Paleoconservatorismo e pseudoconservatorismo
Perchè i conservatori non sono più gli stessi
di Florian
Quando si parla di "conservatorismo" bisognerebbe prima intendersi sul significato che si dà al termine in questione. In Italia si è tornati a parlare di conservatori con la nascita di Alleanza Nazionale, dopo che per molti anni l'interesse per la destra politica si rivolgeva quasi esclusivamente per le correnti più radicali del neofascismo. Uno dei pochi libri conservatori scritti in lingua italiana, "Il manifesto dei conservatori" di Giuseppe Prezzolini, venne in quegli anni ripubblicato da Mondadori, preceduto da un'interessante prefazione di Sergio Romano volta a riattualizzarne il messaggio (scorrettissimo per i palati contemporanei). Detta in poche parole, Romano spiegava ai lettori che i conservatori italiani in un paese in cui non c'era nulla da conservare, dovevano farsi rivoluzionari come lo fu la destra storica. E che avrebbero dovuto metter mano alle riforme economiche realizzate in Occidente da Ronald Reagan e Margaret Thatcher. Quelle riforme liberiste che, secondo Romano, avrebbero riaffermato il principio conservatore dell'ineguaglianza e decretato il prevalere dei migliori sui peggiori seppur su basi economiche.
Questo scivolare del conservatorismo nel liberalismo economico non è avvenimento degli ultimi anni, ma è databile già dai primi anni del primo Novecento, quando i tories inglesi furono costretti a far lega con i liberali nel partito "unionista" per fronteggiare l'arrembante laburismo. E da allora i partiti conservatori hanno progressivamente abbandonato la visione anticapitalistica che li caratterizzava nell'Ottocento, diventando dal partito della reazione il partito dello status quo (liberale).
Pur essendovi una bella differenza tra l'identificarsi in un'aristocrazia rurale e poi difendere quella bancaria, per molti versi negazione della prima, per tutto il secolo scorso i partiti conservatori sono stati costretti a barcamenarsi tra due spinte diverse e contraddittorie: da un lato favorire il mercato e assicurare il rigore economico, dall'altro mantenere in essere gerarchie e tradizioni consolidate. La contraddizione stava nel fatto, che si farà evidente sempre più col passare dei decenni, che il mercato favoriva l'abbattimento di quei valori tradizionali e di quelle gerarchie sociali che gli stessi conservatori si preoccupavano di difendere dall'arrembante individualismo. Ad ogni modo, un Churchill, un De Gaulle e un Eisenhower, un Franco, hanno in via assai diversa rappresentato questo genere di conservatorismo. Fino al Sessantotto.
Il sessantotto, però, ha comportato per l'Occidente una rivoluzione sociale e culturale che ha posto i conservatori prima sulla difensiva (Goldwater) e poi dinanzi ad un bivio: accettare il fatto compiuto limitandosi ad un approccio economicistico oppure accettare la scomoda etichetta di "reazionari" per difendere ciò che la rivoluzione sessantottina aveva messo in discussione. Questa divaricazione in ambito conservatore la si può riscontrare pienamente negli USA durante la presidenza Reagan.
Nel reaganismo, frutto maturo del goldwaterismo, erano presenti due posizioni assai diverse: quella economica libertaria, che ebbe in Europa un contraltare nella Thatcher, decisa a mettere in soffitta il socialismo, e quella culturale-religiosa, antisessantottina, che nel Vecchio Continente non riuscì mai ad affermarsi per via dell'avanzata secolarizzazione dei nostri paesi. Tutto ciò, è bene rimarcarlo, non impedì alle "nuove destre" di mantenere ottimi rapporti con le destre vecchie, autoritarie e/o razziste (Pinochet, dittature latinoamericane, segregazionisti sudafricani), nell'ambito della lotta al comunismo.
Dopo l'89, invece, con l'avvento negli USA di un tecnocratico quale George Bush, il conservatorismo mutò pelle ergendosi a difensore del Nuovo Ordine Mondiale che decretava la fine della storia con la vittoria delle democrazie liberali. La tesi di Fukuyama, all'epoca erroneamente giudicata "conservatrice" di fatto fece da battistrada al neo-liberalismo progressista dei Clinton e Blair, i quali furono piuttosto conservatori sul piano economico, mantenendo però l'approccio radicale delle nuove sinistre, istituzionalizzandolo. Per cui, se sul piano economico gli anni novanta rappresentarono la normale prosecuzione del reaganismo, su quello sociale spazzarono via del tutto quelle forme di opposizione alla nuova cultura radicale di cui gli stessi reaganiani erano fieri oppositori. Questo ha portato in ambito conservatore ad uno scisma tra i neoconservatori, culturalmente liberali, e i paleoconservatori, trovatisi loro malgrado sul fronte reazionario.
L'esempio più tipico di questo spostamento a sinistra del conservatorismo americano lo si ebbe con la glorificazione di Martin Luther King e di Mandela, icone della sinistra radicale, e contemporanamente il silenzio mortificato nei confronti della destra anticomunista degli anni sessanta, dalla John Birch Society a Goldwater a Wallace agli stessi tradizionalisti alla Kirk. Questa è la ragione per cui, mentre i neoconservatori si daranno da fare, durante Clinton e anche dopo, di affermare i valori del capitalismo democratico attraverso le guerre "giuste" contro nazicomunisti serbi e islamo-fascisti (da notare come i neocons abbiano adottato consapevolmente un linguaggio mutuato dalle sinistre più o meno radicali), i paleoconservatori rivolgeranno le loro attenzioni unicamente alla politica interna lanciandosi in battaglie culturali contro un establishment di sinistra e di destra, data la comune formazione "radicale" delle forze politiche di governo (in America, democratici e repubblicani).
Anche se numericamente assai minoritaria la guerra culturale paleoconservatrice ha mantenuto uno sbocco più moderato nel conservatorismo americano mainstream (mentre resta totalmente assente in Europa), in quei settori eredi del reaganismo, vale a dire i conservatori libertari e la destra religiosa, che la stampa di sinistra bolla sdegnosamente come "ultradestra" essendo ormai la destra istituzionale rappresentata dall'ex sinistra liberal che nel Nuovo Ordine Mondiale intende "conservare" le vittorie conseguite ai danni della vecchia destra: pluralismo liberale ed egualitarismo democratico su tutti.




Rispondi Citando
Ma se me li dividessi in paragrafi di diversi colori, no? Magari mi piace di più....

hefico:
l passato non torna,cerchiamo di amministrare bene il presente per non rovinare troppo il futuro.
