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  1. #1
    Blut und Boden
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    Predefinito Uno sbaglio lungo 150 anni

    Italia unita, un abbaglio lungo 150 anni - di Gilberto Oneto

    Domenica due importanti quotidiani nazionali hanno dedicato editoriali allo stesso argomento: la disattenzione di Berlusconi nei confronti della Padania che favorisce la crescita elettorale della Lega.
    Senza troppi giri di parole, Feltri ha detto al Cavaliere di smettere di “fare il terrone” che si occupa solo del Meridione e dei suoi problemi, trascurando – anzi penalizzando – le regioni settentrionali.
    In un intervento molto più ingessato e istituzionale, Marcello Sorgi su “La Stampa” ha scritto esattamente le stesse cose sottolineando la scelta che il premier deve fare: continuare a finanziare il Mezzogiorno per coltivarne l’enorme bacino elettorale abbandonando il Settentrione alla Lega, o assecondare le richieste delle aree più produttive e progredite rischiando di perdere i consensi meridionali.
    Tale scelta non è una novità; è solo resa oggi più difficile dalla peggiore penuria di risorse degli ultimi decenni e dalla crescente ribellione degli amministratori locali padani, cui Formigoni ha dato voce pur mantenendo toni assai più pacati di molti suoi colleghi.
    É uno dei problemi più importanti, anzi è “il problema” d’Italia: conciliare le esigenze di parti tanto diverse fra di loro. La questione meridionale e la speculare questione settentrionale non esistono perchè il potere politico non è riuscito in 150 anni a risolvere gli scompensi fra le due principali aree del paese ma perchè derivano dall’accorpamento forzato di parti così diverse da essere fra loro incompatibili. Ci hanno provato governi e regimi bianchi, rossi e neri – e oggi azzurri -, si sono impiegate le buone e le cattive, sono state percorse tutte le possibili strade per arrivare a una situazione di scompenso e di contrapposizione ancora più marcata di quella di partenza. Sono state tentate tutte le armi di persuasione, di propaganda, di blandizie (la televisione nazional-popolare, la nazionale di calcio); si sono trasferite da una parte all’altra enormi risorse economiche (che hanno impoverito gli uni senza risollevare gli altri); si è usata la mano pesante delle repressioni, dell’integrazione forzata, delle migrazioni interne; si sono cercati sanguinosi diversivi esterni e nemici comuni da combattere nella speranza di far nascere una identità condivisa (le guerre coloniali, i vergognosi macelli del Carso che hanno unificato gli italiani solo nei cimiteri); si è tentato di “scaricare” il problema nel calderone dell’unità europea. Oggi si gioca la pericolosa carta dell’invasione extracomunitaria di fronte alla quale i cittadini delle varie regioni dovrebbero sentirsi fratelli e parte degli stessi (sciagurati) destini. Niente da fare: continuano a esistere almeno due Italie, diverse, lontane, contrapposte, inconciliabili.
    Non è un problema contingente di governo, di congiuntura economica o di emozioni temporanee. Si deve prendere finalmente atto che si tratta di elementi non compatibili, impossibili da fondere con formule chimiche, alchemiche o magiche. Non ha alcun senso dilungarsi a dibattere su come sia meglio gestire l’unione: è ora di pensare seriamente a come governare la divisione, a come risolvere i problemi per quello che sono, diversi e separati. Un dibattito serio, maturo e onesto può a questo punto solo riguardare le modalità di gestione della separatezza, al meglio per tutti: un processo autonomistico progressivo alla catalana, un divisionismo alla belga, un vero federalismo basato su macroregioni identitarie, o un separatismo pacifico di modello cecoslovacco? Altre opzioni non sono auspicabili. In troppi oggi reclamano unità per affrontare meglio la devastante crisi economica che stiamo vivendo o che vivremo nel prossimo futuro. Al contrario, l’occasione è buona per affrontare in forma davvero radicale l’avvenire istituzionale dello stivale: più vascelli solidi e leggeri riescono a fronteggiare la tempesta meglio di un solo barcone sgangherato. Giusto 15 anni fa Gianfranco Miglio redigeva la cosiddetta Carta di Assago (quella delle Macroregioni): ecco un ottimo progetto con cui impostare in cantiere le imbarcazioni.

    Gilberto Oneto

    Pubblicato da Libero in data odierna, 20 maggio 2009

    http://www.libero-news.it/articles/view/545479
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  2. #2
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    Predefinito Riferimento: Uno sbaglio lungo 150 anni

    Mi son fermat a Feltri. Le mie risate possono stopparsi lì.

  3. #3
    .
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    Predefinito Riferimento: Uno sbaglio lungo 150 anni

    Citazione Originariamente Scritto da ArcticaShy Visualizza Messaggio
    Mi son fermat a Feltri. Le mie risate possono stopparsi lì.
    Dall'opposizione si può ridere o piangere quanto si vuole, sostanzialmente non fa differenza.

  4. #4
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    Predefinito Riferimento: Uno sbaglio lungo 150 anni

    Citazione Originariamente Scritto da Prinz Eugen Visualizza Messaggio
    Dall'opposizione si può ridere o piangere quanto si vuole, sostanzialmente non fa differenza.


    Perfettamente concorde. Ad entrambe le risposte emotive ci pensa a far la differenza- egregiamente- il Premier.

  5. #5
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    Predefinito Riferimento: Uno sbaglio lungo 150 anni

    Una provincia, uno Stato. Seccessionismo delle province per 150 stati sovrani nella penisola.

  6. #6
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    Predefinito Riferimento: Uno sbaglio lungo 150 anni

    L'errore è stato fatto in partenza , nel 1861 , quando venne scelto senza pensarci tanto sopra il modello dello stato nazionale centralizzato e univoco, su imitazione della Francia , passando sopra su enormi diversità geografiche , culturali e storiche.
    Non ha mai funzionato , e da subito ,si pensi alla cosiddetta terza guerra di indipendenza del 1866.
    Eppure le alternative c'erano allora (Cattaneo) e dopo , si pensi a Salvemini.
    Mi sembra comunque chiaro che il discorso Federalista è sempre più di attualità e di urgenza.
    Le condizioni ci sono : l'Europa è nata contro gli orrori degli stati nazionali.
    Certo , ora è in crisi , ma penso non ci siano dubbi che l'Europa unita futura non potrà essere che l'Europa dei Popoli.

  7. #7
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    Predefinito Riferimento: Uno sbaglio lungo 150 anni

    Citazione Originariamente Scritto da Donald Visualizza Messaggio
    Mi sembra comunque chiaro che il discorso Federalista è sempre più di attualità e di urgenza.
    Ma da quell'orecchio il governo non ci sente , il PDL si è trasformato in un partito mafio-mediterroneo-conservatore-assistenzialista.
    C'è una gran rabbia al nord anche in Forza Italia per questa svolta meridionalista...

    E la Lega si è adagiata sul voto di protesta dell'elettorato non informato , per esempio quelli che scambiano il "federalismo fiscale" per vero federalismo e sul populismo becero d'accatto.

    Ma perchè non attuano una road map federalista?
    qualcosa che indichi anno per anno per i prossimi 10 o 20 anni quanta IVA e quanta IRPEF restano al Comune o alla Regione dove sono prodotti?
    campa cavallo...
    CLAUDIA CONTE, TI AMO!

  8. #8
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    Predefinito Riferimento: Uno sbaglio lungo 150 anni

    Citazione Originariamente Scritto da Donald Visualizza Messaggio
    L'errore è stato fatto in partenza , nel 1861 , quando venne scelto senza pensarci tanto sopra il modello dello stato nazionale centralizzato e univoco, su imitazione della Francia , passando sopra su enormi diversità geografiche , culturali e storiche.
    Non ha mai funzionato , e da subito ,si pensi alla cosiddetta terza guerra di indipendenza del 1866.
    Eppure le alternative c'erano allora (Cattaneo) e dopo , si pensi a Salvemini.
    Mi sembra comunque chiaro che il discorso Federalista è sempre più di attualità e di urgenza.
    Le condizioni ci sono : l'Europa è nata contro gli orrori degli stati nazionali.
    Certo , ora è in crisi , ma penso non ci siano dubbi che l'Europa unita futura non potrà essere che l'Europa dei Popoli.
    La sfiga è stata quella di aver "vinto " la prima guerra mondiale: se i Savoja l'avessero persa ci sarebbero ora due stati e non saremmo entrati nella seconda guerra mondiale:una Monarchia costituzionale al Nord ed una Repubblica Presidenziale al Sud. Ma la Storia non aveva previsto altro che l'Unione degli staterelli italici per punire coloro che la vollero unita.

  9. #9
    .........................
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    Predefinito Riferimento: Uno sbaglio lungo 150 anni

    La prima guerra mondiale non l'abbiamo vinta ma di fatto pareggiata (trattasi storicamente di "vittoria mutilitata"), considerando che eravamo sulla carta in grado di sbaragliare gli austro-tedeschi e che abbiamo fallito lo sfondamento nell'Europa Centrale (strategico e commerciale) che era uno dei motivi "reali"per il quale entrammo in guerra (gli altri erano di politica interna e di industria pesante, visto che L'Austria su pressione tedesca, ci avrebbe reso parte dei territori irridenti se non fossimo entrati in guerra)

    Ma venne la disfatta di Caporetto del 1917, causata non solo dalla gestione Cadorniana, ma soprattuto dalle prediche antiitaliane della Chiesa Cattolica (Chiesa che parteggiava per L'Austria nel 1915 come oggi probabilmente parteggia per gli immigrati, sempre e comunque in chiave antiitaliana) e di una parte dei socialisti.




    Detto questo io sono di origine ligure, regione che ha dato grandi eroi al Risorgimento, (Bixio, Mazzini, Mameli) anche se oso interpretare il disprezzo che avrebbero per l'italietta di oggi. Che è anche il mio.

  10. #10
    Ex Donald ed ex Max50
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    Predefinito Riferimento: Uno sbaglio lungo 150 anni

    La cosiddetta vittoria nella prima guerra mondiale.
    Alla fine di ottobre del 1918 gli Austroungarici chiesero un armistizio all'Italia e ai suoi alleati.
    Venne concordato un cessate il fuoco il giorno 4 novembre successivo.
    C'erano in mezzo 3 o 4 giorni.
    Gli Austriaci avevano cominciato a ritirarsi , e gli Italiani ne approffittarono attaccando , ma è un eufemismo , perchè quelli appunto si stavano ritirando.
    I maligni dicono che in realtà gli attacchi decisivi li portarono i Francesi (Pederobba) e gli Inglesi (grave di Papadopoli).
    Fatto sta che questa strana battaglia contro sparuti nuclei messi a difendere le retroguardie prese il nome di Battaglia di Vittorio veneto , dal nome di quella che era allora la città più importante della sinistra Piave Trevigiana.
    Nel periodo di tempo fino all'armistizio così le truppe italiane , che non avevano più nessuno davanti , riconquistarono da un lato i territori persi con Caporetto nel Veneto orientale e Friuli , dall'altra avanzarono in Trentino fino al Brennero , conquistando territori , quali il Sud Tirolo , che non erano mai stati italiani.
    Appunto , una guerra pareggiata.
    Ma quanta retorica è stata fatta su di essa.

 

 
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