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adry571
Tria: «Fisco e investimenti. Ecco il progetto per cambiare l’Italia - Il Sole 24 ORE
Non è così, perché avvio non deve fare rima con rinvio. A spaventare mercati e investitori non è il programma di governo, ma l’incertezza sulle prospettive, e traccheggiare aumenta le incognite, certo non le riduce. Su riforma fiscale e reddito di cittadinanza bisogna partire davvero, e tracciare un calendario che indichi in modo nitido le misure da attuare nel 2019 e i progressi da compiere negli anni successivi.
Sulle pensioni, invece, si può aspettare? Nel comunicato di venerdì dopo il vertice, previdenza e legge Fornero, la cui ridiscussione preoccupa anche il Fondo Monetario, non erano citate, a differenza di Flat Tax e reddito di cittadinanza.
No, la mancata citazione non significa l’abbandono del dossier. Stiamo studiando anche gli interventi previdenziali, con il vincolo che non incidano in modo troppo pesante sulla curva della spesa a medio e lungo termine.
L’idea di “quota 41” però, un impatto ce l'avrebbe, e nemmeno leggero.
Dipende dalle condizioni. Stiamo studiando, e non c'è ancora un quadro definito.
A rendere delicato questo nodo sono i riflessi sul debito, e lo spread dimostra che i nostri titoli sono tornati sotto speciale osservazione. Come se ne esce?
Lo spread è influenzato da vari fattori. Il primo è il rallentamento dell’economia. Una maggiore incertezza sul futuro allarga i differenziali perché spinge gli investitori su titoli più sicuri. Non mi risulta però che ora ci sia una “fuga” dai titoli italiani. Ci sono piuttosto operazioni su futures e cds e ad agosto, quando i mercati sono più sottili, bastano anche piccoli movimenti per dare fluttuazioni di prezzo.
Sulle agenzie internazionali, molto lette dagli investitori, sono state spesso citate posizioni di esponenti euroscettici come Alberto Bagnai, presidente della commissione Finanze del Senato, o Claudio Borghi, che guida la commissione Bilancio della Camera, oltre alle famose evocazioni del «piano B» da parte del ministro agli Affari europei Paolo Savona. Non pensa che anche queste dichiarazioni rischino di far lievitare i timori sull'Italia?
Ma no, bisogna separare posizioni euroscettiche sul piano accademico, come quelle di Bagnai, con il fatto che la linea ufficiale del governo non mette in alcun modo in discussione la nostra permanenza nell’euro. E da quando il governo si è costituito non ho più visto dichiarazioni in quella direzione. Poi la fama che circonda alcune persone è spesso distante dalla realtà: il ministro Savona, per esempio, sul rispetto dei vincoli di finanza pubblica è ancora più rigido di me. Il problema non è questo: per aumentare la fiducia dei mercati bisogna dimostrare di saper crescere.
“Bisogna separare posizioni euroscettiche sul piano accademico, come quelle di Bagnai, con il fatto che la linea ufficiale del governo non mette in alcun modo in discussione la nostra permanenza nell’euro”
Lei ha parlato più volte di «stimolo endogeno» dagli investimenti pubblici, ma negli ultimi anni si è provato più volte ad attivarlo senza risultati. Come si passa dai programmi ai fatti e ai risultati?
Stiamo studiando un grande piano per mobilitare tutte le risorse esistenti già nel bilancio pubblico, ma sono incagliate per una delle tante cause possibili. Spesso vengo a sapere per caso, nel corso di diversi incontri, che ci sono investimenti bloccati per esempio in grandi enti previdenziali perché mancano i progetti, non le risorse. Oppure che al ministero della Giustizia era bloccato il piano carceri, realizzato con Cassa depositi e prestiti, che abbiamo ora riattivato. Serve quindi prima di tutto un monitoraggio centrale e puntuale per capire, di ogni programma, a che punto è e quale causa lo blocca. Ma questo ovviamente non basta. Negli ultimi anni nelle amministrazioni è scomparsa per varie ragioni la capacità di progettazione, che è la precondizione essenziale per attivare gli investimenti. Soprattutto gli enti locali non hanno più le competenze, e occorre ricostruire una struttura che rappresenti una sorta di versione aggiornata del Genio Civile, e sia in grado di fornire progetti definitivi agli enti che devono costruire o ristrutturare case, scuole oppure ospedali. Progetti evanescenti alimentano anche la paura della firma, perché avallare spese in base a una progettazione zoppicante è rischioso. Ma su questo piano è essenziale anche una forte opera di semplificazione delle norme: a settembre faremo un primo intervento sul Codice appalti, in vista di una successiva revisione generale.