Re Silvio tornava dalla steppa, lo accoglie la sua terra cingendolo d'allor
al sol della calda primavera lampeggia l'armatura del sire vincitor
Quand'ecco nell'acqua si compone mirabile visione il simbolo d'amor
nel folto di lunghe trecce bionde il seno si confonde ignudo in pieno sol...
"Se voi non foste il mio sovrano" Silvio si sfila il pesante spadone
"non celerei il disio di fuggirvi lontano,
ma poiché siete il mio signore" Silvio si toglie l'intero gabbione
"debbo concedermi spoglia ad ogni pudore"
Cavaliere egli era assai valente ed anche in quel frangente d'onor si ricoprì
e giunto alla fin della tenzone incerto sull'arcione tentò di risalir
veloce lo arpiona la pulzella repente la parcella presenta al suo signor
"Beh proprio perché voi siete il sire fan cinquemila lire è un prezzo di favor"
"E' mai possibile o porco di un cane che le avventure in codesto reame
debban risolversi tutte con grandi puttane,
anche sul prezzo c'è poi da ridire ben mi ricordo che pria di partire
v'eran tariffe inferiori alle tremila lire"
Ciò detto agì da gran cialtrone con balzo da leone in sella si lanciò
frustando il cavallo come un ciuco fra i glicini e il sambuco il Re si dileguò...
[liberamente adattato da Re Carlo di De Andrè]
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repapelle:

