
Originariamente Scritto da
Oli
Stasera, tornando da Orio, come sempre ascoltavo Radio Radicale. Stavano trasmettendo Radio Carcere e leggevano le lettere delle varie persone detenute, che raccontavano la loro situazione, in carceri fatiscenti e in affollamento allucinante e pensavo a quanto son fortunato io.
Ovvio, ognuno di noi ha le sue pene, inutile dirlo, chi non ha problemi, anche gravi, nella vita?
Ebbene io stavo tornando da un paio di giorni in Svezia, perché mi andava di farlo, io amo la Scandinavia, ma ho potuto farlo, con assoluta tranquillità , con la carta di credito in tasca, con la possibilità di andare dove volevo, in spensieratezza.
Quegli altri son detenuti, a scontrarsi con problemi che mai mi hanno neppure sfiorato nell'idea. Certo, è vero che io non ho commesso reati e loro si, ma è anche vero che oggettivamente io sono stato ultrafortunato perché son nato in una famiglia dove entrambi i genitori lavoravano, mi hanno seguito assiduamente dall'asilo alla laurea, andando a parlare con i professori e controllandomi, indicandomi la via corretta e correggendomi in occasione di errori.
Non si può negare che la situazione in cui si cresce influisca parecchio sulla vita futura delle persone e io per una volta voglio ribadire di riconoscere di essere fortunato, anche probabilmente senza merito, ma rispetto a molti altri, cavolo se mi è andata bene finora.