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  1. #1
    Mangiare gli evasori!
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    Arrow La vera lotta di classe ( M.Lodoli)

    La riflessione è giustissima.
    Ma io mi dico: perchè solo i miei genitori ?
    Solo i miei genitori mi hanno insegnato che la cosa più importante nella vita è l'indipendenza di pensiero ? Che nella vita la libidine maggiore è sentirsi onesti e che la cultura dà un'enorme mano in questo ? Questi giovani non hanno mai assaporato la libertà di poter pensare quello che vogliono senza che qualcuno gli dicesse "no, se vuoi essere accettato dagli altri devi pensare in questo modo".
    Ora è finita, abbiamo davanti un branco





    È naturale che un uomo di oltre cinquant´anni non capisca una ragazzina di quindici. I film che vedo, la musica che ascolto, per loro non esistono. Hanno tagliato i ponti con gli adulti.

    Lunedì comincerò il mio trentesimo anno di insegnamento: era il 1980 quando entrai per la prima volta in classe e ricordo ancora bene quella lezione, preparata con cura e spavento, sul viaggio ultraterreno di Dante ma più in generale sul viaggio nella letteratura. In un´ora passai da Don Chisciotte a Pinocchio, da Rimbaud a Kerouac, dal Sorpasso a Pollicino, con una smania infinita di spiegare, di emozionare.



    Avevo ventitré anni, leggevo dalla mattina alla sera, speravo che nei libri ci fosse tutto ciò che mi mancava: e quello che trovavo, subito lo comunicavo ai miei studenti, come un bene prezioso da condividere. Ero convinto che la bellezza, la poesia, la ricerca di senso riguardassero tutti gli adolescenti del mondo: che serve avere sedici se non si guarda in alto ? Così mi dicevo, ma in realtà neanche me lo dicevo: ne ero certo. I ragazzi ascoltavano la musica che piaceva anche a me, i Talking Heads, i Cure, gli Smiths, i cantautori italiani, parlavano di calcio e di politica e di niente, e io li capivo. Insegnavo anche alle serali, a giardinieri più vecchi di me, e dopo aver letto una poesia di Pascoli o un racconto di Cechov ne parlavamo insieme, avevamo una lingua comune per scambiarci opinioni, anche per litigare. E gli anni, una settimana dopo l´altra, sono passati. Io ero sempre l´insegnante giovane, scapigliato, quello con la Vespa anche se diluvia, quello con i jeans bucati e persino con i dread, per un certo periodo. Per me capire i ragazzi era facile, anche se cambiavano i gruppi musicali, i film al cinema, i modi di vestirsi – come fosse sempre primavera. Qualche volta mi ritrovavo alunni o ex-alunni alle presentazioni dei miei libri, e loro erano orgogliosi di me e io di loro, ci davamo qualche pacca sulla spalla, imbarazzati, contenti.

    Ora tutto è cambiato. È ovvio che sia così, mi dico, è normale che un uomo di cinquantatré anni non capisca una ragazzina di quindici. Metto le mani sul vetro, cerco di sbirciare, ma è tutto appannato, non si vede niente. Ai ragazzi parlo di letteratura, ma ormai è una lingua perduta, come il latino o l´aramaico. Parlo anche di cinema e di musica, ma i film che io vedo per loro non esistono, la musica che ascolto è muta. Non c´è alcuna contestazione, nessuno pensa che io sia in torto, che difenda chissà quale ordine infame: semplicemente questi ragazzi hanno tagliato i ponti con gli adulti. Prima la barca era una sola, ci si stava sopra tutti insieme, magari cercando di buttare di sotto i nemici: ora ogni generazione ha la sua scialuppa di salvataggio. Il marketing ha diviso la società in target. Ciò che interessa un trentenne non interessa un sedicenne. I miei studenti di periferia ascoltano i cantanti neomelodici napoletani, i rapper autoprodotti di Tor Bella Monaca, odiano il cinema perché bisogna stare due ore zitti e al buio, non fanno sport, chattano, passano il sabato nei centri commerciali. Ho alunni che spediscono trecento sms al giorno, tranquillamente. E allora uno ci prova ancora: On the road e Cervantes, i boschi dei fratelli Grimm e la selva oscura, il viaggio dietro a Moby Dick, la fuga di Gauguin fuori dal mondo, ma ascoltano in pochi, forse in certi momenti proprio nessuno, e così a tanti insegnanti viene lo scoramento. Perdiamo gli alunni e acquistiamo montagne di carte da riempire, labirinti in cui confondersi.

    Trent´anni di disprezzo per la cultura – roba da poveracci, da infelici – hanno portato a questo: a un paese povero e infelice. Ma io non mollo, continuo a indicare ai miei studenti un punto più in alto, dove l´aria è migliore, dove si vede meglio il mondo.

    Marco Lodoli
    Fonte: La Repubblica.it - Homepage
    9.09.2010
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  2. #2
    fiamma verde
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    Predefinito Rif: La vera lotta di classe ( M.Lodoli)

    a lavorare lazzaroni!

  3. #3
    Mangiare gli evasori!
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    Predefinito Rif: La vera lotta di classe ( M.Lodoli)

    Citazione Originariamente Scritto da trilex Visualizza Messaggio
    a lavorare lazzaroni!
    unica risposta questa idiozia
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  4. #4
    Missiroli Presidente
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    Predefinito Rif: La vera lotta di classe ( M.Lodoli)

    Citazione Originariamente Scritto da Rasputin Visualizza Messaggio
    I miei studenti di periferia ascoltano i cantanti neomelodici napoletani, i rapper autoprodotti di Tor Bella Monaca, odiano il cinema perché bisogna stare due ore zitti e al buio, non fanno sport, chattano, passano il sabato nei centri commerciali. Ho alunni che spediscono trecento sms al giorno, tranquillamente.
    Quale miglior motivo per risparmiare ai contribuenti l'onere per quella farsa che è l'istruzione pubblica... :sofico:
    Figliolo, lei è un asino...
    (D.Pastorelli, cit.)


  5. #5
    Mangiare gli evasori!
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    Predefinito Rif: La vera lotta di classe ( M.Lodoli)

    Citazione Originariamente Scritto da benjamin_linus Visualizza Messaggio
    Quale miglior motivo per risparmiare ai contribuenti l'onere per quella farsa che è l'istruzione pubblica... :sofico:
    devo dire che sono d'accordo con te.
    Difatti i "compagni" mi accusano sempre più di essere un anarco-situazionista- destroide che rema contro.

    Ma io non vedo l'utilità di "allevare" milioni di capre teledipendenti
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  6. #6
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    Predefinito Rif: La vera lotta di classe ( M.Lodoli)

    Citazione Originariamente Scritto da Rasputin Visualizza Messaggio
    i "compagni" mi accusano sempre più di essere un anarco-situazionista- destroide che rema contro.
    - vendola e grillo = nemici
    - schifani, bonanni e mentecatti simili = dialogo
    - applausi = ok
    - fischi = squadristi
    (Discovery, cit.)
    Figliolo, lei è un asino...
    (D.Pastorelli, cit.)


  7. #7
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    Predefinito Rif: La vera lotta di classe ( M.Lodoli)

    Tu pensi davvero di essere un'eletto vero Rasputin ? L'unico illuminato in una mare di mediocrità giovanile.
    Te l'ho già detto,quand'ero studente io , quelli del collettivo comunista studentesco ripetevano le stesse tue litanie ed erano perfettamente convinti come te di essere gli unici baluardi della libertà di pensiero.
    Le tue fregnacce puzzano di naftalina.

  8. #8
    email non funzionante
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    Predefinito Rif: La vera lotta di classe ( M.Lodoli)

    E' un precesso di omologazione non solo esteriore, musica abiti, modo di parlare... ma anche interna, si spinge al monopensiero: un totale disincanto e sfiducia nel mondo e in coloro che lo vivono. Me ne accorgo con mio fratello di 15 anni, con i suoi amici e con dei ragazzi che conosco di quell'età all'incirica. Hanno un modo di usare anche il pc in mondo diverso dal nostro (ed ho 21 anni io). Anche in un forum in cui sto da anni di videogiochi noto come l'età media è 20-25 anni e non ci sono i 14enni come una volta (e come quando frequentavo il forum).

    Si è persa la fiducia in tutto. Parlando con mio fratello dice che ad esempio non è per nulla interessato all'attualità alla politica. Ricordo che 5-6 anni fa giàsi delineavano le colorazioni politiche, spesso senza nemmeno sapere cosa volesse dire "sinistra" o "destra" ma si capiva già la differenza fra "progressista" e "conservatore".

    Non si hanno più stimoli, questa generazione è nata sentendo parlare di crisi, di problemi, dello schifo della politica, ha trovato un giusto rifugio su internet (più sulle chat e sui social network), nella musica hip hop, scurrile e volgare e nel vivere pensando che l'adulto sia una rovina a priori. Noto che c'è un gap generazionale assurdo fra noi ventenni e i quindicenni-sedicenni. Gli altri utenti della mia età del forum potrebbero anche confermare

  9. #9
    Missiroli Presidente
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    Predefinito Rif: La vera lotta di classe ( M.Lodoli)

    Citazione Originariamente Scritto da Der Blaue Reiter Visualizza Messaggio
    E' un precesso di omologazione non solo esteriore, musica abiti, modo di parlare... ma anche interna, si spinge al monopensiero: un totale disincanto e sfiducia nel mondo e in coloro che lo vivono. Me ne accorgo con mio fratello di 15 anni, con i suoi amici e con dei ragazzi che conosco di quell'età all'incirica. Hanno un modo di usare anche il pc in mondo diverso dal nostro (ed ho 21 anni io). Anche in un forum in cui sto da anni di videogiochi noto come l'età media è 20-25 anni e non ci sono i 14enni come una volta (e come quando frequentavo il forum).

    Si è persa la fiducia in tutto. Parlando con mio fratello dice che ad esempio non è per nulla interessato all'attualità alla politica. Ricordo che 5-6 anni fa giàsi delineavano le colorazioni politiche, spesso senza nemmeno sapere cosa volesse dire "sinistra" o "destra" ma si capiva già la differenza fra "progressista" e "conservatore".

    Non si hanno più stimoli, questa generazione è nata sentendo parlare di crisi, di problemi, dello schifo della politica, ha trovato un giusto rifugio su internet (più sulle chat e sui social network), nella musica hip hop, scurrile e volgare e nel vivere pensando che l'adulto sia una rovina a priori. Noto che c'è un gap generazionale assurdo fra noi ventenni e i quindicenni-sedicenni. Gli altri utenti della mia età del forum potrebbero anche confermare
    E' normale che sia così.
    Te lo dico da quaranduenne.
    Figliolo, lei è un asino...
    (D.Pastorelli, cit.)


  10. #10
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    Predefinito Rif: La vera lotta di classe ( M.Lodoli)

    Citazione Originariamente Scritto da Rasputin Visualizza Messaggio
    La riflessione è giustissima.
    Ma io mi dico: perchè solo i miei genitori ?
    Solo i miei genitori mi hanno insegnato che la cosa più importante nella vita è l'indipendenza di pensiero ? Che nella vita la libidine maggiore è sentirsi onesti e che la cultura dà un'enorme mano in questo ? Questi giovani non hanno mai assaporato la libertà di poter pensare quello che vogliono senza che qualcuno gli dicesse "no, se vuoi essere accettato dagli altri devi pensare in questo modo".
    Ora è finita, abbiamo davanti un branco





    È naturale che un uomo di oltre cinquant´anni non capisca una ragazzina di quindici. I film che vedo, la musica che ascolto, per loro non esistono. Hanno tagliato i ponti con gli adulti.

    Lunedì comincerò il mio trentesimo anno di insegnamento: era il 1980 quando entrai per la prima volta in classe e ricordo ancora bene quella lezione, preparata con cura e spavento, sul viaggio ultraterreno di Dante ma più in generale sul viaggio nella letteratura. In un´ora passai da Don Chisciotte a Pinocchio, da Rimbaud a Kerouac, dal Sorpasso a Pollicino, con una smania infinita di spiegare, di emozionare.



    Avevo ventitré anni, leggevo dalla mattina alla sera, speravo che nei libri ci fosse tutto ciò che mi mancava: e quello che trovavo, subito lo comunicavo ai miei studenti, come un bene prezioso da condividere. Ero convinto che la bellezza, la poesia, la ricerca di senso riguardassero tutti gli adolescenti del mondo: che serve avere sedici se non si guarda in alto ? Così mi dicevo, ma in realtà neanche me lo dicevo: ne ero certo. I ragazzi ascoltavano la musica che piaceva anche a me, i Talking Heads, i Cure, gli Smiths, i cantautori italiani, parlavano di calcio e di politica e di niente, e io li capivo. Insegnavo anche alle serali, a giardinieri più vecchi di me, e dopo aver letto una poesia di Pascoli o un racconto di Cechov ne parlavamo insieme, avevamo una lingua comune per scambiarci opinioni, anche per litigare. E gli anni, una settimana dopo l´altra, sono passati. Io ero sempre l´insegnante giovane, scapigliato, quello con la Vespa anche se diluvia, quello con i jeans bucati e persino con i dread, per un certo periodo. Per me capire i ragazzi era facile, anche se cambiavano i gruppi musicali, i film al cinema, i modi di vestirsi – come fosse sempre primavera. Qualche volta mi ritrovavo alunni o ex-alunni alle presentazioni dei miei libri, e loro erano orgogliosi di me e io di loro, ci davamo qualche pacca sulla spalla, imbarazzati, contenti.

    Ora tutto è cambiato. È ovvio che sia così, mi dico, è normale che un uomo di cinquantatré anni non capisca una ragazzina di quindici. Metto le mani sul vetro, cerco di sbirciare, ma è tutto appannato, non si vede niente. Ai ragazzi parlo di letteratura, ma ormai è una lingua perduta, come il latino o l´aramaico. Parlo anche di cinema e di musica, ma i film che io vedo per loro non esistono, la musica che ascolto è muta. Non c´è alcuna contestazione, nessuno pensa che io sia in torto, che difenda chissà quale ordine infame: semplicemente questi ragazzi hanno tagliato i ponti con gli adulti. Prima la barca era una sola, ci si stava sopra tutti insieme, magari cercando di buttare di sotto i nemici: ora ogni generazione ha la sua scialuppa di salvataggio. Il marketing ha diviso la società in target. Ciò che interessa un trentenne non interessa un sedicenne. I miei studenti di periferia ascoltano i cantanti neomelodici napoletani, i rapper autoprodotti di Tor Bella Monaca, odiano il cinema perché bisogna stare due ore zitti e al buio, non fanno sport, chattano, passano il sabato nei centri commerciali. Ho alunni che spediscono trecento sms al giorno, tranquillamente. E allora uno ci prova ancora: On the road e Cervantes, i boschi dei fratelli Grimm e la selva oscura, il viaggio dietro a Moby Dick, la fuga di Gauguin fuori dal mondo, ma ascoltano in pochi, forse in certi momenti proprio nessuno, e così a tanti insegnanti viene lo scoramento. Perdiamo gli alunni e acquistiamo montagne di carte da riempire, labirinti in cui confondersi.

    Trent´anni di disprezzo per la cultura – roba da poveracci, da infelici – hanno portato a questo: a un paese povero e infelice. Ma io non mollo, continuo a indicare ai miei studenti un punto più in alto, dove l´aria è migliore, dove si vede meglio il mondo.

    Marco Lodoli
    Fonte: La Repubblica.it - Homepage
    9.09.2010
    Personalmente con molti dei mei professori ho avuto un rapporto che andava al di fuori di quello obbligato del docente/studente e con alcuni di loro ci considevamo quasi amici. Ricordo benissimo il berlusconiano convinto del mio professore di disegno industriale con il quale abbiamo passato,in qualche giornata, tutte le quattro che avevamo con lui ore a parlare di politica,anche se a scuola teoricamente è vietato.
    Devo però ammettere che la professoressa di Italiano non me la cagavo nemmeno io,come quel poveretto che ha scritto l'articolo. :giagia:
    Ultima modifica di Ludis; 10-09-10 alle 15:39

 

 
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