Volute dalla Lega
In Italia c'è un piccolo comune che può vantare un primato tutto suo: è Varazze, in Liguria. Tra i suoi 13mila cittadini, 8 hanno stabilito un record nazionale: sono i primi e forse unici "osservatori volontari per la sicurezza", pienamente operativi.
A oltre un anno dal decreto Maroni, che ha messo in regola le ronde, le richieste di iscrizione alle prefetture locali (e i corsi di formazione attivati) si contano infatti sulle dita di due mani. Ma solo i volontari di Varazze sono in strada, nel rispetto di tutte le regole previste. "Siamo fieri del nostro primato", gongolano al Comune. E nel resto d'Italia? I rondisti restano invisibili. "In effetti registriamo pochissime iniziative", conferma Anna Palombi, presidente del sindacato dei prefetti.
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Un passo indietro. Il decreto Maroni, firmato l'8 agosto 2009, mirava a regolamentare il fenomeno delle ronde fai da te, istituendo appositi albi presso le prefetture e prevedendo rigidi requisiti per gli aspiranti volontari. Come è andata? Il Viminale non fornisce dati ufficiali e così, per un bilancio seppur sommario, bisogna rivolgersi a sindacati delle forze dell'ordine e prefetti. Se prima del decreto attuativo, una rapida fotografia del territorio censiva circa 70 ronde attive (17 solo in Lombardia, 10 in Veneto), a un anno e un mese dall'entrata in vigore delle nuove regole sono ben poche le associazioni di volontari che hanno chiesto il riconoscimento ufficiale a sindaco e prefetto: una a Treviso, una a Milano e un'altra a Bolzano. A Roma, il questore Francesco Tagliente ha fatto sapere che non si è manifestata "alcuna costituzione di liste presso la prefettura".
E così la montagna ha partorito un topolino. Una situazione, questa, ben chiara al ministro dell'Interno, Roberto Maroni, che nel luglio scorso ha fatto sapere che entro fine anno rivedrà la normativa sulle ronde "per valutare cosa funziona e cosa no".
"Sul territorio registriamo pochissime iniziative", conferma intanto Anna Palombi, presidente dell'Associazione sindacale dei funzionari prefettizi. Perché? "Il decreto Maroni - sostiene la Palombi - ha avuto un merito: quello di fissare parametri utili a garantire la sicurezza dei cittadini". Insomma, i paletti rigorosi fissati dalla normativa avrebbero scoraggiato molti aspiranti rondisti fai da te. Ma è possibile una seconda spiegazione.
Il regolamento sulle ronde prevedeva una fase transitoria di sei mesi, fino all'8 febbraio 2010, per consentire alle associazioni di volontariato già esistenti di continuare a svolgere le attività senza necessità d'iscrizione. Scaduto questo termine, però, molte non si sono iscritte in prefettura e hanno tranquillamente continuato a operare. Sono la maggioranza, a partire dai City Angels: la più grande delle organizzazioni di volontari, presente in ben 16 città. Vuol dire allora che il decreto non è riuscito a intercettare e regolamentare il fenomeno?
"Le norme volute da Maroni si sono rivelate inutili - sostiene Mario Furlan, fondatore dei City Angels - almeno per noi. I City Angels infatti non sono ronde, ma volontari che si limitano a dare una mano ai bisognosi. Noi svolgiamo un'attività sociale, che nulla ha a che fare con la sicurezza. In strada non cerchiamo il nemico, anche se non ci tiriamo indietro di fronte a situazioni di difficoltà". Insomma, basta non considerarsi "osservatori volontari per la sicurezza", per continuare a operare come se il decreto Maroni non ci fosse.
Il flop delle ronde padane, dopo un anno ce n'è una sola




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repapelle:
