









Certo, è una situazione complessa e penso che i vari interventi che ho letto possano integrarsi anzichè escudersi a vicenda.
Provo a dire la mia.
Anzitutto, in primis, i complimenti al Dottore per il suo senso civico. Perchè, se tutti non chiudessero gli occhi su certe situazioni e cercassero il modo per risolverle, la società sarebbe senza dubbio migliore.
Per prima cosa mi sento di dire: non giudichiamo fatti e persone che non conosciamo.
La sostanza di alcuni interventi era questa: se una donna accetta la violenza è perchè ha problemi psicologici ( ho letto addirittura " disturbata" ). Non generalizziamo.
Ora: molto spesso le donne che vivono questa terribile realtà sono donne fragili, ma non facciamo passare il messaggio che se la cercano!
E' come dire che una ragazza in minigonna in fondo ha provocato lo stupratore!!
Leggo che questa persona è straniera: chissà, magari non è per nulla integrata, l'italiano lo capisce a stento, se provasse a ribellarsi finirebbe in mezzo a una strada col suo pancione. E se molti, non solo il Dottore, si interessassero in qualche modo della sua sorte, parlandole, semplicemente salutandola...forse lei avrebbe più coraggio.
Io non credo che i servizi sociali possano fare molto, tantomeno le associazioni che qualcuno ha citato. Le forze dell'ordine possono solo andare a controllare: in assenza di denuncia hanno le mani legate.
L'unica cosa sarebbe parlare. E spiegarle che non si è costretti sempre a subire.


Siete stati così gentili che vi devo quanto meno un aggiornamento:
settimana scorsa ho visto due assistenti sociali del comune uscire dal portone della casa incriminata; stasera rientrando ho trovato una macchina dei carabinieri che mi bloccava l'ingresso al cancello (carabinieri...); dopo un secondo di preoccupazione ho sentito delle urla provenire dal balcone del tizio in oggetto ed ho capito che i carabinieri erano andati a fargli visita.
staremo a vedere
Perchè, ma perchè non capite?
che io non posso lasciar la mia terra,
ogni albero conosce il mio tocco,
ogni frutto è per me come un figlio.

