Quella che segue non è una storia vera, ma una fantastoria, dunque è frutto di illazioni, e qualunque riferimento a personaggi realmente esistenti è puramente casuale.
Salvo Burlescone era un criminale incallito, un tracagnotto di famiglia campagnola che, con una serie interminabile di maneggi inguardabili, era diventato primo ministro di un paese chiamato idaglia. Egli doveva il suo potere sterminato alla insipienza dei suoi sedicenti oppositori politici, dei buoni a nulla unici nel loro genere, all'acquiescente amoralità degli idaglioni, un litigiosissimo popolo di schiavi per vocazione, alla contiguità con il crimine organizzato e, in tempi recenti, anche al supporto strenuo di un personaggio noto per la parlata insolente e biascicata, Dagoberto Bozzi, un politico che si era fatto conoscere come paladino dei diritti di un popolo oppresso, diventandone di lì a poco uno dei più implacabili vessatori.
Salvo Burlescone, a latere della sua attività di potentissimo governante e patetico tombeur de femmes fuori tempo massimo, coltivava un entusiasmo puerile per una squadra di pallons, uno sport in grado di risvegliare l'intero popolo idaglione dalla propria atavica abulia e trasformarlo in una nazione di frenetici sventolatori di bandiere e detonatori di petardi.
A seguito di una serie di maleparate della sua squadra, Burlescone pensa di riscattarne le sorti acquistando un giocatore di origini ungariche e bosniache ma nato in Norvegia, uno spilungone talentuoso e dotato di una nappa d'asino, chiamato Zoltan Abramisevic. Costui, un moccioso pieno di sé, giocava di malavoglia per una squadra prestigiosa di un'altra naciò, il Boccalona, percependo uno stipendio netto di 12 milioni di euro annui. Burlescone, sapendo dello scarso entusiasmo di Abramisevic' per il Boccalona, cerca di attirarlo presso la propria squadra. Tuttavia, non potendo offrire lo stesso stipendio al suo pupillo, causa l'ingente prelievo fiscale applicato dalla repubblica idagliona che ne raddoppierebbe l'ammontare, decide di intraprendere l'ennesimo maneggio. Dà istruzione a Zoltan di fare il magnanimo davanti alle telecamere e di promettere di dimezzarsi lo stipendio. Acquista il cartellino di Zoltan, che viene via ad un prezzo ragionevole causa contrasti con l'allenatore, e organizza un clamoroso giro del fumo coi dirigenti del Boccalona. Salvo versa una cifra cospicua per il cartellino svalutato del giocatore. I dirigenti del Boccalona dirottano parte di questa ingente somma presso un paradiso fiscale. Da qui lo accreditano ad un conto off-shore intitolato alla famiglia di Zoltan. In questo modo lo stipendio base di Zoltan può essere integrato in nero da fondi provenienti dal paradiso fiscale, frodando in tal modo il fisco idaglione. Si realizza così il crimine perfetto: il primo ministro idaglione truffa l'erario del suo stesso paese per vedere il suo gladiatore preferito addobbato dalla casacca del cuore. Metafora perfetta della qualità morale che caratterizza la repubblica federagliante idagliona.




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