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Discussione: La bufala dei mini-bot

  1. #1121
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    Predefinito Re: La bufala dei mini-bot

    rivalutare? non mi sembra che sia stato fatto.
    nel 1978 la quotazione era di 411 lire per marco tedesco; nel marzo 1979 (ingresso della lira nello SME) la quotazione era di 452 lire per DEM; da allora la lira si è sempre deprezzata: nel gennaio 1988 ci volevano 735 lire per marco e nel maggio 1992 ce ne volevano 752.

  2. #1122
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    Predefinito Re: La bufala dei mini-bot


  3. #1123
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    Predefinito Re: La bufala dei mini-bot

    Intanto a causa delle teorie borderline di Borghi e co. (trovatemi un economista serio che sostenga che all'Italia convenga USCIRE dall'euro), teorie che non son in nessun programma di governo e nemmeno supportate da uno straccio di sondaggio, noi tutti continuiamo a pagare extra-interessi sul debito.
    Ma dato l'analfabetismo di ritorno che c'è in Italia, mandrie di poveracci felici di veder buttare nel cesso i soldi di tutti

    ..continuiamo così che andiamo bene...per carità..

    (TRA L'ALTRO E' RISAPUTO che se veramente volessimo uscire dall'euro l'unico modo è di farlo all'improvviso...i minibot sono inutili e dannosi anche in quel contesto, creano tensione finanziaria senza avere alcuna utilità pratica).

    https://www.corriere.it/economia/fin...?refresh_ce-cp

    timori di uscita dall’euro? Sui conti pubblici pesano per 1,5 miliardi all’anno
    di Federico Fubini11 giu 2019

    I timori di uscita dall'euro? Sui conti pubblici pesano per 1,5 miliardi all'anno
    Oltre duemila scuole in più aperte ogni anno, magari nelle aree interne dove oggi i ragazzi si abituano a prendere il bus all’alba con l’inizio delle medie. O un aumento di un terzo dell’investimento pubblico in ricerca di base, in modo che migliaia di giovani con un dottorato non debbano andarsene ogni anno all’estero per continuare a studiare. Oppure un aumento da poco meno 1.700 euro all’anno per i 900 mila dipendenti dell’istruzione pubblica il cui stipendio medio, incredibilmente, è persino sceso in valori assoluti dal 2008 a oggi.
    Quanto si potrebbe realizzare, se l’Italia non dovesse trasportare un fantasma sulle spalle. Se non ci fosse quel peso, si libererebbero rapidamente risorse per almeno un miliardo e mezzo. Tutti gli anni, senza dover stringere di un millimetro la cinghia né per alzare le tasse né tagliare altre voci di spesa. Invece il fantasma resta aggrappato addosso al Paese.


    I tecnici lo chiamano «rischio di ridenominazione»: il sospetto, diffuso fra i suoi creditori, che la Repubblica italiana nei prossimi sessanta mesi finisca per uscire dall’euro e tenti di rimborsare quasi tutti gli investitori in deprezzatissime «nuove» lire. Come ogni presentimento - corretto o sbagliato - anche questo è alimentato dai programmi elettorali di entrambi i partiti di governo, poi da una bozza di contratto fra loro, poi messa da parte nella versione definitiva; in seguito quel fantasma è stato tenuto in vita da persone o atti che non sempre dichiarano i propri obiettivi. Ultimo in ordine di tempo, i mini-Bot. Secondo l’autore della proposta Claudio Borghi, presidente leghista della commissione Bilancio alla Camera, con quei titoli di Stato di piccolissimo taglio si dovrebbero «pagare» i fornitori delle amministrazioni. Eppure proprio la legge di Bilancio di questo governo permette a Cassa depositi e prestiti di fornire liquidità illimitata (in euro, non in carta di dubbio status legale) agli enti che devono saldare dei debiti commerciali certificati.



    Dunque i mini-Bot, immaginati da Borghi di aspetto simile a banconote, non sono credibili nel loro scopo asserito. Osservatori e investitori in tutto ne hanno concluso che la risoluzione parlamentare che li auspica, in modo sorprendentemente bipartizan, ha un obiettivo diverso: avviare una sorta di moneta parallela per preparare il Paese all’euro-exit, o minacciare Bruxelles con quest’opzione nucleare ora che una procedura sul debito è molto vicina.
    E qui entrano in gioco il fantasma aggrappato al Paese, e i suoi costi. Sociali, non solo finanziari. Perché non è chiaro quanto gravi in interessi sul debito - dunque in oneri per i contribuenti - quel sospetto di secessione monetaria che viene fatto serpeggiare nella maggioranza. Chi compra titoli di Stato senza la certezza di poter essere rimborsato in euro - magari lo sarà in una nuova moneta debole - esige infatti rendimenti più alti per compensare quel rischio. Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, il 31 maggio ha detto che quel timore sta tenendo il costo del debito più alto di quanto sarebbe giustificato.

    Ma di quanto? Aiuta a capire qualcosa di più il confronto con la Spagna, che da circa un anno paga interessi molto più bassi dell’Italia (vedi grafico). Circolano infatti sul mercato alcuni titoli derivati di due categorie simili ma diverse fra loro: i primi assicurano il sottoscrittore contro l’insolvenza di un Paese, i secondi anche contro l’ipotesi di uscita dall’euro. Questi ultimi offrono un ombrello più largo, come fossero una polizza contro furto e incendio e non solo contro il furto. La differenza nei premi da pagare per ottenere la copertura dei due diversi contratti assicurativi (Cds 2003 e Cds 2014) rivela quanto probabile è, per gli investitori, che un Paese esca dall’euro in futuro. Quello scarto di costo ieri era di 0,18% per la Spagna e 0,91% per l’Italia, su un arco di cinque anni.


    Significa che circa metà dell’enorme ritardo attuale di Roma su Madrid nell’onere per piazzare il debito ai creditori non è dato dai timori sui conti: le due economie hanno punti di forza e debolezza diversi. Metà di quello scarto, o spread, è dato dal timore che l’Italia torni alla lira. Dunque se il governo di Roma offrisse le stesse certezze di voler restare nell’euro che dà Madrid solo nel 2019 pagherebbe 1,5 miliardi di interessi in meno sul nuovo debito che emette. Il conto si accumula poi di anno in anno. Ma già in questo si libererebbero risorse per far crescere di un quinto l’investimento in università o dare lavoro a 50 mila nuovi insegnanti. E solo chi gioca con il futuro dell’Italia nell’euro sa esattamente perché non succede.

  4. #1124
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    Predefinito Re: La bufala dei mini-bot

    Citazione Originariamente Scritto da standing bull Visualizza Messaggio
    rivalutare? non mi sembra che sia stato fatto.
    nel 1978 la quotazione era di 411 lire per marco tedesco; nel marzo 1979 (ingresso della lira nello SME) la quotazione era di 452 lire per DEM; da allora la lira si è sempre deprezzata: nel gennaio 1988 ci volevano 735 lire per marco e nel maggio 1992 ce ne volevano 752.
    l'italia faceva parte della banda larga dello sme, dal 90 mi pare fu fatta entrare in quella stretta, cioè la sua valutazione non fu fatta dal mercato ma venne sopravvalutata artificiosamente.

  5. #1125
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    Predefinito Re: La bufala dei mini-bot

    Citazione Originariamente Scritto da Biordo Visualizza Messaggio
    trovatemi un economista serio che sostenga che all'Italia convenga USCIRE dall'euro

    Per il Nobel Stiglitz l'Italia deve uscire dall'euro: "I vantaggi sono chiari"

    https://europa.today.it/attualita/st...ro-italia.html

  6. #1126
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    Predefinito Re: La bufala dei mini-bot

    Citazione Originariamente Scritto da TheLastOfUs Visualizza Messaggio
    l'italia faceva parte della banda larga dello sme, dal 90 mi pare fu fatta entrare in quella stretta, cioè la sua valutazione non fu fatta dal mercato ma venne sopravvalutata artificiosamente.
    la connessione tra banda stretta e sopravvalutazione non è affatto dimostrata. anzi, al momento dell'ingresso nella banda stretta la parità centrale viene svalutata.

  7. #1127
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    Predefinito Re: La bufala dei mini-bot

    Citazione Originariamente Scritto da Biordo Visualizza Messaggio
    Intanto a causa delle teorie borderline di Borghi e co. (trovatemi un economista serio che sostenga che all'Italia convenga USCIRE dall'euro), teorie che non son in nessun programma di governo e nemmeno supportate da uno straccio di sondaggio, noi tutti continuiamo a pagare extra-interessi sul debito.
    Ma dato l'analfabetismo di ritorno che c'è in Italia, mandrie di poveracci felici di veder buttare nel cesso i soldi di tutti

    ..continuiamo così che andiamo bene...per carità..

    (TRA L'ALTRO E' RISAPUTO che se veramente volessimo uscire dall'euro l'unico modo è di farlo all'improvviso...i minibot sono inutili e dannosi anche in quel contesto, creano tensione finanziaria senza avere alcuna utilità pratica).

    https://www.corriere.it/economia/fin...?refresh_ce-cp

    timori di uscita dall’euro? Sui conti pubblici pesano per 1,5 miliardi all’anno
    di Federico Fubini11 giu 2019

    I timori di uscita dall'euro? Sui conti pubblici pesano per 1,5 miliardi all'anno
    Oltre duemila scuole in più aperte ogni anno, magari nelle aree interne dove oggi i ragazzi si abituano a prendere il bus all’alba con l’inizio delle medie. O un aumento di un terzo dell’investimento pubblico in ricerca di base, in modo che migliaia di giovani con un dottorato non debbano andarsene ogni anno all’estero per continuare a studiare. Oppure un aumento da poco meno 1.700 euro all’anno per i 900 mila dipendenti dell’istruzione pubblica il cui stipendio medio, incredibilmente, è persino sceso in valori assoluti dal 2008 a oggi.
    Quanto si potrebbe realizzare, se l’Italia non dovesse trasportare un fantasma sulle spalle. Se non ci fosse quel peso, si libererebbero rapidamente risorse per almeno un miliardo e mezzo. Tutti gli anni, senza dover stringere di un millimetro la cinghia né per alzare le tasse né tagliare altre voci di spesa. Invece il fantasma resta aggrappato addosso al Paese.


    I tecnici lo chiamano «rischio di ridenominazione»: il sospetto, diffuso fra i suoi creditori, che la Repubblica italiana nei prossimi sessanta mesi finisca per uscire dall’euro e tenti di rimborsare quasi tutti gli investitori in deprezzatissime «nuove» lire. Come ogni presentimento - corretto o sbagliato - anche questo è alimentato dai programmi elettorali di entrambi i partiti di governo, poi da una bozza di contratto fra loro, poi messa da parte nella versione definitiva; in seguito quel fantasma è stato tenuto in vita da persone o atti che non sempre dichiarano i propri obiettivi. Ultimo in ordine di tempo, i mini-Bot. Secondo l’autore della proposta Claudio Borghi, presidente leghista della commissione Bilancio alla Camera, con quei titoli di Stato di piccolissimo taglio si dovrebbero «pagare» i fornitori delle amministrazioni. Eppure proprio la legge di Bilancio di questo governo permette a Cassa depositi e prestiti di fornire liquidità illimitata (in euro, non in carta di dubbio status legale) agli enti che devono saldare dei debiti commerciali certificati.



    Dunque i mini-Bot, immaginati da Borghi di aspetto simile a banconote, non sono credibili nel loro scopo asserito. Osservatori e investitori in tutto ne hanno concluso che la risoluzione parlamentare che li auspica, in modo sorprendentemente bipartizan, ha un obiettivo diverso: avviare una sorta di moneta parallela per preparare il Paese all’euro-exit, o minacciare Bruxelles con quest’opzione nucleare ora che una procedura sul debito è molto vicina.
    E qui entrano in gioco il fantasma aggrappato al Paese, e i suoi costi. Sociali, non solo finanziari. Perché non è chiaro quanto gravi in interessi sul debito - dunque in oneri per i contribuenti - quel sospetto di secessione monetaria che viene fatto serpeggiare nella maggioranza. Chi compra titoli di Stato senza la certezza di poter essere rimborsato in euro - magari lo sarà in una nuova moneta debole - esige infatti rendimenti più alti per compensare quel rischio. Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, il 31 maggio ha detto che quel timore sta tenendo il costo del debito più alto di quanto sarebbe giustificato.

    Ma di quanto? Aiuta a capire qualcosa di più il confronto con la Spagna, che da circa un anno paga interessi molto più bassi dell’Italia (vedi grafico). Circolano infatti sul mercato alcuni titoli derivati di due categorie simili ma diverse fra loro: i primi assicurano il sottoscrittore contro l’insolvenza di un Paese, i secondi anche contro l’ipotesi di uscita dall’euro. Questi ultimi offrono un ombrello più largo, come fossero una polizza contro furto e incendio e non solo contro il furto. La differenza nei premi da pagare per ottenere la copertura dei due diversi contratti assicurativi (Cds 2003 e Cds 2014) rivela quanto probabile è, per gli investitori, che un Paese esca dall’euro in futuro. Quello scarto di costo ieri era di 0,18% per la Spagna e 0,91% per l’Italia, su un arco di cinque anni.


    Significa che circa metà dell’enorme ritardo attuale di Roma su Madrid nell’onere per piazzare il debito ai creditori non è dato dai timori sui conti: le due economie hanno punti di forza e debolezza diversi. Metà di quello scarto, o spread, è dato dal timore che l’Italia torni alla lira. Dunque se il governo di Roma offrisse le stesse certezze di voler restare nell’euro che dà Madrid solo nel 2019 pagherebbe 1,5 miliardi di interessi in meno sul nuovo debito che emette. Il conto si accumula poi di anno in anno. Ma già in questo si libererebbero risorse per far crescere di un quinto l’investimento in università o dare lavoro a 50 mila nuovi insegnanti. E solo chi gioca con il futuro dell’Italia nell’euro sa esattamente perché non succede.
    Pretendi economisti e poi posti fubini , il senso dell'umorismo non ti manca..

  8. #1128
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    Predefinito Re: La bufala dei mini-bot

    Citazione Originariamente Scritto da Biordo Visualizza Messaggio


    Osservatori e investitori in tutto ne hanno concluso che la risoluzione parlamentare che li auspica,
    in modo sorprendentemente bipartizan,
    ha un obiettivo diverso: avviare una sorta di moneta parallela per preparare il Paese all’euro-exit,
    o minacciare Bruxelles con quest’opzione nucleare ora che una procedura sul debito è molto vicina.
    non è sorprendentemente bipartisan,
    ma sorprendentemente realista per tutti i partiti,
    consci del fatto che non si esce dalla crisi
    con le ricette della troika.

    un paese che da 70 anni ha usato l'inflazione
    in senso competitivo, non può aderire a schemi
    economici di rigidità, attraverso delle regole,
    che non sono e non possono essere applicate,
    perchè del tutto estranee alle condizioni socio economiche
    del paese.

    ora finalmente si potrà trattare senza infingimenti,
    con la ue, la bce e ogni altro organismo che finalmente
    prenda atto del colossale errore compiuto, nel formare un club
    di paesi, agli antipodi rispetto a ciò che le regole imponevano.

    comunque, meglio tardi che mai.

  9. #1129
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    Predefinito Re: La bufala dei mini-bot

    Citazione Originariamente Scritto da TheLastOfUs Visualizza Messaggio
    Per il Nobel Stiglitz l'Italia deve uscire dall'euro: "I vantaggi sono chiari"

    https://europa.today.it/attualita/st...ro-italia.html
    Si come no... perfino lui, tra gli anti-euro per eccellenza, dice che l’italexit è un’ultima spiaggia e che per l’italia è meglio restare

    https://www.ilsole24ore.com/art/fina...?uuid=AEpvLEIF

  10. #1130
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    Predefinito Re: La bufala dei mini-bot

    Citazione Originariamente Scritto da Maxadhego Visualizza Messaggio
    non è sorprendentemente bipartisan,
    ma sorprendentemente realista per tutti i partiti,
    consci del fatto che non si esce dalla crisi
    con le ricette della troika.

    un paese che da 70 anni ha usato l'inflazione
    in senso competitivo, non può aderire a schemi
    economici di rigidità, attraverso delle regole,
    che non sono e non possono essere applicate,
    perchè del tutto estranee alle condizioni socio economiche
    del paese.

    ora finalmente si potrà trattare senza infingimenti,
    con la ue, la bce e ogni altro organismo che finalmente
    prenda atto del colossale errore compiuto, nel formare un club
    di paesi, agli antipodi rispetto a ciò che le regole imponevano.

    comunque, meglio tardi che mai.
    veramente l'inflazione in Italia negli anni 50 e 60 era piuttosto bassa, talvolta anche negativa, con un picco al 7% solo al tempo della congiuntura. difficile sostenere che in quel periodo la competitività passasse attraverso l'inflazione

 

 
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