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Discussione: Anatomia di un istante

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    Predefinito Anatomia di un istante

    Spagna Il nuovo libro dell' autore di «Soldati di Salamina» sull' irruzione nel 1981 di un gruppo di militari in Parlamento
    Cercas riscrive il golpe Tejero: «Non fu uno scherzo»
    Lo scrittore: «Fu invece sul punto di riuscire, accolto dalla passività generale»

    DAL NOSTRO CORRISPONDENTE MADRID - Poco meno di 500 pagine contengono a fatica l' «Anatomia di un istante», se quell' istante decide il destino di una nazione. In Spagna scoccò alle 18 e 21 del 23 febbraio 1981, quando il colonnello Antonio Tejero irruppe alla testa di un manipolo di militari nell' emiciclo de Las Cortes, la camera dei deputati, dove erano appena iniziate le votazioni per il nuovo presidente del governo, a seguito delle dimissioni formali di Alfonso Suárez. Era l' inizio di un colpo di stato destinato a fallire in poche ore e, quindi, a essere archiviato come una maldestra parodia della sollevazione del generale Francisco Franco nel luglio di 45 anni prima: «Frottole. Non fu un golpe da operetta, anzi fu sul punto di riuscire» è convinto Javier Cercas, scrittore e giornalista, già autore di un libro di riferimento sulla guerra civile spagnola, «Soldati di Salamina»; e ora di un volume di 432 pagine in cui esamina, con lo scrupolo di un anatomopatologo, i minuti che non cambiarono la Spagna, 28 anni fa. «Inizialmente doveva essere un romanzo - Cercas ha spiegato la genesi del suo libro al quotidiano El Pais -, e di fatto cominciai a scriverlo, ho ancora la bozza. Ma poi mi sono reso conto che la realtà di quel 23 febbraio mi schiacciava, letteralmente. Succede qualcosa di simile con l' 11 settembre: tutti, inclusi i migliori, come Don DeLillo, hanno fatto fiasco tentando di ricavarne un romanzo. La realtà possiede una tale forza drammatica, una tale potenza simbolica da risultare travolgente». Non è narrativa, non è neppure saggistica: è una storia che inizia tra gli spari di un pugno di militari, forse impauriti quanto i parlamentari che si tuffano come un sol uomo al riparo dei loro scranni. Tutti, meno tre: il premier uscente, Suárez, il suo vice Manuel Gutiérrez Mellado che, come tenente colonnello è anche il militare più alto in grado tra i deputati, e Santiago Carrillo, fino all' anno prima segretario del partito comunista spagnolo. Già quasi settantenne Gutiérrez Mellado interpreta alcune delle immagini più suggestive girate quella sera dall' operatore della tivù pubblica spagnola, Pedro Francisco Martin: un uomo dai capelli grigi che fronteggia, da solo, la pattuglia armata e piuttosto esagitata. «Queste tre persone che non si gettano per terra sono, in un certo modo, i protagonisti - stabilisce Cercas -. Perché loro non si buttano giù e tutti gli altri sì? E perché non si mette giù Suárez? Per spiegarlo, ho bisogno del libro intero. A partire da quell' istante, ampliando e ampliando, cerco di spiegare il golpe e la transizione». Con qualche meditazione sulla «passività generale» che accolse l' assalto e sul clima politico che lo propiziò in Spagna: «Ora tutti idolatriamo Suárez, ma allora non c' era nessuno altrettanto vilipeso e massacrato». Diversi comprimari di quell' attimo fuggente, e presto sfuggito al colonnello Tejero, hanno accettato di parlarne con lo scrittore, quasi sempre pretendendo l' anonimato. Interviene a volto scoperto Ricardo Pardo Zancada, uno dei comandanti golpisti, poi condannato a 12 anni, e autore di una sua versione dei fatti, pubblicata nel 2006, «Le due facce del 23-F». Ma apprezzato da Cercas soprattutto per la sua coerenza: «Un tipo che non si nasconde e che si assume, a differenza di molti altri, la responsabilità di quel che ha fatto». Non promette rivelazioni, né capovolgimenti della storia, l' «Anatomia di un istante» (edito da Mondadori e in libreria in Spagna dall' 8 aprile). Però vuole essere un thriller che cattura il lettore, anche il meno informato su quel parapiglia durato una nottata, fino alla conclusione, benché sia già nota: «Ma lo è anche quella di Guerra e Pace - chiosa Cercas -; e scusate il paragone». Elisabetta Rosaspina L' autore Spagnolo Javier Cercas, nato nel ' 62, romanziere e docente all' Università di Girona. Pagine di storia Dedicato alla Guerra Civile il suo romanzo del 2001, Soldati di Salamina (Guanda)

    Cercas riscrive il golpe Tejero: «Non fu uno scherzo»


    Javier Cercas: La fiction non basta più

    Sezionare il tempo. Sondarlo con accanimento chirurgico. Specchiarsi nella sua miriade di sfaccettature come in un prisma. Guardare al passato prossimo come a una dinamicissima avventura da esplorare in un viaggio strabiliante e sterminato. Dilatare in mezzo migliaio di pagine un attimo di folle intensità: una manciata di minuti decisiva per la storia di un Paese. Accade nell'ultimo libro di Javier Cercas, Anatomia di un istante, accolto in Spagna come un bestseller, incoronato dai due massimi quotidiani spagnoli (uno di destra e l'altro di sinistra) come il miglior titolo dell'anno e ora in uscita in Italia per Guanda nell'ottima traduzione di Pino Cacucci (pagg. 465, euro 18,50). L'istante "anatomizzato" dal romanziere e saggista catalano (già autore di quell¿indagine geniale sulle ragioni profonde della guerra civile spagnola che fu Soldati di Salamina) è rintracciabile nel pomeriggio del 23 febbraio 1981, quando il colonnello Antonio Tejero irruppe alla testa di un gruppo di militari nel Parlamento madrileno dov'erano appena state avviate le votazioni per il nuovo presidente in seguito alla dimissioni di Alfonso Suárez. Fu un golpe rapido e assurdo, soffocato in poche ore e liquidato dagli storici come un episodio senza peso; eppure Cercas, nella sua analisi incalzante come un thriller, ne mostra il ruolo cruciale per l'identità e le sorti della Spagna contemporanea. «Di quello strano golpe», spiega lo scrittore, «ho voluto scegliere il momento iniziale, ovvero l'immagine di Tejero che entra sparando, e com'è ovvio tutti reagiscono buttandosi a terra. Ma tre persone non lo fanno restando ai loro posti: sono il premier uscente Suárez, il suo vice Manuel Gutiérrez Mellado e l'ex segretario del Partito Comunista Santiago Carrillo. Perché loro tre? E soprattutto perché Suárez, un individuo che io, come quasi chiunque altro, all'epoca disprezzavo profondamente? Il libro è un tentativo, più che di rispondere alla domanda, di formularla con la maggiore complessità possibile».

    Che cosa ha spinto il romanziere Cercas a scrivere una vicenda fondata per intero su politica e Storia?
    «Mi sono reso conto che non potevo capire me stesso senza capire gli altri in quanto parte di me, e che non potevo cogliere il presente senza comprendere il passato, dimensione necessaria del presente. Il mio interesse per i temi collettivi ha a che fare anche, credo, con l'età e il fatto di avere un figlio, che mi ha reso iper-responsabile. Ma ora che lui sta crescendo spero di recuperare l'irresponsabilità dei miei vent'anni. In ogni caso non penso di potermi disinteressare alla Storia e alla politica perché nessuno può farlo».

    Forse in un presente dove sembra essersi persa la nozione di sinistra emerge il bisogno di approfondire i presupposti di questa situazione? Crede che si possa parlare ancora dell'esistenza di una sinistra?
    «Certo che c'è la sinistra, così come la destra. Ma è una sinistra ormai vecchia e superata. Lo dimostra il fatto che a tutt'oggi molte persone di sinistra pensano che il regime cubano sia di sinistra e non una mera tirannia. Sono convinto che la colpa della decadenza della sinistra sia da dare proprio alla sinistra e sia catastrofica per tutti. E lo dico da scrittore decisamente di sinistra».

    C'è un aspetto spettacolare o persino teatrale nel golpe, così come lei lo racconta.
    «È vero: pur restando rigorosamente fedele a quanto accadde, ho attribuito alla narrazione un'impronta drammatica. Ma la spettacolarità del golpe deriva anche dal fatto che fu ripreso in tivù; credo sia stato l'unico colpo di Stato trasmesso in televisione, il che è al tempo stesso la garanzia della sua realtà - altrimenti in molti ne avrebbero negato l'esistenza - e la prova della sua irrealtà, poiché la tivù rende irreale tutto ciò che tocca. Comunque è un documento eccezionale, paragonabile solo alla ripresa che Zapruder fece della morte di Kennedy. Ed è anche quasi l'unico di cui disponiamo riguardo a quel colpo di Stato. È per via di tale assenza di documenti che gli storici non lo hanno sufficientemente studiato, e per lo stesso motivo è fiorita in proposito un'incredibile quantità di sciocchezze: si sono accumulate tante di quelle leggende e menzogne sul tema che mi è parso ridondante e superfluo aggiungere finzione alla finzione. Perciò ho scritto un racconto il più possibile aderente ai fatti».

    Può ripercorrere per noi il disegno dell'innovativa struttura del libro?
    «Parte dall'istante decisivo del titolo, si dilata nei 35 minuti della ripresa televisiva e poi nelle 17 ore e mezza della durata complessiva del golpe, e arriva ad abbracciare un trentennio di storia spagnola. È stato il libro a impormi questa forma, che non era esattamente quella che cercavo. La cosa che ho intuito dal principio è che quell'istante era colmo di significato, e alla fine ho scoperto che in quel momento non solo i tre protagonisti hanno deciso il loro destino e hanno capito chi erano, ma che lo ha saputo l'intero Paese. In quell¿attimo cominciava la democrazia, finiva la transizione dalla dittatura e terminavano il dopoguerra e la guerra, dato che in Spagna il dopoguerra non è stato altro che il prolungamento della guerra con altri mezzi».

    Parliamo dei gesti di resistenza con cui i suoi "tre moschettieri" vollero coraggiosamente sfidare il golpe.
    «Il motivo del coraggio di Gutiérrez Mellado è evidente: era l'unico militare che stava in Parlamento, aveva fatto la guerra e consacrato la vita all'esercito. Chiaro che gli sembrasse intollerabile la ribellione di un manipolo di soldati. Quanto a Carrillo, aveva combattuto al fronte ed era stato esiliato per quarant'anni, durante i quali era divenuto l'emblema dell'opposizione al franchismo. Ma Suárez? Era il presidente e ostentava la rappresentatività democratica, e tuttavia altri parlamentari che la ostentavano come lui obbedirono subito ai golpisti. Ho avuto bisogno di quasi cinquecento pagine per provare a capire il gesto di Suárez, e non sono sicuro di esserci riuscito. Direi che fu il gesto di un traditore e di un eroe. Meglio: di un eroe del tradimento che in quell'istante definitivo si scoprì come tale».

    Nel libro i fatti appaiono geometrici, correlati e non casuali: crede che un'etica e una coerenza governino la Storia?
    «È come se la Storia cercasse un senso o lo stesse suggerendo, e tentasse di dirci che non tutto è furia e caos: penso che la realtà sia caotica e l'arte cerchi di imprimerle un ordine. Comunque qui il mio obiettivo è stato soprattutto provare a identificare un ordine nel caos tramite un libro che fosse al contempo Storia e letteratura, romanzo e saggio. Impresa impossibile: ma per me sono queste, ormai, le uniche sfide eccitanti».

    Anatomia di un istante, di Javier Cercas - La recensione di la Repubblica - ilmiolibro.it

  2. #2
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    Predefinito Rif: Anatomia di un istante

    Cazzate, è una cosa inoppugnabile che fu un golpe fittizio tale e quale alla trappola tesa a Borghese nel 1970. Tejero ci è cascato, Borghese per fortuna no. Non esisteva e non poteva obiettivamente esistere la minima possibilità che le intenzioni dei burattini andassero a buon fine. Dato che a manovrare i fili erano, nel caso spagnolo il Re Juan Carlos, nel caso italiano Andreotti. Non si può ancora oggi nel 2010 continuare a dar credito a certe assurdità. Il fatto che uno scrittore abbia dovuto andare ad arrampicarsi sugli specchi è indicativo.
    "Il copione teatrale dell’anti-italiano consiste nell’attribuire all’intera collettività nazionale i difetti specifici ed irripetibili della propria canagliesca personalità individuale, con in più l’ipocrisia del tirarsene fuori" (Costanzo Preve)

  3. #3
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    Predefinito Rif: Anatomia di un istante

    tuttavia cercas è uno dei meno peggio della pattumiera sinistrorsa che appesta la letteratura odierna. è uno che dialoga senza presunzione con molti camerati spagnoli, il suo "soldati di salamina" è leggibile, anche se scritto da un punto di vista antifalangista. Leggerò anche questa sua opera su Tejero, fermo restando che sono dell'opinione di Asstolfo.
    Tradizione e Azione

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    Predefinito Rif: Anatomia di un istante

    Citazione Originariamente Scritto da Astolfo Visualizza Messaggio
    Cazzate, è una cosa inoppugnabile che fu un golpe fittizio tale e quale alla trappola tesa a Borghese nel 1970. Tejero ci è cascato, Borghese per fortuna no. Non esisteva e non poteva obiettivamente esistere la minima possibilità che le intenzioni dei burattini andassero a buon fine. Dato che a manovrare i fili erano, nel caso spagnolo il Re Juan Carlos, nel caso italiano Andreotti. Non si può ancora oggi nel 2010 continuare a dar credito a certe assurdità. Il fatto che uno scrittore abbia dovuto andare ad arrampicarsi sugli specchi è indicativo.
    io me lo ricordo...
    fu una burattinata
    tejero sembra tognazzi

    Ultima modifica di msdfli; 07-09-10 alle 09:11

 

 

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