Il popolo si riunisce
10 settembre 2010
di Aldo Capitini
Questo testo, risalente probabilmente al 1948, è uno dei tantissimi che Aldo Capitini scrisse per sostenere la sua iniziativa di “democrazia dal basso”.
Dopo la liberazione dal regime fascista, nel quale il popolo si riuniva solo ad ascoltare, ci si è incominciati a riunire, invece, per parlare ed ascoltare, per esaminare insieme i vari problemi del momento. E il metodo si è venuto estendendo lentamente ad ogni riunione: e perfino nella scuola, un tempo luogo per eccellenza del metodo “cattedratico” si ama far posto alla discussione ed alla posizione di problemi “dal basso”.
Tra i vantaggi più evidenti di questo costume è quello, così importante per noi italiani, dell’incontro degli intellettuali e del popolo, e dello scambio, e della scuola reciproca, dei linguaggi, delle mentalità. In genere l’intellettuale porta una maggiore facilità raziocinante, l’uomo meno colto impara ad inquadrare i suoi problemi negli altri e a dar loro una più larga prospettiva. Ciò non significa che essi perdono la loro radice e la loro forza; ma vengono a mostrare più evidenti i nessi con altri problemi.
Quando, per esempio, al Centro di Orientamento Sociale (COS) di Perugia, istituito dopo la liberazione per l’esame periodico dei problemi amministrativi, sociali, politici, culturali, ascoltavo le proteste, le sante proteste delle donne per fatti come il carbone bagnato o la scarsa vendita del latte, era facile mostrare come essi fossero in rapporto con un controllo da esercitare sulle amministrazioni, con una organizzazione migliore e antiprivilegiata. E quando, da più di un anno, fu imposto al COS di Perugia e a quello di Firenze il tema della “pace”, anche qui l’uomo semplice e schietto che affermava la sua esigenza di “pace”, era facile mostrare in quale quadro essa andasse collocata.
Bisogna purtroppo dire che questo costume è finora rimasto allo stato di abbozzo, sia perché c’è chi non lo difende con abbastanza vigore, sia perché c’è chi lo cancella con vigilante “solerzia”. Secondo me, anche il comizio, il grande comizio dove uno parla, e ragiona e inveisce, e poi se ne va, doveva esser molto ridotto, possibilmente eliminato. E al suo posto dato mano a fondare periodiche riunioni settimanali, bisettimanali (a Perugia per anni ci siamo riuniti il lunedì per i problemi locali e il giovedì per i sociali e culturali, ed avevamo, inoltre, otto COS regionali) aperte all’intervento e alla parola di tutti, dirette da un Comitato di persone di varie tendenze, non negando mai la parola a nessuno, in una educazione concreta di nonviolenza e di nonmenzogna.
Se si pensa che per anni al COS di Perugina, di Ferrara, di Arezzo e di altri luoghi sono intervenute le “autorità”, i capi delle amministrazioni e di tutti gli enti ed istituti pubblici ad ascoltare e parlare, si capisce quale educazione, quale stimolo, quale vaglio sia questo costume per segnalare chi può mostrare in pubblico tutte le sue carte; e chi no! Se ci fossero questi COS in tutte le più che ventimila parrocchie italiane, e lì, nella lingua di tutti e senza esclusione di eretici e reprobi, si trattassero i problemi di tutti, quale alta celebrazione spirituale e sociale! Quale organo di smascheramento di pregiudizi e di privilegi!
E c’è un altro elemento, la costanza, dopo la liberazione, ne siamo stati privi, e per questo si è estesa la “restaurazione” al posto di un rinnovamento. Ci siamo appassionati, per esempio, per una nuova Costituzione; e poi siamo passati ad altro, e non abbiamo continuato ad insistere per l’attuazione e approfondimento di quei punti. Ci appassioniamo ora tutti per la pace; poi si metterà la cosa a riposo. E invece bisogna insistere; e migliaia di COS dovrebbero svolgere tutti gli aspetti del problema e controllare costantemente la situazione.
Se i COS sono tenuti nello spirito che ho detto, nessuna forza governativa può impedirne la costituzione e il funzionamento; e gli uomini politici italiani alle mie esortazioni a costituire, di là dal lavoro di partito, COS come spazi liberi e nonviolenti, non hanno finora riflettuto che una volta istituiti in larghissima scala, la loro eventuale soppressione dall’alto mostrerebbe agli occhi di tutti i passi della dittatura.
(da “Azione Nonviolenta”, settembre-ottobre 1978)




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