

Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


È una considerazione interessante.
Adesso mi è venuto in mente Andy Capp, non so se lo ricordi: era il protagonista di un fumetto che ironizzava sulle abitudini della working class britannica.
E mi domando quanto possano avere inciso Chaucer o Shakespeare sull’animus dei milioni di Andy Capp che popolano le isole britanniche; forse Dickens un filino di più, ma nemmeno tanto.
Mi dirai senz’altro che su quelle persone non ha inciso nemmeno la swinging London, e dovrò darti ragione.
Per questo che sto provando a ragionare su chi è rappresentativo di che cosa.
Ciascuna delle persone che abbiamo nominato è rappresentativa di una certa atmosfera culturale di un certo momento storico di un determinato paese. Ma non mi sento di dare a nessuno di loro l’esclusiva della rappresentanza di un paese.


Non voglio dire che i milioni di Andy Capp parlino l'inglese odierno grazie a Chaucer, ma se lo affermassi non sarei lontanissimo dal vero. I racconti di Canterbury sono un po' il poema nazionale inglese. Chaucer ha costituito un vero e proprio spartiacque per la cultura britannica, dato che elevò il volgare inglese al rango di lingua letteraria. Ovviamente, l'inglese di Chaucer non è l'inglese dei secoli successivi né tanto meno l'inglese attuale però moltissimo del vocabolario chauceriano è parte dell'inglese odierno, parlato da milioni di persone.
Non penso che si possa attribuire un peso culturale simile al lascito della Swinging London, così come non attribuirei lo stesso valore culturale della Commedia dell'Alighieri ai cinepanettone dei Vanzina, per quanto simpatici e divertenti possano anche essere o apparire.
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"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


La swinging London in realtà è stata una rivoluzione culturale che non solo ha trasformato il Paese, ma ha avuto l’effetto di rendere per l’ultima volta la Gran Bretagna un riferimento di carattere universale, non solo per musica e moda, ma anche per cinema, teatro, letteratura e stile di vita. Il paragone con i film dei fratelli Vanzina lo trovo del tutto improprio.
C’è chi dice che la lingua letteraria inglese non nasce con i Racconti di Canterbury, ma con la Saga di Beowulf, ma comunque non ho affatto inteso negare l’importanza di Chaucer. Quello che intendo dire è che mi sembra limitativo pensare a degli scrittori, per quanto grandi, come rappresentanti culturali di un Paese. La cultura è fatta di tante manifestazioni; per esempio non si può considerare la cultura italiana senza tenere conto del melodramma o della lirica. Sì: Dante è importante, ma c’è anche l’altro aspetto.


Ma è stata una rivoluzione culturale dalla portata a suo modo limitata perché ha coinvolto solo determinati strati sociali ed alcune fasce d'età. Non ha inciso così profondamente sull'identità inglese come altre cose. Il mio era un paragone casuale (anche se ritengo comunque che i film dei Vanzina siano una rappresentazione, seppur comica, del costume sociale dell'Italia anni '80 e '90), non soffermartici più di tanto.
Ma infatti il mio discorso non è che la cultura di una nazione sia fatta solo dalla letteratura, però è verissimo che c'è cultura e cultura e non tutte le manifestazioni culturali, anche intese in senso lato, sono uguali o hanno avuto lo stesso peso sull'elaborazione della "narrazione nazionale" di un popolo. La cultura italiana non si limita a Dante, ma Dante è stato un suo rappresentante fondamentale dell'epoca e l'ha condizionata in modo innegabile. Chaucer ha fatto, a suo modo, lo stesso in Inghilterra, anzi, forse per certi versi è stato ancora più decisivo. Ed il mio non è un discorso meramente snob e pseudo-élitario (anche se, indubbiamente, non si può disconoscere il ruolo decisivo che le élites politiche, culturali e religiose hanno sotto quest'aspetto), penso che persino una sagra popolare dell'entroterra sardo sia più rappresentativa dell'identità e della cultura di un paese di una canzone rock degli anni '70 o anche degli anni 2000.
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"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


Proprio perché la lega ha sempre avuto un approccio securitario e non identitario ti dico che stai puntando sul cavallo sbagliato. Ti sbagli quindi se ti aspetti che Salvini possa in qualche modo bloccare questo possibile scenario
"Secondo l’istituto comunitario, infatti, nel 2080 la popolazione ammonterà comunque ad almeno 53 milioni di persone. Significa che, sempre ritenendo accurate le proiezioni di Cerberus e GEFIRA, almeno 26 milioni di italiani nel 2080 (il 50% della popolazione, uno su due) saranno immigrati di prima, seconda o magari terza generazione. "
http://blog.ilgiornale.it/puglisi/20...ei-tecnocrati/
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- Solo gli imbecilli non hanno dubbi!
- Ne sei sicuro ?
- Non ho alcun dubbio !






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Sto sbagliando a puntare su un ministro della repubblica italiana che riconosce l'esistenza della possibilità di una sostituzione etnica della nazione in termini negativi?
Salvini comunque può essere un buon palliativo nel breve e forse nel medio periodo, però è ovvio che nel lungo serviranno soluzioni più radicali e drastiche.
Speriamo che il governo attuale o almeno quello futuro riescano ad elaborare un progetto di rinascita demografica che possa stimolare la natalità autoctona e scongiurare il rischio che si realizzi integralmente lo scenario da te riportato.
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