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Discussione: HAMAS

  1. #1
    Avamposto
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    Predefinito HAMAS










    STATUTO DEL MOVIMENTO DI RESISTENZA ISLAMICO "HAMAS"

    INTRODUZIONE AL MOVIMENTO



    Capitolo I

    Origini ideologiche
    Articolo 1
    La base del Movimento di Resistenza Islamico è l'Islam. Dall'Islam deriva le sue idee e i suoi precetti fondamentali, nonché la visione della vita, dell'universo e dell'umanità; e giudica tutte le sue azioni secondo l'Islam, ed è ispirato dall'Islam a correggere tutti i suoi errori.
    Articolo 2
    Il Movimento di Resistenza Islamico è una delle branche dei Fratelli Musulmani in Palestina. Il Movimento dei Fratelli Musulmani è un'organizzazione mondiale, uno dei più grandi movimenti islamisti dell'era moderna. È caratterizzato dalla profonda comprensione, da nozioni precise e da una totale padronanza di tutti i concetti islamici in tutti i settori della vita: nelle visioni e nelle credenze, in politica, nell'economia, nell'educazione e nella società, nel diritto e nella legge, nell'apologetica e nella dottrina, nella comunicazione e nell'arte, nelle cose visibili e in quelle invisibili, e comunque in ogni altra sfera della vita. [...]


    La concezione del tempo e dello spazio del Movimento di Resistenza Islamico
    Articolo 5
    Poiché il Movimento di Resistenza Islamico adotta l'Islam come il suo stile di vita, le sue concezioni storiche vanno indietro fino alla nascita del messaggio islamico, all'epoca dei pii antenati (salaf, N.d.M.). Pertanto Allah è il suo scopo, il Profeta è il suo modello, il Corano è la sua Costituzione. La sua concezione dello spazio si estende ovunque i musulmani -coloro che adottano l'Islam come stile di vita -vivano, in ogni luogo sulla faccia della Terra. Di più: si estende fino alle profondità della Terra e alle sfere più alte dei cieli.
    «Non vedi come Dio assomiglia una buona parola a un albero buono che ha radice salda e i rami alti nel cielo che dà i suoi frutti in ogni stagione col permesso del Signore? Iddio propone similitudini agli uomini, a che essi riflettano» (Corano XVI, 24-25).

    Unicità e indipendenza
    Articolo 6
    Il Movimento di Resistenza Islamico è un movimento palestinese unico. Offre ad Allah la sua lealtà, deriva dall'Islam il suo stile di vita, e si sforza di innalzare la bandiera di Allah su ogni metro quadrato di terra della Palestina. All'ombra dell'Islam è possibile per i seguaci di tutte le religioni coesistere nella sicurezza: sicurezza per le loro vite, le loro proprietà, i loro diritti. È quando l'Islam è assente che nasce il disordine, che l'oppressione e la distruzione si scatenano, e che infuriano guerre e battaglie [...].
    Articolo 7
    [...] Il Movimento di Resistenza Islamico è uno degli anelli della catena del jihad nella sua lotta contro l'invasione sionista. È legato all'anello rappresentato dal martire 'Izz al-Din al Qassam e dai suoi fratelli nel combattimento, i Fratelli Musulmani del 1936. E la catena continua per collegarsi ad un altro anello, il jihad degli sforzi dei Fratelli Musulmani nella guerra del 1948, nonché le operazioni di jihad dei Fratelli Musulmani nel 1968 ed oltre.
    Benché gli anelli siano distanti l'uno dall'altro e molti ostacoli siano stati posti di fronte ai combattenti da coloro che si muovono agli ordini del sionismo, così da rendere talora impossibile il perseguimento del jihad, il Movimento di Resistenza Islamico ha sempre cercato di corrispondere alle promesse di Allah, senza chiedersi quanto tempo ci sarebbe voluto. Il Profeta - le benedizioni e la Pace di Allah siano con Lui - dichiarò: «L'ultimo giorno non verrà finché tutti i musulmani non combatteranno contro gli ebrei, e i musulmani non li uccideranno e fino a quando gli ebrei si nasconderanno dietro una pietra o un albero, e la pietra e l'albero diranno: "O musulmano, o servo di Allah, c'è un ebreo nascosto dietro di me -vieni e uccidilo"; ma l'albero di Gharqad non lo dirà, perché è l'albero degli ebrei» (riferito da al-Bukhari e da Muslim).


    Capitolo III
    Strategie e mezzi

    Strategie del Movimento di Resistenza Islamico: la Palestina è un sacro deposito per i musulmani
    Articolo 11
    li Movimento di Resistenza Islamico crede che la terra di Palestina sia un deposito legale (waqf), terra islamica affidata alle generazioni dell'Islam fino al giorno della resurrezione. Non è accettabile rinunciare a nessuna parte di essa. Nessuno stato arabo, né tutti gli stati arabi nel loro insieme, nessun re o presidente, né tutti i re e i presidenti messi assieme, nessuna organizzazione, né tutte le organizzazioni palestinesi o arabe unite, hanno il diritto di disporre o di cedere anche un singolo pezzo di essa, perché la Palestina è terra islamica affidata alle generazioni dell'Islam sino al giorno del Giudizio. Chi, dopo tutto, potrebbe arrogarsi il diritto di agire per conto di tutte le generazioni dell'Islam fino al giorno del Giudizio?
    Questa è la regola nella Legge islamica (shari'a), e la stessa regola si applica ad ogni terra che i musulmani abbiano conquistato con la forza, perché al tempo della conquista i musulmani l'hanno consacrata per tutte le generazioni dell'Islam fino al giorno del Giudizio. [...]

    L'opinione del Movimento di Resistenza Islamico sulla Patria e sul nazionalismo
    Articolo 12
    Secondo il Movimento di Resistenza Islamico, il nazionalismo è parte legittima del suo credo religioso. Nulla è più vero e profondo del nazionalismo che combatte un jihad contro il nemico e affrontarlo a viso aperto quando mette piede sulla terra dei musulmani. Questo diventa un obbligo individuale per ogni uomo e donna musulmani: alla donna è permesso combattere il nemico anche senza l'autorizzazione, e allo schiavo senza il permesso del padrone.
    Nulla di simile si ritroverà in alcun altro sistema; questo fatto è innegabile. Mentre altre forme di nazionalismo si basano su considerazioni materiali, umane o territoriali, il nazionalismo del Movimento di Resistenza Islamico accoglie in sé tutto questo, ma comporta, in più, fattori divini molto più importanti, che gli infondono spirito e vita, giacché è collegato alle origini stesse dello spirito di chi dà la vita e leva nel cielo della patria una bandiera divina che collega la Terra al Cielo con un Legame strettissimo. Quando Mosé si presenta e leva il suo bastone, in verità la magia e i maghi sono ridotti al silenzio.
    «"La retta via ben si distingue dall'errore, e chi rifiuta Tagut e crede in Dio s'è afferrato all'impugnatura saldissima che mai si può spezzare, e Dio ascolta e conosce"» (Corano II, 256).

    Pace, iniziative di pace e conferenze internazionali
    Articolo 13
    Le iniziative di pace, le cosiddette iniziative pacifiche, le conferenze internazionali per risolvere il problema palestinese, contraddicono tutte le credenze del Movimento di Resistenza Islamico. In verità, cedere qualunque parte della Palestina (che comprende dunque il territorio che l'ONU ha invece assegnato a Israele e che Hamas considera inalienabile e indisponibile [N.d.r]), equivale a cedere una parte della religione. Il nazionalismo del Movimento di Resistenza Islamico è parte della sua religione, e insegna ai suoi membri ad aderire alla religione e ad innalzare la bandiera di Allah sulla loro patria mentre combattono il jihad.
    «Che Dio vince sempre nell'eseguir il Suo Piano, ma i più non lo sanno, fra gli uomini» (Corano XlI, 21).
    Di tanto in tanto si sente un appello per organizzare una conferenza internazionale per cercare una soluzione al problema palestinese. Alcuni accettano l'idea, altri la rifiutano per una ragione o per l'altra, domandando il rispetto di una o più condizioni come requisito per organizzare la conferenza o parteciparvi. Ma il Movimento di Resistenza Islamico, che conosce le parti che partecipano alle conferenze e il loro atteggiamento passato e presente rispetto al problema dei musulmani, non crede che queste conferenze siano capaci di rispondere alle domande, o restaurare i diritti o rendere giustizia agli oppressi. Queste conferenze non sono che un mezzo per imporre il potere dei miscredenti sui territori dei musulmani. E quando mai i miscredenti hanno reso giustizia ai credenti?
    «E certo né ebrei né cristiani saran contenti di te finché tu non seguirai la loro religione, ma tu rispondi: "È la guida che viene da Dio che è la vera Guida!", ché, se t'arrendessi ai loro desideri dopo che tu hai saputo quel che hai saputo, non avrai aiuti né protettori di contro all'ira di Dio» (Corano II, 120).
    Non c'è soluzione al problema palestinese se non il jihad. Quanto alle iniziative e alle conferenze internazionali, sono perdite di tempo e giochi da bambini. Il popolo palestinese è troppo nobile per mettere il suo futuro, i suoi diritti e il suo destino nelle mani della vanità [...].

    I tre circoli
    Articolo 14
    La liberazione della Palestina è legata'a tre circoli: il circolo palestinese, il circolo arabo e il circolo islamico. Ciascuno ha un ruolo da giocare nella lotta contro il sionismo e ha specifici doveri da compiere. È un grave errore e un terribile atto di ignoranza dimenticare uno di questi circoli perché la Palestina è terra islamica dove la prima qibla (luogo verso cui si volge la preghiera: la Mecca dopo le battaglie di Maometto contro gli ebrei della Medina N.d.r.) e il terzo santuario più santo (la moschea di al Aqsa) sono situati, così come il luogo in cui il Profeta - possano le benedizioni e la pace di Allah rimanere con Lui ascese - al Cielo.
    «Gloria a Colui che rapì di notte il Suo servo dal Tempio Santo al Tempio Ultimo, dai benedetti precinti, per mostrargli dei Nostri Segni. In verità Egli è l'Ascoltatore, il Veggente» (Corano XVII, 1).
    Considerando questa situazione, la liberazione della Palestina è un dovere individuale, obbligatorio per ciascun musulmano, dovunque si tr0vi. È su queste basi che il problema della Palestina deve essere visto e ogni musulmano deve saperlo.
    Quando il problema è affrontato su questa base, quando tutte le potenzialità dei tre circoli sono mobilitate, allora le circostanze presenti possono cambiare, e il giorno della liberazione si avvicina.
    «Ma certo voi siete più forti di loro pel terrore che Dio ha gettato loro in cuore, e questo perché essi son gente che nulla comprendono» (Corano LIX, 13). [...]

    I poteri che sostengono il nemico
    Articolo 22
    Il nemico ha programmato per lungo tempo quanto poi è riuscito a compiere, tenendo conto di tutti gli elementi che hanno storicamente determinato il corso degli eventi. Ha accumulato una enorme ricchezza materiale, fonte di influenza, che ha consacrato a realizzare il suo sogno.
    Con questo denaro ha preso il controllo dei mezzi di comunicazione del mondo, per esempio le agenzie di stampa, i grandi giornali, le case editrici e le catene radio-televisive.
    Con questo denaro ha fatto scoppiare rivoluzioni in varie parti del mondo, con lo scopo di soddisfare i suoi interessi e trarre altre forme di profitto. Questi nostri nemici erano dietro la Rivoluzione Francese e la Rivoluzione Russa e molte rivoluzioni di cui abbiamo sentito parlare, di qua e di là nel mondo. È con il denaro che hanno formato organizzazioni segrete nel mondo, per distruggere la società e promuovere gli interessi sionisti. Queste organizzazioni sono la massoneria, il Rotary Club, i Lions Club, il B'nai B'rith e altre. Sono tutte organizzazioni distruttive dedite allo spionaggio.
    Con il denaro il nemico ha preso il controllo degli stati imperialisti e li ha persuasi a colonizzare molti paesi per sfruttare le loro risorse e diffondervi la corruzione.
    A proposito delle guerre locali e mondiali tutti sanno che i nostri nemici hanno organizzato la Prima Guerra Mondiale per distruggere il califfato islamico. Il nemico ne ha approfittato finanziariamente e ha preso il controllo di molte fonti di ricchezza; ha ottenuto la Dichiarazione Balfour e ha fondato la Società delle Nazioni come strumento per dominare il mondo. Gli stessi nemici hanno organizzato la Seconda Guerra Mondiale, nella quale sono diventati favolosamente ricchi grazie al commercio delle armi e del materiale bellico e si sono preparati a fondare il loro Stato. Hanno ordinato che fosse formata l'Organizzazione delle Nazioni Unite, con il Consiglio di Sicurezza all'interno di tale organizzazione, per mezzo della quale dominano il mondo.
    Nessuna guerra è mai scoppiata senza che si trovassero le loro impronte digitali.
    «Ogni volta che accenderanno un fuoco di guerra lo spegnerà Iddio; ed essi faranno ogni sforzo per·seminare corruzione sulla terra, ma Dio non ama i corruttori'» (Corano V, 64).
    I poteri imperialisti sia nell'Ovest capitalistico, sia nell'Est comunista, sostengono il nemico con tutta la loro forza, in termini materiali e umani, alternandosi in questo ruolo. Quando l'Islam si risveglia, le forze della miscredenza si uniscono per combatterlo, perché la nazione dei miscredenti è una.
    «O voi che credete! Non sceglietevi come intimi amici persone estranee alla Fede ché questi non mancheranno di mandarvi in rovina. Ad essi piacerebbe mettervi in imbarazzo, e l'odio sgorga loro dalla bocca, e quel che celano in cuore è ancora peggiore. Noi vi abbiam dunque dichiarato i Segni, oh, se voi comprendeste!» (Corano III, 118).
    Non è invano che il verso precedente finisca con le parole di Allah «se voi comprendeste».

    L'Organizzazione per la Liberazione della Palestina
    Articolo 27
    L'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) ci è più vicina di ogni altra organizzazione: comprende i nostri padri, fratelli, parenti e amici. Come potrebbe un buon musulmano respingere suo padre, suo fratello, il suo parente o il suo amico? La nostra patria è una, la nostra tragedia è una, il nostro destino è uno, il nemico è comune.
    A causa delle circostanze in cui è avvenuta la formazione dell'OLP e la confusione ideologica che prevale nel mondo arabo a causa dell'invasione ideologica che lo ha colpito dopo le Crociate e che è proseguita con l'orientalismo, il lavoro dei missionari e l'imperialismo, l'OLP ha adottato l'idea di uno stato laico, ed ecco quello che ne pensiamo. L'ideologia laica è diametralmente opposta al pensiero religioso. Il pensiero è la base per tutte le posizioni, i modi di comportamento e le decisioni.
    Pertanto, nonostante il nostro rispetto per l'OLP - e per quello che potrà diventare in futuro -, e senza sottovalutare il suo ruolo nel conflitto arabo-israeliano, ci rifiutiamo di servirci del pensiero laico per il presente e per il futuro della Palestina, la cui natura è islamica. La natura islamica della questione palestinese è parte integrante della nostra religione, e chi trascura una parte integrante della sua religione certamente è perduto.
    «E chi se non lo stolto potrebbe mai avversare la Nazione d'Abramo? Poiché Noi lo abbiamo eletto in questo mondo, e nell'altro egli è fra i Buoni.» (Corano II, 130).
    Quando l'OLP avrà adottato l'Islam come suo sistema di vita, diventeremo i suoi soldati e la legna per i suoi fuochi che bruceranno i nemici. Fino a quando questo non avvenga ma preghiamo Allah perché avvenga presto - la posizione del Movimento di Resistenza Islamico rispetto all'OLP è quella di un figlio di fronte al padre, di un fratello di fronte al fratello, di un parente di fronte al parente che soffre per il dolore dell'altro quando una spina gli si è conficcata addosso, che sostiene l'altro nella sua lotta con il nemico e gli augura di essere ben guidato e giusto.
    I fratelli, i fratelli! Colui che non ha fratello è come chi va in battaglia senza armi. Un cugino per un uomo svolge il ruolo delle migliori ali, e forse il falco si leva in volo senza ali?

    Gii Stati e governi arabi e islamici
    Articolo 28
    L'invasione sionista è veramente malvagia. Non esita a prendere ogni strada e a ricorrere ai mezzi più disonorevoli e ripugnanti per compiere i suoi desideri. Nelle sue attività di infiltrazione e spionistiche, si affida ampiamente alle organizzazioni clandestine che ha fondato, come la massoneria, il Rotary Club e i Lions Club, e altri gruppi spionistici. Tutfe queste organizzazioni, siano segrete o aperte, operano nell'interesse del sionismo e sotto la sua direzione. Il loro scopo è demolire la società, distruggere i valori, violentare le coscienze, sconfiggere le virtù, e porre I. nel nulla l'Islam. Sostengono il traffico di droga e di alcol di tutti i tipi per facilitare la loro opera di controllo e di espansione.
    Ai paesi arabi che confinano con Israele chiediamo di aprire i loro confini ai combattenti, ai figli dei popoli arabi e islamici, per permettere loro di svolgere il loro ruolo, e di unire i loro sforzi a quelli dei loro fratelli, i fratelli musulmani della Palestina.
    Come minimo, gli altri Stati arabi e islamici devono aiutare i combattenti concedendo loro libertà di movimento.
    Non dobbiamo mancare di ricordare a ogni musulmano che, quando gli ebrei hanno conquistato la nobile Gerusalemme nel 1967, di fronte alle porte della benedetta moschea di Al-Aqsa, gridavano con gioia: «Muhammad è morto, e ha lasciato dietro di sé solo donnicciole».
    Israele, in quanto Stato Ebraico, e i suoi ebrei sfidano l'Islam e tutti i musulmani. «Così gli occhi dei codardi non dormono».

    Il tentativo di isolare il popolo palestinese
    Articolo 32
    Il sionismo mondiale e le forze imperialiste hanno tentato, attraverso astute manovre e un'attenta programmazione, di rimuovere gli Stati arabi, uno dopo l'altro, dal circolo del conflitto con il sionismo, così da trovarsi di fronte al popolo palestinese da solo.
    L'Egitto è già stato rimosso dal circolo del conflitto, in gran parte attraverso gli accordi traditori di Camp David, e ha cercato di trascinare gli altri stati arabi in accordi simili, per rimuovere anche loro dal circolo del conflitto.
    Il Movimento di Resistenza Islamico chiama i popoli arabi e islamici a fare uno sforzo serio e incessante per prevenire la realizzazione di questo orribile piano e per rendere le masse consapevoli del pericolo di ritirarsi dal circolo del conflitto con il sionismo. Oggi si tratta della Palestina, domani di uno o più altri paesi. Perché lo schema sionista non ha limiti, e dopo la Palestina cercherà di espandersi dal Nilo all'Eufrate. Quando avrà digerito la regioné di cui si è cibato, guarderà avanti verso un'ulteriore espansione, e così via. Questo è il piano delineato nei Protocolli degli Anziani di Sion, e il comportamento presente del sionismo costituisce la migliore testimonianza di quanto era stato affermato in quel documento.
    Abbandonare il circolo del conflitto con il sionismo è alto tradimento e risulterà in una maledizione sul colpevole.
    «Chiunque, in quel giorno, mostrerà loro le spalle (a meno che non si distacchi dagli altri per combattere, o non si unisca a un'altra schiera combattente), incorrerà nell'ira di Dio e sua dimora sarà la gehenna: qual tristo andare!» (Corano VIII, 16).
    Dobbiamo mettere insieme le nostre forze e capacità per affrontare questa invasione malvagia, nazista e tartara. Altrimenti, perderemo le nostre patrie, i loro abitanti perderanno le loro case, la corruzione si diffonderà sulla Terra, tutti i valori religiosi saranno distrutti. Che ognuno sappia che ne sarà responsabile di fronte ad Allah.
    «E chi ha fatto un grano di bene lo vedrà. E chi ha fatto un grano di male lo vedrà» (Corano XCIX, 7-8).
    All'interno del circolo del conflitto con il sionismo, il Movimento di Resistenza Islamico si considera la punta di lancia o l'avanguardia. Si unisce a tutti coloro che sono attivi nell'arena palestinese. Quello che rimane da fare è un'azione continua da parte dei popoli arabi e islamici, e delle organizzazioni islamiche nel mondo arabo e musulmano, perché sono queste a essere meglio preparate per la prossima fase della lotta contro gli ebrei, i mercanti di guerre.
    «Ogni volta che accenderanno un fuoco di guerra lo spegnerà Iddio; ed essi faranno ogni sforzo per seminare corruzione sulla terra, ma Dio non ama i corruttori!» (Corano V, 64).

    Testo tratto da:
    Carlo Panella
    Non è lo stesso Dio, non è lo stesso Uomo: Bibbia e Corano a confronto
    Cantagalli Editore, 2009

    Testo completo in Inglese:
    The Covenant of the Islamic Resistance Movement – Hamas
    Testo completo in Arabo:
    ÅÓáÇã Ãæä áÇíä-æËÇÆÞ æÈíÇäÇÊ



    STATUTO DEL MOVIMENTO DI RESISTENZA ISLAMICO "HAMAS"

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  2. #2
    Avamposto
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    Predefinito Rif: HAMAS


  3. #3
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  4. #4
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  5. #5
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  6. #6
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    ESTERI:

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    Il nodo dei rapporti tra Hamas e Fatah

    di Francesca Marretta

    su Liberazione del 03/09/2010




    La ripresa dei colloqui sta dimostrando l'insanabilità del contrasto tra le due anime palestinesi

    Sui negoziati di Washington incombe lo spettro del convitato di pietra ai colloqui, Hamas. Che ha portato a termine ben due attentati nella West Bank.
    Un territorio controllato militarmente da Israele. La premessa è che la natura del conflitto israelo-palestinese sta cambiando. O è già cambiata, influenzata, nei due campi, dal peso dell'estremismo di stampo religioso, che pur mantiene, nel contesto israelo-palestinese, una forte connotazione nazionalistica.
    Hebron, luogo del primo degli attentati messi a segno da Hamas martedì, è una roccaforte in West Bank del movimento islamico, ma anche di coloni fondamentalisti religiosi.
    Si tratta di una zona militarizzata, dove la popolazione palestinese vive sottoposta a continue vessazioni ed attacchi da parte dei coloni israeliani. E' una città in cui si combatte ogni giorno una guerra di trincea. Dove di venerdì la tomba dei patriarchi è accessibile solo per gli arabi e il sabato solo per gli ebrei. Questo scenario estremo potrebbe riproporsi anche altrove tra qualche anno. Per una mera ragione di numeri. Gli estremisti islamici e i sionisti ortodossi fondamentalisti si moltiplicano molto più che il resto dei gruppi nelle rispettive società. Chi ancora sostiene il processo di pace in campo israeliano, religioso o laico, non si riproduce pensando di dover contribuire a occupare quanta più terra d'Israele possibile. Cosa che invece caratterizza gli isrealiani che vivono a Kiryat Arba, l'insediamento di Hebron. Dove si trova la tomba di Baruch Goldstein, che nel 1994 uccise 29 palestinesi che pregavano nella moschea di Abramo, a sua volta ucciso dai superstiti. Si tratta di un luogo di pellegrinaggio per gli estremisti di religione ebraica.
    Il movimento dei coloni, che ha contribuito alla vittoria elettorale di Netahyahu e a cui il Premier israeliano deve dare conto, ha già rimesso in moto le ruspe negli insediementi della West Bank. Il mantra dei settler è che la sicurezza di Israele si garantisce construendo su quella che ritengono una terra che gli appartiene per diritto divino. Il «Parner per la pace» con Israele, appellativo riservato al Presidente palestinese Abbas, da Bibi Netanyahu a Washington, ha poco da negoziare di fronte all'espansione degli insediementi israeliani in West Bank.
    E pure a Gerusalemme. Ma è dovuto andare per forza a Washington. Altrimenti i fondi che finalmente un amministratore più affidabile dei dinosauri di Fatah, il Premier Fayyad, ha utilizzato per lo sviluppo della West Bank, sarebbero a rischio. Ma è evidente che non esistono i presupposti per raggiungere alcun accordo che possa tenere. In questo senso anche molti palestinesi che non non appoggiano la strategia, nè i valori di Hamas, che ieri ha definito i colloqui «illegali e destinati a fallire», boicottano il vertice di Washington. E' il caso di movimenti della sinistra palestinese, come il People Party, il Fronte democratico per la liberazione della Palestina o il movimento al Mubadera di Mustafa Barghouti. Che sono scesi in piazza a Ramallah mentre Abbas partiva alla volta degli Usa chiedendo al Presidente di non partecipare alla «farsa». Sì alla soluzione dei due Stati, no secco agli insediamenti, è il messaggio della società laica palestinese. Della stessa opinione è il maggiore imprenditore palestinese, Munib al Masri, capo della compagnia di investimento Padico che vale oltre duecento milioni di dollari. Il 73enne al-Masri si muove spesso dietro le quinte della politica palestinese e in questi anni ha lavorato ad una riconciliazione tra Hamas e Fatah.
    Lo stesso Saeb Erekat, il capo-negoziatore palestinese, ha del resto dichiarato da Washington di non stare lì per reinventare la ruota e che è arrivato il tempo delle decisioni politiche su questioni trite e ritrite. La ripresa dei colloqui diretti tra israeliani e palestinesi sta dimostrando, una volta di più, quanto sia insanabile il contrasto tra Hamas e l'Anp, che resta espressione di Fatah. Il principale esponente di Hamas a Gaza, Mahmoud Zahar, falco del movimento, ha ribadito ieri che «non esistono alternative alla resistenza armata», annunciando nuovi attacchi. Un cambio di rotta da parte del movimento islamico. Che negli ultimi anni aveva rivisto la strategia degli attacchi contro i civili, cercando anche di impedire il lancio di razzi da Gaza da parte di esponenti di altre fazioni. L'ala dura del movimento ha evidentemente a disposizione più argomenti per controbilanciare quella moderata. Quindi Hamas ricomincia a colpire.


    Il nodo dei rapporti tra Hamas e Fatah

  7. #7
    Avamposto
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    Predefinito Rif: HAMAS

    Negoziati israelo-palestinesi. Hamas fa la voce grossa
    04-09-2010



    TEL AVIV. Di fronte alle immagini distensive giunte da Washington che mostravano i dirigenti israeliani e palestinesi seduti allo stesso tavolo, Hamas ha deciso di fare la voce grossa. Mentre il premier Benyamin Netanyahu e il presidente Abu Mazen concludevano la loro consultazione, il braccio armato di Hamas (Brigate Ezzedin al-Qassam) ha mandato in piazza a Gaza il proprio portavoce Abu Obeida per annunciare un accordo di cooperazione con altre dodici formazioni combattenti palestinesi.

    "Il 30 agosto abbiamo allestito una sala operativa comune", ha rivelato Abu Obeida, secondo cui sono prevedibili nuovi attentati, dopo i due appena condotti in Cisgiordania. Hamas e i suoi alleati colpiranno anche in Israele e il ritorno di attacchi kamikaze - ha avvertito - non può essere escluso. Due di queste formazioni (Jihad islamica e Comitati di resistenza popolare) ruotavano già comunque nell'orbita delle Brigate al-Qassam. Le altre sono ritenute di dimensioni esigue, almeno a Gaza. Significativamente alcuni dei gruppi menzionati da Abu Obeida (Brigate Saif al-Islam, Brigate al-Ansar, Humat al-Aqsa) sembrano in qualche modo collegati alla corrente salafita, filo Al Qaida.

    Nelle ultime settimane Hamas ha drasticamente elevato la virulenza dei suoi attacchi verbali verso Abu Mazen. Da Damasco Khaled Mashaal, il leader politico di Hamas, lo ha accusato di aver condotto la questione palestinese "al mercato degli schiavi" quando ha accettato di negoziare sotto gli auspici del presidente Usa, Barack Obama. Da Gaza un altro dirigente di Hamas, Khalil al-Haya, ha avvertito che "le teste dei dirigenti dell'Anp saranno calpestate dai miliziani di Hamas" se Abu Mazen facesse concessioni a Israele. Giovedì lo stesso Mahmud al-Zahar, uomo forte di Hamas a Gaza, ha affermato che "la Cisgiordania dovrà essere liberata, così come fu liberata Gaza", con il sanguinoso putsch anti-Anp del giugno 2007.

    Nei siti web vicini a Hamas si prevede che "Ramallah sarà una nuova Baghdad": ossia si prefigura che un giorno elementi palestinesi filo-occidentali potrebbero essere presi di mira. Un altro sito auspica "tribunali popolari" per i palestinesi che negoziano con Israele. Già oggi i membri degli apparati di sicurezza dell'Anp sono bollati da Hamas come "criminali e codardi" per la campagna di arresti avviata in seguito all'attentato in cui questa settimana quattro civili israeliani sono stati uccisi presso Hebron, in Cisgiordania.

    Secondo l'organizzazione umanitaria Pchr in Cisgiordania l'Anp ha arrestato nel frattempo almeno 150 attivisti di Hamas, e centinaia di altri sono stati interrogati. Sullo sfondo di queste indagini a tappeto - spiega il quotidiano Haaretz - ci sono ingenti finanziamenti giunti a Hamas dall'estero, in particolare mediante uomini d'affari palestinesi.

    I servizi di sicurezza di Abu Mazen sono stati colti di sorpresa e cercano di recuperare il tempo perduto. La loro sensazione, secondo Haaretz, è che in Cisgiordania cellule dormienti abbiano avuto adesso ordini e mezzi per destabilizzare la situazione.

    Secondo l'analista Pinchas Inbari "Hamas si rende conto che se Netanyahu e Abu Mazen arrivassero a un accordo definitivo, l'abbattimento del regime di Hamas a Gaza diventerebbe un interesse internazionale prioritario. Perché in caso contrario l'accordo resterebbe su uno scaffale, inutilizzabile". Da qui la decisione di Hamas di fomentare violenze in Cisgiordania: gli obiettivi principali restano quelli israeliani. Ma se i negoziati registrassero progressi, avverte Inbari, anche Ramallah potrebbe non era più sicura.




    Negoziati israelo-palestinesi. Hamas fa la voce grossa | America Oggi

  8. #8
    Avamposto
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    Predefinito Rif: HAMAS

    Hamas, in italiano "Movimento di Resistenza Islamico", è un'organizzazione religiosa islamica palestinese di carattere paramilitare e politico, che attualmente detiene la maggioranza dei seggi dell'Autorità Nazionale Palestinese. Come si evince dal suo Statuto, Hamas è un'organizzazione fondamentalista islamica, di natura religiosa, che ha come suo scopo la lotta armata per liberare la Palestina dall'occupazione israeliana, ritenendo che tutta la Palestina sia territorio islamico e quindi «sacro», e debba esserlo fino al giorno del giudizio: ciò comporta la cacciata degli israeliani dalla Palestina . <!--[endif]-->

    Non accetta perciò la divisione della Palestina in due Stati, uno israeliano e l'altro palestinese, come invece fa l'OLP. È quindi, per natura, contro ogni accordo di pace tra israeliani e palestinesi.
    Così ha rifiutato gli Accordi di Oslo, firmati da Israele e dall'OLP il 13 settembre 1993; e dal 1994, ad ogni tentativo di accordo tra Israele e l'OLP, Hamas risponde con attentati suicidi in territorio israeliano che provocano molte vittime e scatenano la reazione israeliana.

    Il 23 ottobre 1998 è ripresa, sotto gli auspici di Clinton, a Wye Plantation, la trattativa tra Israele e l'Autorità Nazionale Palestinese di Arafat, ma Hamas l'ha fatta fallire con la ripresa degli attentati suicidi. Nel 2001 se ne contarono 28, di cui 21 rivendicati da Hamas e sette dal Jihad islamico.

    In seguito alla visita di Ariel Sharon alla Spianata del Tempio, compiuta il 28 ottobre 2000, e considerata dai palestinesi come una «provocazione», ha inizio la seconda Intifada , in cui Hamas ha una parte di rilievo. Per tutto il 2002 e per il 2003 gli attentati suicidi sono continuati.

    Hamas, in perenne conflitto con Al Fatah di Abu Mazen , è considerata quindi a tutti gli effetti, un’organizzazione terroristica da Europa, Stati Uniti e molti altri stati, ed anche in Medio Oriente non è vista bene da molti gruppi e governi, ed anzi è considerata molto scomoda.

    Eppure, Hamas ha clamorosamente vinto le elezioni palestinesi del 2006, il che riconferma quanto sia radicata nel tessuto sociale. Quello militare, seppur il più estremista, è infatti solo uno dei volti di Hamas: oltre alle attività militari e terroristiche, Hamas promuove diversi programmi di previdenza sociale e istruzione. Dall'esterno, tali programmi sono considerati o come parte di una politica parastatale, o come esercizi per la propaganda e il reclutamento, o come entrambi. In ogni modo, queste attività sociali di Hamas sono profondamente radicate nella Striscia di Gaza. Includono istituti religiosi, medici e in generale aiuti sociali ai civili meno abbienti.

    Hamas può contare su un numero sconosciuto di fedelissimi e su decine di migliaia di simpatizzanti e aiutanti per la sua lotta a Israele, all’Occidentalismo ed alla Laicità. Riceve soldi da esuli palestinesi, dall'Iran, da benefattori privati in Arabia Saudita e da diversi altri Stati arabi.



    I volti di Hamas - Blogger senza Frontiere

  9. #9
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: HAMAS

    5/1/2009 (7:18) - STRISCIA DI GAZA

    Hamas, gli ultrà che negano l'Olocausto




    E’ stato fondato anche con l’aiuto
    dell’Occidente. Ma adesso vorrebbe
    cancellare Israele dal mappamondo

    GIUSEPPE ZACCARIA

    ROMA

    Prima zeloti, poi terroristi e dopo l'attacco di queste ore magari anche forza di guerriglia, almeno agli occhi dei palestinesi. La sanguinosa parabola dei militanti di Hamas, finora è stata questa, storia di un movimento sunnita che come nella migliore tradizione araba mostra un volto duplice, equivoco, e proprio per questo particolarmente esasperato in ogni sua espressione. In Hamas (nato proprio a Gaza ventidue anni fa con l'incoraggiamento di alcuni servizi di informazione occidentali a opera di Ahmed Yassin, Abdel al-Rantissi e Mohamad Taha) l'ala militare è stata sempre pronta a sovrastare la rappresentanza politica, le rare aperture negoziali puntualmente sono riaffondate nella palude dell'isolamento, gli accordi sono crollati producendo stragi e attentati.

    Anzi si può dire che per il movimento che dalla Striscia spara missili su Israele il classico torbido avvitamento mediorientale si sia riprodotto in forme più accelerate ed esasperate che mai. Israele risponde agli attacchi distruggendo e isolando, fra le macerie aumentano i bisogni dei sopravvissuti, l'estremismo islamico fronteggia questi bisogni e dunque acquista nuovi consensi. Questa in estrema sintesi è la ragione per cui un gruppo che ha sempre suscitato forti diffidenze anche all'interno del mondo arabo, adesso a causa dell'azione militare di Israele sia sul punto di nobilitare il proprio profilo, ripulendolo da scorie ventennali. I manuali informano che Hamas in arabo significa appunto zelo, ma la sigla si può leggere anche come acronimo di «movimento di resistenza islamico». Un po' meno pubblicizzato è il fatto cui accennavamo prima, cioè che per gli arabi ammassati nel carnaio di Gaza in assenza di ogni altro aiuto questa sigla significa anche scuole, ospedali, istituti religiosi, assegni di sussistenza. Da questo punto di vista la vera crescita del movimento si è verificata negli ultimi due o tre anni.

    Quando nel 2006 Hamas vinse a sorpresa contro Fatah le elezioni palestinesi nel vicino Oriente la famosa spirale cominciò a prodursi in un altro dei suoi famosi avvitamenti: il mondo sospese ogni aiuto alla Striscia, i terroristi zeloti riuscirono comunque a procurarsi fondi con cui continuare l'assistenza alla popolazione proprio mentre fra i palestinesi si scatenava la guerra civile. Gli analisti affermano che grazie a finanziamenti dell'Iran, di famiglie saudite e di connazionali all'estero il movimento dispone di circa 70 milioni di dollari l'anno che in parte consentono l'acquisto di armi e missili ma per quasi il novanta per cento sarebbero destinati a salute e educazione, cioè al proselitismo.

    Questo contribuisce a spiegare come la popolarità di Hamas sia cresciuta in maniera esponenziale fra la gente dei territori mentre cala a picco quella di Mahmud Abbas (conosciuto anche come Abu Mazen), presidente di un'Autorità palestinese ritenuta troppo supina alle richieste di Israele. Nella carta costitutiva del movimento, il cosiddetto «Statuto», compaiono affermazioni agghiaccianti, quella fondamentale recita: «Non esiste soluzione alla questione palestinese se non nella “jihad”» e i paragrafi successivi specificano che «non un solo figlio di Israele può sfuggire alla “guerra santa", né i civili e neppure i bambini». Poco più sotto si può leggere: «La Palestina è terra islamica affidata alle generazioni dell'Islam fino al giorno del giudizio».

    Un'altro passaggio afferma: «Il Profeta dichiarò: l'ultimo giorno non verrà finché tutti i musulmani non combatteranno contro gli ebrei e li uccideranno e fino a quando gli ebrei si nasconderanno dietro una pietra o un albero, e la pietra o l'albero diranno: O musulmano, c'è un ebreo nascosto dietro di me, vieni e uccidilo». Il popolo ebraico viene indicato come responsabile di tutti mali del mondo, della Rivoluzione francese, del colonialismo, delle due guerre mondiali. Hamas nega del tutto che sia esistito un Olocausto, afferma che le famose farneticazione dei «Protocolli dei savi di Sion» siano autentiche, e se la prende anche con massoneria, Lions Club e Rotary, che «lavorano nell'interesse del sionismo». Per nostra fortuna il movimento nato con i finanziamenti segreti dell'Ovest adesso limita le sue farneticazioni al territorio palestinese e non si occupa di guerre sante fuori dai suoi confini. In questi anni l'indecifrabile movimento non ha esitato di fronte a nulla: attentati su spiagge e autobus, bombe umane (anche numerose donne e alcuni bambini) che si sono fatte saltare nei supermercati mentre alle famiglie di ciascun «martire» andavano 5000 dollari di premio.

    Gli esperti calcolano che l'ala militare, denominata brigate Izz-al-Din al Qassam disponga di circa 15.000 combattenti anche se a questa cifra andrebbe aggiunto il sostegno di quasi tutta la popolazione della Striscia. Piuttosto, le tattiche usate negli ultimi tempi, il ricorso a gallerie sotterranee per i rifornimenti e l'occultamento dei missili nonché la perizia dimostrata dai militanti sul terreno paiono certificare che i guerriglieri hanno ricevuto un nuovo addestramento sull'esempio degli Hezbollah sciiti del Libano. In vent'anni, un movimento che fu registrato in Israele come costola dei Fratelli Musulmani e inizialmente il governo Begin tollerò, incoraggiò quasi in chiave anti-Fatah (allora a condurre i giochi era ancora Yasser Arafat), è cresciuto e si è «incistato» proprio in quei luoghi che sessant'anni di guerre hanno ridotto sempre più a sentine del mondo. Adesso le organizzazioni islamiche insorgono da tutti gli angoli del globo in difesa di Hamas, nell'intero Occidente si moltiplicano i cortei di protesta, da Beirut risuona perfino l'anatema di Hassan Nasrallah, e gli stragisti rischiano di tramutarsi in campioni dell'Islam.


    http://www.lastampa.it/redazione/cms...9760girata.asp
    Ultima modifica di Avamposto; 11-09-10 alle 16:49

  10. #10
    Avamposto
    Ospite

    Predefinito Rif: HAMAS

    Per una storia di Hamas
    di Silvia Moresi*. Al contrario di quanto si crede in Occidente, il movimento di Hamas (acronimo di Harakat al-Muqawama al-Islamiyya, Movimento di resistenza islamico) non è nato simultaneamente alla creazione dello stato di Israele, ma vent’anni dopo, sul finire del 1987. Le sue radici ideologiche risalgono al movimento egiziano dei ‘Fratelli musulmani’ la cui sezione palestinese fu creata a Gerusalemme nel 1946. I Fratelli musulmani sono alla base di numerosi movimenti islamici operanti in tutto il Medio Oriente, ma pur avendo le stesse premesse ideologiche (stabilire stati islamici e unificarli in una istituzione sovranazionale che rappresenti la ummah) assumono caratteristiche ben diverse a seconda del contesto in cui operano, non essendo subordinate ad una gerarchia sovranazionale.
    Dopo la ‘guerra dei sei giorni’ del 1967, e la contemporanea disfatta concreta e ideologica del socialismo nazionalista (il cosiddetto panarabismo propugnato da Jamal ‘Abd al-Naser), i movimenti islamici iniziarono la loro graduale ascesa, e i Fratelli palestinesi rafforzarono la loro influenza nella zona stabilendo le loro basi e sezioni in tutte le più importanti città della Palestina.
    Nel dicembre del 1987 lo scoppio della prima intifadah fu l’occasione per i Fratelli musulmani di sottoporre ad una drastica trasformazione interna il movimento, fino ad allora sostanzialmente passivo verso l’occupazione, creando con Hamas un’appendice con il compito preciso di opporsi alle forze israeliane. Il primo documento/statuto di Hamas risale al 1988 ed è evidentemente intriso di retorica gravida di antagonismo religioso con vaghi riferimenti all’idea di creare uno stato islamico in Palestina. Nel corso di questi anni, anche il movimento ha avuto uno sviluppo, e si può affermare che questo primo statuto sia stato sostanzialmente accantonato e che molte delle affermazioni in esso presenti non siano più in linea con l’attuale orientamento del partito.
    In un successivo documento, infatti, il movimento si autodefinì come ‘un movimento nazionale per la liberazione della Palestina che combatte per la liberazione dei territori occupati e per il riconoscimento dei legittimi diritti dei palestinesi considerandosi espressione di una antica tradizione che data agli inizi del XX secolo, alla lotta contro gli inglesi e il colonialismo sionista’. Pur essendo esplicitato nel documento che il quadro ideologico di rifermento del movimento rimane ovviamente l’Islam e i suoi principi, nel documento non si fa mai più riferimento né esplicito né implicito all’intenzione di creare uno stato islamico in Palestina.
    Che il movimento non aspiri più, se mai l’abbia fatto concretamente, alla creazione di uno stato islamico, è forse testimoniato dal fatto che durante le ultime elezioni del 2006 gli esponenti di Hamas abbiano dato il loro appoggio ai candidati cristiani facendo ottenere loro seggi in parlamento, e abbiano nominato come ministro del turismo del loro governo il cristiano Juda Murqas. (E’ solo una strategia politica o vale come apertura concreta a un’idea di ‘unità nazionale’ palestinese?).
    Questione fortemente dibattuta in Occidente, e non solo, è se Hamas possa considerarsi un movimento antisemita. E’ importante chiarire innanzitutto che il termine ‘antisemitico’ utilizzato nel contesto israelo-palestinese è altamente problematico e evidentemente privo di significato essendo gli arabi stessi popolazioni semitiche; se ci si vuole riferire, quindi, ad un atteggiamento ostile da parte di palestinesi e/o arabi nei confronti degli ebrei, sarebbe più corretto parlare di antiebraismo. Il documento del 1988, redatto da una unica persona e pubblicato senza una adeguata consultazione interna al movimento, contiene effettivamente molte affermazioni contro gli ebrei, ma queste sono fortemente in contrasto con le successive dichiarazioni di alcuni leader di Hamas.

    * Silvia Moresi ha seguito l’ultima edizione dei Seminari di QF, a Bari.


    Per una storia di Hamas di Silvia Moresi ( corsista dei Seminari dell'Associazione Questioni di Frontiera)

 

 
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