Visualizzazione Stampabile
-
Rif: HAMAS
La striscia di Gaza e Hamas
pubblicato il 2 gennaio 2009 alle 11:30 dallo stesso autore -
L’offensiva israeliana di fine anno ha scatenato la prevedibile gara a stabilire chi siano i buoni e chi i cattivi. Esito scontato, ma forse lo è meno ripetere (e ripetersi) alcune cose che bisognerebbe sapere prima di aprire bocca. Poi, ognuno valuti da sé.
Ci sono situazioni drammatiche che si protraggono per decenni nel silenzio assoluto, salvo ricordarsene quando le bombe risvegliano l’interesse dei media: allora è il momento dei commenti e delle prese di posizione. Spesso espressi senza alcuna cognizione di causa. L’ennesima dimostrazione viene dai recenti e gravi fatti di Gaza: televisioni, giornali e web pullulano di considerazioni e affermazioni di ogni tipo, spesso talmente astruse che vien da sospettare che chi le propone non sappia nemmeno dove si trovi la “Striscia di Gaza” sulla cartina geografica. Facciamo un esempio pratico. Prendiamo questa notizia su ADNKronos del 24 dicembre 2008: “Israele ha cancellato la prevista riapertura della Striscia di Gaza ai convogli umanitari in seguito ai nuovi attacchi con razzi (solo fra ieri e questa mattina ne sono stati lanciati almeno 12). Un portavoce del ministero della difesa ha spiegato che il convoglio con prodotti alimentari e medicine organizzato da ONG non sara’ autorizzato a entrare a Gaza nelle prossime ore, come era stato invece previsto“. A leggere la notizia, uno pensa che Israele abbia il totale controllo di tutti i confini della Striscia, per potersi permettere di aprirli e chiuderli a piacimento. E questo è ciò che si legge un po’ ovunque. Eppure la Striscia confina anche con l’Egitto: perché gli aiuti umanitari non passano di lì? Tanto dovrebbe bastare a sollevare il dubbio che forse la questione è un po’ più complessa di quanto non appaia. Allora, senza alcuna pretesa di esprimere giudizi in favore di uno schieramento (Israele ha tutto il diritto di difendersi nei modi che ritiene) o dell’altro (i palestinesi hanno tutto il diritto di difendersi nei modi che ritengono) proviamo a capire di cosa si sta parlando.
LA STRISCIA DI GAZA – E’ un lembo di territorio, una specie di rettangolo con un’area di 360 km quadrati: per un lato lungo si affaccia sul Mar Mediterraneo, per un lato corto confina con l’Egitto e per gli altri due confina con Israele. Ci vivono quasi un milione e mezzo di persone, per lo più palestinesi di lingua araba. Nel piano di ripartizione messo a punto dall’ONU nel 1947, la Palestina era suddivisa in due stati: uno Arabo e uno Ebreo. La Striscia di Gaza era parte di quello Arabo. Come purtroppo ben sappiamo, questa suddivisione “cartacea” non si tradusse mai in pratica, travolta dai conflitti arabo-israeliani che divamparono fin da subito. Un primo armistizio tra Egitto e Israele nel 1949, assegnò la zona al controllo egiziano: l’Egitto occupò quel lembo di territorio fino al 1967, quando le truppe israeliane la conquistarono nel corso della Guerra dei Sei Giorni. L’occupazione israeliana durò fino al 1994 quando, in seguito agli Accordi di Oslo, fu avviata la transizione della Striscia dal controllo israeliano a quello della locale Autorità Palestinese (lasciando però ad Israele il controllo dello spazio aereo e marittimo). Il trasferimento fu effettivamente completato solo nel 2005 quando anche il controllo della fascia di confine tra la Striscia di Gaza e l’Egitto fu trasferito agli egiziani e ai palestinesi (ciascuno, ovviamente, per il proprio lato). Quel tratto di confine era protetto da una vera e propria barriera eretta dagli israeliani, e l’unico valico ufficiale era quello presso la città di Rafah. Gli egiziani, dal canto loro, avevano chiuso il confine nel 2007, quando, dopo una intensa guerra civile, il controllo effettivo della Striscia è stato preso da Hamas, un acronimo che sta per Movimento per la Resistenza Islamica. Il confine è stato riaperto solo per consentire l’afflusso di aiuti umanitari in conseguenza dei recenti attacchi aerei israeliani.
COS’E’ HAMAS – E’ un’organizzazione politica e paramilitare, diretta espressione della “Fratellanza Musulmana“, una corrente fondamentalista islamica nata in Egitto come movimento pacifico e trasformatasi in culla del terrorismo islamico moderno. Hamas è considerata una vera e propria organizzazione terroristica da numerosi paesi del mondo, tra cui gli Stati Uniti e l’Unione Europea. Hamas non piace nemmeno agli egiziani: la sua presenza è la ragione principale per cui l’Egitto ha chiuso (o quantomeno ha provato a chiudere) il valico di Rafah. L’articolo 7 dello Statuto di Hamas dichiara che lo scopo del movimento è quello di realizzare la promessa di Allah: uccidere tutti gli ebrei. L’articolo 8 inneggia alla Jihad e alla morte in nome di Allah. L’articolo 9 pone come obiettivo fondamentale la realizzazione dello Stato Islamico, di modo che “ogni persona e ogni cosa torni al suo giusto posto“.
I RAZZI QASSAM – Hamas ha colpito Israele in numerose circostanze e con svariati mezzi: dalle azioni di guerriglia agli attacchi con razzi anticarro, ordigni esplosivi e colpi di mortai, nonché con attentati suicidi. Negli anni più recenti, però, lo strumento di attacco più “famoso” è rappresentato dai cosiddetti “Razzi Qassam“. Con questo termine si indicano un po’ tutti i razzi a tiro “indiretto” che i militanti di Hamas scagliano contro obiettivi israeliani, da postazioni situate nella Striscia di Gaza e nei territori palestinesi nella Cisgiordania (area confinante con la Giordania). In realtà si tratta di vari ordigni, dai tipi più rudimentali a quelli più sofisticati. I primi razzi Qassam erano costruiti artigianalmente, avevano una gittata di pochissimi chilometri e trasportavano circa mezzo chilogrammo di esplosivo. Successivamente sono apparsi ordigni più potenti e sofisticati, ottenuti adattando ordigni normalmente utilizzati nei lanciarazzi di progettazione russa: i Grad possono trasportare 18 kg di esplosivo fino a 20 km di distanza e con una discreta precisione. Da ultimo sono stati utilizzati ordigni del tutto identici ai razzi Oghab di produzione iraniana, con una portata di varie decine di chilometri e una testata di 70 kg di alto esplosivo. Queste e altre considerazioni tecniche portano a ritenere che i razzi Qassam o i loro componenti siano di provenienza iraniana. Dalla loro prima apparizione, nel 2002, ne sono stati lanciati a migliaia con un bilancio relativamente modesto: una quindicina di morti e danni generalmente limitati. L’efficacia di queste armi, infatti, non sta tanto nella loro capacità distruttiva quanto nell’impatto psicologico che determinano. Nessuno può vivere e lavorare normalmente in una città esposta alla minaccia di razzi che possono cadere ed esplodere in qualsiasi momento e in qualsiasi posto: in casa, per strada, nelle scuole, sul posto di lavoro. I razzi si possono trasportare e assemblare con la massima facilità, e per lanciarli basta posizionarli su una qualsiasi rampa di fortuna. Progettare e predisporre un sistema in grado di intercettare questo tipo di armi e proteggere vaste aree popolate richiede investimenti notevoli e anche se Israele si sta muovendo in questa direzione è difficile che possa ottenere risultati davvero efficaci.
LE VITTIME – I dati raccolti dal Centro B’Tselem, che si batte contro la violazione dei diritti umani nei territori occupati da Israele, mostrano che dal settembre del 2000 al novembre del 2008 sono stati uccisi quasi 5.000 palestinesi dalle forze di sicurezza israeliane. Di questi, oltre 2.200 erano sicuramente vittime civili non combattenti. Ma i palestinesi non muoiono solo per mano israeliana: non hanno vita facile nemmeno in Egitto e in Giordania, quasi 600 sono morti – nello stesso periodo – nel corso di scontri fra fazioni interne, e anche la comunità palestinese residente in Iraq ha registrato centinaia di vittime per mano delle fazioni sciite, secondo le stime di Amnesty International. Dal canto loro, sempre dal settembre del 2000, gli israeliani hanno subito circa 1.200 vittime, quasi la metà delle quali civili, per mano palestinese. Se si considera che grosso modo la popolazione palestinese e quella ebrea nell’area si equivalgono (tenuto conto che circa il 20 % dei cittadini israeliani non sono ebrei ma arabi, buona parte dei quali palestinesi, un dato che molti ignorano o fingono di ignorare) è evidente che non siamo in presenza di ordini di grandezza differenti, quanto a sangue versato. Chi vede o descrive un conflitto a senso unico, sbaglia.
UNA PACE IMPOSSIBILE? – Quando si parla della questione palestinese, l’errore più comune è quello di partire da posizioni pregiudiziali: Tizio ha ragione, Caio ha torto. Nessuna pace si può costruire su pregiudizi che affondano le proprie radici su una storia passata contorta e sanguinosa, impregnata dalle logiche della guerra fredda. Basta uno sguardo alle cartine geografiche, ai primi progetti messi a punto dall’ONU, persino all’attuale distribuzione demografica dei cittadini israeliani, per capire che la coesistenza pacifica di uno stato ebreo e di uno stato palestinese in quella regione non è impossibile, specialmente se anche gli altri stati confinanti (Egitto, Giordania, Siria) e la Comunità Internazionale fanno la loro parte. Si ha la netta sensazione, però, che l’idea stessa di una pace tra ebrei e palestinesi piaccia a pochi, se non a nessuno. E quindi il problema vero non è quello di come realizzare la pace, ma di volerla sul serio. Finché i soggetti che hanno il potere di costruire la pace, non hanno intenzione né interesse a farlo, la pace resterà un’utopia. Ma qui il discorso si inerpica su un terreno che si allontana troppo dagli scopi di questo articolo, che ha voluto solo fornire brevi spunti di approfondimento su aspetti molto chiacchierati e ben poco conosciuti.
http://www.giornalettismo.com/archiv...-gaza-e-hamas/
-
Rif: HAMAS
L'organizzazione fu fondata a Gaza nel 1987 da Yasin e Taha. Agli albori era
semplicemente una delle tante diramazioni della Fratellanza Musulmana
HAMAS CON IL METODO DEL TERRORE
TAGLIÒ LA STRADA ALLA DIPLOMAZIA
di SAMUELE TIEGHI
Hamas venne fondata a Gaza da Ahmad Yasin e Muhammad Taha e agli albori era semplicemente una delle tante diramazioni della Fratellanza Musulmana. Era il 1987 e da poco aveva avuto inizio la prima intifada (in arabo "brivido, scossa"), moto popolare di sollevazione, che tentava di combattere l'occupazione israeliana della striscia di Gaza e della Cisgiordania per mezzo di scioperi e azioni di disobbedienza civile, oltre a ricorrere a strumenti di lotta intenzionalmente arcaici quali il lancio di pietre contro l'esercito invasore, suscitando così grande impressione nel mondo occidentale. Proprio durante questi eventi, alcune fazioni radicali di matrice islamica conservatrice che non si riconoscevano nell'OLP, pianificarono una nuova strategia unendosi nel movimento di Hamas che, pur delimitando la sua condotta relativamente alla sola questione palestinese, riuscì negli successivi due decenni a diminuire sensibilmente il prestigio dell'OLP. Ciò fu possibile grazie alla capacità di Hamas di contrapporre ai metodi diplomatici dei funzionari fedeli ad Arafat, mezzi ben più radicali propri della lotta terroristica. In quel lasso di tempo, non è venuta gradualmente diminuendo solo l'autorevolezza dell'OLP, ma anche lo stesso concetto laico della politica proprio del partito al-Fatah ("Movimento di Liberazione Palestinese"), movimento di stampo marxista che, pur dichiaratamente a favore della soluzione "armata", evidentemente sconta agli occhi di una parte della popolazione palestinese un ruolo non religioso.
Sin dal primo documento di presentazione di Hamas nel 1987, apparvero chiari i suoi
Il logo di Hamas
intenti. Infatti, in detto documento, si accusavano apertamente i servizi segreti israeliani di attirare nella rete dei collaborazionisti quanti più giovani palestinesi possibili. Anzi sembrava quasi che la presenza di collaborazionisti fosse la prima preoccupazione di Hamas, in quanto le azioni iniziali furono indirizzate proprio a "punire" i colpevoli di tale infamia.
Solo in un secondo momento le azioni si indirizzarono contro le forze armate, per poi lasciare il posto alle più attuali e tragiche missioni suicide contro obiettivi civili.
Con la nascita di Hamas, votata alla liberazione senza compromessi del territorio palestinese dalla presenza israeliana, prendeva piede in modo sempre più concreto la tendenza a radicalizzare il conflitto israelo-palestinese. Da questo punto di vista, la dichiarazione programmatica di Hamas (vedi Appendice), all'atto della sua genesi, serbava già qualcosa di sconcertante. La motivazione cardine dell'origine di Hamas risiedeva, e tuttora risiede, nella volontà di distruggere lo Stato di Israele, favorendo la nascita di una entità nazionale palestinese governata da leggi islamiche.
La scelta fondamentalista di Hamas è chiaramente comprensibile se inquadrata all'interno di una logica "classicamente" fondamentalista.
D'altra parte come già sostenuto in altra sede (vedi dello stesso autore: "L'espansione del fondamentalismo islamico. Storia in network. n. 111):
"Oggi, con una certa sicurezza si può concordemente sostenere che per fondamentalismo si intende una forte reazione a qualsiasi processo di secolarizzazione e/o di contaminazione della religione. Ogni religione rivelata si serve di dogmi, ovvero di verità sostenute da testi sacri che non possono venire assolutamente messe in discussione. Il fine è ovviamente quello di difendere le verità di cui la religione si fa portavoce e, al tempo stesso, di porre in atto un sistema difensivo nei confronti delle influenze della società moderna.
D'altro canto l'integralismo è una posizione intransigente, di chiara derivazione fondamentalista, secondo la quale i principi della religione devono diventare anche la fonte da cui scaturisce il diritto giuridico, nonché modello per la vita pubblica e privata. Il chiaro diniego integralista nei confronti di una delle basi del pensiero politico recente, ovvero la sostanziale divisione tra Stato e Chiesa, pone qualsiasi individuo che assuma posizioni integraliste in netta antitesi con buona parte delle società moderne o comunque di derivazione illuminista".
Da questo punto di vista Hamas ha giustificato la propria ragion d'essere, nonché gli obiettivi e i metodi in un documento programmatico (divenuto poi celebre con il semplice nome di "Convenzione"o "Carta di Hamas") di 36 articoli pubblicati il 18 agosto del 1988, ove troviamo affermazioni interessanti. Le dichiarazioni insite in tale documento sono estremamente chiare: "l'intenzione è quella di sollevare la bandiera di Allah sopra ogni pollice della Palestina", in ultima analisi si tratta di cancellare lo Stato d'Israele dalla cartina geografica, per sostituirlo con un'entità politica più vicino a una teocrazia islamica che a un sistema democratico.
Da qui anche la diversità che allontana Hamas dagli altri gruppi terroristici, ovvero
Bandiera della Palestina
limitare la propria azione alla sola questione palestinese.
Inoltre, a rincarare la dose di astio, interviene anche l'articolo 11 che definisce la terra di Palestina waqf ossia (proprietà sacra islamica) e si teorizza il più ardente antisemitismo: "Il Movimento di Resistenza Islamico crede che la terra di Palestina sia un sacro deposito (waqf), terra islamica affidata alle generazioni dell'islam fino al giorno della resurrezione. Non è accettabile rinunciare ad alcuna parte di essa. Nessuno Stato arabo, né tutti gli Stati arabi nel loro insieme, nessun re o presidente, né tutti i re e presidenti messi insieme, nessuna organizzazione, né tutte le organizzazioni palestinesi o arabe unite hanno il diritto di disporre o di cedere anche un singolo pezzo di essa, perché la Palestina è terra islamica affidata alle generazioni dell'islam sino al giorno del giudizio. Chi, dopo tutto, potrebbe arrogarsi il diritto di agire per conto di tutte le generazioni dell'islam fino al giorno del giudizio?
Questa è la regola nella legge islamica (shari'a), e la stessa regola si applica a ogni terra che i musulmani abbiano conquistato con la forza, perché al tempo della conquista i musulmani la hanno consacrata per tutte le generazioni dell'islam fino al giorno del giudizio.
E così avvenne che quando i capi delle armate musulmane conquistarono la Siria e l'Iraq, si rivolsero al [secondo] califfo dei musulmani, 'Omar ibn al-Khattab [591-644], chiedendo la sua opinione sulle terre conquistate: dovevano dividerle fra le loro truppe, lasciarla a chi se ne trovava in possesso, o agire diversamente? Dopo consultazioni e discussioni tra il califfo dei musulmani, 'Omar ibn al-Khattab, e i compagni del Messaggero di Allah - possano le preghiere e la pace di Allah rimanere con lui - decisero che la terra dovesse rimanere a chi ne era in possesso affinché beneficiasse di essa e della sua ricchezza. Quanto alla titolarità ultima della terra, e alla terra stessa, occorreva considerarla come waqf, affidata alle generazioni dell'islam fino al giorno del giudizio. La proprietà della terra da parte del singolo proprietario va solo a suo beneficio, ma il waqf durerà fino a quando dureranno i Cieli e la Terra. Ogni decisione presa con riferimento alla Palestina in violazione di questa legge islamica e nulla è senza effetto, e chi la prende dovrà un giorno ritrattarla.
"Questa è la certezza assoluta. Rendi dunque gloria al Nome del Tuo Signore e del Supremo!" (Corano 56, 95)".
La visione di Hamas, a questo punto (artt. 32-33), finisce col coincidere con il progetto islamico di unione dei popoli arabi in un'unica realtà dominata dalla sharia, in cui la devozione all'Islam si misura nel grado d'intensità della lotta contro ebrei e infedeli. Hamas invoca, a tal proposito, la partecipazione del popolo allo jihad. Quest'ultimo, secondo la "Carta di Hamas", è un dovere per ogni musulmano che è innanzitutto "Martire della fede" e che è destinato a ricevere in cambio il Paradiso.
In particolare l'articolo 33 accusa apertamente il sionismo mondiale e le forze imperialiste di attentare, "attraverso astute manovre e un'attenta programmazione", di eliminare gli Stati arabi, uno dopo l'altro, dallo scontro con il sionismo, in modo tale isolare il "popolo palestinese". "L'Egitto è già stato rimosso dal circolo del conflitto, in gran parte attraverso gli accordi traditori di Camp David, e ha cercato di trascinare altri Stati arabi in accordi simili, per rimuovere anche loro dal circolo del conflitto.
Il Movimento di Resistenza Islamico chiama i popoli arabi e islamici a fare uno sforzo serio e incessante per prevenire la realizzazione di questo orribile piano e per rendere le masse consapevoli del pericolo di ritirarsi dal circolo del conflitto con il sionismo. Oggi si tratta della Palestina, domani di uno o più altri paesi. Perché lo schema sionista non ha limiti, e dopo la Palestina cercherà di espandersi dal Nilo all'Eufrate. Quando avrà digerito la regione di cui si è cibato, guarderà avanti verso un'ulteriore espansione, e così via. Questo è il piano delineato nei Protocolli degli Anziani di Sion, e il comportamento presente del sionismo costituisce la migliore testimonianza di quanto era stato affermato in quel documento.
Abbandonare il circolo del conflitto con il sionismo è alto tradimento e risulterà in una maledizione sul colpevole".
Il discorso religioso e quello politico sono fusi perfettamente in un'unica visione, secondo i dettami classici del modello islamico fondamentalista / integralista, in funzione del principio che "nulla esiste al di fuori di Allah".
Risulta chiaro il diniego nei confronti di una "sfera secolare", rappresentata dal mondo dell'economia e da quello della politica, all'interno del quale la legge coranica non
Il particolare saluto
dei militanti di Hamas
abbia effetto. Per cui la logica conseguenza di questo assunto ideologico consiste nell'avversare qualsiasi progetto che coincida con la nascita di uno stato laico e democratico.
La stessa visione storica di Hamas si combina con un acceso manicheismo, dove si riscontra, nell'evolversi dei secoli, una continua contrapposizione del Partito di Dio contro il Partito di Satana.
La lotta per la liberazione della Palestina assume una chiara valenza religiosa il cui obbligo coinvolge tutti i religiosi: "liberare la terra (la Palestina) dagli ebrei identificati secondo un insensato schema del più grave antisemitismo, nel partito dell'errore e di Satana".
Come se non bastasse, bisogna sottolineare che l'opposizione al sionismo assume anche connotati falsificazionisti della Shoah.
Un militante di Hamas, Abd al-Aziz al-Rantisi, durante la sua militanza ha dichiarato che l'Olocausto era frutto di pura invenzione, che i sionisti erano i reali ispiratori della politica di Hitler, avanzando l'assurda ipotesi che gli stessi sionisti siano arrivati anche a finanziare il nazismo.
Dal pensiero ci vuol poco a passare all'azione.
Hamas divenne illegale a partire dal 1989 e da allora si è resa responsabile di un numero estremamente elevato di attentati terroristici.
Ad esempio, il 18 luglio 1994 a Buenos Aires (96 morti), il 26 luglio dello stesso anno a Londra; infine, il 9 ottobre un commando apre il fuoco sulla folla a Gerusalemme causando 3 vittime.
Solo dieci giorni più tardi, il 19 ottobre, un suicida si fa esplodere in un pullman nel centro di Tel Aviv. Sul terreno restano 22 vittime. Numerosi sono gli attentati contro le pattuglie israeliane e obiettivi militari in genere.
Nel 1995 Hamas ha rivendicato le stragi del 9 aprile a Gaza, del 24 luglio a Ramat Gan nelle vicinanze di Tel Aviv e del 21 agosto a Gerusalemme.
L'organizzatore materiale di questi attentati è stato Yahya Ayyash, detto anche "l'ingegner morte", che è stato a sua volta eliminato il 4 gennaio 1996, con tutta probabilità dallo Shin Bet ossia il Servizio segreto interno israeliano.
Altri due capi di Hamas, esattamente i fratelli Imad e Adel Awadallah, ritenuti il cervello militare dell'organizzazione, sono caduti in un imboscata delle forze speciali israeliane il 13 settembre 1998.
I fratelli Awadallah erano considerati i capi delle Brigate "Ezzedim Al Kassem", molto attive a Gaza e in Cisgiordania; fondate da Shaikh Salah Shahadeh, sono formate da circa 1000 mujiahedin e martiri viventi, oggi unificate sotto un'unica guida nella persona di Tarek Dalkamuni.
Hamas controlla anche un apparato di intelligence denominato Magid, molto utile soprattutto nello smascherare i collaborazionisti di Israele. Il responsabile politico, Mussa Abu Marzuk è stato arrestato nel luglio del 1995 a New York. Tra gli altri leader di Hamas vanno ricordati: Mahmud Al - Zahar che venne liberato dalla prigionia il 9 ottobre 1995 dall'Autorità Palestinese all'epoca guidata da Arafat.
Il leader spirituale resta comunque lo sceicco paraplegico Ahmed Yassin.
Intanto la lista degli attentati si è allungata. Tra questi, per volere ricordare i più famosi, citiamo: le 30 vittime del marzo 2002, a Netanya; l'attentato suicida sull'autobus n. 20 di Gerusalemme nel novembre dello stesso anno.
Al di là delle febbrile attività terroristica, la vera forza di Hamas deriva comunque dal controllo di buona parte delle 256 moschee di Gaza e dalla gestione di servizi pubblici come asili, scuole,etc.
I finanziamenti ad Hamas ebbero inizio durante gli anni '70 e '80 ad opera di nazioni come l'Arabia Saudita e la Siria. A questi paesi si sono poi aggiunti l'Iran, il Sudan e molti sceicchi del Golfo che, ancora oggi, sovvenzionano apertamente l'organizzazione attraverso offerte fatte ad associazioni caritatevoli come la Holy Land Foundation for Relief and Development e la Iap in Texas, la Palestinian Rlief a Londra e la al Aqsa Foundation in Germania.
La cosa strana è che Hamas non gode assolutamente dei fondi mesi a disposizione dall'ONU a fini umanitari compresi nell'UNRWA (United Nations Relief Works Agency).
Negli anni Settanta l'atteggiamento delle autorità israeliane nei confronti di Hamas era
Terroristi palestinesi
alquanto blando. Addirittura nel corso del governo Begin, era il 1977, Israele riconobbe l'organizzazione, permettendo la regolare registrazione della "Al-Mujamma al Islam" (Associazione Islamica), identificandolo anche come possibile interlocutore alternativo ad al-Fatah.
Il movimento era dichiaratamente legato ai Fratelli Musulmani. D'altra parte tra i fondatori figura il nome dello sceicco Ahmad Yassin, forse il più radicale esponente del movimento religioso di tutta la striscia di Gaza.
L'atteggiamento del governo israeliano appare ai più perlomeno ambiguo. Per quali motivi gli israeliani avrebbero visto di buon occhio la coesistenza di Hamas al movimento laico di al-Fath di Arafat?
Forse semplicemente per la convinzione di poter manovrare tale organizzazione, indebolendo in tale modo il partito di Arafat. In ciò sono riusciti ad ottenere il proprio obiettivo, salvo poi scontare il rischi di conseguire al posto dello stesso Arafat un interlocutore più radicale e "difficile".
Resta da dire che la visione confessionale e l'acceso slancio religioso è un atteggiamento quindi, sin dagli albori, ispirato da una visione diametralmente opposta rispetto quella del partito al-Fatah, l'organizzazione fondata nel 1959 da Yasser Arafat, che fino alle elezioni del 25 gennaio 2006, ha da sempre rappresentato il gruppo di maggioranza nell'ambito dell'OLP.
Infatti lo scorso gennaio alle elezioni politiche, Hamas, pur registrando la sua prima presenza nell'ambito di una competizione elettorale ha conquistato la maggioranza (76 seggi su un totale di 132) del Consiglio Legislativo Palestinese. Ovviamente i risultati non si sono fatti attendere; la politica interna ha registrato le immediate dimissioni del premier Abu A'la (Ahmad Quray) e di tutti i ministri del suo governo. Ma il vero terremoto politico lo hanno generato le reazioni di molti Paesi, soprattutto occidentali, preoccupati per il grosso rischio d'interruzione del processo di pace in atto nei territori arabo-israeliani.
D'altra parte di fronte a un Occidente impegnato nella lotta al terrorismo, come si potrebbe anche minimamente pensare di dar credito ad un'organizzazione che ispirandosi chiaramente a i principi dello jiadh, rende leciti attentati suicidi contro civili israeliani, oltre che verso obiettivi militari.
Da questo punto di vista, lo stesso significato di Hamas, acronimo di Harakat al-Muqawwama al-Islamiyya (in arabo: ???? ???????? ????????? "Movimento di Resistenza Islamico", ovvero ???? "entusiasmo, zelo") ci rimanda al concetto di resistenza d'ispirazione religiosa e quindi di lotta ad oltranza senza escludere, se necessario, l'estremo sacrificio.
Sin dall'inizio il carattere paramilitare dell'organizzazione venne considerato con sospetto da molti stati, in primo luogo da Israele, dagli USA e, dal settembre 2003, anche dall'Unione Europea.
Tuttavia se Hamas non gode certo della fiducia degli Usa e dei suoi alleati, certamente è riuscita negli anni ad assicurarsi un sostanzioso appoggio della popolazione palestinese. Infatti, ad un'azione radicale nei confronti dei nemici "storici" della Palestina, corrisponde una capillare opera di supporto materiale ed economico costituito da attività di previdenza sociale e sanità a favore dei palestinesi più disagiati.
Hamas considera la Palestina come una terra natale dell'Islam che non potrà mai essere ceduta ai non musulmani e afferma che intraprendere il Jiahd, per strappare il controllo della Palestina da Israele è un obbligo religioso per i musulmani palestinesi. Questa posizione l'ha portata in conflitto con l'OLP, che nel 1988 ha riconosciuto il diritto di Israele a esistere. In accordo con il Washington Institute, Hamas vede il conflitto Arabo-Israeliano come "una lotta religiosa tra Islam ed Ebraismo che può essere risolta solamente per mezzo della distruzione dello Stato di Israele."
Vari elementi di Hamas hanno usato sia mezzi politici che militari per realizzare l'obiettivo di uno Stato palestinese islamico al posto di Israele. La forza di Hamas è concentrata nella Striscia di Gaza e in poche aree della Cisgiordania. Hamas si è anche impegnata in attività politiche pacifiche, come presentare candidati in Cisgiordania alle elezioni per la Camera di Commercio.
(http://it.wikipedia.org/wiki/Hamas)
L'organizzazione di Hamas prevede e sfrutta due direzioni possibili all'interno del confuso scenario politico palestinese. In primo luogo l'obiettivo di natura militare che si pone come finalità immediata la guerra totale all'esercito e alla popolazione civile israeliani, anche se lo scopo reale e definitivo dell'intera opera di Hamas resta quello di instaurare uno Stato islamico nella Palestina senza Israele, in quanto la Palestina storica comprende per la maggior parte terre assegnate allo stato d'Israele dall'Onu nel 1948.
Lo statuto che Hamas non ammette fraintendimenti o confusioni di sorta. Lo Statuto
Il gruppo dirigente
della Resistenza
stabilisce l'impossibilità di arrivare ad un compromesso, anche lontanamente ipotizzabile, con lo Stato di Israele. Per Hamas e i suoi membri la Palestina è un paese che si dilata senza alcun intervallo dal Mediterraneo al fiume Giordano.
Inoltre, lo statuto fa esplicito richiamo allo Jiahd, come dovere di ogni musulmano, per l'ottenimento delle rivendicazioni di Hamas.
Al fine di capire completamente il pensiero di Hamas è necessario richiamare alla memoria l'organizzazione egiziana, già piùvolte citata, dei Fratelli Musulmani sorta intorno agli anni '20 del Novecento. Gli intenti dell'associazione fondamentalista egiziana era alquanto cristallina: alla conquista del potere politico avrebbe dovuto fare seguito la nascita di uno stato islamico governato e regolato dalla legge coranica, la Sharia.
Non sorprenderà allora che tra i fondatori di Hamas, ci sia proprio lo sceicco Yassin, il cui pensiero politico partiva da un'islamizzazione dal basso attraverso la creazione di scuole e università, ospedali, moschee, mense e altri servizi per coinvolgere la popolazione palestinese. Ciò ha portato alla dura lotta condotta contro l'Olp di Yasser Arafat,un conflitto che spesso a visto le due organizzazioni politiche competere aspramente per conquistare le simpatie popolari.
Comunque allo stato attuale l'organizzazione di Hamas possiede un numero non quantificabile di attivisti e decine di migliaia di simpatizzanti.
Come abbiamo più volte accennato, la struttura organizzativa di Hamas agisce principalmente seguendo due direzioni: quella sociale, che prevede la costruzione di ospedali e la realizzazione di scuole e moschee e quella militare fatta di gruppi terroristici e dalle potenti quanto indipendenti Brigate Izzedine al-Qa .
La fama di Hamas, tuttavia,sembra essere più legata alla sua presenza capillare nel tessuto sociale, facendosi forza delle smagliature di cui soffre l'apparato della polizia palestinese, unica garante della volontà dell'Autorità Nazionale Palestinese.
Il perno su cui poggia il prestigio popolare di Hamas resta comunque il grosso ruolo giocato nell'ambito dell'assistenza sociale, vero e proprio organismo ramificato un po'ovunque che tutti gli altri gruppi fondamentalisti palestinesi stentano ad eguagliare.
"Questa rete garantisce servizi di base a migliaia di persone. Gli islamici gestiscono asili, scuole, ambulatori, associazioni sportive, mense. Il suo apparato costituisce una sfida all'Autorità palestinese, garantisce beni che nessun altro fornisce, ed è un simbolo di integrità di fronte alla crescente corruzione.
L'assistenza sociale diventa, però, il mezzo per attirare a sé nuovi seguaci. Nelle palestre, nelle scuole e negli ospedali del movimento, opera la propaganda, sono impartite lezioni di radicalismo e vengono addestrati i futuri kamikaze".
Ovviamente Hamas non potrebbe godere di tanto successo se non fosse diffuso tra i palestinesi il disagio sociale che in alcuni territori assume più i connotati di vera e propria miseria. Ad esempio, all'interno dei campi profughi, ove spesso regna la povertà più estrema che facilmente si mescola al risentimento nei confronti di Israele.
Non sorprenderà allora scoprire che proprio dai campi profughi provengono la maggior parte dei martiri di Allah.
L' organizzazione di Hamas è viva e ben insediata su buona parte del suolo palestinese e si procura aiuti economici dagli Stati del Golfo, tra i quali spicca l'Arabia Saudita e il Kuwait, nonché da elargizioni provenienti da molte moschee di tutto il pianeta; depositi a nome di Hamas sono registrati in numerose istituti bancari americani ed europei.
Non è sempre semplice, tuttavia, accertare il reale flusso di denaro che scorre nelle tasche di Hamas, nonché la somma che viene destinata poi a sovvenzionare le varie attività militari/terroristiche o a sostenere le attività sociali.
Per avere un'idea del seguito popolare di Hamas sarà sufficiente richiamare alla memoria la nutrita partecipazione ai funerali dello sceicco Yassin il principale leader dell'organizzazione, assassinato dagli "apache" israeliani, calcolabile intorno alle 200.000 unità.
Inoltre il fatto che Hamas non abbia mai aderito ufficialmente all' OLP, ma si è posta sempre in netto contrasto, ha finito con l'interessare le stesse forze di sicurezza israeliane, che ben lungi dall'essere preoccupate per l'evolversi di un'organizzazione antisionista dai forti connotati antisemiti, hanno sostenuto Hamas con il solo scopo di ostacolare l'opera dell'OLP. Ciò è senz'altro accaduto a Gaza e in Cisgiordania sul finire degli anni '80.
L'indebolimento dell'OLP era un obiettivo fin troppo appetitoso per passare inosservato.
Così in seguito agli accordi di Oslo la condotta di Hamas e quella dei governi
Ahmad Yasin
Israeliani di Netanyahu, Barak e soprattutto Sharon hanno paradossalmente indirizzato la loro politica verso un sostanziale fallimento del processo di pace, esito, quest'ultimo, particolarmente gradito ad Hamas. La logica conseguenza, a cui l'intero pianeta ha assistito, in particolare durante il governo Sharon, è stata la radicalizzazione del confronto politico tramite il ricorso indiscriminato alla violenza da ambo le parti.
Infatti, la politica israeliana nei confronti dei gruppi terroristici è chiara e coincide con la sistematica eliminazione fisica di tutti gli avversari, terrorizzando a loro volta la popolazione palestinese, demolendo illegalmente le case dei parenti dei martiri o ordinando plateali rappresaglie con l'uso dell'esercito e degli elicotteri "Apache".
In tal modo, tuttavia, l'obiettivo non è stato solo quello di mostrare la forza di Israele contro i nemici di sempre, ma anche quello di esasperare i palestinesi che in misura maggiore hanno preso a giustificare le azioni terroristiche.
Mai come in questi ultimi anni Hamas ha avuto difficoltà a reclutare nuovi membri per l'organizzazione, convinti che l'unico mezzo efficace contro Israele e i suoi alleati, sia ormai il terrorismo.
Un circolo vizioso di violenza che sembra essere ancora più accentuato dopo l'uccisione dello sceicco Yassin, amato e rispettato da tutta la popolazione palestinese, e dopo le dichiarazioni del nuovo leader di Hamas nella striscia di Gaza, Rantisi.
Il nuovo leader ha, infatti, immediatamente dichiarato che contro Israele sarà guerra a oltranza: "Combatteremo gli israeliani ovunque: li colpiremo ovunque, daremo loro la caccia ovunque" ha affermato subito dopo l'uccisione dello sceicco.
In mezzo ai due fuochi c'è la popolazione civile, sia israeliana che palestinese, che continua a soffrire, e il processo di pace che a questo punto sembra essersi arrestato definitivamente.
Hamas è l'acronimo per Harakat al-Muqawwama al-Islamiyya, in (arabo: Movimento di Resistenza Islamico) ma il nome significa in arabo "entusiasmo".
La sua ala militare ha spesso nomi differenti, come:
Studenti di Ayash, Studenti dell'Ingegnere, Unità Yahya Ayash (per commemorare Yahya Ayash, l'ingegnere degli esplosivi responsabile per la morte di più di 50 israeliani e ucciso nel 1996)
Brigate 'Izz ad-Din al-Qassam, Forze 'Izz ad-Din al-Qassam, Battaglioni 'Izz ad-Din al-Qassam, (per commemorare lo Shaikh Izz ad-Din al-Qassam, il padre della moderna resistenza araba, ucciso dai Britannici nel 1935).
(http://it.wikipedia.org/wiki/Hamas)
Nel frattempo sono cresciute le vittime da ambo le parti, mentre Hamas con le elezioni del 25 gennaio 2006 è divenuto la guida politica ufficiale della Palestina. Da quel momento è iniziata una febbrile attività diplomatica stretta tra l'ostracismo israeliano e una difficile via diplomatica.
Che è confermata della recenti decisioni sui finanziamenti previsti dalla Comunità internazionale a favore dell'Autoità palestinese.
Proprio mentre concludo l'articolo apprendo (oggi, 20 febbraio 2006) che il Consiglio Europeo si riunisce per stabilire se il nuovo governo di Hamas merita di ricevere il 500 milioni di euro stabiliti come fondo in aiuto dell'Autorità palestinese, quando si propagano oscure le nubi minacciose di una netta, ennesima, rottura tra il governo israeliano e i ministri di Hamas.
Testi consultati:
Storia del conflitto arabo israeliano palestinese, Giovanni Codovini, Bruno MondadoriMilano 1999.
La nuova Intifada, a cura di Roane Carey, Marco Tropea editore, Milano 2000.
L'Islam moderno. Storia dei popoli dell'Islam, Noja S., Mondatori, Milano 1990.
Si ringraziano in particolar modo i seguenti siti internet per le numerose notizie fornite:
www.wikipedia.org/wiki/Hamas
www.wikipedia.org/wiki/Conflitti arabo-israeliani
Vedi anche
Hamas tra terrorismo e carità islamica in: WARNEWS
Per lo Statuto di Hamas si ringrazia il sito: CESNUR - Centro studi sulle nuove religioni - Center for Studies in New Religions
Hamas, gruppo di Resistenza palestinese
-
Rif: HAMAS
-
Rif: HAMAS
-
Rif: HAMAS
-
Rif: HAMAS
-
Rif: HAMAS
-
Rif: HAMAS
M.O.: Hamas, presto ripresa negoziati per scambio prigionieri con Israele
Damasco, 14 set. - (Adnkronos/Aki) - I negoziati tra Hamas e Israele per uno scambio di prigionieri "potrebbero riprendere a breve attraverso il canale tedesco". Lo ha rivelato ad AKI - ADNKRONOS INTERNATIONAL una fonte del movimento di resistenza islamico a Damasco, spiegando che "Hamas ha interesse a che l'accordo di scambio vada a buon fine, visto che il vantaggio sara' la liberazione di moltissimi detenuti palestinesi". Quanto ai motivi per cui le trattative si sono interrotte, la fonte ha spiegato che "la ragione principale e' Israele'', ma ci sono anche ''motivi legati alla regione e agli Stati Uniti, che non vogliono risultati che vadano a vantaggio di Hamas, soprattutto in questa fase".
M.O.: Hamas, presto ripresa negoziati per scambio prigionieri con Israele - Adnkronos Esteri
-
Rif: HAMAS
Notizie > Medio Oriente e Africa
Hamas: un'alleanza contro la pace
Ugo Tramballi
04 settembre 2010
È come se fosse tutto scritto. Il copione è sempre quello: riprende un processo di pace e ricominciano gli attentati terroristici; i buoni della storia che promettono di non farsi fermare da alcun ostacolo e i cattivi che garantiscono il contrario rinnovando la loro guerra santa.
Non c'è nessuno fra i protagonisti negativi di questa vicenda che il giorno dopo la cerimonia di Washington non abbia scontatamente detto la sua. Perfino Hezbollah libanese. Con uno dei suoi messaggi video dai luoghi in cui si nasconde, Hassan Nasrallah ha ovviamente ribadito che la lotta continua come prima. Hezbollah ha partecipato alla chiamata alle armi anche con un fuoco pirotecnico, questo avvenuto contro la sua volontà. Nel villaggio di Shehabye vicino a Tiro è saltato in aria un palazzo di tre piani. La sua cantina era uno dei tanti arsenali segreti del movimento islamico sciita nel sud del Libano. Gli israeliani e anche i servizi segreti occidentali (fra cui i nostri che proteggono i soldati italiani dell'Unifil) sono certi che dopo la guerra del 2006 Hezbollah sia più armato di prima. La causa ufficiosa dell'esplosione è un corto circuito, quella reale non sarà mai dichiarata.
Casuale come l'esplosione libanese, il giorno dopo Washington ricorre la Giornata di Gerusalemme, come ogni anno l'ultimo venerdì di Ramadan. Fu soprattutto l'ayatollah Khomeini che ridiede fiato alla celebrazione per far partecipare anche l'Iran rivoluzionario alla lotta di liberazione palestinese. Mahmoud Ahmadinejad, il presidente, ne ha approfittato per garantire che il dialogo diretto fra israeliani e palestinesi fallirà. Secondo lui Israele è anche «troppo debole per attaccare i nostri siti nucleari».
Ma è ovvio che quella di ieri fosse soprattutto la giornata di Hamas e dei suoi familii. Ezzedin al-Qassam, il braccio armato e dominante del movimento islamico, aveva già colpito prima dell'incontro di Washington e ora promette una ripresa in grande stile delle azioni terroristiche e di guerriglia contro Israele (durante una conferenza stampa il portavoce Abu Obeidah ha proclamato che «il nemico sionista» sarà colpito «in ogni luogo e in qualsiasi momento»). Ieri da Gaza Ezzedin al-Qassam ha convocato tutti gli altri movimenti armati più piccoli che nella Striscia non potrebbero operare senza il permesso di Hamas. Si farà fronte comune per fermare la trattativa di pace che i negoziatori hanno già iniziato dopo il vertice di Washington. Nel suo nuovo format Barack Obama ha imposto che l'israeliano Bibi Netanyahu e il palestinese Abu Mazen s'incontrino ogni due settimane: per fare il punto sulla trattativa e smussare gli ostacoli. Ma anche per tentare di creare una necessaria familiarità fra i due leader. Non renderà tuttavia facili i rapporti l'idea - non nuova - avanzata ieri da Netanyahu: fra un anno, se e quando la trattativa finirà con un accordo di pace, prima di aderirvi Israele potrebbe organizzare un referendum popolare. Se gli elettori diranno no, gli accordi salteranno. Questo costringerebbe anche i palestinesi a organizzare una consultazione popolare. Il risultato positivo non sarebbe certo in entrambi i referendum.
L'obiettivo di Hamas intanto è l'esatto contrario della familiarità e dell'intimità che vorrebbe costruire Barack Obama: mantenere la sfiducia fra i negoziatori e aumentarne l'ostilità. Il programma di Hamas illustrato ieri da uno dei suoi massimi dirigenti, Mahmud Zahar, è l'opposto di quello dell'Autorità palestinese di Abu Mazen e del suo primo ministro Salam Fayyad: «Liberare con le armi la Cisgiordania come abbiamo liberato Gaza».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Hamas: un'alleanza contro la pace - Il Sole 24 ORE
-
Rif: HAMAS
Islam: Hamas, contro rogo Corano in 40mila memorizzeranno Libro sacro
Gaza, 10 set. - (Adnkronos/Aki) - "Il nostro governo rispondera' alla provocazione del Koran Burning Day, facendo memorizzare il Corano a 40mila persone". E' la singolare iniziativa annunciata Ismayl Haniye, che guida il governo di Hamas nella Striscia di Gaza. "Risponderemo a questa provocazione (del pastore evangelico Usa, Terry Jones, ndr) dopo che quarantamila uomini e donne avranno portato a termine la memorizzazione del Libro sacro", ha detto in un sermone tenuto in occasione della fine del Ramadan, citato dal sito palestinese 'Hala Palestine'.
Islam: Hamas, contro rogo Corano in 40mila memorizzeranno Libro sacro - Adnkronos Esteri