FAQ - Cosa sono i Paleoconservatori?
Paleoconservatorismo (talvolta abbreviato in paleo o paleocon quando il contesto è chiaro) allude ad un ramo del pensiero conservatore americano frequentemente chiamato Old Right. Nel 21° secolo i paleoconservatori convergono spesse volte sui loro punti di disaccordo con i neoconservatori. Il termine è stato coniato alla fine del 20° secolo e deriva dalla radice greca palaeo- che significa "antico" o "vecchio". Chilton Williamson, Jr. descrive il paleoconservatorismo come "l'espressione di ciò che è radicato: un senso del luogo e della storia, un senso di sè derivato dagli antenati, dalla famiglia e dalla cultura – un’identità che è al tempo stesso personale e collettiva". Il paleoconservatorismo non è espresso come un’ideologia e i suoi seguaci non sottoscrivono necessariamente una linea di partito.
Il pensiero paleoconservatore si è sviluppato nelle pagine di Chronicles: A Magazine of American Culture. Patrick Buchanan è stato fortemente influenzato dai suoi articoli e ha contribuito a creare un’altra pubblicazione paleocon, The American Conservative. I suoi interessi si sovrappongono a quelli della Old Right, che si oppose al New Deal negli anni ‘30 e ‘40, così come a quelli del conservatorismo sociale americano della fine del 20° secolo.
Indice
- 1 Convinzioni principali
- 2 Precursori intellettuali e moderni espositori
- 3 Paleoconservatori negli Stati Uniti moderni
- 4 Paleoconservatori faccia a faccia con i neoconservatori
- 5 Paleoconservatorismo e società civile
- 6 Paleoconservatori, guerra culturale e correttezza politica
- 7 La politica economica del Paleoconservatorismo
- 8 La politica estera del Paleoconservatorismo
- 9 La politica culturale e immigratoria del Paleoconservatorismo
- 10 Ulteriori letture
Convinzioni principali
Molti paleoconservatori si identificano anche come i "classici conservatori" e rintracciano la loro filosofia in quella dei Repubblicani della Old Right del periodo tra le due guerre, che con successo avevano tenuto fuori l'America dalla Società delle Nazioni, ridotto l’immigrazione con l’approvazione dell’Immigration Act del 1924; e che si sono opposti al New Deal di Franklin Roosevelt, all’Immigration Act del 1925 e alle leggi sui diritti civili degli anni ‘60.
I paleoconservatori sono più facilmente distinguibili da altri conservatori nella loro energica opposizione alla libera immigrazione, per la loro forte opposizione all’affirmative action, e per la loro generale disapprovazione degli interventi americani all’estero.
La maggior parte dei paleos è preoccupata per le conseguenze "diseducative" della cultura popolare. Le questioni economiche non sono in cima alla loro agenda, e al riguardo vi sono divergenze di opinioni. Molti rifiutano l'ideologia del libero scambio e il laissez-faire economico, sostenendo che esso determina il deterioramento della base industriale dell’America. Altri paleos, tuttavia, sostengono le politiche economiche di laissez-faire articolate da liberali classici come Frédéric Bastiat nel diciannovesimo secolo.
Precursori intellettuali e moderni espositori
In America, i Southern Agrarians, Charles Lindbergh, Albert Jay Nock, Garet Garrett, Robert R. McCormick, Felix Morley, e Russell Kirk, tra gli altri, hanno articolato posizioni che si sono rivelate influenti tra i paleoconservatori contemporanei. Alcuni paleos hanno abbracciato con entusiasmo le estreme dottrine di decentralimento degli Anti-Federalisti, come John Dickinson e George Mason. Il filone conservatore sudista di paleoconservatorismo, che incarna la saggezza politica di personalità del diciannovesimo secolo come John Randolph di Roanoke, John Taylor della Carolina e John C. Calhoun, si è dimostrato anch’esso influente, e ha trovato un moderno espositore nel compianto Mel Bradford. Questi conservatori americani si sono spesso riallacciati all’opera del pensatore irlandese Edmund Burke. Il tedesco Johannes Althusius e il suo trattato Politica con la sua attenzione centrata sul principio di sussidiarietà si sono rivelati egualmente influenti.
Storici come Paul V. Murphy e Isaiah Berlin hanno rintracciato le origini intellettuali dei paleoconservatori negli scrittori anti-moderni che hanno difeso la gerarchia, il localismo, l’ultramontanismo, la monarchia e l'aristocrazia. Precursori europei dei paleoconservatori includono Joseph de Maistre, Donoso Cortes, Klemens Wenzel von Metternich, e Papa Pio IX, sebbene essi tendano a esercitare un'influenza limitata alla sottospecie cattolico-tradizionalista del paleoconservatorismo.
Alcuni moderni conservatori europei, come i francesi Jacques Barzun, Alain de Benoist, e René Girard, hanno una modalità di pensiero e di critica culturale apprezzata da molti paleoconservatori.
Paleoconservatori negli Stati Uniti moderni
I paleoconservatori consistono in un gruppo eterogeneo composto da tutti i ceti sociali, compresi i cristiani evangelici e i cattolici tradizionalisti, i libertari individualisti, gli agrari del Midwest, i Democratici Reaganiani, e i conservatori sudisti. Il più noto paleoconservatore è Pat Buchanan. Le due principali pubblicazioni paleoconservatrici sono Chronicles e The American Conservative, che Buchanan ha contribuito a creare. Altri luminari contemporanei comprendono Donald Livingston, un professore di Filosofia all'Università di Emory; Paul Craig Roberts, un avvocato ed ex funzionario del Tesoro nell’Amministrazione Reagan; il commentatore Joseph Sobran; il giornalista Chilton Williamson; il classicista Thomas Fleming (autore), e lo storico Clyde N. Wilson. Ci sono molti seguaci del compianto Murray Rothbard e di Lew Rockwell che abbracciano il paleolibertarismo, ed essendo culturalmente conservatori sposano molte tematiche paleoconservatrici, pur affidandosi totalmente al laissez-faire economico. Per quanto i menbri Repubblicani del Congresso Ron Paul (R-TX) e Tom Tancredo (R-CO) non siano paleoconservatori dichiarati, le loro posizioni politiche sono in armonia con quelle di un gran numero di paleos.
Molti paleoconservatori americani vedono se stessi come degli iconoclasti, intenti a spezzare quelli che essi considerano come i tabù liberali. Oggetti particolari della loro collera sono la "correttezza politica", Martin Luther King, Jr., il Movimento per i Diritti Civili, la Scuola di Francoforte, e Franklin Roosevelt. Alcune figure paleo, specie il compianto Samuel Francis, sono state accusate di avere legami con gruppi presunti razzisti come il Council of Conservative Citizens, American Renaissance, e la rivista The Occidental Quarterly. Molte di queste vedute sono sostenute anche della John Birch Society, che è considerata un gruppo paleo.
Il paleoconservatorismo è recentemente diventato la principale filosofia operativa del Intercollegiate Studies Institute (ISI). Nelle sue pubblicazioni e conferenze si sostengono spesso le idee della Old Right pre-bellica, come l'isolazionismo, il governo limitato e il regionalismo culturale. Quantunque favoriscano le soluzioni del libero mercato essi tendono a riconoscere i limiti del mercato, o come diceva l’economista Wilhelm Roepke: "... il mercato non è tutto." L’ISI promuove varie opere agrarie e distributiste, e l'idea di una economia dal volto umano.
La morte nel 1951 dell’editore William Randolph Hearst e nel 1955 dell’editore del Chicago Tribune Robert R. McCormick sono costate al movimento i suoi più importanti quotodiani.
Dalla fine della Guerra Fredda, la spaccatura all'interno del movimento conservatore si è approfondita con l'ascesa dei neoconservatori e l’affievolirsi del potere dei paleos. Non vi sono prominenti paleos nell'Amministrazione Bush. Dure parole sono state scambiate tra David Frum della National Review e Patrick Buchanan di The American Conservative. Frum ha attaccato i paleocons, per via della loro talvolta aspra critica del Presidente George W. Bush e della guerra al terrorismo, di essere diventati antipatriottici e, a volte, anti-semiti. Buchanan e altri hanno ribattuto che i neocons hanno influenzato il governo degli Stati Uniti verso il perseguimento dell’impero globale e ad esclusivo beneficio di Israele e delle multinazionali con cui hanno stretti legami.
I paleoconservatives faccia a faccia con i neoconservatori
Lo storico Thomas Woods ha studiato in merito alla divergenza nel movimento conservatore, all’ascesa dei neoconservatori, e alle loro caratteristiche che li distinguono dai conservatori più tradizionali:
[I]La tradizionale simpatia conservatrice per il Sud americano, la sua gente e il suo retaggio, evidente nelle opere di grandi conservatori americani come Richard M. Weaver e Russell Kirk, ha iniziato a scomparire ... neocons sono fortemente influenzati da Woodrow Wilson, con un pizzico forse di Theodore Roosevelt ... Essi credono in una presenza aggressiva degli Stati Uniti praticamente dovunque, e nella diffusione della democrazia in tutto il mondo, con la forza se necessario... I neoconservatori tendono a voler enti governativi più efficienti; i paleoconservatori desiderano un minor numero di enti governativi.
[I neoconservatori] generalmente ammirano il Presidente Franklin Delano Roosevelt e le sue politiche fortemente interventiste del New Deal. I neoconservatori non sono propriamente conosciuti per la loro coscienza di bilancio, e non li si sentirà parlare di fare qualche importante prelievo nell’apparato federale.
L’etichetta di "paleoconservatore" ("vecchio conservatore") è stata rilasciata nel 1980 come una controreplica per differenziare i conservatori tradizionali dal "neoconservatorismo". La spaccatura viene spesso fatta risalire ad una controversia sul direttore del National Endowment for the Humanities da parte della subentrante Amministrazione Reagan. Reagan aveva nominato il leader paleo Mel Bradford. Questi venne fatto fuori dopo che i neocons avevano obiettato che la sua avversione per Abramo Lincoln era poco consona per un candidato Repubblicano. Le origini dello scisma tra paleo e neocon si possono far risalire a qualche decennio prima. Negli anni ‘60 il nuovo movimento neoconservatore articolò una visione molto diversa da quella della Old Right. I neoconservatori non erano contrari al New Deal, ma pensavano che la Great Society di Lyndon Baines Johnson era andata troppo oltre. I neoconservatori abbracciavano una politica estera interventista, in particolare in Medio Oriente. Essi sposavano soprattutto un forte supporto per Israele e la convinzione che gli Stati Uniti dovessero garantire la sicurezza dello Stato ebraico. Ciò che ha reso questo movimento così potente è stato il numero di influenti intellettuali neoconservatori che hanno ottenuto posizioni di potere nel governo federale e nei mass-media, in netto contrasto con il marginale stato dei paleos.
I paleoconservatori sostenevano che i neoconservatori erano degli intrusi illegittimi nel movimento conservatore. I paleos sentivano di essere i puristi che erano stati messi all’angolo da un elemento corrotto legato a particolari gruppi di interesse e alla globalizzazione.
Il paleoconservatorismo e la società civile
I paleoconservatori apprezzano i principi di sussidiarietà e localismo nel riconoscere che si deve essere certo texani o virginiani o dell’Ohio quanto si è americani.
Di solito abbracciano il federalismo all'interno di un quadro più ampio di nazionalismo e tipicamente sono convinti sostenitori dei diritti degli stati. Essi tendono ad essere critici di uno smisurato potere federale che usurpi l’autorità statale e locale. Ad esempio, non hanno sostenuto gli sforzi della destra religiosa per federare la causa di Terri Schiavo nel 2005. D'altra parte, hanno aderito con altri conservatori nel denunciare Kelo v. Città di New London, anche se la Corte Suprema è caduta sul lato del processo decisionale locale.
Molti paleoconservatori sono in sintonia con le critiche dell’economista Wilhelm Roepke e del sociologo Robert Nisbet. Roepke è stato critico nei confronti della centralizzazione politica ed economica e del "culto del colossale". Roepke ha riconosciuto l'interazione tra l'ordine politico ed economico, e dichiarato che una politica federale decentralizzata contribuiva all'ordine economico ideale più compatibile con la condizione umana. Nisbet ha esposto che la preoccupazione riguardo la comunità era il risultato dello spostamento delle istituzioni intermediarie tra l'individuo e lo Stato, come la famiglia, il quartiere, la gilda, la chiesa, o le associazioni civiche e di volontariato. I corpi intermedi - che sono le istituzioni intermediarie tra l’individuo e lo stato – si rivelano come l'unico freno efficace contro le forze centripete del potere economico e politico centralizzato. La rimozione di queste istituzioni così vitali per la società civile e per l’ossessione che si accompagnava con la comunità fu affrettata dalle attività e dalla struttura dello Stato moderno. Nisbet ha dichiarato che lo stato centralizzato ha dissolto i legami e le lealtà naturali della società civile. E con i movimenti totalitari in Europa, vi è stato effettivamente un consapevole sforzo da parte dello Stato di sciogliere quelle alleanze. La maggior parte delle patologie sociali della fine del ventesimo secolo, la dipendenza, la povertà e la criminalità dilagante forse sono dovute al fatto che la comunità autentica è stata stritolata nella macina dell’autorità dello Stato centrale. Di conseguenza, i paleoconservatori sperano di ripristinare l’autentica comunità devolvendo il potere e l'autorità ai corpi intermedi e limitando il potere statale.
Paleoconservatori, guerra culturale e correttezza politica
I concetti di guerra culturale, correttezza politica e marxismo culturale hanno giocato un ruolo importante nel paleoconservatorismo. La guerra culturale è stata il tema principale degli scritti di Robert H. Bork e Patrick J. Buchanan tra gli altri. In Slouching Towards Gomorrah: Modern Liberalism and American Decline, Bork sostiene che i movimenti sociali degli anni ‘60, come la rivoluzione sessuale, hanno portato a un declino pericoloso e morale ed eliminato la moralità necessaria per la società civile, e sono intrinsecamente contrari agli ideali della civiltà occidentale. Buchanan ha espresso un controverso discorso programmatico alla Convention Nazionale Repubblicana del 1992, che è stato soprannominato il discorso della guerra culturale, in cui ha dichiarato che una "guerra culturale per l'anima dell'America" è stata combattuta negli USA.
I paleoconservatori spesso attaccano la "correttezza politica", che vedono come una forma di censura e di controllo sociale. Molti conservatori come William S. Lind affermano che la "correttezza politica" è una forma di "marxismo culturale" e un prodotto della Teoria Critica della Scuola di Francoforte:
Se guardiamo ad essa analiticamente, se guardiamo ad essa storicamente, scopriamo rapidamente quello che è. La correttezza politica è marxismo culturale. E’ il marxismo tradotto dai termini economici in quelli culturali. E' un’impresa che risale non agli anni ‘60 e agli hippies e al movimento per la pace, ma alla prima guerra mondiale. Se si confrontano i principi fondamentali della correttezza politica con il marxismo classico i paralleli sono molto evidenti.
I paleoconservatori hanno spesso esortato le persone a premere contro quelli che chiamano "i limiti ammissibili del dissenso", in merito ad argomenti quali l'immigrazione e le relazioni razziali. In alcuni casi ciò ha portato a contese tra i paleoconservatori stessi. Ad esempio, alcuni paleoconservatives hanno attaccato il Movimento per i Diritti Civili e chiesto l'abrogazione di tutte le leggi anti-discriminazione. Tali dichiarazioni hanno spinto molti ad accusare alcuni paleoconservatori di promuovere il razzismo o il nazionalismo bianco. La Charles Martel Society ha invocato una "terza scuola" che sorga dal paleoconservatorismo nella forma di una ideologia politica di tipo europeo. Alcuni paleoconservatori, come Samuel Francis e Virginia Abernethy, e gruppi come il Council of Conservative Citizens, American Renaissance e la rivista The Occidental Quarterly hanno abbracciato questa idea. Ma altri, come Thomas Fleming, hanno respinto la politica razziale.
La politica economica del paleoconservatorismo
Nessuna questione divide i paleos più della politica commerciale. Molti paleoconservatori sostengono concezioni protezionistiche di politica commerciale. Pat Buchanan, autore di The Great Betrayal: How American Sovereignty and Social Justice Are Being Sacrificed to the Gods of the Global Economy, e William R. Hawkins, della US Business and Industry Council Education Foundation sono i principali espositori del nazionalismo economico nel nostro tempo. Essi avvertono il pericolo rappresentato dal libero commercio e dalla globalizzazione. Vedono allargarsi l'erosione della base industriale americana e si lamentano dell’esorbitante deficit commerciale tra gli Stati Uniti ei suoi partner commerciali, in particolare la Cina.
Tuttavia, i conservatori sudisti e i paleolibertari sono generalmente a favore del laissez-faire economico e del libero scambio. Essi possono anche concedere che l'America abbia alcuni malesseri economici, ma non considerano come capro espiatorio la concorrenza estera, in quanto riconoscono il valore del libero scambio, delle economie di scala, del vantaggio comparativo, e della specializzazione del lavoro. Per molti di loro la colpa dei malesseri economici dell'America risiede in una cattiva politica fiscale, tributaria e monetaria, così come in un eccesso di regolamentazione da parte del governo, e nell’accettazione della Teoria austriaca del ciclo di commercio. Tuttavia, i suoi sostenitori simultaneamente rifiutano gli edifici della globalizzazione come l'OMC, il GATT, il NAFTA, CAFTA, e FTAA. Lew Rockwell riassume questa posizione:
NAFTA è imperialista. Predica agli altri paesi riguardo il genere di leggi e regolamenti che dovrebbero avere – l’economia mista socialdemocratica che sta impoverendo noi. NAFTA non è, ovviamente, il libero scambio di Jefferson, Randolph, Taylor e Calhoun. E’ commercio per i pochi e non i molti, per gli interessi particolari e non gli interessi generali.
Pertanto, sia i paleo liberi scambisti e i protezionisti tendono a riconoscere gli effetti di erosione della sovranità della globalizzazione, e sono in genere contrari alla cosiddetti trattati di libero scambio, e alla macchina della finanza internazionale.
La politica estera del paleoconservatorismo
In relazione ad altre nazioni, i paleoconservatori sono più disposti a mettere in discussione la logica della globalizzazione, sono più critici della politica immigratoria e della mancanza di costrizioni contro gli immigrati privi di documenti e abbracciano tipicamente una politica estera isolazionista.
Un pilastro centrale del paleoconservatorismo è una politica estera basata su non-interventismo o isolazionismo. Gli isolazionisti americani si sono opposti agli impegni politici e militari, o alle alleanze con potenze straniere (o in questo caso gli organismi internazionali), in particolare quelle europee. Essi trovano sostegno nella saggezza dei padri fondatori e nella successiva generazione di statisti antebellum. George Washington aveva dichiarato: "E' la nostra vera politica il tenerci alla larga da alleanze impiglianti con qualsiasi parte del mondo estero." Per John Quincy Adams "l’America non va all'estero, in cerca di mostri da distruggere. Ella è sostenitrice della libertà e dell'indipendenza di tutti. E' campione e difensore solo della propria".
Negli anni ‘30, i predecessori dei paleo si sono uniti alla sinistra isolazionista, tra cui Charles Beard, per opporsi all’entrata americana in una qualsiasi guerra europea. Allo stesso modo, non hanno visto alcun interesse da proteggere in Asia. Agli occhi degli isolazionisti degli anni ‘30, per gli Stati Uniti impegnarsi per le Indie Orientali olandesi e Singapore, è servito per entrare in guerra da una porta nascosta, e ad inimicarsi il giapponese.
I paleoconservatori spesso considerano i principi di America First del 1940 commisurati a quelli dei padri fondatori sanciti nella legge sulla neutralità del 1794. Durante la Guerra fredda pochi paleoconservatori sostennero impegni oltremare in quanto necessari per la difesa degli Stati Uniti contro l’aggressione comunista. Anche se il senatore Taft e la maggior parte dei paleos si oppose alla NATO pressocchè d'impulso, e questo costituì un tema centrale nella contesa fra Robert Taft e Dwight Eisenhower per la nomination repubblicana del 1952. Ma Taft perse; la sua morte nei primi mesi del 1953 privò la Old Right del suo più eloquente leader.
Nel suo libro del 1995 Isolationism Reconfigured, Eric Nördlinger, uno studioso della Brown University, ha osservato, "non c’è praticamente alcun disaccordo circa l'isolazionismo e l’aver servito il paese straordinariamente bene in tutto il XIX secolo" e ha ulteriormente supposto che "la visione strategica dell’isolazionismo storico e contemporaneo è quella di una forza tranquilla e di un’autonomia nazionale." Agli occhi dei paleos, l’interventismo estero è palesemente controproducente, e "gli Stati Uniti sono strategicamente immuni nell’essere isolati, invulnerabili, impermeabili, e impervii e quindi hanno poche ragioni di sicurezza di impegnarsi politicamente e militarmente." Così, mentre molti paleos possono echeggiare le preoccupazioni del vecchio repubblicano per i grandi eserciti permanenti, la maggior parte di essi concepisce una politica estera basata sull’indipendenza strategica, la neutralità armata, e il non-interventismo.
La politica culturale e immigratoria del Paleoconservatorismo
Nei luoghi in cui l'immigrazione ammette gli stranieri in una nazione, allora questa diventa un affare di politica interna. La coesione culturale e un certo grado di omogeneità culturale sono fattori importanti per i paleoconservatori. Anche se alcuni celebrano le differenze e le vibranti culture regionali in America, i più sono contrari al multiculturalismo e chiudono gli occhi dinanzi all’immigrazione del Terzo mondo. Vedono l’immigrazione non europea come se fosse avversa ai loro interessi, perché rischia di rimuovere l'omogeneità storico culturale europea degli Stati Uniti. Così, molti tendono a rifiutare l'aforisma E Pluribus Unum da quando è stato cooptato in un mantra per la diversità e il multiculturalismo. Questi paleoconservatori guardano indietro ad una tradizione diversa, come quella suggerita da John Jay nel Federalista # 2, che sottolinea l'omogeneità culturale:
La Provvidenza si è compiaciuta far dono di questa terra omogenea ad un popolo unito - un popolo che ha i medesimi antenati, che parla il medesimo linguaggio, che professa la medesima religione, che crede nei medesimi principi politici, un popolo di costumi e tradizioni consimili...
Questa terra e questa gente sembrano fatti l’una per l’altra, e sembra dunque essere disegno della Provvidenza che una tale eredità, che si addice così bene a dei fratelli uniti dai vincoli più forto, non debba venire divisa in tante singole sovranità asociali, sospettose, rivali ed estranee.
Allo stesso modo, in tempi moderni, l'avvertimento profetico del 1949 dell’osservatore britannico TS Eliot ha suscitato l'attenzione dei paleoconservatori:
La vera e propria rivoluzione in questo Paese non è stata quella che viene chiamata la Rivoluzione, ma è una conseguenza della guerra civile; dopo la quale è sorta una élite plutocratica; dopo la quale l'espansione e lo sviluppo materiale del Paese sono stati accelerati; dopo la quale è stato gonfiato quel torrente di immigrazione mista, portando (o meglio moltiplicando) il pericolo di sviluppare in un sistema di casta che non è stato ancora del tutto fugato. Per il sociologo, la prova in America non è ancora matura.
Nel 1965 Ernest van den Haag ha scritto nella National Review:
Il desiderio di preservare la propria identità e l'identità della nazione non richiede alcuna giustificazione - e nessuna convinzione di superiorità – più del desiderio di avere i propri bambini, e continuare la propria famiglia attraverso di essi non deve essere giustificato o razionalizzato da una convinzione che essi sono superiori ai figli degli altri, o più in forma, o meglio nel mondo degli affari. Uno si identifica con la propria famiglia, perché è uno della famiglia - non perché sono persone migliori di altre. Per nessun altro motivo si identifica con il gruppo nazionale più che con gli altri. Altrimenti non ci sarebbero nazioni.
Il recente libro del commentatore conservatore Pat Buchanan, The Death of the West: How Dying Populations and Immigrant Invasions Imperil Our Country and Civilization, l’ultima antologia di saggi di Samuel Francis intitolata Revolution from the Middle e il libro di Chilton Williamson L'Immigration Mystique sono espressioni contemporanee delle posizioni paleoconservatrici riguardo cultura e immigrazione. I paleoconservatori percepiscono che la balcanizzazione, sociale ed etnica, sarà il risultato finale dell’immigrazione galoppante, e della conseguente incapacità di far fronte agli immigrati clandestini, e del mito che l'America sia la nazione universale.
Alcuni sono meno in grado di sottolineare l'omogeneità culturale, e riconoscono il peso del valore delle diversità regionali e delle sottoculture regionali in una nazione. Essi potrebbero acconsentire con questo sentimento di Erik von Kuehnelt-Leddihn, un monarchico reazionario e tradizionalista, che dichiara:
Il patriottismo, e non il nazionalismo, deve ispirare i cittadini. Il nazionalismo etnico che vuole una nazione uniforme linguisticamente e culturalmente è simile al razzista che è intollerante verso coloro che hanno un aspetto (e un comportamento) diverso. Il patriota è un "differenzialista"; egli è contento, anzi orgoglioso della varietà entro i confini del suo Paese; egli cerca la lealtà di tutti i cittadini. E guarda in alto e in basso, non a sinistra e a destra.
Ancora, altri paleos americani possono sottolineare l'apprezzamento per un vibrante regionalismo e per le varie sottoculture pur riconoscendo la necessità di un certo grado di omogeneità culturale europeo-americana.
Approfondimenti
- Crunden, Robert, ed. The Superfluous Men: Critics of American Culture, 1900-1945, 1999. ISBN 1882926307 .
- Francis, Samuel Beautiful Losers: Essays on the Failure of American Conservatism, 1993. ISBN 0826209769.
- Gottfried, Paul The Conservative Movement, 1993. ISBN 0805797491.
- Raimondo, Justin Reclaiming the American Right: The Lost Legacy of the Conservative Movement, 1993. ISBN 1883959004.
- Scotchie, Joseph, ed. The Paleoconservatives: New Voices of the Old Right, 1999. ISBN 1560004274.
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Traduzione italiana di Mr. Right
La versione originale in lingua inglese
FAQ - What are Paleoconservatives? | InternetPundit




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