Ma il cattolicesimo tradizionalista e quello postconciliare...
... sono la stessa religione?
Negli ultimi decenni è esistito un cattolicesimo "ufficiale", rappresentato dalla Chiesa postconciliare, ed un cattolicesimo di frangia, "tradizionalista", difeso da coloro che non avevano accettato le "radicali" tesi del Concilio Vaticano II, in primis l'abbandono della messa in latino, l'apertura al liberalismo e all'ecumenismo, che portò in alcuni casi addirittura al sostegno della Teologia della Liberazione.
A distanza di quarant'anni molte cose sono cambiate nella società e nella Chiesa stessa. Non a caso, dopo la fase "progressista" dei papi Giovanni XXIII e Paolo VI è seguita la fase più "moderata" di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Quest'ultimo, considerato da alcuni alla stregua di un "restauratore", ha fatto alcune concessioni ai tradizionalisti, dalla rivalutazione della liturgia antica ad una nuova riflessione sull'ermeneutica conciliare, non più di rottura bensì di riforma, mettendo in contrapposizione gli atti del Concilio con lo "spirito del Concilio" che avrebbe attecchito in maniera negativa nella Chiesa e tra i fedeli.
Queste posizioni hanno contribuito fortemente alla "demonizzazione" di Benedetto XVI negli ambienti secolari turbando anche numerosi cattolici "progressisti". Al contrario, sul fronte opposto si è composta una sorta di "cuscinetto" tra i ratzingeriani e i tradizionalisti, per quanto su alcuni fronti importanti le posizioni rimangano distanti.
Questo thread vuole stimolare una riflessione su quanto avvenuto al Concilio: fu davvero riforma piuttosto che rottura? E rispondere a quella che può sembrare una provocazione: il cattolicesimo di Pio XII e quello di Benedetto XVI possono considerarsi la stessa religione?




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