LE FERROVIE IN ITALIA ED UN EUROPA. IL SOTTOSVILUPPO DEL REGNO DELLE DUE SICILIE
Le ferrovie nel secolo XIX erano l'immagine stessa dello sviluppo economico e del progresso tecnologico e la loro costruzione rivestiva un'enorme importanza per l'industria ed il commercio.
E' rilevante quindi capire quali fossero le reti ferroviarie in Italia alla vigilia del 1861.
Il territorio di Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna vedeva nel 1859 una rete ferroviaria che misurava complessivamente più 1629 chilometri, su una superficie complessiva di 95.000 km quadrati circa. Se poi si consideravano anche le regioni dell’Italia centrale, la rete ferroviaria giungeva attorno ai 1730 chilometri a nord del Garigliano.
Alla stessa data, le ferrovie meridionali contavano in tutto e per tutto 99 chilometri. La piccolissima linea ferroviaria meridionale si trovava unicamente in Campania, mentre tutto il resto del Mezzogiorno era escluso: Molise, Abruzzo, Puglia, Calabria, Basilicata, Sicilia non avevano un solo metro di ferrovia.
Per fare un confronto, il solo territorio di Piemonte, Liguria e Val d’Aosta aveva nel 1860 una rete ferroviaria di 850 chilometri, quindi otto volte superiore a quella dell’intero regno delle Due Sicilie, malgrado le superfici del territorio continentale del regno di Sardegna fossero di 30.000 km quadri, mentre quello dell’intero regno borbonico giungeva a 110.000 km quadri. Il reame borbonico aveva quindi un chilometro di ferrovia ogni 1100 km2, mentre invece nel reame sabaudo il rapporto era di un chilometro di ferrovia ogni 37 km2. Nel 1860 la densità ferroviaria nel nord-ovest italiano era quindi 30 (trenta) volte maggiore di quella nel Meridione.
LUNGHEZZA DELLA RETE FERROVIARIA IN ESERCIZIO NEI MAGGIORI PAESI ITALIANI NEL 1859
-Regno di Sardegna: 850
-Lombardo-Veneto: 522
-Granducato di Toscana: 257
-Stato pontificio: 101
-Regno delle Due Sicilie: 99
LUNGHEZZA IN CHILOMETRI DELLA RETE FERROVIARIA IN ESERCIZIO NEI MAGGIORI PAESI EUROPEI, 1861 (PER L’ITALIA I DATI SONO DEL 1859)
-Regno Unito: 15.210
-Germania (Prussia ed altri stati minori): 11.497
-Francia: 9.626
-Impero d’Austria: 3.181
-Spagna: 2.358
-Belgio: 1.824
-Regno di Sardegna: 850
-Svezia: 571
-Olanda: 335
-Granducato di Toscana: 257
-Stato pontificio: 101
-Regno delle Due Sicilie: 99
LUNGHEZZA DELLA RETE FERROVIARIA IN ESERCIZIO NEI MAGGIORI PAESI ITALIANI IN RAPPORTO ALLA SUPERFICIE TERRITORIALE:
1 METRO DI LINEA FERROVIARIA PER 1 KM QUADRATO DI SUPERFICIE
SITUAZIONE DEL 1859
-Regno di Sardegna: 12
-Granducato di Toscana: 11
-Lombardo-Veneto: 11
-Stato pontificio: 2,4
-Regno delle Due Sicilie: 0,9
LUNGHEZZA DELLA RETE FERROVIARIA IN ESERCIZIO IN ALCUNI DEI MAGGIORI PAESI EUROPEI IN RAPPORTO ALLA SUPERFICIE TERRITORIALE:
1 METRO DI LINEA FERROVIARIA PER 1 KM QUADRATO DI SUPERFICIE
-Gran Bretagna: 66
-Belgio: 60
-Francia: 18
-Regno di Sardegna: 12
-Granducato di Toscana: 11
-Impero d’Austria (incluso Lombardo-Veneto): 5
-Olanda: 8
-Spagna: 5
-Stato pontificio: 2,4
-Regno delle Due Sicilie: 0,9
Il regno delle Due Sicilie era quindi davvero sottosviluppato sul piano ferroviario sia in Italia, sia rispetto ai maggiori stati europei, non soltanto in termini assoluti di chilometraggio ma ancora di più in quelli relativi alla superficie.
L’illustre storico Valerio Castronovo ricorda inoltre che lo stesso livello tecnologico delle ferrovie borboniche era assai modesto anche per i criteri dell’epoca, tanto che molto spesso le locomotive adoperate si guastavano ed era necessario concludere il viaggio con un’altra motrice.
Dopo l’Unità, già i governi nazionali della Destra storica si proposero di intensificare al massimo lo sviluppo delle ferrovie sul territorio italiano, sia per ragioni di ordine economico, sia anche per facilitare l’unificazione socioculturale del paese.
Dopo aver preferito inizialmente l’impegno diretto dello stato, si prescelse l’affidamento a privati. Furono così create cinque società private, ognuna delle quali aveva un’area geografica di sua pertinenza: "Società delle Strade Ferrate dell'Alta Italia" (Piemonte, Veneto, Lombardia, Toscana, Parma, Modena, Emilia-Romagna); "Società delle Strade Ferrate Romane” (Liguria, Toscana, Umbria, Lazio); "Società Italiana delle Strade Ferrate Meridionali" (Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Campania), Società Vittorio Emanuele" , poi "Società delle Strade Ferrate Calabro Sicule" (Calabria e Sicilia); "Compagnia delle Strade Ferrate Sarde" (Sardegna).
L’area in cui la rete ferroviaria crebbe di più in rapporto al periodo preunitario, fu proprio il Mezzogiorno. L’aumento per il Sud fu ancora maggiore in termini proporzionali, confrontato con la situazione anteriore al 1861. Infatti, prima dell’Unità nel Centro-Nord vi erano 1900 chilometri di ferrovie, al Sud soltanto 99. Pertanto, dal 1861 al 1867 la rete ferroviaria settentrionale era aumentata di circa il 60%, mentre invece quella meridionale era cresciuta del 1160%! Si tenga conto che sempre nel sud esistevano già a quella data altri 600 chilometri di ferrovie in corso di costruzione e che altri 400 chilometri erano allo studio.
Lo stato italiano decise pertanto di investire moltissimo nel Mezzogiorno per creare una infrastruttura che nel secolo XIX era ritenuta cruciale per lo sviluppo economico e che prima del 1861 era virtualmente inesistente, con soli 99 chilometri. Il confronto con quanto fatto, o per meglio dire non fatto, dallo stato borbonico è impietoso. In soli 6 anni lo stato italiano aveva creato nel Mezzogiorno un chilometraggio ferroviario quasi dodici volte (dodici volte) superiore a quello prodotto dal regime borbonico in tutta la sua storia.
[C. Correnti e P. Maestri, “Annuario statistico italiano per cura di Cesare Correnti e Pietro Maestri”, Torino, Tipografia letteraria, 1864; B.R. Mitchell, “International Historical Statistics: Europe 1750-2005. Sixth Edition”, New York, Palgrave Macmillan, 2007; Alfonso Scirocco, “L’Italia del Risorgimento 1800-1860”, Bologna, Il Mulino, 1990. I calcoli sul rapporto superficie/chilometri sono ripresi (con alcune aggiunte) da Emanuele Felice, “Italy's North-South divide (1861-2011): the state of the art”, 16. February 2015,
http://mpra.ub.uni-muenchen.de/62209/; Valerio Castronovo, “L’industria italiana dall’Ottocento ad oggi”, Milano 1980]