I numeri della situazione italiana li abbiamo tutti sotto gli occhi.
Prodotto interno lordo, spesa pubblica, consumi, investimenti, esportazioni, efficienza della pubblica amministrazione, produttività, disoccupazione, sicurezza sociale, distribuzione del reddito, …, …, …, …… e debito pubblico.
Quanto basta per comporre l’anamnesi di un gigante malato.
Quanto basta per delineare il pericolo di un collasso che certo non si limiterebbe ai confini italiani (e forse neanche a quelli europei).
Quali possono essere le cure?
Essenzialmente due: politica monetarista, politica keynesiana.
Il primo tipo di cura lo conosciamo bene.
Quasi tutti gli economisti contemporanei sono stati discepoli zelanti di Milton Friedman.
La politica economica e finanziaria europea è stata scritta come un trattato di monetarismo.
Perfino il maggiore partito della sinistra italiana (ed europea) ne ha messo in pratica i paradigmi in ogni suo atto di governo; tanto da distinguersi come campione del monetarismo più radicale (giusto per dare un’idea, il Partito Democratico è padrone della maggiore banca italiana - Intesa SanPaolo - in società con i due colossi del globalismo planetario: BlackRock e JPMorgan).
E questo è il tipo di cura che l’Europa e il PD e l’intero sistema di formazione dell’opinione pubblica vorrebbero continuare a somministrare: dosi massicce e crescenti di monetarismo globalista.
Rimane da verificare se il tessuto socio-economico del gigante malato è in grado di sopravvivere a una simile cura.
O se l’Europa e il PD e il carrozzone mediatico mainstream sono in grado di sopravvivere alla violenta reazione allergica del gigante.




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