... la fiera dell'ipocrisia.
di Guido Mattioni pg.9 de ilgiornale.it 29 08 2010
Se è vero che, ci piaccia oppure no, nel mondo degli affari pecunia non olet, dopo la lettura della Repubblica di ieri, che ha dedicato ampio spazio polemico alla nuova e imminente visita del colon*nello Gheddafi in Italia, sor*ge prepotente una domanda.
Vorremmo insomma capire perché questa massima, ap*plicata in ogni epoca e con qualsivoglia governo anche nei confronti dei business tri*colori in tanti altri Paesi non propriamente liberali - dal**l’Iran dove si impiccano i mi*norenni e si lapidano le don*ne, all’Arabia Saudita dove le teste ruzzolano come palloni da football sotto le scimitarre dei boia a tempo pieno - non debba valere invece anche per la vicina Libia.
Ci chiedia*mo insomma: perché mai a puzzare devono essere unica*mente i soldi (e sono tanti) che ci arrivano dall’ex colo*nia governata dal colonnello Gheddafi?
La domanda, palesemente retorica dato che contiene già la risposta, nasce dal di*spendio di meningi, carta e in*chiostro che il quotidiano ro*mano ha profuso per far appa*rire il rapporto di partnership economico-finanziario tra i due Paesi esclusivamente co*me un personalissimo affare privato tra il colonnello e- in*dovinate chi? - il presidente del Consiglio Silvio Berlusco*ni. Ribattezzati «la premiata ditta Gheddasconi», con una fantasia più da Corriere dei piccoli che da Repubblica .
A questa «ditta» il quotidia*no romano attribuisce per esempio anche la responsabi*lità ( come fosse una colpa) di quella quota del 7% che fa del*la Libia il primo azionista di Unicredit, banca che se non ci sfugge qualcosa è guidata da un bel po’ di anni da Ales*sandro Profumo, non pro*priamente un berlusconiano doc, per non dire proprio un simpatizzante del Pd, con tan*to di partecipazioni alla Festa dell’Unità, suo voto alle pri*marie del partito, nonché candidatura della moglie Sa*bina Ratti nella lista di Rosy Bindi.
Ricordano poi, su Re*pubblica , additandolo presu*mibilmente al vituperio delle genti, anche «lo storico 7,5%» che il colonnello controlla nella Juventus.
Storico, ap*punto, così come lo è del re*sto il rapporto della Libia con casa Agnellifin dai tempi del**l’Avvocato.
La prima volta era stato nel ’76 (c’era già for*se il Cavaliere al governo?) per una durata dell'investi*mento di 10 anni.
Né si di*mentica, il quotidiano, di diffondere il terrore finanziario rivelando che «le finanziarie di Tripoli hanno studiato il dossier Telecom, puntano a Terna, Finmeccanica, Impre*gilo e Generali ».
Succede, nel mondo degli affari, quando le aziende funzionano e ren*dono. E menziona poi, quasi come fosse una iattura, il fat*to che «la Libia ha allungato di 25 anni le concessioni del cane a sei zampe (l’Eni, ndr) in cambio di 28 miliardi di in*vestimenti ».
Che cosa avreb*bero scritto se quelle conces*sioni il governo di Tripoli le avesse invece accorciate?
Ciò che invece sembra di*menticare il quotidiano fon*dato da Eugenio Scalfari, è di riportare per esempio la cre*scita dell’export italiano ver*so la Libia.
Dal 2008 al 2009, solo per citare alcune voci, è cresciuto del 52,88% nei pro*dotti derivati dal latte, del 69,56% nelle conserve itti*che, del 55,78% nei saponi e prodotti per la pulizia, ma quel che più balza all'occhio di addirittura il 904% in uno dei settori che da sempre è un punto di forza dell'industria italiana, ovvero quello delle macchine per la lavorazione dei metalli.
Briciole? Record margina*li?
Non si direbbe dal momen*to che, come sottolinea Anto*nio de Capoa, presidente del*la Camera di commercio ita*lo- libica, «gli ultimi dati del*l’interscambio tra i due Paesi mettono in evidenza dati mol*to positivi, come lo è la cresci*ta del 12% dell’export italia*no da gennaio a marzo 2010, a quota 573 milioni di euro ri*spetto all’anno precedente.
Mentre sempre più numero*se sono le joint venture italo*libiche nate sia per la produ*zione interna sia per l'export».
Italiane sono inol*tre le 100 aziende che prende*ranno presto parte a un tour in Libia per conoscere le op*portunità in termini di busi*ness e cooperazione.
«Tra queste possibilità da cogliere - aggiunge de Capoa- ci sono 11,8 miliardi di euro messi a disposizione dal governo di Tripoli per la free zone dedi*cata interamente alle azien*de tricolore» .
Ci sorge a questo punto un sospetto che giriamo imme*diatamente ai segugi di Re*pubblica : hai visto mai che an*che quelle 100 aziende siano tutte di Berlusconi?
saluti




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