L’Algeria è al 90% deserto.
Il resto è stato coltivato per secoli con metodi tradizionali che rendevano poco, ma conservavano il suolo e i boschi. L’arrivo degli europei nell’Ottocento ha portato alla distruzione dei boschi e all’erosione del suolo; e oggi il deserto avanza implacabile verso nord. Però ci sono gas e petrolio, che sono la base degli introiti dello Stato.
Con questi introiti, lo Stato concede la preziosa valuta estera a una clientela di “imprenditori”, cioè di importatori che poi investono i loro guadagni all’estero; e mantiene il bastone – esercito e polizia – e la carota: istruzione e cure mediche gratuite, sovvenzioni ai prezzi dei carburanti e del cibo. Qualche anno fa, una bottiglia di acqua minerale costava il doppio di un litro di benzina, e l’acqua minerale – con il contorno relativo di bottigliette di plastica – è un bene primario in un paese in cui molti diffidano della qualità dell’acqua che esce dal rubinetto. La popolazione però è aumentata in mezzo secolo da 10 milioni di abitanti a oltre 40 milioni. Contemporaneamente, la produttività dei pozzi di petrolio è calata, ed è previsto il loro esaurimento definitivo entro una trentina di anni. Non è dietro l’angolo, ma la strada è quella. Contemporaneamente, i prezzi del petrolio sul mercato sono calati: il meno che si estrae, si vende ancora a meno. Nel deserto, sono state scoperte immense riserve di gas di scisto, che si possono estrarre con la tecnica del fracking. Ma il ritorno sull’investimento energetico è talmento basso da renderlo quasi invendibile, e si rischia l‘avvelenamento irreversibile dell’immenso lago sotterraneo che si estende fino in Libia e Tunisia. Ciò ha portato tra l’altro all‘opposizione decisa degli abitanti delle cittadine del Sahara. Insomma è una questione quasi matematica: aumenta la popolazione, cala l’afflusso di energia. La gente che si trova a pagare il divario cerca di far pagare il prezzo al governo, che inevitabilmente crolla. Per ora, il cambiamento in Algeria è avvenuto pacificamente e apparentemente senza interventi esterni. Ma ci permettiamo di dubitare che un nuovo governo sia in grado di affrontare il meccanismo che incombe sull’Algeria. E sono oltre quaranta milioni di persone alle porte dell’Europa.
Picco d?Algeria | Kelebek Blog