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  1. #1
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    Predefinito Riflessione su me e gli altri

    Stasera, tornando da Orio, come sempre ascoltavo Radio Radicale. Stavano trasmettendo Radio Carcere e leggevano le lettere delle varie persone detenute, che raccontavano la loro situazione, in carceri fatiscenti e in affollamento allucinante e pensavo a quanto son fortunato io.
    Ovvio, ognuno di noi ha le sue pene, inutile dirlo, chi non ha problemi, anche gravi, nella vita?
    Ebbene io stavo tornando da un paio di giorni in Svezia, perché mi andava di farlo, io amo la Scandinavia, ma ho potuto farlo, con assoluta tranquillità , con la carta di credito in tasca, con la possibilità di andare dove volevo, in spensieratezza.
    Quegli altri son detenuti, a scontrarsi con problemi che mai mi hanno neppure sfiorato nell'idea. Certo, è vero che io non ho commesso reati e loro si, ma è anche vero che oggettivamente io sono stato ultrafortunato perché son nato in una famiglia dove entrambi i genitori lavoravano, mi hanno seguito assiduamente dall'asilo alla laurea, andando a parlare con i professori e controllandomi, indicandomi la via corretta e correggendomi in occasione di errori.
    Non si può negare che la situazione in cui si cresce influisca parecchio sulla vita futura delle persone e io per una volta voglio ribadire di riconoscere di essere fortunato, anche probabilmente senza merito, ma rispetto a molti altri, cavolo se mi è andata bene finora.
    There are only 10 types of people in the world: those who understand binary and those who don't

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Riflessione su me e gli altri

    Circa un mese fa è stato arrestato per omicidio il mio primo amico d'infanzia.
    Ha la mia età ed era mio vicino di casa.
    Prima delle elementari eravamo molto amici e avevamo un rapporto alla pari, anche se tra noi due c'era molta differenza a livello di forza fisica ed eravamo consapevoli di questo.
    Quando sono cominciate le elementari, ci siamo separati: lui è diventato un "leader", ammirato da tutti, io essendo gracile, decisamente non ero un leader, ma non volevo nemmeno fare il "lecchino", soprattutto con lui, dato che avevamo sempre avuto un rapporto paritario.
    Morale della favola: non ci siamo più parlati (tranne in rarissime occasioni dove comunque facevamo finta di non essere mai stati amici) e abbiamo vissuto 2 vite molto diverse, ma, sempre, quando lo vedevo, mi domandavo se, scambiandoci la forza, ci saremmo anche scambiati le vite.
    La risposta che mi sono dato già da tempo (cioè anche prima dell'omicidio) è NO: se a 5 anni ci fossimo scambiati la forza, non ci saremmo scambiati anche le vite.
    E' una cosa che sento, spiegarla razionalmente faccio fatica.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Riflessione su me e gli altri

    La tua riflessione dovrebbe essere materia d'insegnamento

    BLAISE PASCAL
    TRE DISCORSI SULLA CONDIZIONE DEI GRANDI

    (n.b. E' questo il primo dei tre discorsi che Pascal pronunciò nell'autunno del 1660 per un giovane di elevata condizione, probabilmente il figlio del duca di Luynes)
    I Discorso

    Per entrare nella vera conoscenza della vostra condizione, osservatela attraverso questa immagine. Un uomo è gettato dalla tempesta in un’isola sconosciuta, i cui abitanti erano in pena per trovare il loro re che si era perduto; e avendo egli molta rassomiglianza nel fisico e nel volto con il re, è preso per quello stesso e in tale qualità da tutto il popolo. All’inizio non sapeva che partito prendere, ma alla fine si risolse di affidarsi alla sua buona fortuna. Accettò tutti gli onori che gli si volevano rendere e si lasciò trattare da re. Ma poiché non poteva dimenticare la sua condizione naturale, nello stesso tempo in cui riceveva le attestazioni di rispetto, non dimenticava di non essere il re che il popolo cercava, e che quel reame non gli apparteneva. Così, aveva due pensieri: l’uno, in virtù del quale agiva da re, l’altro in virtù del quale riconosceva il suo vero stato, e che solo il caso (hasard) lo aveva messo nel posto in cui si trovava. Egli nascondeva quest’ultimo pensiero e lasciava trasparire l’altro. Con il primo trattava con il popolo, con l’ultimo trattava se stesso.
    Non crediate che sia per un caso meno fortuito che voi possedete le ricchezze di cui siete padroni, di quello per cui quell’uomo si trovava ad essere re. Voi non avete alcun diritto da voi stessi e dalla vostra natura, non più di lui; e vi trovate non soltanto figlio del duca, ma perfino al mondo solamente in seguito ad un’infinità di circostanze casuali. La vostra nascita dipende da un matrimonio, o piuttosto da tutti i matrimoni di coloro da cui discendete. Ma da che dipendono quei matrimoni? Da una visita fatta incidentalmente, da un discorso ventilato, da mille circostanze impreviste.
    Voi possedete, dite voi, le vostre ricchezze per averle ricevute dai vostri antenati; ma non è forse per mille casi fortuiti che i vostri antenati le hanno acquistate e le hanno conservate? Credete anche che sia per qualche legge naturale che questi bei siano passati dai vostri antenati a voi? Ciò non è vero. Tale ordine non è fondato che sulla sola volontà dei legislatori che possono aver avuto delle buone ragioni, nessuna delle quali deriva però dal diritto naturale che voi avete su queste cose. Se ad essi fosse piaciuto ordinare che questi beni, dopo essere stati posseduti dai padri durante la loro vita, dovessero ritornare allo stato dopo la morte, voi non avreste alcun motivo di lamentarvene.Così, il titolo per cui possedete il vostro bene non è un titolo di natura, ma di un’istituzione umana. Un altro ordine di considerazioni in quelli che hanno fatto le leggi, vi avrebbe reso povero; ed è solo questo incontro fortuito che vi ha fatto nascere con il capriccio di leggi a voi favorevoli, che vi mette in possesso di tutti questi beni. Io non voglio dire che essi [i beni posseduti] non vi appartengono legittimamente e che sia permesso ad un altro di rapirveli; perché Dio, che ne è il padrone, ha permesso alla società di fare le leggi per dividerli; e quando queste leggi sono stabilite, è ingiusto violarle. È questo che vi distingue un poco da quell’uomo che non possiederebbe il suo reame se non per l’errore del popolo; perché Dio non autorizzerebbe tale possesso e l’obbligherebbe a rinunciarvi, mentre autorizza il vostro. Ma ciò che vi è interamente comune con lui è che il diritto che voi vi avete non è fondato, non più del suo, su qualche qualità e su qualche merito che sia per voi e che ve ne renda degno. La vostra anima ed il vostro corpo sono per loro stessi indifferenti allo stato di battelliere o a quello di duca; e non c’è alcun legame naturale che li leghi a una condizione piuttosto che a un’altra.
    Cosa deriva da ciò? Che voi dovete avere come quell’uomo di cui abbiamo parlato, un duplice pensiero; e che se agite esteriormente con gli uomini secondo la vostra posizione sociale, dovete riconoscere con un pensiero più nascosto ma più vero, che non avete niente naturalmente, al di sopra di loro. Se la considerazione pubblica vi eleva al di sopra degli uomini comuni, l’altra vi abbassi e vi mantenga in una perfetta uguaglianza con tutti gli uomini, perché questo è il vostro stato naturale. Il popolo che vi ammira forse non conosce questo segreto. Crede che la nobiltà sia una grandezza reale e considera quasi i grandi come di una natura diversa da quella degli altri.
    Non scoprite loro simile errore, se volete; ma non abusate di questa superiorità con insolenza, e soprattutto non disconoscete voi stessi credendo che il vostro essere abbia qualche cosa di più elevato di quello degli altri.
    Che direste di quell’uomo fatto re per errore del popolo, se dimenticasse talmente la sua condizione naturale da immaginarsi che quel reame gli fosse dovuto, che lo meritasse e che gli appartenesse di diritto? Vi meravigliereste della sua stupidità e della sua pazzia. Ma ve n’è di meno nelle persone di alta estrazione sociale che vivono in un così strano oblio del loro stato naturale?
    Quanto importante è quest’avvertenza! Infatti, tutti i comportamenti passionali, tutte le violenze e tutta la vanità dei grandi derivano dal fatto che non conoscono ciò che sono: essendo difficile che quelli che si ritenessero interiormente uguali a tutti gli uomini e che fossero ben persuasi di non avere niente in loro che meriti quei piccoli vantaggi che Dio ha loro dato al di sopra degli altri, li trattassero con insolenza. Bisogna dimenticare se stessi per questo, e credere di avere qualche reale superiorità al di sopra di loro; in questo consiste l’illusione che io cerco di svelarvi.
    Ultima modifica di vanni fucci; 01-09-10 alle 08:45

  4. #4
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    Predefinito Rif: Riflessione su me e gli altri

    Onestamente, io mi ritengo fortunato e non posso certo lamentarmi, ma non faccio questo ragionamento paragonandomi ai carcerati, che sicuramente soffrono di una condizione non certo idilliaca ma comunque dipesa da loro stessi e dai loro comportamenti, ma paragonandomi a chi soffre per condizioni assolutamente non dipese da loro e che si sono trovati a soffrire loro malgrado.
    Mi riferisco ai malati, in generale.

    Sono sempre stato convinto che la cosa più importante al mondo sia la salute e che bisogna ringraziare per averla, e con più vado avanti con gli anni con più me ne rendo conto.
    Ultima modifica di Alessandro; 01-09-10 alle 10:34

  5. #5
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    Predefinito Rif: Riflessione su me e gli altri

    Io credo fortemente che ognuno di noi, escludendo situazioni di handicap mentale o fisico e/o incidenti, faccia liberamente delle scelte. Queste scelte influenzano la vita. Punto.

    La giustificazione "sociale" della criminalità è una vaccata, degna dei radiculi.
    Ultima modifica di Feliks; 01-09-10 alle 12:33

  6. #6
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    Predefinito Rif: Riflessione su me e gli altri

    Citazione Originariamente Scritto da Oli Visualizza Messaggio
    Stasera, tornando da Orio, come sempre ascoltavo Radio Radicale. Stavano trasmettendo Radio Carcere e leggevano le lettere delle varie persone detenute, che raccontavano la loro situazione, in carceri fatiscenti e in affollamento allucinante e pensavo a quanto son fortunato io.
    Ovvio, ognuno di noi ha le sue pene, inutile dirlo, chi non ha problemi, anche gravi, nella vita?
    Ebbene io stavo tornando da un paio di giorni in Svezia, perché mi andava di farlo, io amo la Scandinavia, ma ho potuto farlo, con assoluta tranquillità , con la carta di credito in tasca, con la possibilità di andare dove volevo, in spensieratezza.
    Quegli altri son detenuti, a scontrarsi con problemi che mai mi hanno neppure sfiorato nell'idea. Certo, è vero che io non ho commesso reati e loro si, ma è anche vero che oggettivamente io sono stato ultrafortunato perché son nato in una famiglia dove entrambi i genitori lavoravano, mi hanno seguito assiduamente dall'asilo alla laurea, andando a parlare con i professori e controllandomi, indicandomi la via corretta e correggendomi in occasione di errori.
    Non si può negare che la situazione in cui si cresce influisca parecchio sulla vita futura delle persone e io per una volta voglio ribadire di riconoscere di essere fortunato, anche probabilmente senza merito, ma rispetto a molti altri, cavolo se mi è andata bene finora.
    cos'è il temino di terza media?

  7. #7
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    Predefinito Rif: Riflessione su me e gli altri

    Citazione Originariamente Scritto da Oli Visualizza Messaggio
    Non si può negare che la situazione in cui si cresce influisca parecchio sulla vita futura delle persone e io per una volta voglio ribadire di riconoscere di essere fortunato, anche probabilmente senza merito, ma rispetto a molti altri, cavolo se mi è andata bene finora.
    Far dipendere una libera scelta di una persona dal mancato controllo dei genitori - che in ogni caso nulla possono contro la libera volontà altrui - o dalle condizioni economiche di una persona è davvero sbagilato.
    Ciò detto, è vero che in Italia le carceri fanno pena e se ne devono immediatamente costruire molte di più, cosa che invece si tende ad evitare per avere un appiglio pietoso su cui amnistiare ed indultare.
    Ultima modifica di Strangolatore di Dresda; 01-09-10 alle 12:46
    Hey, I don't feel so good. Something's not right, something's coming over me, what the hell is this?

  8. #8
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    Predefinito Rif: Riflessione su me e gli altri

    Citazione Originariamente Scritto da Feliks Visualizza Messaggio
    Io credo fortemente che ognuno di noi, escludendo situazioni di handicap mentale o fisico e/o incidenti, faccia liberamente delle scelte. Queste scelte influenzano la vita. Punto.

    La giustificazione "sociale" della criminalità è una vaccata, degna dei radiculi.
    Le giustificazioni sociali sono quasi sempre una vaccata, vecchio mio...
    Figliolo, lei è un asino...
    (D.Pastorelli, cit.)


  9. #9
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    Predefinito Rif: Riflessione su me e gli altri

    Però è vero che si è fortemente determinati, già dalla nascita, da fattori che prescindono dalla propria volontà.

    Se io fossi nato in una famiglia talebana, eschimese o di una tribù amazzonica sarei evidentemente una persona diversa da quella che sono oggi.

    ... e poi c'è il patrimonio genetico, che incide su moltissimi aspetti dall'esistenza a cominciare dall'eventuale predisposizione ad alcune malattie.

    A dire il vero, credo molto poco al concetto di "libero arbitrio". O meglio, ritengo che l'uomo possa compiere scelte anche radicali e importanti... ma all'interno di una cornice che non ha in alcun modo predisposto lui.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 01-09-10 alle 12:55
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  10. #10
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    Predefinito Rif: Riflessione su me e gli altri

    Citazione Originariamente Scritto da Feliks Visualizza Messaggio
    Io credo fortemente che ognuno di noi, escludendo situazioni di handicap mentale o fisico e/o incidenti, faccia liberamente delle scelte. Queste scelte influenzano la vita. Punto.

    La giustificazione "sociale" della criminalità è una vaccata, degna dei radiculi.
    Tra l'altro, risulta che i radiculi siano impegnati anche con le battaglie antiproibizioniste, attraverso le quali ci informano che il fenomeno "uso e abuso di droga" è assolutamente trasversale dal punto di vista delle condizioni sociali. E se è vero che buona parte dei detenuti sono individui che hanno infranto le leggi sull'uso e detenzione di stupefacenti, deve essere anche vero che le loro condizioni sociali non c'entrano una sega con la loro carcerazione. :sofico:




 

 
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