Venti di guerra tra Cina e Filippine: per Duterte ‘lo scontro armato è possibile’
Soffiano (più del solito) forti i venti di guerra tra Filippine e Cina e il fumantino e pugnace presidente delle isole Rodrigo Duterte ha parlato esplicitamente della possibilità di uno scontro armato.
A porre, ormai da tempo, l’un contro l’altra Cina e Filippine è la difficile questione del controllo delle risorse del mar Cinese Meridionale che sembra essere ricco di petrolio e di gas naturale e per il cui sfruttamento Manila e Pechino starebbero da tempo cercando di stringere un accordo congiunto, anche se senza reale successo. La zona di mare, su cui la Cina rivendica la giurisdizione è in realtà contesa tra Cina, Filippine, Vietnam e Taiwan, Paesi che però stentano a far sentire la loro voce contro la superpotenza di Pechino che, per confermare la sua forza, ha costruito lì delle isole artificiali (definite ‘Portaerei inaffondabili’), dotate di base militare e pista di atterraggio sulle quali, alcuni giorni fa, ha iniziato a far operare i suoi militari.
Una provocazione che Duterte ha considerato irricevibile tanto da parlare del “superamento della linea rossa” minacciando uno scontro armato se, nelle prossime settimane, la Cina dovesse prendere a estrarre unilateralmente le risorse naturali del Mar Cinese Meridionale, con buona pace del fatto che, nel 2016, un arbitrato internazionale (qui l’intera istruttoria) ha stabilito che la maggior parte delle rivendicazioni di Pechino nel Mar Cinese Meridionale sono illegali ai sensi del diritto marittimo internazionale.
Al fianco delle Filippine, o meglio, contro la Cina, anche gli Usa che negli scorsi giorni hanno inviato nelle acque del Mar della Cina due navi militari, la Higgins e la Antietam che, per non meglio precisate esercitazioni, hanno sconfinato nelle acque territoriali cinesi, venendone poi ‘espulse’.
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