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Discussione: La licantropia

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    Predefinito La licantropia

    Il diavolo, gli eretici e i lupi

    di Massimo Centini


    Lucas Cranach il vecchio, Wervolf
    1512 circa, incisione - Gotha, Herzogliches Museum
    Immagine dal sito https://upload.wikimedia.org/

    Su questo filone va inserita anche la tradizione dei Berserker, in cui gran parte dei rituali di origine germanica tipici dell’ideologia di molti popoli indoeuropei erano accomunati attraverso il simbolismo del travestimento con pelli di animale (orso e lupo). Nella mitologia e nelle narrazioni che si riferiscono alle trasformazioni che si riferiscono alle trasformazioni di uomini in animale, vestire la pelle dell’animale equivale spesso a provocare la trasformazione. Da qui deriva l’ipotesi, in alcuni casi valida, secondo la quale i miti di metamorfosi potrebbero essere stati originati da alcune interpretazioni di comportamenti rituali e culturali (soprattutto di cacciatori e di pastori), nel corso dei quali gli operatori, vestendo pelli di animali, vengono identificati con gli animali medesimi. Per ricordare alcuni esempi, secondo Bonifacio di Magonza (VIII secolo a.C.), i Germani realizzavano la trasformazione in lupo quando vestivano pelli di lupo, o una cintura di pelle umana. Così nell’antica tradizione latina, gli Hirpi Sorani, probabilmente sacerdoti del monte Soratte, appaiono come lupi del Soratte, in rapporto ad una leggenda secondo la quale assunsero pelli e modi di lupi per liberare il loro paese dai miasmi che vi erano restati dopo che branchi di lupi avevano assalito gli altari sacrificali di Dis Pater (il re dei morti) e ne avevano sottratto brani di carne. In Cina, nel rituale di espulsione annuale (no) dei demoni, gli esorcizzatori (fang-siang shi) erano mascherati con pelli di orso e celebravano una danza degli orsi per atterrire gli spettri. Uno tra i poteri attribuiti a questi operatori rituali e agli stregoni in genere è la capacità di trasformarsi negli animali dei quali vestono la pelle.
    Vestendosi con la pelle rituale, si determinava in sostanza un cambiamento radicale del comportamento, che autorizzava gli adepti a vivere secondo regole del tutto in antitesi con quelle del gruppo civile. La pelle indossata dal combattente era così un modo per trasformarsi in fiera, per acquistare, in virtù delle potenzialità magiche, l’energia bestiale dell’animale incarnato. Le caratteristiche principali dei
    Berserker, quelle che almeno traspaiono con maggiore nitidezza dalle fonti, erano la certezza di essersi trasformati in animale, l’esaltazione, spesso l’estasi, sempre un’efferata violenza.
    Inoltre, la trasformazione simbolica in lupo aveva un ruolo importante anche nei riti iniziatici di alcuni gruppi indigeni nord americani, in cui la mutazione, inserita all’interno di un iter definito, dava un senso alle regole tribali della società e nello stesso tempo contribuiva alla ricerca di un’identità dell’iniziando.
    L’ingresso tra i Berserker era effettuato attraverso un rito iniziatico che prevedeva tutta una serie di prove sostanzialmente belliche e militari. Da Tacito sappiamo che tra i Chatti chi era in procinto di entrare a far parte del gruppo dei guerrieri-belva aveva l’obbligo di non radersi la barba e i capelli prima di aver ucciso un nemico.
    Tra i Taifali l’iniziando doveva cacciare un cinghiale oppure un orso; per gli Heruli il futuro guerriero doveva lottare in un combattimento però senza armi. Attraverso queste prove l’aspirante Berserker avrebbe avuto la possibilità di trasformarsi in una fiera. In pratica, assumeva le caratteristiche del superuomo nel quale si erano però anche incarnate le potenzialità simboliche dei carnivori che aveva combattuto ed ucciso.
    La tradizione nordica venne assorbita in altre aree, diffondendosi tra popolazioni guerriere e cacciatrici dove ebbe modo di trovare un’oggettiva risonanza culturale e simbolica. Il caso dei Daci, chiamati lupi, è forse l’esempio più vivido, che ci permette di scorgere le tracce evidenti della penetrazione del mito nelle leggende sull’origine di un’etnia: «La derivazione della denominazione etnica dal nome di un animale ha sempre un significato religioso e non si può comprendere questo legame se non riducendolo a concezioni religiose molto antiche. Nel caso dei Daci si possono avanzare numerose ipotesi. Si può supporre, in primo luogo, che questo popolo tragga il suo nome da un dio o da un mitico antenato licantropo, che si manifestò sotto sembianze di lupo. E in effetti in Asia era diffuso, con numerose varianti, il mito dell’unione carnale fra lupo soprannaturale e una principessa e da tale unione poteva avere origine sia un popolo che una dinastia».
    Il forte impulso dato al mito della licantropia dalla tradizione nordica è però secondario rispetto all’articolato panorama greco-latino che, partendo dalla vicenda di Licaone, giunge fino ai sacrifici umani e ai culti in onore di Zeus, praticati sul monte Liceo: qui le vittime erano mangiate dai partecipanti che, a loro volta, per un effetto dell’antropofagia, potevano trasformarsi in lupi. Il riferimento simbolico è ben chiaro, e può essere inteso come una sorta di demonizzazione atta a porre in una particolare luce certe pratiche rituali. Potrebbe quindi esistere, alle radici della licantropia, un antico legame con l’universo del rito delle pratiche iniziatiche.
    Nelle fonti sulla stregoneria non mancano concreti - anche se non molto diffusi - riferimenti alla licantropia: inoltre, va chiarito che anche la posizione radicale del Malleus maleficarum sottolineava che le violente azioni dei lupi non erano solo opera del diavolo, ma andavano isolati i casi naturali da quelli prodigiosi e magici. In pratica, sembrerebbe che gli autori del «Martello delle streghe», fossero consapevoli che il sostrato mitico caratterizzante il lupo, così diffuso nell’immaginario popolare, conducesse verso false piste, rinvenendo i propri modelli nel folklore: «Ci si pone ora la domanda sui lupi che talvolta rapiscono gli uomini e i bambini delle case e li divorano dileguandosi con grande astuzia, cosicché non c’è artificio e potenza che valga a colpirli o a catturarli. Bisogna dire che talvolta questo fenomeno ha una causa naturale e talvolta è causato dall’arte dei prodigi, quando capita ad opera delle streghe (...). Quanto alla questione se essi siano veri lupi o diavoli che assumono tale forma, diremo che sono veri lupi, ma ossessi o posseduti dai diavoli».

    Pertanto, al di là di tante suggestioni e facili demonizzazioni alimentate dal mito della metamorfosi, la licantropia nella stregoneria svolse un ruolo secondario, in cui sembrerebbero presenti connessioni con il sostrato folklorico: «Essi (i lupi mannari, n.d.a.) sono, a quanto pare, lupi che mangiano uomini e bambini, e questo accade per sette motivi: fame, selvatichezza, vecchiaia, esperienza, pazzia, il diavolo e Dio (...)». Secondo il sesto punto, il danno proviene dal diavolo che si trasforma ed assume la forma di un lupo. Così scrive Vicentius nel suo Speculum Historiae. Lui ha tratto la notizia dalla Guerra Punica di Valerio Massimo. Quando i romani combattevano contro gli uomini dell’Africa, mentre il capitano dormiva, venne un lupo, sguainò la sua spada e la portò via. Quello era il Diavolo sotto sembianze di lupo. Secondo il settimo punto, l’offesa viene a volte per ordine di Dio. Infatti, Dio a volte punisce alcune terre e villaggi con i lupi. Ecco cosa leggiamo di Eliseo. Siccome Eliseo voleva salire su di una montagna, fuori Gerico, alcuni ragazzi impertinenti lo derisero e dissero: O testa calva, avanti sali! Sapete cosa accadde? egli li maledisse. Quindi uscirono due orsi dal deserto e fecero scempio di circa quarantadue bambini. Quello era un comando di Dio».
    Il Wier, nella sua accesa rilettura del fenomeno della stregoneria, osservava «Se davvero, in Livonia o altre regioni limitrofe, sono stati visti lupi famelici vaganti che si crede siano streghe (in Germania li si chiama col nome di Werwolf) essi sono certamente nient’altro che veri lupi, ma il demonio li fa agitare per produrre tragici effetti: egli sfrutta il loro vagare e la loro azione predatoria allo scopo di riempire ed alterare l’immaginazione di certi uomini i quali impazziscono nella forma della licantropoia, cioè si convincono ed affermano di aver compiuto opere di lupi».
    Dalla descrizione stessa di questo morbo, la licantropia, è evidente a chiunque sia appena in grado di ragionare che non è difficile al demonio trarre alla follia un essere umano, stimolandone gli spiriti idonei, quando si tratti di persone il cui cervello viene spesso invaso dai vapori della bile nera; ed esiste un tipo di uomini proclivi in tal senso alla fascinazione e alla follia».
    Si dice che il giudice Henry Bougeut (1569-1610) condannò a morte circa seicento tra streghe e stregoni riconosciuti licantropi. Si tratta però di un dato che non è stato verificato, forse si potrebbe razionalmente ipotizzare che la licantropia fu una tra le accuse rivolte agli inquisiti, anche senza un’oggettiva testimonianza in questo senso.
    In questo senso, la licantropia può essere considerata come un’espressione tendente a porre in rilievo con maggiore enfasi il messaggio simbolico della metamorfosi, sovrapponendosi a tendenze rituali e mitologie ben assestate nell’immaginario popolare.
    L’ampia parentesi mitica caratterizzante la licantropia non ha allentato l’interesse degli scienziati che, pur osservando il fenomeno con la dovuta distanza, non escludono influenze con la sfera psicotica. la moderna psichiatria riconosce alcune forme di paranoia zooantropica, determinate da disagi psichici e non dall’azione malvagia del diavolo. Ma la credenza è dura a morire. In una raccolta sul folklore francese il Sébillot osservava: «Nel medioevo, le foreste erano il ritrovo favorito dei lupi mannari. La stessa credenza sussisteva ancora nel XVII secolo (...). Verso la metà del secolo scorso, si diceva nel Borbonese che i lupi mannari perdevano la loro forma umana a mezzanotte, guidavano attraverso le campagne dei branchi di lupi e li facevano danzare attorno ad un grande fuoco. S’incontra dappertutto la storia di un uomo che, arrivato nel mezzo di questa assemblea urlante, viene scorto dal conduttore dei lupi, e costui lo fa accompagnare da due dei suoi cani, raccomandandogli di non cadere (...). È molto pericoloso, diceva uno scrittore normanno agli inizi del XIX secolo, essere cattivi con loro; sono dei maghi che non si fanno scrupoli di farsi seguire da lupi fedeli, ai quali danno da divorare le bestie dei loro nemici. Anche quando durante la notte un lupo qualunque ha fatto qualche normale razzia, la si attribuisce senza esitare ai capi dei lupi».
    L’uomo lupo, famelico abitatore della notte e dei luoghi posti al di là della vita comunitaria, è rimasto incuneato tra storia e mito con il fardello di credenze e di superstizioni che ne hanno violentato l’originaria dimensione sacrale. Ma l’uomo, è fatale, quando ha necessità di demonizzare qualcosa o qualcuno, si ferma alle apparenze, alle soluzioni plateali, ai messaggi ambigui del simbolo, che finisse per dare ad ognuno la risposta che cerca.

    Supplemento n.1 Piemonte Parchi n. 79/98 - Antropologia - Il diavolo, gli eretici e i lupi (continua)
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 07-03-16 alle 14:09
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  2. #2
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    Predefinito Rif: La licantropia

    Matteo Sacchi

    LA RIVINCITA DEL LICANTROPO, IL VERO «TRAVET» DELL’ORRORE



    In ogni settore dell'esistenza ci sono i privilegiati e quelli che, come dire, devono sudarsi la pagnotta a colpi di bassa manovalanza. Nel settore delle creature infernali, ad esempio, il vampiro, soprattutto negli ultimi tempi, si è ritagliato un ruolo da star incontrastata. Insomma, diciamocelo: è belloccio, è tormentato, se ti morde ti fa due buchini educati sul collo e ti regala una vita di tenebre (ma eterna). Niente a che vedere con il licantropo che del bestiario demoniaco rappresenta il vero proletario. Nella vulgata è irsuto, privo di qual si voglia controllo, se ti morde ti fa a brandelli e poi per la maggior parte del tempo resta un gran sfigato... solo in quei giorni là, quando la luna è piena, è in grado di arrecare danno. E per di più, in modo ferino, senza classe. Detto questo, ecco spiegato perché di romanzi, di film e di saggi sui vampiri ne spuntano a tonnellate. E ai «versipelle» - nome latinizzante dei mannari - restano solo le briciole (nessuna vera star ha voglia di recitare sotto una maschera pelosa).

    Eppure la storia dei «luponari» (così li chiamano in Sicilia dove pare spuntino dappertutto) è molto più nobile e antica di quella dei vampiri e anche più sensatamente collegata alla psicologia e alla psichiatria. Per rendersene conto basta sfogliare due volumi, uno appena arrivato in libreria l'altro in arrivo tra breve, che colmano bene il vuoto culturale relativo al licantropo. Il primo è Storia dei licantropi di Luca Barbieri (Odoya, pagg. 380, euro 20), il secondo Uomo Lupo di Robert Eisler (in arrivo da Medusa). Leggendo Storia dei licantropi, che ha la prefazione di Valerio Evangelisti, si ottiene un quadro completo sulla nascita del mito degli uomini che, volenti o nolenti, «imbestiano». Si va da un capitolo I, ovvero «Morfologia del licantropo», dove si impara tutto sulla storia dei mutaforma (in Africa, ad esempio, si cambia canide: gli stregoni preferiscono mutarsi in iene) sino ad arrivare all'appendice, ossia «Il licantropo nell'immaginario odierno», che contiene anche una filmografia aggiornata per chi non si accontenta di libri e fumetti. Nel mezzo si incontrano i guerrieri «ulfhedhinn», o «berserker», della mitologia nordica che si trasformavano in belve della guerra grazie a un beverone druidico; o il mito romano delle magiche cinture di pelle animale che trasformavano in feroci mostri i loro possessori.



    Tavola da "Dissertation sur un traité concernant le rapport de la
    physionomie humaine avec celle des animaux"
    - Charles Le Brun


    E la luna piena? E le famose pallottole d'argento che dovrebbero fermare i licantropi? Tutta roba recente e cinematografica, miti moderni che hanno oscurato tradizioni molto più antiche e realistiche. Sì, realistiche: perché in quei beveroni che spesso sono al centro delle antiche leggende ci finivano quasi sempre la segale cornuta o altri allucinogeni, come l'amanita muscaria, che rendono facilissimo, per chi le assume, provare la sensazione di «imbestiare». Tant'è che già Galeno spiegava che nessuno può davvero diventare un lupo: «Coloro i quali vengono colti dal morbo, chiamato lupino o canino, escono di notte nel mese di febbraio, imitano in tutto i lupi o i cani, e fino al sorgere del giorno di preferenza scoprono le tombe. Tuttavia si possono riconoscere le persone affette da tale malattia da questi sintomi: sono pallidi e malaticci d'aspetto, e hanno gli occhi secchi e non lacrimano... È opportuno invero sapere che questo morbo è della specie della melanconia». Ma questa melanconia ha comunque provocato più di un morto. Nel Gévaudan, una regione agricola della Francia, furono almeno 112 le persone ammazzate tra il 1764 e il 1767. E sono in tanti a credere che dietro gli omicidi ci fosse una sorta di serial killer che amava travestirsi da animale.

    Ma se nel caso del Gévaudan o della strana bestia che imperversò nel milanese correndo l'anno 1792 non si hanno certezze, fra le vicende raccontate da Luca Barbieri c'è anche il caso di Peter Strubbe che nei pressi di Colonia massacrò e cannibalizzò, nell'anno 1589, un numero imprecisato di contadini (sedici le vittime accertate). Stubbe credeva davvero di essere un uomo-lupo e dopo la sua esecuzione (conficcarono la sua testa su un palo vicina a quella di un lupo) gli fu dedicato il bestseller Biografia di un Licantropo. Il libro fece in modo che se ne convinse mezza Europa. Ed è in quest'ambito che il saggio di Robert Eisler (1882-1949), scrittore dai multiformi interessi, fornisce gli spunti più interessanti. La licantropia infatti è lo specchio mitico-popolare che riflette il prorompere di tutta una serie di pulsioni come il sadismo e il masochismo. Eisler, in questo studio mai pubblicato prima in italiano, analizza tutto questo in senso “alto”, legando la psicologia alla storia e rendendo conto del motto di Thomas Hobbes: "Homo homini lupus". E se la ricerca antropologica del libro ha come filo rosso lo studio della violenza e dell'aggressività umana, la documentazione usata è talmente ampia da trascendere i vincoli di una singola disciplina scientifica.

    Insomma, il vampiro sarà trendy ma il licantropo ci racconta molto di più: è la nostra faccia nascosta, quella di cui abbiamo davvero paura. Per rubare le parole a chi ha una penna migliore (Pietrangelo Buttafuoco, che ha appena scritto Il lupo e la luna): «Non dovete aver paura del lupo, perché voi siete il lupo».



  3. #3
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    Predefinito Rif: La licantropia

    E' sempre interessante sapere che la Regione Piemonte pubblica questi articoli :giagia:

  4. #4
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    Predefinito Rif: La licantropia

    Andrea Romanazzi

    LICANTROPIA:
    UNA INDAGINE TRA MAGIA E SUPERSTIZIONE
    ALLA RICERCA DELLE ORIGINI


    Le storie e i racconti sulla licantropia affondano le loro radici nella notte dei tempi quando l'uomo, vivendo tra le braccia della mater natura e circondato dalla sua immanenza che si tramutava in alberi ed animali, si sentiva parte integrante della stessa. Moltissime sono così le tradizioni degli uomini-cambiaforma, o meglio degli uomini lupo sparse in tutto il mondo; forse la più antica la ritroviamo nella Bibbia ove re Nabucodonosor, a causa della sua vanità, fu trasformato da Dio in un lupo. Esempi di divinità dalle sembianze animalesche le troviamo anche nella cosmogonia egizia ove si parla di Anubi, il dio sciacallo o ancora il dio lupo Ap-uat che aveva la funzione di traghettare i morti nell'aldilà mentre nella cosmogonia nordica, dove il lupo è simbolo di vita, troviamo come fedeli compagni di Odino i canidi Freki e Geri, mentre simbolo della apocalisse finale è il lupo Fenrir. […] Tracce di questi antichi ricordi le troviamo poi nella cultura classica, ad esempio nella cultura greca ne parla Ovidio nelle sue celebri "Metamorfosi" o nei miti riguardanti il re dell'Arcadia Licaone, che, per aver cercato di ingannare Giove fu trasformato dallo stesso in un lupo.

    In realtà sembrerebbe che questi miti fossero legati ad ancor più antiche usanze di feste pagane di tradizione sciamanica ove era abitudine consumare carne di lupo e venerare l'animale come un dio. Era infatti l'animale che, tramutatosi in guida per il sacerdote, gli suggeriva comportamenti e rituali. Il cibarsi della carne dell'animale totemico così, non era una gozzoviglia ma un sacramento solenne, un modo per il primitivo di acquistare ed assorbire una parte di divinità. Lo stesso Apollo, dio della luce, termine caratterizzato dalla stessa radice della parola lupo, "luke", fu partorito da Latona che assumeva spesso sembianze di lupo e sembra che la stessa divinità, conosciuta anche con il nome di Apollo Liceo, avesse potere su questi animali.



    Licaone punito da Giove, incisione di Hendrik Goltzius


    Tradizioni legate all'adorazione dell'animale le troviamo anche nella cultura romana, del resto i fondatori dell'Urbe, Romolo e Remo, furono proprio allattati da una Lupa che poi divenne lo stesso simbolo della città. La tradizione voleva anche che i due re avessero vissuto proprio con un branco di lupi e che, accoppiatisi con tali belve, avessero dato origine a creature per metà umane e per metà fiere. Petronio nel suo Satyricon parla per la prima volta dei "versipellis", uomini all'interno dei cui corpi crescevano folti peli e così che bastava si rivoltassero come un guanto per cambiare il loro aspetto. Inoltre nelle date attorno al 15 Febbraio a Roma si celebravano i famosi "Lupercali", feste in onore del dio Lupesco protettore delle greggi e degli armenti. Questi rituali, basati spesso su riti orgiastici con sacrifici animali erano stati a loro volta ereditati dai romani dalle popolazioni autoctone che vedevano nell'animale una divinità.

    La scelta del lupo, o delle fiere locali come divinità non era casuale, infatti l'animale, che con i suoi comportamenti era considerato grande predatore, era in competizione con gli stessi uomini cacciatori e così il selvaggio, per propiziare una buona caccia, cercava di onorare l'animale sia per ingraziarselo e evitare che gli sottraesse il sostentamento, sia per poter ereditare dallo stesso la sua stessa capacità di caccia. Ecco così che il lupo diventa il dio-protettore-cacciatore adorato in moltissime culture animiste e che ritroviamo tra i Germani, i popoli nordici, i Mongoli, gli Indiani d'America e in moltissime altre tradizioni. Il culto del lupo lo troviamo anche nelle tradizioni sciamaniche-finniche dell'area russa o slava, che ritroviamo anche in un passo del famoso "Canto di Igor", ove si narra delle trasformazioni in lupo del principe Vseslav, e nelle numerosissime leggende locali. L'antico nome che questi popoli davano agli uomini-lupo era vulko-dlak, pelle di lupo, forse per una tradizione legata a uomini che si vestivano con le loro pelli e dunque forse guerrieri come nelle tradizioni nordiche o sciamani. Del resto per il primitivo, secondo i principi della magia empatica o imitativa, travestirsi con le pelli dell'animale equivaleva a trasformarsi nello stesso acquisendo i suoi poteri e le sue capacità come testimoniato dai cacciatori Pawnee o i Mau-Mau, gli uomini leopardi piaga e terrore dei soldati inglesi o ancora i guerrieri nordici come i Ulfhednar, le teste di lupo o i non lontani cugini Berseker, i camici d'orso.
    Si narra che questi terribili guerrieri andassero in battaglia solo vestiti della pelle del loro animale totemico, urlando, ringhiando e ululando come lupi e che erano presi da una furia così devastante, definita poi dai latini con il termine di "furore" che non sembravano avvertire il dolore delle ferite loro inflitte o che uccidevano con disumana forza sia i nemici che i loro compagni per poi morire spesso con il cuore scoppiato. Sicuramente per favorire il connubio tra uomo e bestia e dunque assorbire tutte le caratteristiche dell'animale essi, come in molte tradizioni sciamaniche, facevano sicuramente uso di droghe come quelle ottenute dal micidiale fungo della Amanita Muscaria, che provocava visioni e grandi scariche adrenaliniche e che era poi mescolata con delle bevande alcoliche.



    Il lupo e i suoi sacerdoti così hanno sempre avuto una valenza benefica, essi erano intermediari tra l'uomo e le forze naturali rappresentate appunto dalle fiere dalle quali, a scopo magico, guerriero o semplicemente per caccia, l'uomo cercava di acquistare la forza. Successivamente però avviene una trasformazione, con il passaggio dalla caccia all'allevamento il lupo subisce una prima trasformazione, esso non è più animale totemico ma diventa nemico delle greggi e dunque dell'uomo, ma sarà nel Medioevo che esso assumerà sembianze malvage che lo legheranno alla magia e al demonio. Nel 1252 con la bolla papale "Ad extirpena", Papa Innocenzo IV autorizzò la persecuzione dei culti pagani, ma soprattutto nel 1500-1600 la caccia alle streghe diviene anche caccia al licantropo che, oramai perduto il suo significato sacerdotale, viene visto come mostro o come malattia. Moltissimi malati di quella che veniva definita "melanconia celebrale", una forma di quella che chiameremmo oggi schizofrenia, furono accusati di stregoneria e condannati al rogo.

    Nascono così le tradizioni legate ai "lupomini", "werewolf" o "loup garou", uomini che si trasformavano in lupi ma il cui significato, oramai demonizzato era completamente differente da quello dei sacerdoti sciamani. Moltissime sono le tradizioni popolari e i racconti sui licantropi, spesso vecchi guaritori o semplici malati di mente venivano scambiati come adoratori del demonio. Successivamente queste "malattie" furono legate anche a timori e tabù, così ecco che se un paese veniva colpito da peste o carestia significava che in questo era nascosto un "lupomino" e così si scatenavano terribili cacce all'untore. Stessa cosa dicasi per violazioni di tabù: nel materano ad esempio, ed in particolare a Grassano vi era la credenza che chiunque avesse sposato la sua figlioccia si sarebbe trasformato nelle notti di luna piena in un lupo, forse antico ricordo di culti autoctoni che veneravano il sacro animale e tradizioni simili le ritroviamo nell'area siciliana e nel pugliese.


  5. #5
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    Predefinito Rif: La licantropia

    Nell'antica Roma i licantropi erano chiamati versipellis. Si riteneva infatti che all'interno del corpo dell'uomo lupo crescesse il pelo della belva, e che perciò gli bastasse rivoltarsi come un guanto per ottenere la metamorfosi. Ancora nel Cinquecento, durante i processi ai presunti lupi mannari, i magistrati tagliavano a pezzi gli accusati per cercare all'interno del loro corpo il pelo del lupo. Non lo trovavano, ma di solito era troppo tardi per riabilitare gli sventurati. Come già accennato, del lupo mannaro parla anche Petronio nel Satyricon, in un episodio raccontato da Nicerote, un liberto che, durante una notte di luna piena, intraprende un viaggio a piedi con un soldato. Insieme giungono in un cimitero: qui, improvvisamente, il milite comincia a trasformarsi in lupo.

    ~ ~ ~


    Provocato da Trimalchione, un tal Nicerote racconta una storia terrificante

    (62.) Volle il caso che il padrone fosse partito per Capua a smerciar il meglio delle sue cianfrusaglie. Afferrata al volo l'occasione, convinco un tale, ospite lì da noi, a venire con me sino al quinto miglio. Non per nulla era un soldato forte come un demonio. Leviamo le chiappe, verso il canto del gallo. La luna luceva come a mezzo giorno. Arriviamo a un cimitero: il mio uomo si mette a farla tra le tombe, io mi siedo canterellando e conto le tombe quante sono. Poi, come torno con gli occhi al compagno, quello è lì che si sveste e depone tutti gli abiti al margine della strada. Io avevo il cuore in gola, ero più morto che vivo. Quello allora piscia in cerchio intorno agli abiti e all'improvviso diventa lupo. Badate che non scherzo: non mentirei per tutto l 'oro del mondo. Dunque, come dicevo, una volta quel che divenne lupo, incominciò ad ululare e fuggì nelle selve. Sulle prime non sapevo più dove fossi. Poi mi feci vicino, per raccattare gli abiti di quello là, ma gli abiti erano diventati di pietra. A morir di paura, chi più morto di me? Tuttavia strinsi in pugno la spada, e, abracadabra, andai infilzando le ombre, sin quando non giunsi al podere della mia amica. Entrai che ero uno spettro, mezzo scoppiato, ma con il sudore che mi correva per la forcata, con gli occhi fissi: ce ne volle per rimettermi. La mia Melissa sulle prime era stupita che io o gli fossi in giro così tardi, e "Se arrivavi un po' prima, - disse - almeno ci davi una mano, che un lupo si è introdotto nel podere e da vero macellaio ci ha sgozzato tutte le bestie. Però non l'ha fatta pulita, anche si se è riuscito a fuggire, che uno dei nostri schiavi gli ha trapassato il collo con la lancia". A sentir questo, non riuscii più a chiuder occhio, ma, appena fatto giorno, via di corsa alla casa del nostro Gaio, che sembravo l'oste dopo il repulisti. E una volta che giunsi in quel luogo, dove gli abiti erano diventati di pietra, non altro trovai che del sangue. Come poi giunsi a casa, il mio soldato giaceva sul letto che che sembrava un bove e c'era un medico che gli curava il collo. Mi fu chiaro che era un lupo mannaro, ne ho potuto da allora dividere il pane con lui, nemmeno se mi avessero ammazzato. Comodi gli altri di pensarla in proposito come vogliono, ma io, se mento, che il cielo mi punisca.

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    Predefinito Rif: La licantropia

    C’è un licantropo dentro di noi

    L’indagine di Robert Eisler è un’odissea nella carne
    e nello spirito


    Robert Eisler
    UOMO LUPO. SAGGIO SUL SADISMO, IL MASOCHISMO E LA LICANTROPIA
    traduzione di Martino Doni

    pp. 320, € 24

    Robert Eisler (1882-1949) non è conosciuto in Italia. Nato in una famiglia ebraica di Vienna, studioso di storia delle religioni e di cosmologia antica, di misteri orfici e iconografia, frequentò Walter Benjamin e Gerschom Scholem. Deportato a Dachau e a Buchenwald, riuscì a riparare in Inghilterra dove continuò i suoi studi. Anche se per poco tempo.

    Di lui esce la traduzione di un'opera sconvolgente, che vide la luce un anno prima della sua morte, nata dopo aver consultato una documentazione impressionante: Uomo lupo. Saggio sul sadismo, il masochismo e la licantropia (Medusa). Un libro atipico, unico. Si presenta come una ricerca socio-antropologica sulla violenza e l'aggressività umane e costituisce la più inquietante esplorazione degli abissi dove si forma il comportamento, anzi la natura stessa del corpo della donna e dell'uomo. È un'odissea nella carne e nello spirito che evidenzia maschere, istinti inconfessabili, vizi, bisogni inspiegabili, supplizi. Eisler, studioso atipico dalla cultura vastissima, esamina i problemi partendo dai rituali espiatori del mondo antico per giungere ai fatti di cronaca nera.

    Chi è l'uomo lupo? Oggi a questa domanda rispondiamo in diversi modi, a seconda della circostanza. Per alcuni è il serial killer. Per altri è il sadico, ovvero chi prova piacere nell'infliggere dolore fisico o umiliazioni psicologiche. Oppure è semplicemente il violento, magari tra le mura domestiche. Eisler suggerisce di intenderlo anche come il risultato della caduta della nostra specie, fenomeno che ha lasciato spazio ad azioni sempre meno controllate dalla ragione e dal timore religioso. Già, caduta: per avvicinarsi al suo significato è sufficiente leggere la Genesi, il primo libro della Bibbia, ma anche numerosi altri miti delle origini. Non si tratta, a detta di Eisler, di peccato o trasgressione, ma di un'autentica mutazione genetica. Del resto, quando si parla di pelo, di dentatura, di usanze o anche semplicemente di abiti o dello stesso corpo, forse si sta indagando sulla fine di uno stato di innocenza e sulla constatazione di una condotta predatoria. E ancora oggi, nonostante solidarietà e bene siano lodati da tutti, non mancano i cosiddetti orchi né i cannibali.

    Entrare negli archetipi della predazione o del sado-masochismo, lasciandosi alle spalle il paradiso terrestre, significa cercare quel «lupo» che abita nei nostri desideri profondi e del quale abbiamo idee vaghe. Eisler, che è introdotto in questa prima edizione italiana della sua opera dai saggi di Martino Doni ed Enrico Giannetto, dedicati a «l'animale e l'archetipo» e all'«origine della violenza nel carnivorismo», intende individuare la causa preistorica «di ogni crimine». Un aiuto glielo fornisce la teoria junghiana delle idee archetipe. Quelle stesse che sopravvivono «negli strati ancestrali subconsci della mente e che si rivelano in tutto il mondo nelle leggende, nei miti e nei riti dell'uomo storico, nonché nei sogni effimeri e nelle illusioni durature dell'umanità contemporanea». Si scopre tra l'altro che la «caduta» con il suo strascico di violenze è forse l'autentica storia di cui siamo stati protagonisti.

    L'analisi di Eisler è disincantata. Non crede che l'uomo sia naturalmente buono e che la società lo abbia corrotto, ma ricorda che il partner sadico non si eccita se non unendo la crudeltà (dal latino cruor, sangue: altro non è, appunto, che «passione per il sangue») all'amore, ovvero mescolando violenza al «desiderio di fare bene». E qui occorrerebbe soffermarsi sulle chiose di Tommaso d'Aquino riprese da Aristotele, ma il saggio ci porta più in là ed esamina chi - per esempio la confraternita marocchina dell'Isawiyya - attraverso un rito è spinto a fare a pezzi con i morsi il corpo di animali vivi. La pratica si ricollega alle orge greche delle menadi, «donne furiose» vestite di pelli di lince o leopardo o volpe, che in una tragedia perduta di Eschilo divoravano la carne cruda di cerbiatti, capretti, agnelli e altri esseri viventi dopo averla ridotta a brani. D'altra parte, Eisler fa notare che era usanza «smembrare» il capro espiatorio nell'antico rituale ebraico il Giorno dell'Espiazione. Accadeva anche nel culto di Bacco. In tal caso «l'orgia spaventosa» era legata al rito della vendemmia e alla libagione del vino novello.

    Pagine densissime, piene di rimandi, di concatenazioni. E sulla licantropia? Noi chiamiamo in tal modo la patologia mentale che costringe chi ne soffre a voler assomigliare a un lupo nell'aspetto ma soprattutto si adegua alla fiera nel comportamento. Gli stadi più gravi di tale malattia inducono coloro che ne sono colpiti a cibarsi di carne cruda, anche umana, e di sangue. Eisler ne studia la genesi, notando che la medicina antica confuse questo indizio di psicosi con la rabbia canina; quindi analizza le leggende germaniche, tocca il problema dei vampiri, esamina il medioevo cinese e giapponese, torna in Plutarco per comprendere la caccia notturna con torce, verghe e lance delle «furiose» devote al dio tragico Zagreus.

    Eisler chiude la sua ricerca ricordando che se non ci fu una caduta, allora non potrà esserci nemmeno una redenzione. Ma per giungere ad essa e alla pace, l'uomo dovrà gettare la sua maschera di lupo, domare la bestia archetipa che è in lui. Insomma, ripristinare l'innocenza un giorno perduta.

    Armando Torno
    14 ottobre 2011 17:37© RIPRODUZIONE RISERVATA

    Il libro


    • Uscito a Londra nel 1948, il saggio di Robert Eisler «Man into Wolf» viene ora pubblicato in Italia col titolo «Uomo lupo. Saggio sul sadismo, il masochismo e la licantropia» (Medusa edizioni, traduzione di Martino)
    • Esperto di iconografia e di storia delle religioni, l’ebreo austriaco Eisler (1882-1949) fu attento lettore di Carl Gustav Jung, (nella foto) appassionato di astrologia e culti misterici. Morì in Inghilterra, dopo essere sopravvissuto ai campi di concentramento nazisti.
    C’è un licantropo dentro di noi - Corriere della Sera
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 07-03-16 alle 14:01

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    Predefinito Rif: La licantropia

    Lupi mannari e licantropia: basi mitiche, antropologiche, psichiatriche e mediche

    a cura di Gianluca Turconi

    La luna è piena e la notte silenziosa, chi conosce la verità si nasconde per proteggersi, chi la ignora sarà la prossima preda. Così la letteratura fantastica ci ha tramandato l'ineluttabile destino dei lupi mannari. Ma quale verità si cela dietro alle leggende e cosa dovremmo pensare se scoprissimo, con l'appoggio di verità scientifiche incontrovertibili, che un nostro vicino, suo malgrado, è un vero licantropo?
    Le origini antropologiche
    Il termine lupo mannaro deriva etimologicamente dal latino lupus homenarius, cioè lupo che si comporta da uomo, mentre la parola licantropia, la capacità di mutare se stesso in un lupo, trova le proprie origini nell'etimo greco lykos, cioè lupo, e antropos, uomo. Tuttavia, l'origine dei miti e delle leggende legate agli uomini-lupo risale a epoche notevolmente antecedenti rispetto alle storie classiche di Romani e Greci. Tanto risalenti nel tempo da perdersi nell'antichità preistorica, nella tradizione orale che caratterizzò lo sciamanesimo dell'età della pietra e il mondo degli Spiriti governanti l'Universo dei quali era emanazione diretta.

    Infatti, da quell'epoca, ogni civiltà umana, in qualunque continente fosse localizzata, ha ereditato miti in cui si rinvengono uomini che hanno la capacità, anzi, come meglio vedremo in seguito, l'abilità di trasformarsi in un animale, differente secondo la localizzazione geografica della comunità umana a cui appartenevano le storie e la preminenza di questo o quell'esemplare nella fauna locale. Così si ebbero uomini-leone e iena in Africa, orso nella Russia europea, tigre in Asia, condor e giaguaro in America meridionale e bisonte in quella settentrionale. Gli uomini-lupo furono preponderanti nell'Europa continentale occupata dalle popolazioni di origine indoeuropea.

    Tale corrispondenza, in un'esistenza preistorica dominata dal nomadismo dei cacciatori, si può spiegare in due modi, entrambi riconducibili allo spiritismo sciamanico. Il primo sussiste nel tentativo di esorcizzare temibili concorrenti nella continua lotta per le prede - dotati di caratteristiche e qualità sovrumane per definizione, trattandosi di animali - carpendone la benevolenza o impossessandosi delle loro abilità di caccia tramite complessi rituali di ingraziamento. Lo Spirito del Lupo era quindi un'entità da rispettare e, nei casi più eclatanti, da venerare come un Dio.

    La seconda spiegazione, simile seppure marcata da alcune diversità importanti, era riconoscere attraverso la trasformazione nella preda preferita (bisonte americano, ma anche europeo in epoche storicamente più antiche) il perpetrarsi dell'anima dell'animale che sosteneva l'uomo cacciatore, una sorta di rigenerazione in sé di quanto si era perduto tramite l'uccisione dell'essere che serviva da alimento. Nonché, è evidente, anche un tributo di rispetto alla potenza dei grandi erbivori, degni avversari nella lotta quotidiana.

    Quest'iniziale impostazione cambiò radicalmente col mutare dell'attività umana agli albori dell'era storica. L'uomo, molto meno cacciatore e ormai allevatore e coltivatore stanziale, individuava negli animali feroci non più dei concorrenti da imitare, bensì punizioni divine, sciagure in cui si era incorsi per una propria mancanza. Il lupo mannaro, da creatura benedetta dalla benevolenza dello Spirito animale di turno, si trovò a coincidere con persone punite dalla Divinità.

    E' così che appare per la prima volta la metamorfosi da uomo a lupo in Gilgamesh, epica mediorientale tra le testimonianze scritte più antiche in merito, dove la dea Ishtar trasforma per punizione un pastore, mettendolo contro la famiglia, gli amici e la stessa comunità del suo villaggio, nucleo fondamentale della nascente civiltà mesopotamica.

    Alla stessa conclusione giunsero anche i Greci e i Romani, le cui civiltà nacquero in aree montagnose caratterizzate da una stretta vicinanza con la minaccia dei lupi. Comuni, nella tradizione romana, divennero le storie sui versapellis, i rovesciapelle, uomini sotto la cui cute cresceva la pelliccia dei lupi in attesa della metamorfosi finale. Non da meno furono i Greci, dove Zeus seppe imitare Ishtar quando volle punire il re dell'Acadia Licaone per aver osato sfidarlo mettendo in tavola carne umana nel tentativo di smascherare uno degli usuali travestimenti sotto il quale si celava il Dio.

    Ma il peggio, per i presunti lupi mannari, doveva ancora venire con il sopraggiungere dell'Era cristiana.


    Il Cristianesimo introduce il concetto di Male nella licantropia mitica

    Come già accaduto con la figura del serpente e del drago, il cristianesimo vide nella commistione impura tra uomo e lupo l'espressione abominevole del Male, nella sua forma di sottomissione al Demonio in cambio di favori e vantaggi, gli stessi che in precedenza erano considerati antropologicamente in maniera benevola.

    Ciò fu particolarmente evidente nella lenta opera di evangelizzazione dell'Europa settentrionale, dove il paganesimo delle popolazioni era legato a divinità della natura e dei boschi, proprio come i lupi. I Sassoni, gli Slavi, gli Scandinavi avevano ciascuno una propria versione di lupi mannari che potevano essere ancora visti favorevolmente, come i guerrieri-lupo della tradizione germanica.

    In talune occasioni, il cristianesimo etichettò ancora la licantropia come punizione divina, per esempio quando secondo l'agiografia di San Patrizio d'Irlanda, il santo tramutò in lupo Veretius, re del Galles, ma essenzialmente il fenomeno venne collegato alla magia, cioè a ogni attività umana volta a ottenere poteri sovrumani senza intercessione della volontà divina.

    Il Medio Evo fu il periodo di evoluzione da una tendenza all'altra, dall'Alto al Basso periodo di quell'era. Spesso, coloro che volevano approfittare della credulità popolare utilizzavano i miti e le leggende sui lupi mannari per avere vantaggi immediati, come le bande di fuorilegge inglesi e tedeschi che indossavano pelli di lupi per incutere il giusto timore nelle popolazioni che poi taglieggiavano. Più in generale, tuttavia, si sviluppò una letteratura simil-scientifica che studiò, catalogò e contribuì a sua volta ad alimentare il fenomeno licantropico.

    Come indicato, inizialmente, la metamorfosi da uomo a lupo e viceversa fu attribuita a capacità magica, o completamente autonoma o legata alla conoscenza di erbe o azioni dai portentosi poteri. Tra queste ultime, furono fatte rientrare, di volta in volta, il bere acqua piovana raccolta nelle orme di un lupo, l'annusare essenze concentrate estratte dalle loro pelli, il pronunciare per tre volte il nome di un altro lupo mannaro dopo essersi tolti i vestiti e aver orinato intorno a essi, aver assunto dosi di aconito, una pianta velenosa dalle foglie verde scuro particolarmente diffusa nelle aree montagnose, Alpi comprese.

    Il passaggio dal Medio Evo al Rinascimento, col suo potente sconvolgimento dello status quo religioso, comportò anche un ulteriore cambiamento dell'approccio delle istituzioni ecclesiastiche cristiane alla licantropia che divenne non solo un fenomeno da combattere su larga scala alla stessa stregua della stregoneria, bensì anche un vero e proprio morbo contagioso trasmesso tramite il contatto o il morso.

    Su tali basi, non deve destare sorpresa che in Germania nel 1589, Peter Stubbe fosse dichiarato ufficialmente un lupo mannaro, colpevole di molti omicidi e di cannibalismo, e condannato a morte sul rogo o che in Francia, tra il 1520 e il 1630 venissero registrati oltre 30.000 casi di presunti lupi mannari, solo pochi dei quali ebbero la fortuna di essere dichiarati insani di mente e non finire la propria vita tra le fiamme.


    I lupi mannari e la sessualità

    Particolare interesse destano gli episodi avvenuti sull'isola inglese di Guernsey, nel Canale della Manica, nel XVI secolo, quando gli adolescenti che conducevano vite notturne promiscue contrarie ai radicati canoni sociali del tempo venivano appunto definiti lupi mannari.

    Il collegamento tra sessualità e licantropia, nonché la sua connotazione negativa in un ambiente sociale fortemente influenzato dalla sessuofobia clericale, è abbastanza semplice da spiegare quando si pensi come i lupi mannari siano in massima parte identificati con uomini che hanno tutti i propri attributi mascolini (forza, aggressività, muscolatura e, naturalmente, sessualità) accentuati dalla trasformazione.

    Non mancano le figure di donne affette da licantropia, ma il loro numero è notevolmente inferiore alla controparte maschile ed esse, in definitiva, si vanno a confondere con l'altrettanto famosa schiera delle streghe. Quando è una donna a subire la metamorfosi, anziché evidenziarsi i tratti bestiali nell'ambito della sessualità, è la sua capacità attrattiva, un altro tipo di magia, se vogliamo, a essere accentuata e fortemente evidenziata, tanto da divenire irresistibile per entrambi i sessi, con un forte richiamo saffico.

    Luna piena e pallottole d'argento: le origini letterarie e cinematografiche
    I lettori che sono stati tanto pazienti da giungere a questo punto, si staranno chiedendo che fine hanno fatto, tra tutti gli elementi indicati finora, la classica luna piena che fungerebbe da innesco alla trasformazione licantropica e le pallottole d'argento che sarebbe l'unica efficace arma contro i lupi mannari. Ebbene, questi stereotipi più che appartenere alla storia mitologica della licantropia, sono frutto dell'abile costruzione narrativa di scrittori e registri.

    Fu infatti nel pieno splendore della letteratura gotica del XIX secolo che l'autore C. Maturin scrisse il suo The Albigenses e il suo quasi contemporaneo G. W. Reynolds si cimentò in Wagner the Wher-Wolf, raccogliendo a piene mani spunti dalla tradizione nordica sui lupi mannari e aggiungendo qui e là elementi rifacentisi ai miti lunari più antichi. Ma fu il film The Wolf Man (1941) di G. Waggner a introdurre la trasformazione autunnale, quando l'aconito cresce più rigoglioso, la morbilità della licantropia trasmissibile tramite il morso e alcuni sequel della stessa pellicola, visto il discreto della stessa, collegarono definitivamente la trasformazione con la presenza della luna piena e la cura della licantropia, se di cura si può parlare, con la morte per mezzo di pallottole d'argento.

    E' da notare come tra letteratura e cinematografia fantastica degli esordi sui lupi mannari ci sia una concreta differenza nella trattazione del fenomeno della metamorfosi. Mentre nelle opere letterarie è un momento secondario, quasi istantaneo, che precede la "vita da lupo" definitiva o transitoria, nella cinematografia hollywoodiana esso diventa uno dei fulcri della narrazione, sempre più importante col passare degli anni e col miglioramento degli effetti speciali che ormai sono capaci di rappresentare la deformazione degli scheletri umani con la crescita di escrescenze ossee tipiche dei lupi, la mutazione dei lineamenti della nostra razza in quelli meno convenzionali dei canidi e persino le più raccapriccianti abitudini sanguinarie e culinarie dei licantropi.


    Guardatevi dal vostro vicino

    E' qualche tempo che il vostro vicino di casa vi guarda in maniera strana e ciò si acuisce specialmente nei periodi di luna piena. Potreste persino giurare di averlo sentito grattare con le unghie sulla vostra porta di casa e ululare nel segreto del suo salotto.

    State forse correndo troppo con la fantasia o il vostro amichevole vicino può essere un vero licantropo?

    Scientificamente, potrebbe essersi concretizzata la seconda ipotesi. Infatti, quanto abbiamo finora attribuito a miti, leggende, romanzi e film ha dei fondamenti verificati in psichiatria e medicina che potrebbero essere stati, in tempi antichi, la base su cui poi si sono sviluppati i miti di età storica.

    In psichiatria, la licantropia consiste nell'illusione, sfociante in ossessione, di essere un animale selvaggio, solitamente un lupo, e di comportarsi di conseguenza. Testimonianze di tale psicosi sono antiche, tanto che la prima è riconducibile agli scritti del Profeta Daniele che l'attribuisce al re babilonese della schiavitù del popolo ebreo in quel di Babilonia. A seguire, fu il medico romano Paulus Aegineta a darcene notizia nel Basso Impero. E dello stesso tenore furono diversi glosse medievali.

    La ragione psichiatrica per tali comportamenti è l'esternazione di uno stress estremo in comportamenti animaleschi anche pericolosi per gli altri.

    Harvey Rostenstock e Kenneth R. Vincent hanno riportato sul The American Journal of Psychiatry (1977) il caso di una donna quarantanovenne affetta da questa infermità che durante la sua vita aveva dato più volte segni di una sessualità instabile, con tradimenti ed esperienze lesbiche, seguite da episodi illusori e ossessivi di licantropia anche in assenza di dipendenze da droghe o farmaci. Dopo un crollo psicotico durante una riunione familiare, la donna era stata ricoverata e i due psichiatri avevano potuto tenerla sotto osservazione arrivando alla conclusione che la schizofrenia di cui era sicuramente affetta si esprimeva attraverso la licantropia che forniva momentaneo sollievo al conflitto interiore della paziente relativo alle proprie preferenze sessuali. Ella, infatti, nonostante fosse sposata e appartenente a una famiglia fortemente religiosa, provava pulsioni omosessuali tali da aggravare la propria psicosi al punto da farle affermare che la testa di lupo che vedeva riflessa nello specchio al posto del proprio volto fosse testimonianza del demonio presente dentro di lei.

    Comunque, il vostro vicino, per sua fortuna, potrebbe anche non essere affetto da allucinazioni psicotiche, ma da sintomi medici di infezioni, intossicazioni e malattie più facilmente diagnosticabili e guaribili.

    Per esempio, potrebbe soffrire di intossicazione da funghi, in particolare quelli che ancora oggi crescono nei depositi di grano poi trattati industrialmente. Oppure potrebbe essere malato di rabbia, incidentalmente trasmessa da morsi di canidi, proprio come nei miti sulla licantopia, che provoca agitazione e allucinazioni. Infine, potrebbe essere più semplicemente affetto da ipertricosi, cioè una crescita incontrollata della peluria corporea in parti solitamente sprovviste come l'area intorno agli occhi e la fronte, in misura tale da rendere il volto simile a quello di un lupo e le vostre scoperte in merito al vicino indicate all'inizio di questa sezione dei semplici frutti della vostra immaginazione, dettati dall'inconscia suggestione che la metamorfosi fisica dei licantropi a ogni luna piena sia realtà. Probabilmente sarà così, nel prossimo film sui lupi mannari che guarderete.


    Fonti e letture consigliate

    How stuff works (sezione "How Werewolves Work")
    Harvey Rostenstock, M.D. e Kenneth R. Vincent, Ed.D, A Case of Lycanthropy, The American Journal of Psychiatry Vol. 134, No. 10. October 1977
    Lycanthropology
    "The time-life encyclopedia of things that never were" (voce "Lycanthropy"), disponibile per l'acquisto su Amazon.com

    Lupi mannari e licantropia: basi mitiche, antropologiche, psichiatriche e mediche.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 07-03-16 alle 14:00
    Chiunque stia dalla parte di una giusta causa non può essere definito un terrorista.
    Yasser Arafat

    Una religione senza guerra è zoppa.
    Ruhollāh Mosavi Khomeyni

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    Predefinito Rif: La licantropia

    Nella raccolta del poeta, commediografo dialettale e folklorista romano:
    Luigi (Giggi) Antonio Zanazzo (Roma 1860- 1911), "Tradizioni popolari romane. Usi, costumi e pregiudizi del popolo di Roma" , Roma, 1908;
    l'autore riporta un caso di licantropia trasteverina con alcuni "rimedi simpatichi".
    Vai a:

    86-Er male der lupo manàro in "Medicina popolare";

    -=[ storia.roma.it | Usi, Costumi e Pregiudizi del popolo di Roma - Libro I, Costumi e Pregiudizi del popolo di Roma - Libro I*Medicina popolare&autore=Gigi Zanazzo

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    Predefinito Re: Rif: La licantropia

    LA BESTIA DI ANFO (BRESCIA) - UN LUPO MANNARO ITALIANO?


    In un santuario di Anfo (Brescia) è conservato uno stranissimo ex voto per grazia ricevuta del XVIII sec: raffigura una mostruosa creatura ricoperta di peli che balza su una barca per aggredire due sfortunate persone. Che però, grazie all'intervento del Santo (e del fucile), riescono a metterlo in fuga e a salvarsi.
    Il mostro assomiglia incredibilmente alle molte raffigurazioni di licantropi e lupi mannari. Particolare degno di nota, aggredisce ritto sulle zampe posteriori.
    Leggende orali narrano di una creatura feroce e malvagia, mandata dal Diavolo, che assaliva uomini e donne in riva al lago d'Idro, durante la notte.
    Un mistero fittissimo tutto da indagare!

    (Xplora - Oltre i confini)
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 13-09-12 alle 22:46
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

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    Predefinito Re: Rif: La licantropia

    Nella letteratura

    Satyricon di Petronio (secolo I)
    Ars medica di Galeno (secolo II)
    Bisclavret, una delle dodici lai di Maria di Francia (secolo XII)
    The albigenses di Charles Robert Maturin (1824)
    Wagner the werewolf di George William Reynolds (1847)
    Il signore dei lupi di Alexandre Dumas, padre (1857)
    The Book of Were-Wolves di Sabine Baring-Gould (1865)
    Hugues le-loup di Chatrian Erckmann ([[1869])
    Le loup di Guy de Maupassant
    The white wolf di Edith Nesbit
    Werewolves di Elliot O'Donnell
    The werewolf of Paris di Guy Endore
    Weird tales " di Lovecraft
    Darker than you think di Jack Williamson
    Il figlio della notte di Jack Williamson
    Lycanthia di Tanith Lee
    Wolfen di Whitley Strieber
    Moon dance di S.P. Somtow
    The werewolf di Montague Summers (1933)
    L'ululato di Gary Brandner(1981)
    Unico indizio la luna piena di Stephen King (1983)
    La saga di Anita Blake di Laurell K. Hamilton (1993 - in corso)
    Il lupo della palude nella collana Piccoli Brividi di R.L. Stine (1993)
    Mal di luna - Racconti di lupi mannari di Arlton Eadie, Elizabeth Stone e Gianni Pilo (1994)
    Il principe dei lupi di Susan Krinad (1996)
    Blood and Chocolate di Annette Curtis Klause (1997)
    Il licantropo (The Werewolf in the Living Room) nella collana Piccoli Brividi di R.L.Stine (1999)
    L'uomo a rovescio di Fred Vargas (1999)
    Cronache dell'era oscura di Michelle Paver (2004 - in corso)
    L'ora del lupo di Robert R. McCammon (2006)
    Frostbite - l'alba del licantropo di David Wellington (2006)
    Serie di Twilight (vedi anche Licantropo (Twilight)):
    New Moon di Stephenie Meyer (2007)
    Eclipse di Stephenie Meyer (2007)
    Breaking Dawn di Stephenie Meyer (2008)
    Draghi e Lupi di Drew Henriksen (2007)
    Ragazze lupo di Martin Millar (2008)
    La promessa dei lupi di Dorothy Hearst (2008)
    Le due lune di Luca Tarenzi (2009)
    Shiver di Maggie Stiefvater[2] (2009)
    Wunderkind - Una lucida moneta d'argento di D'Andrea G.L. (2009)
    Bitten. La notte dei lupi di Kelley Armstrong (2010)
    Wunderkind - La rosa e i tre chiodi di D'Andrea G.L. (2010)


    Racconti

    Hugues the werewolf di Sutherland Menzies (1838)
    Il lupo mannaro dei monti Harz in Il vascello fantasma di Frederick Marryat (1839)
    Il marchio della bestia di Rudyard Kipling (1890)[3]
    Male di luna di Luigi Pirandello (1913)[4]
    Nella cinematografia [modifica]
    Per approfondire, vedi le voci La saga dell'uomo lupo della Universal e Uomo lupo (personaggio).


    Tra i film in cui la licantropia ha un ruolo significativo, in ordine cronologico:

    The Werewolf (1913)
    The White Wolf (1914)[5]
    The Fox Woman (1915)[6]
    Le Loup-Garou (1923)[7]
    L'uomo lupo (film 1924) (1924)
    Il segreto del Tibet (1935)
    L'uomo lupo (1941)
    The Undying Monster (1942)[8]
    Il lupo dei Malasorte (1942)[9]
    Il bacio della pantera (1942)
    Frankenstein contro l'uomo lupo (1943)
    La donna lupo di Londra (1946)
    I Was a Teenage Werewolf (1957)
    L'implacabile condanna (1961)
    Lycanthropus (1961)
    Argos alla riscossa (1962)[10][11]
    Argos contro le 7 maschere di cera (1963)[12]
    Face of the screaming werewolf (1964)[13]
    La loba (1965)[14]
    La tenerezza del lupo (1973)[15]
    La lupa mannara (1976)[16]
    Wolfen - La belva immortale (1981)[17]
    Un lupo mannaro americano a Londra (1981)
    Il bacio della pantera (1982)
    In compagnia dei lupi (1984)
    Kaos, episodio Mal di luna (1984)
    Unico indizio la luna piena (1985)
    Voglia di vincere (1985)
    Voglia di vincere 2 (1987)
    Scuola di mostri (1987)
    Full eclipse ( 1993 )
    Wolf - La belva è fuori (1994)
    Un lupo mannaro americano a Parigi (1997)
    The Wolves of Kromer (1998)
    La donna lupo (1999) [18]
    Big Wolf on Campus (1999)
    Licantropia Evolution (2000)
    Dog Soldiers (2002)
    DarkWolf (2003)
    Licantropia Apocalypse (2004)
    Van Helsing (2004)
    Harry Potter e il prigioniero di Azkaban (2004)
    Licantropia (2004)
    I delitti della luna piena (Romasanta, 2004)
    Cursed - Il maleficio (2005)
    Skinwalkers - La notte della luna rossa (Skinwalkers, 2006)
    Blood and Chocolate (2007)
    Trick 'r treat (2008)
    L'ora del Licantropo[19] (2009)
    Wolfman (2010)


    Serie di film

    Serie Howling - L'ululato (1981)
    Howling II - L'ululato (1985)
    Howling III: The Marsupials (1987)
    Howling IV: The Original Nightmare (1988)
    Howling V: The Rebirth (1989)
    Howling VI: I mostriciattoli (1991)
    Howling VII: New Moon Rising (1995)
    Serie Underworld:
    Underworld (2003)
    Underworld: Evolution (2006)
    Underworld: la ribellione dei Lycans (2008)
    Serie The Twilight Saga:
    The Twilight Saga: New Moon (2009)
    The Twilight Saga: Eclipse (2010)
    Nei fumetti e nell'animazione [modifica]
    Licantropus è un personaggio immaginario della Marvel Comics
    Wolf's Rain anime della Bones (2003)
    Nel fumetto Batticuore notturno e nella serie televisiva da esso tratta (Ransie la strega) la madre della protagonista è un lupo mannaro. Successivamente (ma solo nel manga) si scoprirà che il fratellino della protagonista ha ereditato i poteri della madre.
    Nel cartone animato Attenti a Luni, con suo figlio, Luni ha le sembianze di un lupo strano con grandi denti di coniglio.
    Nell'anime Carletto il principe dei mostri, L'Uomo Lupo ha le sembianze sia di un uomo per il giorno che di un lupo per la notte.
    Wolf guy, manga edito dalla J-Pop uscito a Settembre 2009
    "The Cartoon Adventures Of Teen Wolf" (1986-1987) tratto dal film Voglia di vincere interpretato da Michael J. Fox.
    Anche Zagor, in una delle sue avventure, affronta un uomo lupo (albi nn. 48-49).
    Dylan Dog si scontra più volte con dei lupi mannari, per la prima volta nell'albo n.3 "Le notti della luna piena".
    Nella musica [modifica]
    Thriller famosa canzone di Michael Jackson tratta dall'omonimo album resa celebre dal videoclip[20], primo nella storia musicale ad avere una trama.
    7 Days to the Wolves traccia musicale contenuta nell'album Dark Passion Play del gruppo finlandese Nightwish.
    Werewolves Of London, di Warren Zevon.
    She Wolf, di Shakira.
    Of wolf and man , dei Metallica.
    Werewolf , dei Death SS.
    The Burning Eyes Of The Werewolf , dei Satanic Warmaster.
    Waking The Demon , dei Bullet For My Valentine.
    She Wolf , dei Blessed By a Broken Heart.
    Fullmoon, dei Sonata Arctica.
    The Howling, dei Within Temptation.
    Wolfmoon, dei Vision Bleak.
    The Werewolf of Westeria di John 5 e Joe Satriani, nell'album The Devil Knows My Name.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 07-03-16 alle 13:57
    Orientata verso l'immenso mare della bellezza

 

 
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