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Discussione: La licantropia

  1. #11
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    Predefinito Re: La licantropia

    Tito Pignedoli


    IL LICANTROPO: FASCINO E ORRORE DELL'UOMO-LUPO


    Stralcio da un articolo pubblicato su Abstracta n° 33



    Lupo mannaro - Lucas Cranach il Vecchio (1512 circa)




    Il Licantropo etimologicamente è l'uomo-lupo: un uomo che in particolari circostanze si tramuta in quel predatore che è il lupo. Mammifero, carnivoro, fissipede, del genere canis, il lupo un tempo era molto diffuso in Europa, soprattutto nelle zone montuose e boscose, e risultava particolarmente insidioso per le greggi o altri piccoli animali. È facile immaginare che in antico - data l'estensione boschiva, gli scarsi insediamenti umani e la relativa penuria di vie di comunicazione - un gregge, un viaggiatore, un pellegrino, potessero sgradevolmente imbattersi in un animale isolato o in branchi, soprattutto d'inverno, quando erano affamati per scarsità di selvaggina. Il lupo venne così ammantato di funesta fama e in senso traslato divenne sinonimo di ogni sorta di furfanti.

    La fantasia medioevale trovò in natura esempi su cui proiettare l'immagine del demonio e dei suoi adepti. S.Eucherio, arcivescovo di Lione, nel V sec. scriveva che «...lupus vel diabolus vel haeretici...». Isidoro Ispalense di Cartagena, vescovo di Siviglia, nel VII sec., crede che il lupo possegga poteri ipnotici e in assonanza a precedenti dicerie popolari concorda sulla fascinazione subita da chi sia scorto dal lupo per primo. Tale tradizione continua fin quasi all'evo moderno tanto è vero che lo stesso Alexander Neckam di Saint Albans (XII-XIII sec.) la riporta nel suo De Naturis Rerum. Eppure il buon abate cistercense era persona colta, scientificamente introdotto e a conoscenza delle proprietà delle cose. Però già a cavallo del buio millennio, Burchard di Worms, autore di «Penitenziali» ad uso dei confessori, assegnava rigide penitenze al fedele credulo a fantasticherie di lupi e licantropi, al pari di chi avesse prestato orecchio a credenze di streghe e sortilegi efficaci. Dal lupo-demone al lupo-mago è facile trapassare allo stregone che si fa lupo generando il licantropo.

    L'identikit del lupo mannaro è duplice: può essere un quadrupede con tutte le caratteristiche del canide, ma di maggiori dimensioni; oppure, nella versione antropomorfa, è un bipede peloso dotato di artigli e di attitudini ad aggredir azzannando. Molti ritengono che la leggenda del licantropo sia trapassata nel Centro-Europa proveniente dalle mitologie nordiche, in base alle quali gli dèi norvegesi si tramutavano in animali. Gervaso di Tilbiry, del XII-XIII sec, dottore in Bologna ed ecclesiastico, autore di un Liber Facetiarum e di Otia imperialia, riteneva che denudarsi al chiaror di luna, fosse bastevole all'immonda trasmutazione. Secondo altre dicerie, l'alpestre aconito, una erbacea delle ranuncolacee tra cui trovasi il mapello dai fiori azzurri riuniti in pannocchie, e velenoso fornitore dell'alcaloide aconitina, sarebbe in grado di produrre la metamorfosi se ingerito (1). Narrano leggende nordiche che pure S.Patrizio, una volta, punì un intero clan trasformandolo in lupi mannari.

    Il licantropo diviene tale nelle notti di luna piena, secondo la tradizione: sortilegio o malattia?
    Il seicentesco barbiere militare (chirurgo empirico, non medico, iniziatore dell'antisepsi) Ambroise Paré, riteneva che questi malati fossero colti da una frenesia incoercibile a vagare ed emettere grida belluine durante la notte. Di certo nel cane rabbioso prima della «fase paralitica», si manifesta quella «furiosa», caratterizzata da fughe, assalti con morsi, perdita di bava dalla bocca. Oggi sappiamo che la rabbia, o idrofobia, è una malattia letale trasmessa da saliva di cani infetti dal Rhabdovirus RNA. Anche altri animali possono essere colpiti: lupi, volpi, bovini, equini. Nel soggetto colpito i sintomi più appariscenti consistono in spasmi dei muscoli della deglutizione con senso di strozzamento alla vista dell'acqua, fotofobia, tremori, delirio, convulsioni, difficoltà respiratorie. Se a ciò si aggiunge in tempi addietro, in carenza di profilassi e terapia, la plateale e dolorosa cauterizzazione della ferita come unico deterrente possibile, si può ben immaginare come il colpito potesse apparire un indemoniato e con esso il «licantropo» rabbioso e braccato per essere soppresso (2).

    Le manifestazioni «supernormali» tenute in considerazione presso culture arretrate inducevano ad interpretare la licantropia quale espressione di magia nera operata da stregoni. Questi avevano iì potere di trasformarsi temporaneamente in lupi, iene, sciacalli, e girovagare durante la notte in preda a bestiale raptus. Riportano le cronache che qualora il licantropo avesse sofferto di ferite sul corpo in uno scontro notturno, l'indomani, le stesse, potevano essere riscontrate sul corpo dello stregone; ed ancora, se inseguito, ad un certo punto le orme bestiali divenivano umane nei pressi del villaggio ove in incognito si occultava. Spesso questi fenomeni sarebbero avvenuti in carenza di carne da nutrimento e potrebbe ipotizzarsi come concausa il desiderio: così infatti Mr. John Moctym Clarke scriveva alla prudente Society for Psychical Research londinese, secondo quanto riportato dall'omonimo «Journal» nel 1919.

    Creazioni biopsichiche a causa di facoltà ideoplastiche», «temporanea incarnazione nell'animale», «materializzazione degli spiriti di animali morti»? O molto più semplicemente fatti reali sì, ma trasfigurati ed enfatizzati? Si sa che nel Centro Africa esistevano delle confraternite segrete che praticavano l'assassinio rituale mediante modalità animalesche. Gli «uomini-leopardo» infatti, iniziati, invasati e drogati, dilaniavano la vittima con artigli metallici, convinti, in tal stato d'eccitazione, d'esser posseduti dallo spirito della fiera.

    In ambito nostrano il lupo mannaro è più comunemente affetto da «mal di luna»; tale metamorfosi è condizionata da particolari condizioni atmosteriche o astrali quali l'umidità della bruma, il plenilunio, il freddo, la pioggia... I soggetti a rischio sarebbero i nati in particolari epoche o i mal battezzati. Contromisure, in un sincretismo sacro-scaramantico, da attuarsi prima della giovinezza; benedizioni particolari, riti magici o incisioni con ferro rovente di probabile derivazione igienistica. Comunque codesto licantropo avrebbe caratteristiche «benigne» rispetto alle forme «cannibaliche» o «necrofile» africane, in quanto raramente attaccherebbe il villaggio d'origine e persone conosciute, o s'addentrerebbe oltre il terzo gradino della scala d'entrata d'una casa; una efficace abluzione o una ferita infettagli, poi, sarebbero bastevoli alla regressione del male, che quindi consisterebbe in definitiva in una crisi maniacale o convulsiva, con agitazione psicomotoria, disorientamento temporo-spaziale, tentativi delinquenziali stereotipi e talora autolesionistici.

    All'origine della credenza nel licantropo c'è sicuramente anche la memoria di particolari animali feroci, magari dall'aspetto poco noto. Qui vediamo in una stampa francese del XVIII sec. la cosiddetta «Bestia Selvaggia» di Gévaudan, che fece oltre un centinaio di vittime.



    La bestia del Gévaudan



    Molti licantropi finirono al rogo come indemoniati o comunque subirono persecuzioni; taluni, di lingua, anzi d'ululato, francese, i cosiddetti «Loup-garrou» e i germanici «WerWolf», nel XVI sec., tra cui Pierre Burgot de la Besaniyon, Gille Garnier de la Dóle e Peter Stubbe da Colonia, sono citati dalle cronache dei processi. Anche sul finir del Seicento uomini di cultura avallarono la condanna, pur dubitando che si trattasse di una reale metamorfosi licantropica; tra essi Jean Bodin da Angers, autore di Six livres de la republique, Heptalomeres e De la demonomanie des sorcies. Nuovamente si riproponeva l'inquietante dilemma sul licantropo e sulla trasformazione da parte di maghi e streghe in concerto con entità infere, «...essendo il malefico una magia cattiva... perché effettuata con l'aiuto dello spirito nemico di Dio...» (Roberti Dizionario di Teologia Morale).
    Tuttavia si ammetteva che in genere gli spiriti maligni non potessero operare vere e proprie trasformazioni, ma solo metamorfosi apparenti, ingannando sostanzialmente i sensi dei testimoni.
    Gli stessi domenicani autori del manuale d'inquisizione Malleus maleficarum, Jacob Spenger da Colonia ed Heinrich Kràmer detto Institor, si posero il problema, propendendo per l'illusione allucinatoria. Per quanto poi riguardava i «lupi», alquanto salomonicamente essi affermarono che talora il fenomeno è reale, talvolta, viceversa, frutto di prodigio, concludendo sincretisticamente che essi sono veri lupi ma posseduti dal demonio.

    Una prima interpretazione razionalistica del fenomeno spetta a Johan Wier da Grave in Noordbrabant, detto Piscinarius. Costui, medico, autore del De praestigiis daemonum, già nel suo tempo, il Cinquecento, era fautore di una eziologia psicopatologica. Nell'Ottocento, Louis Calmeli da Yversay in Poitou, famoso alienista, sgombra ogni dubbio al riguardo e attribuisce la licantropia a note caratteriali depressive di taluni soggetti inoffensivi e amanti dell'oscurità, oppure a una sindrome da intossicazione da sostanze stupefacenti, riservando le forme produttive gravi con aggressività e tendenze delinquenziali a psicopatologie conclamate e severe. Jean Etienne Dominique Esquirol da Tolosa, parlò di «delirio demonomanico», sempre nell'ambito di una derubricazione del fenomeno da sovrannaturale ad entità nosologica di pertinenza psichiatrica.


    Ma la leggenda del licantropo, anche una volta che il presunto «fenomeno» fu inquadrato dalla scienza, non si esaurì, continuando ad ispirare racconti e romanzi. Né poteva essere diversamente, poiché le sue origini erano troppo remote e la sua diffusione troppo ampia. Erodoto di Alicarnasso d'Asia Minore, storiografo fantastico del V sec. a.C, scrive nel suo IV libro, che i Neuri, di scitici costumi, dovettero abbandonare la loro terra a causa dei molti serpenti. Costoro infatti, «... andarono ad abitare con i Budini...» sospetti di stregoneria in quanto i Greci di Scizia raccontavano che «...ciascuno di essi una volta all'anno diventa lupo per qualche giorno...». Publio Virgilio Marone da Andes, mantovano, nel I sec. a.C, nei suoi pastorali carmina Bucolica, cita una trasformazione licantropica. Infatti nell'VIII Ecloga, dedicata a Caio Asinio Pollione vincitore degli Illiri di Dalmazia, il pastore Alfesibeo parla di Meri e delle sue erbe, raccolte nel mitridatico regno del Ponto, e di aver visto «...spesso Meri trasformarsi in lupo e nascondersi nei boschi ad evocare spettri...».

    E sulla scia dell'antichità classica anche scopritori e viaggiatori di fine Medioevo, proiettati all'età moderna, subirono il retaggio d'antichi miti e di novelle allucinazioni. Il licantropo ricevette nuovi impulsi e divenne utile modello a riconferma della stranezza dei luoghi, della ferinità degli indigeni, della diabolicità dell'esotico sconosciuto ed estraneo. Così, di volta in volta, a scopo didascalico, descrittivo o stupefacente, i vari cronisti indulsero a tinteggiare l'effige dell'uomo-cane foresto.

    Concludendo, diremo che oggidì il licantropo è personaggio obsoleto e sarebbe arduo credere che a mo' d'inusitato don Chisciotte possa ancor competere con ben più apotropaici mostri spaziali e zombi dagli speciali effetti cinematografici. Inoltre, dicono che l'ultimo di essi abbia gettato alle ortiche il glorioso e irsuto vello, ritenendo ormai di non esser adeguatamente credibile in quest'era che, sotto le apparenze mascherate, è permeata da diffusa e perseverata prassi dell'«homo homini lupus»...


    Tito Pignedoli - da Abstracta n° 33, gennaio 1989 (Stile Regina editrice)



    NOTE

    1) L'aconitina in cristalli tubolari, granuli, pillole, soluzione alcoolica, pomata, iniezioni ipodermiche, veniva usata per gotta, reumatismo articolare «...a piccole dosi con molta prudenza... data l'azione molto variabile del rimedio...» («Ricettario Terapeutico» del dottor Mahler 1902).
    2) «...le morsicature di cani arrabbiati o sospetti d'idrofobia...devono essere cauterizzate col ferro rovente senza paura e profondamente ...» dato che «...il coraggio può in questo caso salvare da un pericolo di morte inevitabile e da una delle più orrende fra le morti...» (Paolo Mantegazza Manuale d'Igiene).

  2. #12
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    Predefinito Re: La licantropia

    Dal documentario su Guardia Sanframondi girato dall'antropologo Luigi M. Lombardi Satriani.

    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  3. #13
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    Predefinito Re: La licantropia

    Negli USA, dove l’immaginario horror è un po’ sui generis ed in particolare negli Stati del Michigan e del Wisconsin, la curiosa figura del “dogman” fa parte del folklore popolare insieme ai racconti di presunti avvistamenti dello stesso. Il dogman viene rappresentato come di altezza umana, bipede, dalla testa “lupina” e quindi accostato ai lupi mannari europei ; non mancano poi tradizioni indiane relative a spiriti dalle fattezze lupine che vagherebbero di notte nei boschi; tuttavia c’è una cosa che non torna: tra il mare di falsi filmati, false foto, falsi o errati avvistamenti, i pochi avvistamenti dotati di una qualche credibilità e le poche foto che potrebbero rappresentare davvero il dogman fanno pensare più ad una specie animale sconosciuta che al tradizionale lupo mannaro.
    In questo filmato si discute di qualcuna di queste foto, alcune ridicole, sfocate o palesemente false, un paio che potrebbero essere vere, quella al minuto 04:10 e quella al minuto 05:40 (molto bello l’ambiente circostante, con le cascate, che non appare molto in foto), anche se ovviamente non provano niente perché potrebbero essere delle persone mascherate.
    Il gable film invece si è rivelato essere un falso, nel senso che l’autore del film ha volutamente ricreato una scena anni ’70, slitte comprese. E’ lui stesso ad inscenare la parte del dogman che attacca; c’è da dire che uno degli esperti che analizzarono il film dissero subito che l’animale attaccante correva a quattro zampe come un primate ed in effetti aveva indovinato, perché era un uomo mascherato. Non capisco che divertimento si possa provare a creare degli stupidi falsi, comunque il mondo è bello perché è vario.
    Per quanto riguarda possibili appigli criptozoologici sul tema del dogman nordamericano, c’è da dire che proprio in nordamerica erano ben presenti gli Amphicyonidi, animali plantigradi geneticamente non distanti dall’orso, quindi presumibilmente in grado di ergersi su due zampe, ma dal muso maggiormente simile al lupo. Poiché molte tradizioni indiane parlano di avvistamenti di animali (chiamati Waheela) che ricordano gli Amphicyonidi e poiché in alcune zone del nordamerica questi ultimi si sono estinti solamente 16.000 anni fa (ieri, si può dire), c’è chi ha supposto la possibile esistenza di popolazioni relitte di Amphicyonidi negli USA e nel Canada odierni. La vedo molto difficile, ma chissà, mai dire mai.
    Ultima cosa, il dogman non va confuso con un altro presunto criptide nordamericano famoso, il sasquatch o bigfoot che dir si voglia, che tra l'altro occuperebbe un areale geografico ben distinto da quello del dogman.

    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 07-03-16 alle 13:55

  4. #14
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    Predefinito Re: La licantropia

    Folklore calabrese

    La licantropìa

    di Domenico Caruso


    Nicastro - Immagine dal sito Wikimedia Upload

    Fra tutti i popoli, contrariamente a quanto affermano oggi gli etologi, l'immagine del lupo è stata sempre quella di una bestia feroce e aggressiva. Di questa triste fama approfittavano gli adulti per farci stare buoni e conciliarci il sonno durante la nostra infanzia. L'idea che il lupo dovesse guidare le anime dei defunti nell'Oltretomba si perde nella notte dei tempi. Essendo infatti più abile e più forte dell'uomo, l'animale rivestiva un ruolo totemico e nei rituali sciamanici veniva imitato per propiziarsi lo spirito.
    "Lykaion", territorio del lupo, era invece ad Atene il bosco sacro attorno al tempio di Apollo dove il filosofo Aristotele teneva le sue lezioni, tanto che il termine "liceo" ha significato un luogo di sapere.
    La "licantropìa" (dal greco "lykos", lupo e "ànthropos", uomo) è un disturbo mentale delirante di tipo somatico per cui i malati, solitamente isterici, si credono trasformati in belve.
    Nelle leggende del nostro continente l'anomalia si collegava al mito del "lupo mannaro" e i soggetti colpiti vagavano di notte, urlando come detti animali. Si poteva divenire lupi mannari per una maledizione scagliata da una persona timorata di Dio in seguito ad un cattivo comportamento di un individuo, per stregoneria, per infezione licantropica o vampirica, per un patto col demonio o per altri diversi motivi.
    La luna piena, che ha sempre esercitato una forte azione nella fervida fantasia dei romanzieri ed in quella popolare, col suo fàscino singolare conduceva l'individuo alla violenza. La metamorfosi animalesca, il nostro satellite, i luoghi di sepoltura avvicinavano sempre più la mentalità degli avi a quella delle culture primitive. L'influsso negativo è stato anche descritto da noti moralisti, nonché storici greci e latini come Plutarco e Plinio il Vecchio.
    Gli studiosi hanno riscontrato un'incidenza di crimini durante il plenilunio, molto più elevata rispetto agli altri periodi.
    Essendo il corpo composto per circa due terzi di acqua, la luna determina l'incremento delle "onde di marea umana".
    Ai poteri malefici e magici del satellite si collega la licantropìa, già nota in Babilonia dove il re in persona, Nabucodonosor, si riteneva d'essere un lupo.
    Anche presso i Romani, Gaio Petronio Arbitro nel "Satyricon" racconta di Nicerote che persuade un suo ospite ad accompagnarlo nel viaggio:
    "Si trattava di un soldato coraggioso come un leone. Ci avviammo al canto del gallo: splendeva la luna che pareva giorno. Ma, arrivati a certe tombe, il mio uomo si nasconde a fare i suoi bisogni tra le pietre, mentre io continuo a camminare canticchiando e mi metto a contarle. Mi volto e che ti vedo? Il mio compagno si spogliava e buttava le vesti sul ciglio della strada. Mi sentii venir meno il respiro e cominciai a sudar freddo. Senonché quello si mette a inzuppare di orina le vesti e divenne d'improvviso un lupo".
    Numerosi episodi del genere vengono riportati da noti scrittori e da studiosi.
    Nel romanzo postumo dello spagnolo Miguel de Cervantes, "Persiles y Sigismunda", che nella dedica al conte di Lemos del 19 aprile 1916 reca la frase:
    "Con il piede già nella staffa, nell'angoscia della morte...", s'incontrano isole di lupi mannari e di streghe che si mutano in lupe onde allevare la prole.
    Per secoli i "lupi mannari" e le "versiere" (donne malvagie e scarmigliate) costituirono il terrore delle foreste, poichè si riteneva che vi fosse nei medesimi l'influsso demoniaco.
    Il diavolo poteva trasformare in lupi famelici ogni stregone.
    Lo attestano Strabone, Dionisio Afro, Varrone e tanti altri.
    Scrive Virgilio nelle "Egloghe":
    "His ego saepe lupum fieri et se condere silvis
    Moerim, saepe animas imis excire sepulchris
    atque satas alio vidi traducere messis".
    ("L'ho visto spesso trasformarsi in lupo e nascondersi nel bosco di Moerim, far uscire spesso le anime da profondi sepolcri e trasportare messi ben piantate altrove").
    L'imperatore Sigismondo di Lussemburgo, figlio di Carlo IV, che conosciamo per aver costretto l'antipapa Giovanni XIII a convocare il Concilio di Costanza, fece discutere in sua presenza il problema dei lupi mannari. Fu stabilito che la trasformazione di questi animali costituiva un fatto positivo e qualunque scroccone poteva spacciarsi per una versiera onde mettere in fuga la gente.
    Si riteneva che gli stregoni portassero, fra carne e pelle, pelo di lupo.
    Al dire di Fincel, un giorno si prese al laccio un lupo mannaro che correva per le vie di Padova. Gli furono amputate le zampe e subito la bestia riprese le sembianze umane, ma con braccia e piedi tagliati.
    Si legge ancora nel "Dizionario infernale":
    "L'anno 1588, in un villaggio distante due leghe da Apchon, nelle montagne d'Alvernia, un gentiluomo, trovandosi verso sera alla finestra, vide un cacciatore di sua conoscenza e lo pregò di recargli la cacciagione. Il cacciatore glielo promise, ed essendosi avanzato nella pianura, videsi un grosso lupo che gli veniva incontro. Egli prese la mira e gli vibrò un colpo che andò fallito. Il lupo gli si scagliò addosso e lo assalì vivamente. Ma l'altro difendendosi, gli tagliò una zampa col suo coltello da caccia, e il lupo storpiato si mise in fuga, né si lasciò più vedere. Siccome avvicinavasi la notte, il cacciatore giunse alla casa del suo amico, il quale gli domandò se aveva fatta buona caccia. Egli trasse la zampa che aveva tagliata al preteso lupo: ma fu meravigliatissimo di vedere quella zampa convertita in mano di donna, e ad un dito stava un anello d'oro, che il gentiluomo conobbe appartenere a sua moglie. Egli andò tosto a trovarla, e la vide seduta presso il fuoco che nascondeva il braccio destro sotto il grembiule. Siccome ricusava di farlo vedere, egli le mostrò la mano che il cacciatore aveva recata, e l'infelice così scoperta, confessò che ella lo aveva assalito in forma di lupo mannaro. Il marito sdegnato la pose in mano alla giustizia che la fece dare alle fiamme".
    Un episodio riguardante la "licantropa di Nicastro", è stato pubblicato nel 1883 a Londra nella guida turistica: "Cities of Southern Italy and Sicily".
    Il Conte di Masano, appassionato di caccia, aveva sposato la bella figlia del Barone di Arena. Possedendo costui una vasta riserva, per tenere lontani i bracconieri la faceva controllare dai suoi fidati guardiani.
    Uno di questi ultimi, tornando dal padrone, raccontò che un compagno durante la notte era stato aggredito da un branco di lupi e che per difendersi aveva ingaggiato un'aspra lotta. Il malcapitato, col coltello, era riuscito ad amputare una zampa ad uno di quei feroci animali. Ma quale non fu la sua sorpresa allorquando, nell'estrarre dal tascapane la zampa, la vide trasformata in una mano di donna che dall'anello il Conte riconobbe essere quella della sua consorte? Effettivamente, chiamata, la signora aveva un braccio fasciato; tolte le bende apparve il moncherino sanguinante. Per punizione la nobile donna, prima fu rinchiusa nel castello e poi venne condannata a morte.
    Nei racconti, chiaramente, si lavorava molto di fantasia.
    Pure nella nostra società agricola pastorale del passato s'immaginava che nelle notti di plenilunio il lupo mannaro ("marcalupu", "lupu minàriu" o "lupupampinu") andasse in giro urlando e depredando, alla ricerca di sorgenti d'acqua per sbrodolarsi. I peli diventavano ispidi, le unghie gli si allungavano e poteva sbranare chiunque incontrasse, compresi amici e familiari.
    A S. Martino di Taurianova si consigliava di pungere con una canna appuntita, da un posto sicuro - possibilmente dall'alto, il licantropo che, alla prima perdita di sangue, faceva ritorno alla dimensione umana.
    In altre località della Piana di Gioia Tauro, il lupo mannaro, appena uscito di casa, custodiva gli abiti in un posto segreto per scorrazzare nei campi e alla periferia del paese. Prima dell'alba, poi, riprendeva i vestiti e raspava alla sua porta, ma soltanto al terzo tentativo i familiari potevano aprirgli. Anzi, in qualche
    abitazione si praticava un foro nell'uscio per essere certi dell'avvenuta trasformazione del proprio congiunto da lupo a uomo.
    Il segno di croce incuteva paura al licantropo che evitava, perciò, di attraversare ogni quadrivio. Lo stesso motivo induceva i nostri antenati a tracciare a Natale con dei carboni accesi, per tre notti consecutive, una croce sotto la pianta dei piedi dei piccoli affinché venisse loro scongiurato da grandi l'eventuale grave disturbo.
    Per fortuna, col diffondersi dei mezzi di comunicazione, il lupo mannaro ha trovato il suo nuovo ruolo soltanto nei film di fantascienza e non turba più il sonno di tante creature innocenti.

    La licantropia - http://www.brutium.info/index.htm
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 20-11-13 alle 00:29
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  5. #15
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    Predefinito Re: La licantropia


    La celebre trasformazione di David nel film "Un lupo mannaro americano a Londra"
    Immagine dal sito https://upload.wikimedia.org/


    Lupi Mannari e Licantropi

    di Claudio Dionisi

    Quanto c’è di vero nelle storie e nelle leggende che riguardano i Lupi Mannari e i Licantropi?
    Forse più di quanto pensiamo, anche se la “licantropia” trova alcune convincenti risposte nella scienza e nella moderna medicina.

    (...)
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  6. #16
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  7. #17
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    Predefinito Re: La licantropia

    Massimo Centini

    I SIMBOLI E LE TESTIMONIANZE DELL'UOMO-LUPO







    Come è noto, l'uomo-lupo, nella tradizione più diffusa, deve la propria anomalia agli influssi della luna: dall'astro riceve i negativi raggi che determinano la sua trasformazione in animale e accentuano la sua selvatichezza latente e il suo istinto sanguinario. La luna, nella medicina popolare, riveste ancora oggi una notevole importanza, in particolare nelle realtà etnologiche dove la cultura autoctona ha mantenuto una propria fisionomia. Ovviamente esiste, alla base di tutto, una forte presenza della superstizione, che in più occasioni è la principale artefice del consolidamento di credenze anacronistiche. Nella luna, ierofania anomala che sotto un certo punto di vista si oppone con i propri influssi negativi all'energia positiva del sole, sono state spesso individuate le origini di malattie «diverse», di atteggiamenti ambigui, capaci di mettere gravemente in crisi le pseudo-certezze di una scienza figlia della ragione. Nel periodo del plenilunio, in particolare, il popolo si lascia spesso influenzare dall'eco di antiche credenze, reagendo con tutta una serie di pratiche utili a limitare certi devastanti effetti prodotti, attraverso canali paranormali, da Selene.

    Secondo la tradizione, alcune malattie nervose, la follia, l'epilessia, la licantropia in particolare, sarebbero dovute alle radiazioni emesse dalla luna e assorbite imprudentemente da chi non ha voluto ripararsi nelle notti illuminate dai raggi riflessi dall'astro. La luna era (ed è) l'origine di quelle anomalie in grado di mettere in crisi l'equilibrio della collettività, che per tutta risposta giungeva sempre ad emarginare l'anomalo, individuando in esso l'oggettiva concretizzazione di un male pronto a colpire chiunque potenzialmente potesse esserne vittima. [...]

    La licantropia è certamente la malattia che più di altre, secondo l'interpretazione popolare, ha chiari legami con le metamorfosi dei cicli lunari. Un'antica canzone inglese ricorda: «Anche qui è puro di cuore / e dice ogni sera le preghiere / può diventare lupo mannaro quando fiorisce l'aconito / e brilla in ciel la luna piena». Il lupo mannaro è la figura mitica dalla quale si è poi generata la licantropia, che per la medicina moderna è una manifestazione di origine isterica, riscontrabile in persone particolarmente sensibili a certe mutazioni meteorologiche o condizionate da turbe psichiche di diversa origine. Sul fenomeno di uomini che si trasformano o si credono animali, la scienza si è più volte interrogata, ascrivendo certe sindromi psicopatiche, che determinano un'anomalia piuttosto evidente sul piano comportamentale, tra i sintomi della «paranoia zooantropica».

    La credenza di un uomo capace, per cause diverse, di trasformarsi in animale è piuttosto nota, ed è presente con una certa solidità in molte realtà etnologiche di tutti i tempi, ma spesso la specie varia in funzione della matrice geografica in cui la leggenda ha trovato origine: se nell'Europa si parla dell'uomo-lupo, in Canada si favoleggia di un uomo-orso, in Asia sono vive le gesta dell'uomo-tigre e in Africa quelle degli uomini-leone. Leggende simili riaffiorano in tutte le mitologie, dove quasi sempre le creature ibride sono assetate di sangue umano e figlie di una maledizione o di una punizione divina; in Cina, in India, in America del Sud, gli «uomini animali» creano incubi e superstizioni dure a morire, riportando il pensiero delle creature evolute ai tempi oscuri in cui «gli uomini erano come animali, e gli animali come gli uomini». [1]

    Ma ritorniamo alla licantropia nostrana, e cerchiamo di individuare gli oscuri legami tra questa malattia e la luna. Molti studiosi sono convinti che questi legami esistano, anche se in più occasioni ci si basa solo sulla grande quantità di materiale folklorico reperibile nelle diverse regioni e sui rari casi clinici conosciuti. La malattia dell'uomo-lupo è stata collegata alla luna perché l'astro della malinconia, presenza «negativa» che si oppone all'energia positiva scaturita dal sole, regola molti cicli biologici naturali condizionando anche il comportamento degli esseri umani. [...]

    Ma la tradizione a quali cause attribuisce l'origine della licantropia? Accanto alla già citata influenza lunare, esistono altre ipotesi leggendarie poste alla base della trasformazione di un uomo in lupo: la più nota, e apparentemente la più casuale, è quella legata al calendario. Si dice che nascendo in certi periodi dell'anno (in particolare a Natale) si è destinati a trasformarsi, da adulti, in licantropi. In questa tradizione ci pare comunque di scorgere una sorta di pudore tutto cristiano, che intende punire i comuni mortali nati nello stesso giorno in cui venne al mondo il Figlio di Dio.



    Illustrazione da Légendes rustiques di George Sand, 1858


    Ma come si può scampare alla sanguinaria follia dell'uomo lupo? Pare che per farlo fuggire lontano sia sufficiente accendere una luce o mostrargli una croce; [2] in alcuni casi per porsi in salvo si può anche salire su una scala o lasciare almeno tre scalini di distanza tra la nuda terra e il fuggitivo (si noti un possibile legame col gioco del «rialzo»). Non mancano leggende di santi che riuscirono ad ammansire un lupo mannaro, costringendolo a restituire le vittime rapite (quasi sempre bambini), ma qui è abbastanza evidente la risonanza della più nota vicenda del lupo di Gubbio di francescana memoria.

    Malgrado tutto, la leggenda vuole che la licantropia si possa anche guarire. Ad esempio, quanti sono lupi mannari perché nati nel giorno di Natale potranno risanare, solo per un anno, se baceranno i piedi della Madonna e assisteranno alla benedizione del presepe. Il lupo può ritornare uomo anche se, durante una crisi, si tufferà nell'acqua; è bene quindi che i familiari abbiano l'avvedutezza di tenere dietro la porta una catinella con l'acqua affinchè rientrato quegli, senza essersi tuffato nell'acqua durante la notturna scorribanda nei campi, vi si bagni e riacquisti la propria personalità umana fino a nuova crisi del male. [3]
    Un'altra cura, altrettanto empirica, consiste nel toccare con una chiave mascolina (non cava) il mostro, oppure costringerlo a impugnare una chiave femmina... Il sistema migliore sarebbe però quello caratterizzato da un contatto cruento: si dovrebbe colpire il licantropo con un coltello da calzolaio e fare uscire il « sangue cattivo », purificando in questo modo il corpo della bestia che, dopo il salasso, potrà finalmente ritornare a essere un uomo (quest'ultimo espediente ricorre ampiamente nelle leggende dell'uomo-lupo raccolte sulle Alpi Pennine).

    Il lupo, temuto e adorato, con la malattia della luna ha trasferito nell'uomo la sua violenza insita, la sua inarrestabile sete di sangue. Ma il lupo non perde, malgrado tutto, la sua collocazione radicata nella cultura popolare già nell'antichità, quando l'animale era simbolo di un potere superiore, a tratti diabolico. [...]

    L'uomo-lupo infrange ogni regola e si pone nello spazio quotidiano come una presenza anomala, alla quale pare anacronistico credere, ma che comunque è concretamente presente e pronta a colpirci in determinati periodi segnalati dalla malinconica luce riflessa della luna. Comunque sia, il «morbo lupino», individuato da Galeno (131-200 d.C), ha in sé la forza di stravolgere l'equilibrio umano, portando l'essere apparentemente evoluto verso una dimensione interamente votata al male cosmico e totalmente dominata da un'animalità atavicamente riposta nell'ego più profondo della creatura superiore.
    Come abbiamo visto, anche se la licantropia potrebbe essere « solo » una malattia con i suoi sintomi e con una casistica in parte nota agli scienziati, resta comunque, per la maggioranza, un'aberrazione che facilmente scivola nell'occulto e nel mistero. Infatti è evidente la paura per un essere che ritorna al livello bestiale, al primo stadio, per comportarsi nel modo peggiore e devastare ogni volontà votata alla perfezione. Una bestialità latente, ma sempre pronta a esplodere, a stravolgere le nostre apparenti certezze costruite nel corso di un'evoluzione che, attimo dopo attimo, ci ha allontanati dall'animale primigenio che ci originò.



    NOTE

    1. C.G. Leland, Algonquin Legends of New England, Boston, 1884, p. 31
    2. D. Priori. Folclore abruzzese, Lanciano, 1964.
    3. Si noti il legame, neanche tanto sotterraneo, tra il vampiro, l'indemoniato e il licantropo, che fuggono terrorizzati davanti al simbolo della cristianità. Per un primo approccio alle problematiche dell'etnopsichiatria e ai risvolti mistico-religiosi dei fenomeni legati alla licantropia, può esere utile: AA.VV., Mal di luna. Folli, indemoniati, lupi mannari: malattie nervose e mentali nelle tradizioni popolari, Roma, 1981

    Massimo Centini, L'Uomo selvatico (Oscar Mondadori, pag. 146 e seguenti)

 

 
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