospettiva giustamente respinta anche in un recente articolo di Domenico Moro e Fabio Nobile. Purtroppo, però, il ragionamento di questi due compagni, sfociando nella più classica posizione del «né né», conduce nel vicolo cieco dell'assenza di una linea politica. E questo nel bel mezzo di un passaggio cruciale per il nostro Paese.

    Il loro scritto vuol essere in realtà un contributo critico sulle vicende interne di Potere al Popolo, ma la parte che a noi qui interessa è quella che concerne il posizionamento proposto nell'attuale fase politica.


    Moro e Nobile colgono bene la novità della situazione: «L’Italia presenta una situazione politica inedita: è l’unico Paese in cui non è al governo alcun partito afferente a uno dei due storici raggruppamenti europei, il Ppe e il Pse». L'unico Paese in cui «il bipartitismo tradizionale è collassato». Peccato che ad una descrizione così nitida di un quadro nuovo e dinamico, segua invece la grigia proposta di una linea politica centrista, quella che per semplificare definiamo del «né né».

    Apriamo una parentesi per chiarire subito che anche il «né né» può essere talvolta legittimo. Ad esempio, durante i disgraziati anni del bipolarismo secondo-repubblicano (1994-2013, con uno stentato prolungamento nel quinquennio successivo), e nonostante i diversissimi scenari in esso prodottisi nel tempo, ogni seria posizione di classe non poteva che esprimersi in un simultaneo rifiuto tanto del "centrosinistra", quanto del "centrodestra". Che poi altri (Prc, Pdci, ecc.) abbiano fatto invece scelte diverse è cosa nota. Come noti sono i disastri che tali scelte hanno prodotto. Ma adesso siamo entrati - e Moro e Nobile lo dicono molto bene - in una fase completamente diversa. Il problema è allora quello di valutare i probabili effetti della linea del «né né» in questa particolare congiuntura storico-politica. Su questo lo scritto di cui ci stiamo occupando ci offre delle preziose indicazioni.

    L'argomento fondamentale dei due autori è che, nell'attuale confusione della sinistra, vi sarebbero due «estremi autolesionistici e politicamente suicidi», dunque da evitare entrambi. Più precisamente: «Uno secondo cui è giusto appoggiare o comunque aprire una linea di credito al governo Lega-M5S, in funzione anti-Europa a egemonia tedesca e/o anti-capitale transnazionale, e un altro secondo cui si sia ormai alle soglie del fascismo e che quindi bisogna allearsi con tutti quelli che ci stanno, magari anche con il Pd o quantomeno con personaggi che vi erano fino a ieri».

    Si tratta di una tesi destinata - essa sì - a produrre i peggiori disastri politici. La differenza con lo scenario del venticinquennio precedente è infatti abissale. Anzi, quel che abbiamo di fronte è un quadro del tutto opposto a quello del bipolarismo a maggioranze intercambiabili, per tanti anni rappresentate dal faccione del Mortadella e dal faccino a presa in giro del Buffone d'Arcore. Che quelle maggioranze fossero intercambiabili - due facce dello stesso sistema, appunto - lo provava l'atteggiamento, sempre governativo, di tutti i santuari del dominio neoliberista. Atteggiamento ancor più marcato quando, sul finire di quel periodo, arrivò Renzi a sintetizzare il peggio dei due poli secondo-repubblicani.

    Ora anche un cieco può quotidianamente osservare come quella realtà appartenga ad un'altra epoca. Un'epoca che lorsignori, che già si ritengono usurpati di un potere che sentono proprio per diritto divino, vorrebbero al più presto ripristinare. Da qui il continuo sabotaggio all'azione di governo da parte del Quirinale, della Banca d'Italia, del presidente dell'Inps, di tanti funzionari dei ministeri opportunamente imbeccati. Da qui il bombardamento quotidiano dei media, di Confindustria, nonché l'azione tutt'altro che neutrale di certa magistratura.

    Detto en passant il ripristino del bel mondo che fu piacerebbe tanto anche a certi sinistrati (del tipo di alcuni redattori di Contropiano) che hanno già deciso, bontà loro, che il nuovo governo non farà altro che continuare la politica di quelli precedenti, con tanto di inchino ai signori di Bruxelles. Come dire: che la realtà si conformi ai nostri desideri, ai nostri schemi, che pensare è faticoso e talvolta doloroso assai...

    Non ci pare sia questo l'atteggiamento di Moro e Nobile, che però hanno una prima significativa scivolata laddove vedono dietro al governo gialloverde, non solo le «imprese meno internazionalizzate e più piccole», ma addirittura «le banche e le grandi imprese di stato e non, che hanno scontato la scarsa capacità dei governi italiani di farsi valere nei confronti di Francia e Germania».

    Ora, premesso che per noi qualunque divisione del fronte avversario sarebbe comunque benvenuta, parlare di banche e di grandi imprese senza fare neppure un nome (neppure uno) ci dice due cose: che quel nome non vien fatto semplicemente perché non c'è, che dunque la tesi dei due autori è del tutto sballata.

    Un'altra scivolata degna di nota è la seguente: «Il ministro dell'economia, Tria, conferma la necessità della riduzione del debito pubblico e il mantenimento del deficit (evidentemente dell'avanzo, ndr) primario». L'errore di questa affermazione non è in quel che dice, che invece è esattissimo alla lettera, bensì in ciò che non dice: che nel governo gialloverde Tria è un infiltrato di Mattarella e della cupola sistemica, che egli è in scontro frontale con Lega ed M5S, che sarà proprio il suo destino a dirci quale verso prenderanno le cose di una battaglia che non potrà essere indolore.

    Può la sinistra patriottica, quella che ha maturato da tempo il suo no all'Europa oligarchica ed alla sua moneta unica, essere indifferente all'esito di questo scontro? A noi la risposta pare talmente ovvia da non dovervi spendere troppe parole.

    Ma, scivolate a parte, veniamo a due affermazioni che ci dimostrano dove porti concretamente oggi ogni teoria del «né né».

    La prima affermazione è da manuale, perché - lo diciamo con sincero dispiacere - riporta Moro e Nobile nel politicamente corretto della sinistra sinistrata. Leggiamo: «Non è la sovranità nazionale a dover essere recuperata ma la sovranità democratica e popolare a dover essere ristabilita e allargata ulteriormente».

    Ma davvero è possibile scindere, oggi, in un Paese come l'Italia, ingabbiato com'è nel vincolo esterno di marca eurista, la sovranità nazionale da quella democratica e popolare? Suvvia, tanti anni di dibattito non possono essere passati invano. E se, oggi, nell'Italia devastata da 10 anni di austerità euro-tedesca, si ha paura del concetto di sovranità nazionale è davvero meglio stare a casa, lasciar fare ad altri la partita.

    Comprendo che dalle parti di Potere al popolo certe cose suonino male, ma inutile poi lamentarsi se non si è capiti, non dico da un indistinto popolo, ma dai lavoratori, dai disoccupati, da chi ha più a cuore le sorti del nostro Paese.

    Ma c'è un'altra sciocchezza, non meno grave di quella di cui sopra, ed è contenuta in questa seconda affermazione, secondo cui «Sostenere il governo Conte vuol dire essere subalterni al capitale e all'impresa».

    Qui bisogna fare anzitutto una precisazione riguardo al verbo "sostenere". Chiaro che un sostegno acritico sarebbe sbagliato, chiaro come nella maggioranza di governo vi siano anche posizioni e proposte sbagliate e da contrastare, chiaro anche come l'esito di questo tentativo di fuoriuscire dal vincolo esterno sia tutt'altro che scontato. In proposito rimando a quanto scritto nella recente risoluzione di P101, dove si dice che il governo gialloverde «va incalzato a realizzare le cose giuste che ha promesso di fare, va contrastato ove cercasse una linea di galleggiamento e di remissività verso le élite dominanti».

    Detto questo, quel che conta però è la scelta di campo. Un punto sul quale la posizione di P101, espressa nel documento già citato, è netta: «In questo concreto contesto è nel “campo populista” che occorre stare. Fuori da questo campo c’è solo quello del blocco dominante». Una tesi difficile da contestare, e che certo gli argomenti di Moro e Nobile non intaccano minimamente.

    Chiarito dunque in cosa consiste il "sostegno" della sinistra patriottica - ma è proprio della sinistra che trattano i due autori - passiamo adesso al punto più insostenibile del ragionamento proposto, quello secondo cui tale "sostegno" vorrebbe dire «essere subalterni al capitale e all'impresa».

    Non si capisce proprio come possa essere sostenuta una simile sciocchezza. Sarebbe far torto agli autori pensare che essi abbiano voluto semplicemente dire che quello in carica non è un governo anticapitalista. Per affermare una simile ovvietà non c'è davvero bisogno di prendere carta e penna. Per stabilire invece se si è, oppure no, "subalterni al capitale", cioè agli interessi fondamentali della classe dominante nel contesto attuale, bisogna prima esaminare da che parte stia il capitale stesso.

    E qui l'analisi è semplice. Il capitale (meglio sarebbe dire il blocco dominante che ne esprime il dominio politico e sociale) è tutto schierato contro il governo gialloverde. E stupisce come molti vogliano prescindere da una tale evidenza macroscopica nei loro ragionamenti. Il fatto è che a lorsignori la gabbia dell'euro(pa) va più che bene. Serve a tener bassi i salari, alimentando una svalutazione interna pagata fondamentalmente dal popolo lavoratore. Di più, serve a sancire l'assenza di ogni possibile alternativa al loro dominio, il trionfo della famosa signora TINA (There is no alternative).

    Non passa giorno che non ci dimostri quanto l'oligarchia eurista non si fidi del governo gialloverde. Mai si era vista un'ostilità cosi forte nei confronti di un governo nazionale, neppure nel primo semestre del governo Tsipras. Eppure, sulla carta, il programma di Salonicco era ben più avanzato e radicale del "contratto" tra M5S e Lega. Ma a Bruxelles ben conoscevano l'ideologia eurista del gruppo dirigente di Syriza, la sua subalternità culturale al mito europeista. Ed alla fine il tradimento arrivò, subito dopo il referendum del 5 luglio 2015. I gruppi dirigenti di Lega e M5S hanno invece tanti altri difetti, ma non quello di un "europeismo a prescindere". Lorsignori lo sanno, e la linea dell'oligarchia eurista (nazionale ed europea) è palesemente quella di far cadere il governo prima che possa avere la forza di realizzare i primi sostanziosi strappi.

    Colpisce come di tutto ciò non si tenga minimamente conto nel discorso di Moro e Nobile.

    La verità è che subalterno al capitale (ed alle élite euriste) è semmai chi - a vario titolo e con diverse motivazioni - ha l'obiettivo primario di far cadere il governo Conte, mettendosi così nella scia di Confindustria, dei vari Cottarelli et similia sul piano della narrazione economica, dell'insieme di un sistema mediatico che ha nel quotidiano la Repubblica il suo capofila, di personaggi squalificati ma ben protetti come Saviano. Subalterna al capitale ed alle élite euriste è una sinistra che si accoda, nei fatti, a questa allegra congrega.

    Certo, i teorici del «né né» pensano di potersi sottrarre in qualche modo all'asfissiante abbraccio del blocco dominante. Ma disertando scientemente il campo populista, quello dove si addensano le aspettative di un radicale cambiamento politico e sociale, come pure (certo in maniera confusa) la stessa domanda di democrazia, essi finiscono in un vicolo cieco: o si accodano in maniera subalterna al gioco delle èlite, o si condannano alla totale sterilità politica.

    E' qui che conduce inevitabilmente, al di là delle soggettive intenzioni, la linea del «né né». E l'articolo di cui ci siamo occupati lo dimostra in pieno, non solo per i contenuti che abbiamo qui discusso, ma pure per l'assenza (inevitabile, viste le premesse) di ogni proposta politica davvero all'altezza della situazione.

    Cacciarsi in questo cul de sac, dove resta solo da scegliere tra la piena subalternità e la totale irrilevanza, è - questo sì - davvero suicida. E lo è doppiamente se chi finisce per cacciarvisi è cosciente della priorità assoluta della lotta per uscire dalla gabbia eurista.

    In conclusione, la posizione del «né né» ci sembra proprio un disastro totale da evitare come la peste. Disastro che ha un'unica alternativa: il rafforzamento e l'affermazione della sinistra patriottica.

    sollevazione: DOVE PORTA IL NÉ-NÉ di Leonardo Mazzei
    Mah...io sto osservando attentamente le mosse di questo governo e dei suoi membri. E' vero che Di Maio e Salvini, sul tema dell'immigrazione ma non solo, hanno espresso posizioni non gradite ai kapo dell'eurolager. Il problema, però, risiede nella linea sociale ed economica che questo esecutivo vorrà intraprendere. Parliamoci chiaro: il decreto "dignità" è partito con le migliori premesse ma, nei fatti, s'è dimostrato l'ennesima trovata liberista. Si penalizza chi delocalizza fuori dall'Europa ma non chi lo fa all'interno dei paesi comunitari. Ora, sapete quante aziende hanno delocalizzato in paesi come Bulgaria e Romania? La maggioranza. Oltre a questo, mi spiace rilevare come la linea padronale della Lega (magari non confindustriale, ma padronale sì) si sia imposta: ritorno ai voucher e volontà di introdurre la famosa "flat tax". Due proposte sciaguarate e nemiche delle fasce popolari.

    Per il resto...io non grido al ritorno del fascismo, la più assurda tra le accuse, né mi accodo ai piagnistei di PaP che, ora, sarebbe pure disposta a dialogare con il PD. Semplicemente considero cosa Conte e i suoi ministri stanno facendo contro precariato, lavoro nero, disoccupazione e lotta per la sovranità nazionale. Al momento...poco o nulla.
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  6. #116
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    Predefinito Re: La Sinistra c'è o ci fa?

    CHI SALVERÀ I ROSABRUNI? di Piemme
    [ 24 luglio 2018 ]

    Certa stampa liberal-liberista (gruppo Espresso-Repubblica in testa) da un po' di tempo ha ripreso a gridare contro l'allarme del pericolo "rossobruno". Essa allude ad inesistente blocco politico tra frange di estrema sinistra ed estrema destra, ove il collante del blocco sarebbe rappresentato da comuni velleità sovraniste e anti-europeiste.

    L'allarme è stato raccolto da pezzi alla deriva della sinistra radicale — i rossobrutti sono stati a giusto titolo chiamati — i quali, in comune con le élite liberiste, hanno la stessa idiosincrasia per lo Stato nazione. Non si tratta ancora di un blocco politico vero e proprio, ma rischia di diventarlo. Possiamo comunque dare un nome a questo blocco incipiente ROSABRUNISMO.

    Perno di questo amalgama ROSABRUNO è senza dubbio il Pd.

    Le truppe parlamentari del PD sono in prima linea nella guerra contro pur timido "decreto dignità". 670 emendamenti tra cui quello che sopprime l'articolo che aumenta del 50% l'indennizzo in caso di licenziamento ritenuto illegittimo.
    Un emendamento, quest'ultimo, che la dice lunga sul livello di liberismo del Pd nonché sul disprezzo verso gli interessi e i bisogni di milioni di lavoratori.

    Si spiega così come mai M5S e Lega veleggino nei consensi al 60% e l'inquietudine tra giornalisti, intellettuali e maître à penser della classe dominante. La vera e propria afflizione è ben espressa da un editoriale di Antonio Polito sul CORRIERE DELLA SERA di oggi.
    Cosa dice il Polito?

    «Con questi dirigenti non vinceremo mai». Dov’è finito Nanni Moretti? Avrebbe ancor più ragione oggi, a lanciare l’ urlo che scosse il centrosinistra nel 2002. Ma anche lui si è ritirato a vita privata. Ormai del Pd non importa quasi più a nessuno: è un corpo esangue, il renzismo l’ha prosciugato di tutte le sue forze, si è trasfuso tutta la sua linfa vitale. Come negli amori di Ovidio, i democratici non possono più vivere con Renzi, ma neanche senza. Forza Italia sta messa, se possibile, anche peggio. Con quel partito neanche Berlusconi vincerà mai più.Che nel Paese non c'è più opposizione e che, quindi, bontà sua, la "democrazia è bloccata". (...) Una situazione di democrazia bloccata che alla lunga presenta pericoli anche per l’ordine liberale..».


    Lasciamo stare, per carità di patria, l'allarme per i pericoli che correrebbe "l'ordine liberale".
    Vediamo cosa scrive subito dopo:

    «Non si può escludere perciò che prima o poi (per esempio a novembre, con la legge di Bilancio) la gloriosa macchina da guerra giallo-verde incontri il suo vero e unico nemico: il vincolo esterno, quel limite che non si può superare senza recare un danno grave all’Italia nel suo complesso, e per molti anni a venire».


    Ecco dunque confessate le recondite speranze dell'élite. Siccome non c'è più partita nel paese tra élite liberiste e "populisti", ci si affida all'Unione europea ed anzitutto ai guardiani teutonici del vincolo esterno, affinché l'Italia venga rimessa in riga e le sue pulsioni sovraniste punite e spazzate via.

    Indovinate un po' da che parte dovremo stare?

    sollevazione: CHI SALVERÀ I ROSABRUNI? di Piemme


    ------------------

    Rossobrutti, rosabruni, rosapallido, sempre della stessa melma si tratta: servi delle oligarchie finanziarie cosmopolite.
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  7. #117
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    Predefinito Re: La Sinistra c'è o ci fa?

    FRITTATA PIDDINA A MONCALIERI
    di Leonardo Mazzei
    [ 6 agosto 2018 ]




    L'ondata mediatica sul "razzismo" finita nel ridicolo del lanciatore di uova targato Pd

    Solo i cretini potevano non rendersi conto della strumentalità antigovernativa della campagna mediatica sul "razzismo". Ora, dopo i fatti di Moncalieri, vedremo se qualcuno aprirà gli occhi.

    Sia chiaro, non stiamo dicendo che il razzismo, ed ancor più la xenofobia (certamente più diffusa), non siano un problema. Lo sono, peccato che mai si rifletta a fondo su un fenomeno che affonda le sue radici nel colonialismo e nell'imperialismo di marca occidentale. Quel che invece diciamo - qui e ora - è che la rappresentazione di un'Italia percorsa da bande razziste, magari aizzate dalla politica del governo gialloverde è falsa.


    Gli episodi riportati dai media sistemici, secondo cui si sarebbe di fronte ad un'ondata di atti di matrice razzista, sono gravi ma purtroppo in linea con quanto avviene da anni.

    Quando ero ragazzo mi colpivano notizie del tipo "Strage di Pasqua, nei quattro giorni del week end pasquale morte 80 persone sulle strade italiane". Ma come, mi chiedevo, 80 diviso 4 fa 20 e venti morti al giorno farebbe 7.300 vittime all'anno. In realtà sapevo che allora le vittime annue di incidenti stradali erano circa 11mila, cioè più di 30 al giorno: possibile che nel trafficatissimo fine settimana di Pasqua si morisse meno degli altri giorni? Ovviamente no e, del resto, se così fosse stato, il titolo dei giornali avrebbe dovuto essere semmai: "Straordinario calo pasquale delle vittime della strada". Ma con un titolo così venivi licenziato. Per cui si utilizzava un dato approssimativo, in realtà sottostimato, per sostenere invece un titolo allarmista in grado di far notizia.

    Ora il problema è più grave. Perché la mistificazione mediatica non è tanto finalizzata alla vendita di qualche copia in più, quanto a rendere il miglior servigio all'èlite dominate che trama h24 per far cadere al più presto il governo gialloverde.

    Fortunatamente, però, non tutte le ciambelle riescono col buco. E mentre i ragionamenti statistici di cui sopra possono interessare sì e no l'un percento delle persone, ci sono alcune bufale che (quando svelate) hanno il potere di mostrarci la realtà meglio di tanti discorsi. La frittata piddina di Moncalieri è uno di questi casi.

    Cosa è accaduto in quel di Moncalieri lo sanno praticamente tutti. Nei giorni scorsi un'atleta azzurra, la discobola di colore Daisy Osauke, è stata colpita agli occhi da uova lanciate da una macchina in corsa. Razzismo, razzismoo, razzismooo!, gridano all'unisono i media di lorsignori. Per non parlare di Repubblica e del Pd, dove il genio di Renzi rifulge come sempre. Per lui non ci sono dubbi, Daisy Osauke «ieri è stata picchiata da schifosi razzisti», questo il suo immancabile tweet.

    In realtà, che vi fosse un movente razzista era dubbio fin dal principio. All'inizio la stessa discobola (peraltro iscritta al Pd) sembrava escluderlo, poi - la cura dei media è più miracolosa di quella degli oculisti - aveva detto che gli aggressori cercavano una persona di colore. Peccato che pochi giorni prima un'altra persona, stavolta una donna bianca, avesse subito lo stesso lancio di uova nella stessa zona da una macchina dello stesso tipo. E che, negli ultimi mesi, almeno altri sette casi del genere fossero stati segnalati da quelle parti.

    Coincidenze che avrebbero dovuto imporre una qualche prudenza. E invece no. Siccome l'attuale opposizione ha meno argomenti che voti, insistere sul "razzismo" degli italiani gli sembra la cosa più intelligente.

    Talvolta però la verità viene a galla. E di solito fa male ai veri propalatori di bufale mediatiche, che non stanno in oscure basi di San Pietroburgo, come pretenderebbe la (dis)informazione mainstream, quanto piuttosto nelle redazioni dei principali media e nei vertici dei partiti euristi.

    Nel caso di Moncalieri la Nemesi (la dea della "giusta vendetta") ha colpito davvero nel modo migliore. Le indagini hanno infatti permesso di scoprire che la macchina degli agguati alle uova appartiene ad un consigliere comunale del Pd, che colui che la guidava altri non era che il figlio del suddetto, mentre i tre lanciatori - una volta scoperti - hanno dichiarato di aver agito per "goliardia".

    Insomma, ma questo già lo sapevamo, in giro ci sono più cretini che razzisti.

    Di fronte al figurone rimediato, adesso a Piddinia City e dintorni tacciono. Insomma, il figlio di un piddino ha colpito al volto - per "goliardia", non sia mai razzismo, mica era il figlio di un gialloverde! - una piddina. Costei, che a leggere certa stampa sembrava impedita a partecipare ai campionati europei di Berlino, adesso è già in viaggio per la capitale tedesca. Un uovo (vero) di un lanciatore di famiglia piddina mica fa male come quel (falso ed inesistente) uovo razzista gridato dai media...!

    Così va il mondo in questa strana estate 2018. Facciamo tesoro di questa lezione piemontese. Il razzismo, e la lotta contro ogni sua manifestazione, è cosa troppo seria per essere lasciata nelle mani di chi oggi la usa strumentalmente per riprendersi le redini del governo. Ed è semmai proprio questo loro agitarsi scomposto il modo migliore per innescare autentici focolai razzisti. Perché quell'ondata razzista che adesso non c'è, lorsignori la vorrebbero proprio, che tanto gli farebbe gioco...

    Ricordamocelo, e ricordiamoci dell'istruttiva Moncalieri.

    sollevazione: FRITTATA PIDDINA A MONCALIERI di Leonardo Mazzei

    Meno argomenti che voti... ritratto perfetto.
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  8. #118
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    Predefinito Re: La Sinistra c'è o ci fa?

    LASCIATELO MORIRE di Piemme
    [ 10 agosto ]

    Un "giornale a caso", la Repubblica del 2 agosto, ha ospitato un appello, primo firmatario Massimo Cacciari.

    Il titolo è esplicito: "Prepariamoci alle elezioni Europee". Il testo integrale più sotto, ma ne riportiamo i passaggi salienti:

    «La situazione dell’Italia si sta avvitando in una spirale distruttiva... L’Europa è sull’orlo di una drammatica disgregazione, alla quale l’Italia sta dando un pesante contributo... sono ormai alle porte le elezioni europee. C’è il rischio che si formi il più vasto schieramento di destra dalla fine della Seconda guerra mondiale...La responsabilità di chi ha un’altra idea di Europa è assai grande. Non c’è un momento da perdere. Tutti coloro che intendono contribuire all’apertura di una discussione pubblica su questi temi, attraverso iniziative e confronti in tutte le sedi possibili, sono invitati ad aderire».

    Un appello, dunque, con cui Cacciari tenta di mobilitare l'intellighentia "progressista" per dare man forte all'élite dominante che gli italiani, col voto del 4 marzo, hanno cacciato all'opposizione. Non c'è nessuna grande visione, nessuno ambizione. Cacciari è perfettamente consapevole che è troppo tardi, in vista delle europee del maggio 2019, per mettere su qualche nuovo carrozzone politico che possa sperare di battere l'ondata "populista" di protesta che cresce in tutta Europa. L'operazione, meschina, si riduce gioco forza a dare manforte ai due schieramenti eurocratici: il Pse e il Ppe (la stella Macron essendo già cadente).
    In Italia, questo fa capire Cacciari, occorre evitare che M5s e Lega facciano il pieno di voti, ciò che rafforzerebbe il governo giallo-verde.

    C'è una divisione dei compiti nella folta schiera degli intellettuali di regime.
    "Aprire una discussione pubblica"...
    Mentre i filosofi coi loro piagnistei politicamente corretti, lavorano di fioretto altri, nelle stesse ore annunciano che il sistema contro il governo dei populisti sta preparando l'artiglieria pesante per buttarlo giù prima delle elezioni europee:

    «Non sorprende quindi che da qualche giorno — da quando la Camera ha approvato il decreto Di Maio sul lavoro, da quando i 5Stelle dicono che la Tav si deve fermare e l’Ilva pure, che il reddito di cittadinanza non si può rimandare, da quando inoltre Salvini auspica un’Alitalia nazionalizzata — i tassi di interesse abbiano cominciato a salire dimostrando la crescente sfiducia degli investitori, cioè di chi dovrebbe prestare soldi al governo per finanziare tutte le politiche di cui sopra. Così ci stiamo avvicinando all’autunno. Se non si chiarisce presto quale linea prevarrà, se quella di Tria o della coppia Di Maio-Salvini, gli investitori abbandoneranno i Btp prima che una legge di stabilità venga scritta. Per prevedere quali effetti avrebbe una crisi di fiducia nell’Italia, basta leggere qualche libro di storia sui governi populisti dell’America Latina degli anni Ottanta o, rimanendo più vicini a noi, sulla Turchia e l’Ungheria di questi mesi». [Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, CORRIERE DELLA SERA del 7 agosto]

    Non facciamoci distrarre dai filosofi, lasciamo morire il loro appello, guardiamo piuttosto a come il nemico si prepara alla guerra, alle prossime imboscate sullo spread, a come posiziona le sue truppe.
    I prossimi mesi saranno turbolenti....



    * * *
    PREPARIAMOCI ALLE ELEZIONI EUROPEE
    di Massimo Cacciari

    La situazione dell’Italia si sta avvitando in una spirale distruttiva. L’alleanza di governo diffonde linguaggi e valori lontani dalla cultura — europea e occidentale — dell’Italia. Le politiche progettate sono lontane da qualsivoglia realismo e gravemente demagogiche. Nella mancanza di una seria opposizione, i linguaggi e le pratiche dei partiti di governo stanno configurando una sorta di pensiero unico, intriso di rancore e risentimento. Il popolo è contrapposto alla casta, con una apologia della Rete e della democrazia diretta che si risolve, come è sempre accaduto, nel potere incontrollato dei pochi, dei capi. L’ossessione per il problema dei migranti, ingigantito oltre ogni limite, gestito con inaccettabile disumanità, acuisce in modi drammatici una crisi dell’Unione europea che potrebbe essere senza ritorno.
    L’Europa è sull’orlo di una drammatica disgregazione, alla quale l’Italia sta dando un pesante contributo, contrario ai suoi stessi interessi. Visegrad nel cuore del Mediterraneo: ogni uomo è un’isola, ed è ormai una drammatica prospettiva la fine della libera circolazione delle persone e la crisi del mercato comune. È diventata perciò urgentissima e indispensabile un’iniziativa che contribuisca a una discussione su questi nodi strategici. In Italia esiste ancora un ampio spettro di opinione pubblica, di interessi sociali, di aree culturali disponibile a discutere questi problemi e a prendere iniziative ormai necessarie. Perché ciò accada è indispensabile individuare, tempestivamente, nuovi strumenti in grado di ridare la parola ai cittadini che la crisi dei partiti e la virulenza del nuovo discorso pubblico ha confinato nella zona grigia del disincanto e della sfiducia, ammutolendoli. Per avviare questo lavoro — né semplice né breve — è indispensabile chiudere con il passato ed aprire nuove strade all’altezza della nuova situazione, con una netta ed evidente discontinuità: rovesciando l’ideologia della società liquida, ponendo al centro la necessità di una nuova strategia per l’Europa, denunciando il pericolo mortale per tutti i paesi di una deriva sovranista, che, in parte, è anche il risultato delle politiche europee fin qui condotte.

    C’è una prossima scadenza, estremamente importante, che spinge a mettersi subito in cammino: sono ormai alle porte le elezioni europee. C’è il rischio che si formi il più vasto schieramento di destra dalla fine della Seconda guerra mondiale. La responsabilità di chi ha un’altra idea di Europa è assai grande. Non c’è un momento da perdere. Tutti coloro che intendono contribuire all’apertura di una discussione pubblica su questi temi, attraverso iniziative e confronti in tutte le sedi possibili, sono invitati ad aderire.

    Gli altri firmatari: Enrico Berti Michele Ciliberto Biagio de Giovanni Vittorio Gregotti Paolo Macrì Giacomo Manzoni Giacomo Marramao Mimmo Paladino, Maurizio Pollini e Salvatore Sciarrino.

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  9. #119
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    Predefinito Re: La Sinistra c'è o ci fa?

    Cacciari
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  10. #120
    Rossobruno cattivone
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    Predefinito Re: La Sinistra c'è o ci fa?

    Alberto Negri - Perché la sinistra sparisce



    Con analisi disastrose si continua a sbagliare, fino alla sparizione di una certa “sinistra”


    di Alberto Negri*

    Un articolo sulla Stampa critica la politica estera dell’attuale governo anti-Europa. Ma chi scrive è stato tra coloro che hanno appoggiato i bombardamenti italiani in Libia, la peggiore sconfitta del Paese dalla seconda guerra mondiale. E anche tra coloro che non hanno capito nulla neppure di quanto accadeva in Siria.

    Se oggi questi governanti cercano altri compagni di viaggio, la responsabilità è di chi ha governato e consigliato in questi anni i governi precedenti accettando il menù di francesi, inglesi, Stati Uniti e Nato. Con queste analisi disastrose si continua a sbagliare, fino alla sparizione di una certa “sinistra”. E forse non è un male.


    *Post Facebook del 27/08/2018
    Notizia del: 27/08/2018

    https://www.lantidiplomatico.it/dett...isce/82_25199/
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