
Originariamente Scritto da
cireno
I Demoni di Dostoewskij parla del male che alcuni individui portano fra gli uomini con le loro azioni.
L’eroe principale del libro è Stavrògin, l’incarnazione di quel nichilismo che l’autore in quel tempo (era il 1870 circa) condannava drasticamente, ma non solo perchè Stavrogin era un uomo che faceva il male per il male, a volte persino inconsciamente, e questo lo rendeva estremamente pericoloso.
Ho letto tutti i romanzi di Dostoewskij ma credo che I Demoni, che normalmente viene considerato inferiore agli altri, anche se niente di quel che ha scritto Dostoewskij può essere considerato inferiore, sia quello che mi ha colpito di più.
Un sito che vende libri in Rete scrive, per presentare questo grande romanzo:-
-Il romanzo è così straordinariamente intessuto di riflessione politica, ideologica e psico-sociologica che non si lascia afferrare pienamente nella sua complessità a una prima lettura. Ne occorrono molte. Un enorme concentrato di energia fisica e intellettuale senza direzione, di potenzialità immensa destinata, priva com'è di ogni autentico fine, alla corruzione e alla dannazione di tutto ciò che con essa viene a contatto.
Pietro Citati nel suo “Il Male Assoluto”, sembra essere d’accordo con me e infatti scrive “Non credo che Dostoewskij abbia mai scritto un romanzo bello come I Demoni. Delitto e Castigo e I Fratelli Karamazov non raggiungono la sua perfezione e non so quale altro romanzo dell’Ottocento porgli vicino…”
Poi, sempre Citati, aggiunge:-
-I Demoni non sono affatto un pamphlet come da principio pensava Dostoewskij, sono un grandioso libro di Storia, come ha scritto Joseph Franck. Dostoewskij aveva compreso che la società russa era minata. Il caos politico, il disordine amministrativo, la leggerezza delle classi dirigenti corrodevano ogni cosa; le cloache delle città stavano per spalancarsi, il fanatismo ossessionava l’anima dei più ingenui, tutto era pronto a incendiarsi, come le tetre case dei borghi operai e fra poco l’incoscienza e la volontà avrebbero acceso una fiammata dove sarebbero bruciati insieme i giusti e gli ingiusti, i colpevoli e gli innocenti.
Ecco, sembra che niente cambi nel mondo: la società italiana di oggi sembra rispondere con estrema precisione alla descrizione che fa Citati del romanzo. Anche la nostra società è minata: anche da noi c’è il caos politico, basta guardare a quei due partiti che fingono di governarci, ma quello che più preoccupa è l’intolleranza, la rabbia, la cattiveria che esce dalle genti delle periferie, davanti ad ogni situazione, e non mi riferisco solo alle reazioni delle genti romane di Torre Maura. E la paura che si avverte nell’aria è proprio quella che tutto sia pronto a incendiarsi, che le cloache delle città si spalanchino, che le tetre case delle periferie esplodano in una fiammata che alla fine bruci tutti, innocenti e colpevoli.
Mala tempora currunt, ripeto