

Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


1) nel caso delle discriminazioni razziali non ne scorgo di diversi
2) nel momento in cui chi proviene dall'esterno condivide spazio vitale e risorse con chi è nato all'interno è interesse delle due parti affinché il vincolo si rafforzi. Altrimenti è preferibile che non vi sia nessuno afflusso dall'esterno. Ma allora non ha senzo parlare dei problemi posti dalle discriminazioni e quindi non ha senso questa nostra discussione.
3) È quel "nel caso in cui" che fa la differenza!
4) allo stesso modo in cui un albero è diverso dalla radice che l'ha generato.
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- Solo gli imbecilli non hanno dubbi!
- Ne sei sicuro ?
- Non ho alcun dubbio !


Ultima modifica di TheMeroving; 22-05-19 alle 22:24
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I nostri geni influenzano il nostro comportamento, ma non è provato che i raggruppamenti genetici su base razziale generino comportamenti omogenei fra loro e diversi da quelli di altri.
Le altre considerazioni esposte sono tutte spiegabili con argomentazioni estranee al concetto di razza
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Non esiste una "unita di origine" per nessuna nazione. Ogni comunità è il prodotto di stratificazioni succeseive di popoli e individui che si intersecano e si mischiano.
Il fatto che fino ad oggi quelle stratificazioni siano avvenute progressivamente e su base omogenea non necessariamente è rilevante. Se lo è va spiegato perché.
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Quindi, ad esempio, secondo te, negare il diritto alla vita ad una persona solo perché appartiene ad una razza diversa dalla nostra sarebbe solo "non utile" e non profondamente in contraddizione con un criterio di giustizia?
Se è per questo, è interesse di entrambe le parti che il gruppo etnico largamente maggioritario e che ha storicamente sostenuto i maggiori sacrifici per il bene comune della società d'accoglienza non si senta superato in casa propria dagli ultimi arrivati, generando odio e rancore verso quest'ultimi.
Ripeto, non nei risultati.
Nient'affatto. Qua parliamo di un vero e proprio innesto di un corpus estraneo.
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Non esattamente. Diciamo che qualcosina c'è.
Comunque, non si sta sostenendo che le diversità razziali generino "comportamenti omogenei". Se il fattore razziale ha un peso, esso molto probabilmente, se non sicuramente, non è né esclusivo né preponderante.
Di sicuro ti tocca trovare un espediente migliore della contiguità territoriale, visto che:
1) nel caso dell'esempio dello svedese e dell'italiano, non puoi certo parlare di una contiguità territoriale dell'Italia e della Svezia;
2) negli Stati Uniti d'America, afroamericani, ispanici, WASP ed altre componenti etniche non hanno certo dato vita ad una cultura "mista" comune.
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Già ti contraddici perché se parli di "stratificazioni successive di popoli" stai riconoscendo che ci sono - e ci sono state - comunità originarie la cui fusione con altre ha dato vita a nuove realtà etniche e culturali. Il vocabolo "nazione" deriva non per caso da "natio" e da "nascor". Indi, la nazione è una comunità di persone unite dall'origine e dalla cultura. Se una comunità non condivide entrambe le cose, non è una nazione.
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