Risultati da 1 a 9 di 9
  1. #1
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Israele intensifica gli scambi economici con l'Asia - L'Asse Tel Aviv-Pechino

    Israele intensifica gli scambi economici con l'Asia -

    In particolare India e Cina stanno diventando partner commerciali importanti



    " C’è una svolta asiatica dietro la ripresa economica di Israele " -

    Testata: Il Foglio

    Data: 21 agosto 2010




    Roma. Stanley Fischer, il governatore della Banca centrale di Israele che ha avuto per allievo Ben Bernanke, attuale omologo alla Fed americana, ha colto di sorpresa gli economisti ritoccando al rialzo il tasso di sconto lo scorso 26 luglio. Una scelta che ha trovato una spiegazione questa settimana, dopo la pubblicazione degli ultimi dati, altrettanto sorprendenti, della crescita dell’economia di Tel Aviv: tra aprile e giugno il pil dello stato ebraico è cresciuto del 4,7 per cento, un punto in più delle previsioni, grazie al boom dell’immobiliare, dei consumi interni e, ancor di più, dell’export. Dato il precedente, sono in pochi ad azzardare una previsione su quel che alla riunione della Banca centrale di lunedì prossimo dirà Fischer, confermato di recente dal premier Benjamin Netanyahu. Vista la congiuntura negativa dei clienti tradizionali di Israele, Stati Uniti e Unione europea, è facile prevedere che l’economia del paese sia destinata a frenare, così come lo shekel, protagonista di un rialzo sul dollaro che non è certo visto di buon occhio in un paese che, per il 40 per cento del prodotto interno lordo, dipende dall’export. Ma anche stavolta, le carte sul tavolo potrebbero consigliare a Fischer, preoccupato dal boom del mattone – i prezzi sono saliti più del venti per cento in un anno – una scelta a sorpresa. La realtà è che, a guardar dentro i dati delle esportazioni cresciute quasi del 16 per cento nella prima metà dell’anno, si scopre che l’orizzonte di Tel Aviv, almeno dal punto di vista degli scambi commerciali, si è spostato di 180 gradi, da ovest verso est. Certo, gli Stati Uniti restano di gran lunga il primo partner, con un giro d’affari di 5,7 miliardi di dollari. Ma al secondo posto, a sorpresa, spunta l’India: gli scambi con Tel Aviv, tecnologia militare in testa, sono raddoppiati fino ad un miliardo di dollari. Intanto la Cina, nonostante il veto di Washington sulla cessione di armi sviluppate da Stati Uniti e Israele, balza dall’undicesimo al quinto posto tra i clienti di Tel Aviv, con un incremento del 115 per cento a 755 milioni di dollari. Una tendenza che promette, secondo Yitzhak Lubelski dell’Università di Tel Aviv, di accelerare nei prossimi anni, vista la qualità dell’offerta di Israele in materia di prodotti e di tecnologia applicata all’agricoltura, alla qualità del settore difesa e, soprattutto, dell’alta tecnologia sviluppata nei laboratori del Negev. E’ la nuova frontiera dell’est che ha consentito a Israele di ridurre la disoccupazione di un punto, al 6 per cento, senza per questo frenare la mini stretta creditizia voluta da Fischer per tenere sotto controllo l’inflazione, e senza dover rallentare gli investimenti nei settori chiave, a partire dalla ricerca. A questo proposito ha appena preso il via il progetto di creare 30 centri di eccellenza scientifica in grado di attrarre una parte dei 4.500 cervelli emigrati nelle università americane, offrendo loro (oltre alla possibilità di lavorare a distanza con i cugini americani), borse di studio quinquennali che arrivano fino a 400 mila euro. Ma l’ultima, clamorosa sfida si gioca nelle acque territoriali, poco al di sotto dei confini con il Libano. Qui, rivelava ieri l’International Herald Tribune, sono stati individuati giacimenti sottomarini di gas per 120 miliardi di metri cubi, potenzialmente sufficienti per fare di Israele, nel giro di pochi anni, un paese esportatore di energia. Certo, le difficoltà non mancano: dallo stato di conflitto latente con il Libano e gli altri paesi vicini, alle lobby interne legate allo sfruttamento del carbone, oggi la prima (e assai inquinante) fonte di energia interna. Ma la strada sembra segnata: di qui al 2015 Israele potrebbe essere un paese esportatore di energia assai più legato, sul piano economico, all’oriente asiatico che non all’Europa.



    Informazione Corretta

  2. #2
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: Israele intensifica gli scambi economici con l'Asia - L'Asse Tel Aviv-Pechino

    Sion comincia a intendersela anche con la Cina -



    In another sign of the growing importance Israel attributes to China in the battle against Iran’s nuclear program, OC Home Front Command Maj.-Gen. Yair Golan flew to Beijing Saturday night at the head of an Israeli military delegation, The Jerusalem Post has learned.

    Golan will hold talks with top Chinese military and defense officials on a wide range of issues pertaining to Israeli security, including the Iranian nuclear threat.

    He will also meet with Chinese officials to discuss civil defense and will brief them on the recent nationwide Home Front exercise Turning Point 4 that was held in Israel.

    Golan’s week-long visit comes two months after head of Military Intelligence Maj.-Gen. Amos Yadlin and head of the IDF’s Strategic Planning Division Maj.-Gen. Amir Eshel visited China as part of an Israeli effort to get Beijing to support new sanctions on Iran.

    Ties with China are a sensitive issue for the IDF. In 2005, a crisis erupted between the Defense Ministry and the Pentagon, which accused Israel of selling American military technology to China.

    The crisis was resolved several years later after Israel agreed to suspend all military sales to China and instituted new safeguards and supervision on defense exports.

    Nevertheless, the IDF attaches importance to maintaining a solid relationship with China due to the role Beijing plays in stopping Iran’s nuclear program. In April, the spokesman for the Chinese military and Defense Ministry visited Israel as a guest of IDF Spokesman Brig.-Gen. Avi Benayahu.

    By YAAKOV KATZ



    IDF strengthening ties with Chinese military

  3. #3
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: Israele intensifica gli scambi economici con l'Asia - L'Asse Tel Aviv-Pechino

    2.1 - Cina-islam-ebraismo: convivenza, ostacoli, rapporti anomali -


    Le buone relazioni tra la Cina e Israele e con gli ebrei di tutto il mondo costituiscono un caso anomalo. In realtà, si tratta di un legame che risale alla seconda metà dell’Ottocento. La Cina di allora costituì un rifugio per gli ebrei russi scampati ai Pogrom degli zar. La prima comunità ebraica cinese si stabilì nella città della Manciuria nordoccidentale di Harbin, stazione di frontiera fondata dai russi nel 1898 e successivamente passata alle dipendenze di Pechino. In quelle regioni remote, tra gli ebrei e le popolazioni locali si instaurò un legame di reciproca fiducia. I cinesi offrirono buona accoglienza a questi ospiti perché li consideravano estremamente capaci nelle trattative commerciali. A loro volta, gli ebrei riuscirono a creare una comunità ricca e influente. Molti assunsero il cognome cinese Liu, per dimostrare un maggior inserimento nella cultura locale. E ancora oggi, nel gergo comune, “mister Liu” è un complimento che i cinesi rivolgono a chi è capace nell’arte del commercio. Nel corso degli anni Venti, anche a Shanghai si insediò una comunità ebraica di una certa importanza sociale e finanziaria. Tuttavia, dopo l’affermazione del comunismo, di questi insediamenti è rimasto solo il ricordo e qualche traccia commemorativa, come un museo nella stessa Harbin. Anche l’attuale premier di Israele Ehud Olmert ha radici cinesi.

    Al maoismo è resistita però la cooperazione economica. Si può addirittura dire che nessun altro popolo della terra goda di così tanta ammirazione in Cina come quello ebraico. Ci sono alcuni tratti comuni che li pongono sullo stesso piano. Primo fra tutti la Diaspora. Così come quella ebraica, se ne può incontrare una cinese. Sono 50 milioni i cinesi che non risiedono nella loro terra, sparsi per il mondo quanto gli ebrei. Parlano e conservano tutte le tradizioni dei loro padri. Ecco perché, secondo alcuni, i cinesi sono gli “ebrei dell’Estremo oriente”. Una sovrapposizione identitaria rafforzata anche da uno status di buone relazioni bilaterali, ancora una volta di stampo economico.

    Tra Cina e Israele i rapporti commerciali e militari sono praticamente normalizzati. È in fase di avanzato sviluppo il progetto per un nuovo aereo da caccia. Inoltre, è stata affidata a un gruppo di tecnici israeliani la conduzione di esperimenti-pilota nelle campagne cinesi, per cercare di trapiantarvi quell’avanzata tecnologia agricola che ha strappato terra al deserto in Israele rendendola fertile. Entrambi i percorsi sono fondamentali per la Cina. Gli aerei servono per soddisfare le nuove ambizioni di potenza. L’agricoltura è un settore strategico essenziale e gli israeliani potrebbero risolvere il tragico problema della insufficiente produzione di cereali.


    http://www.senato.it/documenti/repos...dimenti/67.pdf

  4. #4
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: Israele intensifica gli scambi economici con l'Asia - L'Asse Tel Aviv-Pechino

    Israele: i rapporti con la Cina e le possibilità di un ritorno a un mondo bipolare
    Oltre alla crescita delle relazioni culturali (non ultimo il via libera dato dal governo cinese di restaurare una sinagoga a
    Shangai e le dichiarazione di Olmert sulla presunta fuga della sua famiglia dalla Russia verso Harbin), tra Cina e Israele
    si approfondiscono sempre di più quelle politiche e economiche
    La questione del nucleare iraniano, gli scambi commerciali bilaterali e la politica internazionale dei due paesi sono stati i
    temi trattati nel recente viaggio in Cina del premier israeliano Olmert. Nonostante sulla stampa occidentale non sia stato
    troppo pubblicizzato, l’incontro al vertice di febbraio, ha segnato una tappa importante nelle relazioni tra i due paesi.
    Al margine del vertice il premier Olmert ha dichiarato che Israele sta preparando un progetto su vasta scala per
    espandere i rapporti politici e economici con la Cina, dichiarandosi molto soddisfatto della presa di posizione del governo
    di Beijing in seno al Consiglio di Sicurezza sulla questione nucleare iraniana. Da parte cinese c’è piena disponibilitÃ
    soprattutto per incentivare le relazioni economiche. Tuttavia al di là delle dichiarazioni ufficiali, i rapporti tra i due paesi si
    fondano su equilibri molto sottili che, se alterati, potrebbero modificare la geopolitica mondiale in modo significativo.
    I rapporti con il governo comunista di Beijing e gli equilibri globali
    Il viaggio in Cina, ha segnato la quinta tappa dei viaggi di Olmert, presso i vertici politici dei paesi membri del Consiglio di
    Sicurezza dell’Onu. Il Presidente cinese Hu Jintao ha ricevuto al parlamento di Beijing il premier israeliano Olmert, con
    tutti gli onori attribuibili a un importante capo di stato. Secondo fonti israeliane, quello in Cina è stato un grosso
    successo diplomatico, soprattutto per la posizione assunta dal governo asiatico in merito alla questione del nucleare
    iraniano. Il premier Olmert si è dichiarato soddisfatto per il voto favorevole al Consiglio di Sicurezza da parte di Beijing
    sulle sanzioni all’Iran e sul divieto di esportare tecnologie per lo sviluppo nucleare, nei confronti di Theran. Soddisfatto
    anche del fatto che la Cina ha apertamente chiesto all’Iran di fare dei passi avanti per la soluzione diplomatica della
    questione nucleare.
    Tuttavia le contraddizioni restano. Nonostante le ultime scelte in seno al Consiglio di Sicurezza, Beijing non vuole
    sanzioni pesanti nei confronti di Theran e con Mosca sta lavorando proprio per ridurre la portata della risoluzione 1737
    contro l’Iran dal quale la Cina importa il 12% dei suoi bisogni energetici.
    Proprio il rapporto tra Cina e Russia desta preoccupazioni a Gerusalemme. La politica di Mosca, di sostegno a Siria e
    Iran, se dovesse essere supportata da Beijing, altererebbe di molto gli attuali equilibri in Medio Oriente. Allo stato attuale,
    se da un lato Israele sta portando avanti una politica di isolamento internazionale di Mosca, dall’altro Beijing sta cercando
    di trovare una politica comune con la Russia per la questione iraniana, come dimostrano gli incontri in merito alla
    risoluzione 1737.
    Restano dubbi sulla possibile convergenza degli interessi russi e cinesi proprio nella zona mediorientale. Così come
    l’Occidente, anche la Cina ha forte necessità di risorse energetiche per incrementare le sue riserve strategiche (è stato
    da poco varato un progetto per la costruzione di quattro grossi centri di raccolta di riserve petrolifere), e le forniture
    saudite non sono sufficienti. La stessa China National Petroleum Corporation (CNPC), nona compagnia petrolifera
    mondiale, ha annunciato un investimento di 3,6 miliardi di dollari per sviluppare nei prossimi sette anni un giacimento di
    gas naturale in Iran, la metà di questo denaro verrà investita per costruire un impianto di liquefazione del gas che produrrÃ
    4,5 milioni di tonnellate all’anno. Accordo (annunciato anche dal’Iran) che dovrà fare i conti con le sanzioni decise in sede
    Onu nei confronti di Theran. Israele sta vigilando anche sul trasferimento di tecnologie nucleari dalla Cina all’Iran, anche
    se agli inizi di quest’anno il governo di Beijing ha aggiornato le norme in merito all’export del nucleare aumentando
    notevolmente i controlli sull’uso finale che si fa di queste tecnologie.
    Nell’incontro al vertice si è discusso anche della questione palestinese. La Cina ha spinto sulla necessità di ritornare al
    tavolo della trattativa. Il Presidente Wen Jianbao si è reso disponibile ad organizzare un incontro al vertici tra Olmert e
    Abbas, dichiarandosi disponibili a fornire tutti i sussidi finanziari necessari per proseguire sulla strada della pace. Olmert
    dal canto suo ha sottolineato come le distanze con i vertici politici palestinesi non sono attribuibili alla mancanza di
    volontà di Israele ma alla divisioni delle fazioni palestinesi stesse.
    Nonostante in Occidente si tenda ad enfatizzare la contrapposizione culturale tra islam e materialismo marxista, è
    difficile pensare che la Cina non abbia interesse giocare un ruolo regionale in medio Oriente accanto a quello israeliano
    o statunitense. Appare probabile che l’obiettivo di lungo periodo della Cina sia quello di bilanciare il potere globale.
    Scambi commerciali e tecnologici
    L’ultimo viaggio di Olmert in Cina non ha riguardato esclusivamente gli assetti geopolitica mondiali. Si è arrivati anche
    alla firma di un accordo culturale e di importanti protocolli sull’importazione di agrumi da Israele. Il governo di Tel Aviv
    spera di triplicare l’interscambio commerciale tra i due paesi, portandolo dai 3 miliardi di dollari di oggi ai 10 miliardi nel
    2020.
    In base agli ultimi dati del Central Bureau Statistics israeliano, nel 2005 le importazioni dalla Cina sono state superiori a due miliardi di dollari. Nel 2005 Beijing è stato il sesto esportatore in Israele per milioni di dollari. Rispetto al 2000 c’è
    stata una crescita da 0,9 miliardi di dollari a 2,5 miliardi nel 2005. Secondo fonti israeliane, gli scambi commerciali tra i
    due paesi potrebbero registrare un ulteriore passo in avanti se Tel Aviv decidesse di riprendere la vendita delle armi alla
    Cina.
    Nel 2002 è stato firmato un accordo che prevede l’addestramento e l’equipaggiamento dell’esercito cinese da parte Israele. Per Beijing, Israele rappresenterebbe una possibilità per mettere mano sui brevetti americani (che sarebbero
    vietati alla Cina), nonostante il memorandum di intesa stipulato tra Washington e Tel Aviv nel 2005, sul controllo della
    vendita delle tecnologie degli armamenti alla Cina, in particolare aerei e portaerei.
    Il ministro dell’economia Bo Xilai ha ribadito che la crescita degli scambi commerciali si fonda proprio su questo punto
    essenziale, lasciando intendere che se le relazioni vogliono accentuarsi non si può prescindere dalla vendita degli
    armamenti. Tuttavia non va enfatizzata la necessità cinese di tecnologie militari occidentali, vista che il paese in questi
    anni ha fatto passi da gigante per sviluppare una propria tecnologia.
    Al margine della visita di Olmert al â€oeCentro di cooperazione Cina-Israele per la Tecnologia moderna― sono emersi accordi
    importantissimi in diversi settori tecnologici non militari. L’accordo più importante è quello sulla tecnologia idrica. Per la
    Cina l’acqua è tanto importante come il petrolio e Israele è il leader al mondo di queste tecnologie, soprattutto per
    l’applicazione in campo agricolo attraverso la desalinizzazione. Il presidente Olmert ha dichiarato che questa intesa
    sull’acqua sarà la base per lo sviluppo di tutta la cooperazione futura.
    Tra gli altri accordi, va ricordato l’istituzione di un fondo bi-nazionale per gli investimenti nella ricerca e nello sviluppo nel
    campo del High Tech. Se da una lato Israele mette a disposizioni il suo know-how tecnologico, i cinesi mettono in gioco
    la loro capacità di vendita, un mix che sta dando i suoi primi frutti nel campo dei prodotti di video sorveglianza intelligente,
    nelle trasmissioni, nella gestione della sicurezza in generale.
    La collaborazione tra i due paesi è anche nell’ambito della ricerche astrofisiche: in particolare su progetti legati alla
    minaccia di impatti di asteroidi sulla Terra. Ma la collaborazione è in diversi poli tecnologici di eccellenza, dove i due
    paesi hanno investito molti fondi. La Neusoft, gigante cinese che produce software e medicinali, ha stabilito un accordo
    per fornire un servizio di consulenza alle aziende israeliane che stanno investendo in Cina. La Neusoft ha stabilito uno
    stretto legame con il fondo Cina – Israele di Shangai, creato da una cittadina cinese di origine israeliana. La
    multinazionale, con 10.000 dipendenti, produce tecnologie hi-tech a basso costo. La compagnia sta cercando di
    allargare i suoi investimenti anche in altri settori, come quello medico e delle comunicazioni, dove Israele ormai ha
    raggiunto una leadership globale.
    Con il costo dello sviluppo tecnologico in Cina bassissimo (ad esempio il costo per lo sviluppo di tecnologie software è
    del 60% inferiore rispetto ad Israele) e l’enorme conoscenza israeliana in questi settori tecnologici avanzati, può portare
    ad una accentuazione degli accordi commerciali tra compagnie israeliane e cinesi, soprattutto con l’apporto
    dell’esperienza ormai matura della mentalità imprenditoriale israeliana e delle conoscenze ad essa connesse.
    Conclusioni
    I rapporti diplomatici tra Israele e Cina, ormai in piedi da più di 15 anni hanno un peso fondamentale per tutto lo
    scacchiere globale. L’alleanza mondiale anti-imperialista tra Iran e i paesi socialisti del Sud America, se dovesse
    arricchirsi dell’appoggio della Cina, potrebbe riproporre un mondo bipolare, e di conseguenza mettere in difficoltÃ
    l’unilateralismo imperante in questo decennio.
    L’incontro al vertice tra i due paesi, sembrerebbe aver fatto registrare uno step favorevole all’allineamento della Cina
    verso la politica occidentale. Tuttavia le incongruenze restano, così come restano i dubbi per gli sviluppi futuri. Se la
    Cina ha mantenuto un basso profilo sull’Iraq e il Libano, allo stato attuale non potrà mantenerli sull’Iran. Dal canto suo
    Israele ha in mano importanti carte strategiche da giocare per convincere Beijing, quelle economiche, tecnologiche e
    mediatiche.
    La stampa israeliana attualmente sta tacendo sulla carenza dei diritti umani in Cina, una pubblicità a tali problematiche
    che potrebbe essere usata nuovamente nel momento in cui il governo comunista di Beijing non scegliesse di allinearsi.
    La partita rimane ancora aperta. Il fatto significativo è che le scelte del governo comunista cinese cambieranno
    sensibilmente la geopolitica globale.



    Equilibri.net
    direzione@equilibri.net


    http://www.saperinvestire.it/index2...._pdf=1&id=1420

  5. #5
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: Israele intensifica gli scambi economici con l'Asia - L'Asse Tel Aviv-Pechino

    Chengdu J-10



    L’esistenza di un nuovo caccia di progettazione e costruzione cinese fu svelata nel 1994 dalle fotografie di un satellite spia americano che ritrassero il prototipo negli stabilimenti dell’industria aeronautica Chengdu.

    Nel 1996 fu diffusa l’immagine di un modello utilizzato per le prove nella galleria del vento e nel 2001 una fonte anonima pubblicò sul Web la fotografia del prototipo, ma fu solo nel 2007 che il governo cinese autorizzò la diffusione delle prime fotografie ufficiali del caccia.

    Lo sviluppo del J-10 era iniziato nella seconda metà degli anni ’80 ed il prototipo fece il primo volo nel 1996. I primi esemplari di serie sono entrati in servizio con le forze aeree cinesi nel 2004.

    Il caccia appartiene alla classe dell’F-16 Falcon ed esternamente ricorda il progetto israeliano LAVI abbandonato nel 1987: questa somiglianza ha fatto ipotizzare che gli israeliani avessero ceduto il progetto ai cinesi, circostanza ufficialmente smentita dagli uni e dagli altri.

    Una serie di elementi, in ogni caso, lasciano ritenere che effettivamente il programma J-10 abbia beneficiato di trasferimenti di tecnologia provenienti dal programma israeliano LAVI e da quello russo MIG 1.44.

    Il J-10 è un caccia multiruolo con formula alare delta canard, monomotore, prodotto sia in versione monoposto che biposto da addestramento e conversione operativa. Si tratta di un progetto estremamente avanzato per le capacità industriali cinesi e ne è prevista una produzione di 300-400 esemplari, un centinaio dei quali, a fine 2008, sarebbe già stato consegnato a tre reggimenti da caccia e un centro di addestramento.

    Nel corso del 2009 dovrebbe entrare in produzione una versione migliorata (J-10B), con controllo tridimensionale della spinta, che è stata ordinata anche dal Pakistan.

    Il governo cinese è molto restio a rilasciare informazioni tecniche sul J-10, e buona parte dei dati sulle sue caratteristiche e prestazioni non sono ufficialmente confermati e sono frutto di stime e indiscrezioni.

    La motorizzazione è affidata a un turbofan di progettazione russa, il Saturn AL-31FN che spinge – in due esemplari – i caccia della famiglia SU-27 Flanker. E’ stato sviluppato anche un motore di progettazione nazionale, designato WS-10, che non ha fornito, almeno sino a questo momento, risultati soddisfacenti: è meno potente dell’AL-31FN, più lento nella risposta e meno affidabile. Nonostante le dichiarazioni ufficiali secondo cui il WS-10 ha terminato lo sviluppo nel 2005 ed è pronto per l’impiego operativo, i cinesi hanno continuato ad acquistare dalla Russia motori AL-31FN da installare sul J-10, con ordini e opzioni che coprono la produzione sino a oltre il 2010.

    Il sistema di controllo del volo è di tipo FBW e il cockpit è di concezione moderna, con HUD e schermi multifunzione.

    La dotazione avionica dei J-10 è stata cambiata più volte nel corso della produzione. I primissimi esemplari montavano il radar israeliano ELTA 2035, mentre su quelli prodotti successivamente è stata installata una versione ridotta del radar russo Phazotron Zhuk utilizzato dal SU-27. Sono stati valutati anche altri sistemi, compreso l’italiano Grifo. Il radar definitivo dovrebbe essere un sistema Pulse Doppler multifunzione ad antenna piana sviluppato dall’industria cinese e conosciuto con la sigla KLJ-10. Il progetto prevedeva anche l’integrazione di un sistema FLIR/TV nel muso del caccia, ma al momento le dimensioni del radar non lasciano sufficiente spazio e si è preferito ricorrere all’utilizzo di pod esterni agganciati alla fusoliera, così come avviene sugli F-16 e F-18.

    Il caccia dispone di 11 punti d’attacco per carichi esterni – sei subalari e cinque in fusoliera - ed è previsto che possa impiegare tutte le armi aria-aria e aria-superficie in dotazione alle forze aeree cinesi, nonché vari sistemi d’arma prodotti dall’industria russa e da quella israeliana.

    Le difficoltà e i ritardi nella scelta e messa a punto del sistema radar definitivo inducono a pensare che i J-10 sinora consegnati abbiano capacità operative ancora limitate.

    Questa circostanza, unita alla carenza di informazioni sulle reali caratteristiche del velivolo, non consente di esprimere giudizi e valutazioni obiettive sulle sue qualità.

    Il J-10 è stato sviluppato per fornire all’aviazione militare cinese un caccia leggero e ad alte prestazioni, in grado di opporsi ai caccia F-16 e IDF delle forze aeree di Taiwan. Non è certo un caso che lo sviluppo del J-10 sia stato iniziato contemporaneamente all’avvio del programma IDF.

    E’ quindi verosimile che le caratteristiche e le capacità del J-10 siano generalmente confrontabili con quelle dell’F-16, con un margine di vantaggio nella maneggevolezza garantito dalla formula canard.

    In ogni caso, il J-10 è un aereo che si colloca in una fascia nella quale ha ben pochi rivali: è un caccia medio-leggero ad alte prestazioni, monomotore, con formula canard.

    La scelta monomotore è sinonimo di economicità e pesi contenuti (e in aviazione il peso si traduce inevitabilmente in costi) e la formula canard assicura prestazioni eccellenti nel dogfight.

    Le alternative sul mercato sono ben poche: l’F-16 è monomotore, ma non è canard e non si può certo considerare un caccia di nuova generazione; l’F-35 non è ancora in produzione, è un velivolo di tutt’altra categoria (e costi) ed è più orientato all’attacco al suolo che al combattimento aereo; resta solo il Gripen, che però è un caccia molto più leggero e quindi con prestazioni – in termini di raggio d’azione e carico bellico – più modeste.

    Inoltre, i tre caccia citati sono costruiti negli Stati Uniti o fanno ampio uso di tecnologia americana, circostanza che ne preclude l’acquisizione da parte di numerose forze aeree nel mondo.

    Analoghe considerazioni si possono fare per il caccia giapponese F-2 e per il T-50 sudcoreano.

    L’industria russa e quella francese, che da sempre rappresentano la scelta “alternativa” rispetto a quella americana, hanno nei loro listini solo caccia bimotori.

    Il J-10 ha quindi concrete possibilità di conquistarsi una significativa fetta di mercato. Oltre al Pakistan, anche l’Iran e altri paesi hanno avviato contatti e trattative per acquisire il velivolo.

    Osservando attentamente il J-10, si nota che il caccia è frutto di un compromesso tra le specifiche volute dalle forze aeree cinesi, il contributo tecnologico acquisito dall’estero (Israele e Russia) e le effettive capacità tecnologiche dell’industria cinese: l’accoppiamento tra la presa d’aria centrale e la fusoliera, ad esempio, è decisamente “rozzo” rispetto a quello che si può apprezzare su un F-16 o su un Typhoon; il caccia non sembra concedere nulla alla moderna esigenza di ridurre la superficie radar equivalente.

    Non di meno, il J-10 ha incorporato esperienze progettuali di altissimo livello (dal Lavi israeliano e dal Mig 1.44 russo), i suoi sensori e sistemi d’arma sfruttano ampiamente tecnologie israeliane e russe ed ha piene capacità di rifornimento in volo: tutto questo significa che il caccia può rivelarsi un sistema di combattimento estremamente efficace ed efficiente, sicuramente da non sottovalutare.




    Aerei Militari - Chengdu J-10

  6. #6
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    Predefinito Rif: Israele intensifica gli scambi economici con l'Asia - L'Asse Tel Aviv-Pechino

    La Cina e la Russia,proposti come "antimondialisti"
    da alcuni(e anche io purtroppo ci abboccai..) sono semplicemente due potenze...che fanno i loro interessi.
    Niente di più..niente di meno.
    Lo scontro che hanno con gli USA è normale prassi tra superpotenze,recentemente la Russia ha fornito armi alla Siria,ma ne ha fornito e ne fornirà anche all'entità sionista.
    Dal canto mio vedo Russia e Cina non certo come antimondialisti e antagonisti agli USA(al massimo rivali..e su sole questioni economiche) ma come detto prima due
    superpotenze che fanno i loro interessi.

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    Predefinito Rif: Israele intensifica gli scambi economici con l'Asia - L'Asse Tel Aviv-Pechino

    Citazione Originariamente Scritto da Nazionalistaeuropeo Visualizza Messaggio
    La Cina e la Russia,proposti come "antimondialisti"
    da alcuni(e anche io purtroppo ci abboccai..) sono semplicemente due potenze...che fanno i loro interessi.
    Niente di più..niente di meno.
    Lo scontro che hanno con gli USA è normale prassi tra superpotenze,recentemente la Russia ha fornito armi alla Siria,ma ne ha fornito e ne fornirà anche all'entità sionista.
    Dal canto mio vedo Russia e Cina non certo come antimondialisti e antagonisti agli USA(al massimo rivali..e su sole questioni economiche) ma come detto prima due
    superpotenze che fanno i loro interessi.
    ottimo
    il ragionamento fila perfetto.
    la Russia e la Cina fanno, come tutti, il loro interesse.

    finche' ci sara' da mangiare per tutte le superpotenze non ci saranno problemi.

    cominceranno quando scarseggeranno le risorse.
    Ultima modifica di msdfli; 28-08-10 alle 15:11

  8. #8
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    Predefinito Rif: Israele intensifica gli scambi economici con l'Asia - L'Asse Tel Aviv-Pechino

    Il fatto è questo: Realpolitik.


    Ricordiamo che Israele, IN TEORIA anti-razzista, aveva come primo partner commerciale il Sudafrica bianco dei boeri svastikeggianti.


    Riguardo Cina e Russia: con una delle due superpotenze (parlo, per l'appunto, della Russia. In quanto a noi più vicina da un punto di vista geostrategico) è NECESSARIO collaborare.

    Questo, però, non deve portare a quella "mitologia" putiniana che s'è creata nell'estrema destra.
    Ultima modifica di odiopuro; 28-08-10 alle 15:23

  9. #9
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    Predefinito Rif: Israele intensifica gli scambi economici con l'Asia - L'Asse Tel Aviv-Pechino

    Comunque queste collaborazioni militari mi sembrano la tipica scemata della realpolitik , non si è mai troppo abbottonati sulle propie armi .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

 

 

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