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Discussione: Le truffe cristiane

  1. #1
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    Predefinito Le truffe cristiane

    Costantino fu uno dei peggiori e sanguiinari Imperatori, uccise cognati, moglie, figlio. A sua volta figlio di una prostituta:Elena che entrò nella corte di Costanzo Cloro. Ricordo che la versione ufficiale data dalla chiesa prima della battaglia di Ponte Milvio parlava di un sogno dove appariva al futuro sanguinario imperatore, la croce, simbolo che in fretta e furia sarà impresso sugli scudi, sottolineando che non è una croce ma una X, che già era presente in precedenza, diremo che si è aggiunto solo la P.
    Ieri vedendo un programma su Costantino ho appreso una altra versione, non si parla più di sogno ma di una palla di fuoco che appare in cielo di giorno e sembra potesse essere una meteora, che induce Costantino a sigillare magicamente gli scudi prima della battaglia: bugie su bugie. La chiesa di Roma ha fondato il suo potere sulla menzogna. Il famoso motto "Dio e con noi" nasce proprio nella battaglia di Ponte Milvio, nemmeno i pagani erano così spudorati da confezionarsi un dio a proprio uso e consumo, demenziale. Una ultima cosa: sull'arco di Costantino non esiste il più che piccolo e minimo riferimento al cristianesimo.
    Nel pronao di San Giovanni in laterano è presente la statua dell'imperatore Costantino come gratificazione per lla donazione, che però era un falso conclamato! Come al solito i cristiani sono smascherati, dei millantatori che fondano la loro religione non sui miti ma su bugie maldestre!

  2. #2
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    Predefinito Re: Le truffe cristiane

    LA GUERRA FRA I MONOTEISMI

    “Costantino simbolo della tolleranza religiosa? Una truffa, vero il contrario”
    Il rabbino capo di Roma contro l’uso strumentale della figura dell’imperatore in vista delle celebrazioni: “Per ebrei e non cristiani prezzo di sangue altissimo”
    ?Costantino simbolo della tolleranza religiosa? Una truffa, vero il contrario? - La Stampa

  3. #3
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    Predefinito Re: Le truffe cristiane

    COSTANTINO IL GRANDE



    Tutti hanno sentito parlare di Costantino come “fondatore” della Chiesa Cattolica, o meglio del fatto che grazie a lui i cristiani, che sino a quel momento erano stati perseguitati e costretti a celebrare i loro riti nei sotterranei delle catacombe, finalmente furono in grado di uscire allo scoperto e la loro religione diventò addirittura la “religione dell’impero romano”.

    E’ sicuramente una storia a lieto fine... ma se fosse solo una STORIA?

    … E se non fosse vero?Se questa versione dei fatti ci è stata raccontata in maniera talmente distorta da essere esattamente l’opposto di quello che effettivamente è successo a quei tempi?

    Iniziamo a studiare la figura di questo grande imperatore romano chiamato COSTANTINO.

    Flavio Valerio Aurelio Costantino, conosciuto anche come “Costantino il Grande” o “Costantino I”, nacque a Naissus il 27 febbraio 274e morì a Nicomedia il 22 maggio 337.

    Fu imperatore romano dal 306 alla sua morte.

    Che non abbiano raccontato proprio tutta la verità su di lui comincia a venire in mente quando ci si accorgeche Costantino è considerato santo e “simile agli apostoli” dalla Chiesa cristiana ortodossa e daalcune Chiese orientali cattoliche... eppure il suo nome non è presente nel Martyrologium Romanum, il catalogo ufficiale dei santi riconosciuti dalla Chiesa Cattolica. Come se la Chiesa Cattolica lo avesse fatto Santo in quanto “fondatore” della stessa, ma sapesse cose sul suo conto che gli hanno impedito di essere scritto nell’elenco dei santi “canonizzati”.

    Ma chi era VERAMENTE Costantino.

    Pur essendo un personaggio arcinoto, di lui si sa stranamente molto poco.

    Le fonti primarie sulla vita di Costantino e le sue relative vicende da imperatore devono essere prese con le dovute cautele.

    Infatti gli storici più antichi che ci hanno tramandato la storia di Costantino lo hanno fatto influenzati dai propri rapporti con lui. Godendo della sua attiva “protezione”, hanno descritto le sue azioni in maniera “enfaticamente glorificatrice” (Eusebio di Cesarea, Lattanzio) o, per contro, da acerrimi nemici o semplicemente non “in linea” con la storiografia imperante a quei tempi, come Zosimo e Ottato di Milevi.

    Era figlio di Costanzo Cloro e della sua compagna Elena. Si conosce pochissimo della sua gioventù: perfino la sua data di nascita è incerta, mentre si ha una descrizione della sua statura, definita “imponente”, in grado di terrorizzare i suoi coetanei, ed era detto “Trachala” per il suo largo collo.

    L’impero romano a quei tempi era diviso in 4 parti e fu affidato a 2 imperatori e a 2 vice-imperatori o Cesari. Costantino era figlio di uno di questi 4 “capi” (il padre Costanzo Cloro abitava in Germania). Per evitare scherzi il Tetrarca “rivale” dell’impero d’oriente, con la scusa di fargli conoscere i lustri e gli sfarzi della sua corte, lo tenne praticamente prigioniero (come riscatto) per una quindicina d’anni. In questa gabbia dorata, ed al fine di consolidare le due famiglie, gli diede in sposa sua figlia, diventando suo suocero.

    Giunto alla maggiore età, con la scusa di andare a trovare suo padre, che non vedeva da molto tempo, si recò in Germania portandosi dietro la moglie. Il suocero glielo concesse in quanto ormai aveva legato stabilmente le due famiglie (almeno così credeva).

    La sera del suo arrivo in Germania Costantino uccide il padre e si fa eleggere dalle sue legioni come suo successore.

    In questo modo diventa uno dei “magnifici 4”.

    Ne mancavano 3... ed uno di questi era proprio suo suocero Massimiano.

    Lo invita quindi a passare qualche giornata a mare, a Marsiglia.

    Quando arriva, lo fa dapprima imprigionare, e poi lo uccide.

    Cerca, immediatamente dopo, di far uccidere il figlio, Massenzio, ma senza riuscirvi.

    Massenzio fugge e subentra al ruolo del padre.

    Si concentra quindi sugli altri due, Massimino Daia e Licino, cognato di Massenzio.

    Idea geniale: si allea con Licino fingendo di dargli il dominio di tutto l’oriente, e gli da in sposa sua figlia Costanza. Matrimonio celebrato a Milano (ritorneremo su questo punto, per chiarire meglio cosa avvenne aMilano in quell’occasione. Questa occasione di essere entrambi nella stessa città avrebbe indotto Costantino apromulgare il famoso ”editto di Milano”, che avrebbe riconosciuto la religione cristiana. Falso).

    Licino quindi come da accordi sfida in battaglia e sconfigge Massimino Daia, che muore.

    A questo punto rimanevano solo due rivali al potere ASSOLUTO: Licino e Massenzio, entrambi cognati.

    La lotta con Licino si protrasse dal 313 al 324, ed alla fine fu sconfitto a Crisopoli ed ucciso.

    Ne rimaneva solo UNO!

    E’ la battaglia decisiva quella nei pressi del ponte Milvio a Roma, il 28 ottobre del 312: la famosa battaglia dell’ IN HOC SIGNO VINCES.

    A quel punto Costantino diventa l’UNICO IMPERATORE dell’intero impero romano.

    Per arrivare a questa posizione c’erano voluti 18 anni di trattati, congiure, alleanze, matrimoni combinati e delitti familiari.

    Avendo finalmente riunito TUTTO il potere economico dell’impero romano in una sola persona (la sua) gli venne la felice idea di riunire anche l’intero potere “religioso” in una sola persona (la sua).

    Vi erano infatti diverse religioni diffuse a macchia d’olio in tutto l’impero, tra cui quella cristiana... forse quella col numero più esiguo di persone, in quanto Diocleziano aveva effettuato un’intensissima campagna di persecuzione, che si era rivelata molto efficace.

    Per la legislazione romana l’imperatore riuniva sia il potere politico che quello religioso. Costantino quindi decise di fondare una nuova religione in cui confluissero tutte quelle presenti allora, e per questo chiamò questa chiesa CATTOLICA, cioè universale.

    Il Dio da adorare era ovviamente LUI!

    Per essere sicuro che la SUA chiesa avesse sèguito impose l’edificazione di chiese in tutte le parti del suo impero e assunse persone che obbligassero i fedeli a “cambiare” religione.

    Per dare maggiore solennità e credibilità fece inventare inni e musiche da essere suonate e cantate nelle varie processioni. Inni e musiche che inneggiavano la sua persona e di cui ci sono rimaste tracce.

    Prima di Costantino i simboli usati dai VERI cristiani erano: il Pavone, l’Ancora, il Pesce, ecc.

    E la croce? Aveva impostato la sua chiesa a Roma (dove vi è l’attuale Vaticano) esattamente come un tempio Greco,dotato sempre di una statua COLOSSALE all’ingresso che incutesse timore a chi entrava.

    Ebbene Costantino volle strafare e si fece costruire una statua a sua immagine alta oltre 12 metri (testa e mano si possono ancora ammirare nei musei capitolini. Alte entrambe oltre 2 metri. (Come mostrato dalle foto allegate)

    Tralascio buona parte della sua rimanente vita per passare alla sua fine.

    Già mentre era sul letto di morte iniziò tra i suoi figli una lotta acerrima alla sua successione (talis pater-talis filii), che durò decine d’anni.

    In questo marasma di non regno, che fine fecero le chiese della sua nuova religione Cattolica?

    I capi di queste chiese si riunirono e studiarono la situazione che non era delle più felici... era morto il LORO DIO!

    Che cosa avrebbero fatto? Occorreva sostituire il Dio Costantino con un altro che potesse garantire che non morisse dopo 20 anni!

    Costantino aveva lasciato per il mantenimento delle sue chiese una cospicua eredità, ma si sarebbe presto esaurita. Quindi, si inventarono di sana pianta una specie di “TESTAMENTO DI COSTANTINO”.

    All’insaputa di tutti, sopratutto dei suoi veri eredi, fecero uscire una bella pergamena con tanto di firma “autografa” di Costantino in cui lui REGALAVA praticamente metà del suo impero alla sua Chiesa, che in questo modo si trovò a non avere più problemi economici da li ai successivi... 2000 anni!

    Questo testamento non fu messo in discussione al momento, ma da una sua rilettura storica in medioevo fu considerato la più clamorosa “truffa” perpetrata nella storia italiana (almeno solo per il valore economico del “furto”), ma ormai in quel periodo il potere della chiesa “cattolica” era “capillare”.

    Quindi tra la fine del ‘300 e gli inizi del ‘400 era necessario riuscire a capire in cosa dovesse credere questa religione. Vi furono diverse riunioni, e coloro che vi parteciparono furono denominati i “Padri fondatori” della chiesa cattolica.

    In quel periodo si decisero quali testi biblici accettare e quale escludere, e furono eliminati tutti quelli che davano di Gesù una versione “umana”, privilegiando quella DIVINA.

    Avevano bisogno di un dio da adorare, e non di un “martire”.

    Poiché una delle religioni più diffuse allora era l’Arianesimo col culto del dio Mitra (dio Sole), ebbene il nuovo dio ne ricalcò pedissequamente le gesta, come la nascita in una mangiatoia da una vergine il 25 dicembre.

    Tutto molto giusto... ma sarà vero?

    Consideriamo che la storia l’hanno scritta i vincitori.

    Non abbiamo testi contemporanei ai fatti, ma solo quelli che A POSTERIORI hanno ricostruito gli eventi dando una loro versione dei fatti.

    Da diversi anni stanno venendo alla luce scritti, reperti storici che mettono in discussione molte di queste certezze.

    Sulla religiosità di Costantino e la sua estraneità alla religione cristiana giova tenere conto di alcune cose:

    Costantino non volle MAI battezzarsi, e non lo fece neppure in punto di morte ( si conoscono ben 6 presunti battesimi di Costantino, tutti ovviamente non veri. Analizzati più avanti).

    Il famoso editto di Milano del febbraio 313, che sarebbe stato fatto da Licino e Costantino, non ha alcuna consistenza storica. L’editto fu emanato dal solo Licino e valeva solamente per l’Oriente, di cui Licino era uno dei due Cesari. L’Editto di Milano se lo inventarono alcuni secoli dopo gli storiografi cattolici, regalando a Costantino una benemerenza indebita ed immeritata.

    Costantino non fondò nessuna chiesa CRISTIANA, ma solo chiese destinate a diventare l’unica religione del mondo allora conosciuto, chiamata Cattolica (cioè universale). Questa chiesa era del tutto PAGANA ed il dio adorato era lui, il dio Sole - Costantino.

    L’attuale basilica di S. Giovanni in Luterano in Roma, quella di S. Pietro in Vaticano e tante altre erano TUTTE dedicate a Nostro Domine: Costantino.

    Costantino, come tutti i suoi predecessori, volle essere adorato pubblicamente nei Fori di tutte le più grandi città, nelle pubbliche vie ma sopratutto all’interno delle sue chiese.

    L’abside di tutte le chiese da lui fondate era rigorosamente riservato a lui ed al suo trono, quando presenziava alle celebrazioni. Per tantissimo tempo quel luogo venne chiamato “Sancta Santorum”. Quando però lui non era presente veniva surrogato col nome di “Sancta Sedes”. Il vescovo ed il clero non potevano entrare nell’abside e prendervi posto. Essi sedevano sulla navata centrale: l’Abside divenne solo molti secoli dopo “praesbyterium”.

    Nell’abside, oltre alla statua colossale dell’imperatore (come già detto quella del vaticano era di 12 metri), troneggiavano affreschi e mosaici raffiguranti unicamente immagini dell’imperatore e della sua famiglia. A volte veniva raffigurata anche una divinità concorrente, quando per motivi politici riteneva opportuno “gemellarsi”. In tal caso Costantino diventava il “nuovo Ercole”, il “nuovo dio Sole”, “il nuovo dio Mitra”, “il nuovo DIO GESU’” (di ciò vi sono prove archeologiche emerse nei vari scavi in tutte le provincie romane).





    CHIESA CATTOLICA

    E CHIESA CRISTIANA

    Molti confondono la chiesa CRISTIANA con la chiesa CATTOLICA fondata da Costantino.

    La chiesa cristiana è quella che ha fondato Cristo in persona.

    Però dopo la riforma del 1517, per distinguerle da quella CATTOLICA, si chiamarono “cristiane” tutte quelle chiese che si “ispiravano” agli ideali di Cristo, e la chiesa riprese il nome di CATTOLICA, che gli era stata attribuita dal cosiddetto “fondatore” Costantino.

    … E si diedero queste definizioni.

    Chiesa Protocattolica, dal 315 al 365;

    Chiesa Deyterocattolica, dal 365 agli inizi del secolo VIII;

    Chiesa Cattolicopapale, dal secolo VIII al 1054;

    Chiesa Cattolica Romana, dal 16 luglio del 1054 al 1122;

    Chiesa Cattolicocristiana, dal 1122 ai nostri giorni.





    CONTRADDIZIONI


    Tutti gli esperti di archeologia e storia cristiana sanno che Costantino considerava tutti gli dei dell’Olimpo e lo stesso Gesù Cristo suoi “colleghi”, e i primi dodici apostoli come suoi “ministri” o comunque suoi “dipendenti”. Per questo si fregiò del titolo di “Episcopos ton ectos”, Vescoco esterno o dall’alto, e successivamente di “Triscadecatos apostolos”, tredicesimo apostolo.

    Si conoscono dei riti che aveva fatto istituire a Costantinopoli dove, nel solstizio d’inverno, si faceva trovare prima dell’alba davanti al suo tempio, in modo da farsi inondare dai raggi del sole nascente... da lì partiva una processione che faceva tre giri intorno alla chiesa prima di entrarvi. Durante questa processione si cantavano inni unicamente inneggianti alle doti magnifiche di Costantino - “novello Dio Sole” (sono sopravvissuti pochi frammenti di pergamena in greco riferiti a questi riti).



    COSTANTINO E L’EDITTO DI MILANO



    L’editto di Milano non è stato fatto a Milano ma da Licino in Nicomedia (sua capitale) che, rientrato nei suoi territori, decise di promulgare un editto di “tolleranza” verso i cristiani.

    Gli storici successivi hanno voluto agganciare alla volontà di Costantino questa “apertura” ai Cristiani, attribuendogli una sua “pressione” nei confronti di Licino quando venne a trovarlo a Milano (in occasione del matrimonio con sua figlia), ma ciò è totalmente arbitrario e senza alcuna prova storica.

    Molto più realistico è invece ritenere che il fulcro dell’accordo tra Costantino e Licino fosse la spartizione dell’impero romano e la volontà di far fuori Massimino Daia, come detentore di metà dell’Impero Romano d’Oriente.

    Ma l’importanza di questo “editto di Tolleranza” di Licino è praticamente pari a ZERO, in quanto Licino non fece altro che confermare l’editto dell’imperatore Galerio, che qualche anno prima aveva promulgato (lui si!) un’indulgenza ai pochi cristiani che erano rimasti, poiché cito: “Assecondato un capriccio erano stati presi da follia e non obbedivano più alle antiche usanze [...] In nome di tale indulgenza, essi farebbero bene a pregare il loro Dio per la Nostra salvezza, per quella della Repubblica e per la loro città, affinché la Repubblica possa continuare ad esistere integra e loro vivere tranquilli nelle loro case”.

    Cosa c’entra dunque Costantino con L’editto di Milano? NULLA!

    Praticamente Licino, ritornando in patria (impero d’oriente), ha CONFERMATO l’indulgenza che Galerio aveva concesso ai cristiani dell’Impero Romano d’Occidente. Ma il MERITO di tutto ciò se lo è preso Costantino.



    COSTANTINO E IL SUO BATTESIMO “CRISTIANO”



    Come si è già detto, Costantino non era proprio quello stinco di santo, docile come un agnellino, che la storiografia ci ha dipinto.

    E’ stato un imperatore romano tra i più sanguinari, che non ha esitato ad uccidere metà della sua famiglia solo per poter accedere a QUEL posto di comando.

    L’impresa, meditata a lungo, gli ha richiesto oltre 18 anni di omicidi per arrivare a diventare l’unico imperatore romano.

    Caratteristica di un imperatore romano era il controllo della parte “economica” dell’impero e di quella spirituale, in quanto diventava un dio da adorare e riverire.

    Pensare che un personaggio di questo tipo rinunciasse alla sua “divinità”, inchinandosi ad una delle tante divinità delle religioni allora imperanti nelle sue terre, significava anche PERDERE IMMEDIATAMENTE anche il dominio POLITICO ed ECONOMICO per cui tanto aveva lottato.

    Il Battesimo cristiano di Costantino è quindi un FALSO costruito apposta per “rifargli il look” come fondatore della chiesa Cattolica... da parte di storici di parte.

    Vi sono 6 storici (almeno quelli a me noti) che hanno voluto descrivere il presunto battesimo di Costantino. Descriverò la loro tesi e dimostrerò come sia falsa.

    1. Eusebio di Cesarea, considerato il biografo “ufficiale” di Costantino, nella sua “Vita di Costantino” ci dice che nell’anno 337 d. C. l’imperatore, all’età di 57 anni, reggeva saldamente l’impero romano da oltre 24 anni in modo indisturbato. Si trovava nel palazzo imperiale di Nicomedia ed era in procinto di partire per una spedizione militare contro l’imperatore persiano Shahpur II, quando si ammalò improvvisamente. Il medico di corte lo convinse a rinunciare a partire e gli consigliò un ciclo di cure termali alle terme di Ancirone. Ma queste non gli giovarono affatto... anzi si aggravò, e dopo ESSERE STATO BATTEZZATO dal vescovo ARIANO di Nicodemia, di nome Eusebio, morì improvvisamente il 27 maggio del 337 (bibliografia Eusebio di Cesarea, “Vita di Costantino I”, capitolo IV, pag. 63). Da questa versione dei fatti risulta quindi che il luogo del battesimo di Costantino fu Nicomedia, l’attuale Izmit in Turchia, capitale della Bitinia, e che il giorno del battesimo fu il 27 maggio del 337. Riprenderemo questa informazione più avanti.

    2. La seconda versione è quella del vertice cattolico, il quale sostiene, UFFICIALMENTE e da SEMPRE, che l’imperatore Costantino fu battezzato in Laterano a Roma da Silvestro nell’anno 313. A sostegno di quanto sopra, si può constatare questa informazione recandosi a Roma e leggendo l’epigrafe alla base dell’obelisco di Piazza S. Giovanni in Laterano: “Costantinum per crucem victor a s. silvestro hic baptizatus crucis gloriam propagavit” Per i non cultori del latino, “Costantino, dopo aver vinto per mezzo della croce, qui battezzato da san Silvestro, propagò la gloria della croce”. Questa versione è quella “ufficiale” della chiesa cattolica, che l’ha inserita anche nel famoso Testamento di Costantino (clamoroso falso). Anzi, in quel testo si dichiara che Costantino si fosse ammalato di peste e fu guarito miracolosamente da Papa Silvestro, e per riconoscenza si fece battezzare in Vaticano. Per inciso e per correttezza storica, nel 313 d. C. era vescovo di Roma un certo africano Melchiade o Milziade (311-314 d. C.), e assolutamente non Silvestro!

    3. Terza ipotesi: lo storico Antonino Lopes, nel suo libro “I Papi, la vita dei pontefici attraverso 2000 anni di storia”, (Futura edizione, Roma 1997, pag.11) ci dice che Costantino non fu battezzato né a Nicomedia di Bitinia, né in Vaticano... bensì a Gerusalemme in Palestina, in occasione della consacrazione della chiesa del Santo Sepolcro voluta da sua madre S. Elena sul Calvario. Si noti che di questa affermazione, che contrasta e di parecchio con tutto quello che si sa da sempre, non viene fornita alcuna indicazione su dove abbia tratto questa tesi.

    4. Quarta ipotesi: è quella del Mons. G. B. Proja, canonico della Basilica Lateranense di Roma, nel suo libro “il Battestero Lateranense (Tipografia Trullo, Roma 1999, pag. 12). Cito “Costantino ebbe il desiderio di ricevere il battesimo, e per questo voleva recarsi nel Giordano, ma non se ne fece nulla. Le preoccupazioni dell’impero lo tenevano legato. Fu però battezzato QUALCHE GIORNO PRIMA DI MORIRE dal vescovo Eusebio a Nicomedia, il 22 maggio del 337. Poiché però ai cristiani dei primi secoli e del medioevo sembrava impossibile che un imperatore tanto benemerito della Fede non fosse neanche battezzato, sorsero fantasiose narrazioni sul suo battesimo, amministratogli da Silvestro papa come si evince sia sulla scritta dell’obelisco, sia in una pittura nel transetto della Basilica Lateranense”. In base alla tesi di Mons. G. B. Proja la data esatta del battesimo di Costantino fu il 22 maggio del337, al posto del 27, data della sua morte e riferita da Eusebio di Cesarea... COME MAI? Questo solo per impedire che si pensasse che Costantino fosse stato battezzato in “Articulo Mortis”, cioè in punto di morte e quindi senza la sua piena volontà... come invece faceva sottintendere lo storico Eusebio. In base a questa tesi Costantino avrebbe abbracciato la fede Cristiana 5 giorni prima di morire, facendosi battezzare!

    5. Quinta Tesi, quella che storicamente è stata da sempre accettata (quella prima di Eusebio), che dichiara che il battesimo sia giunto in punto di morte. Ma molti altri testi, altrettanto storici, dichiarano come Costantino abbia SEMPRE RIFIUTATO, in vita, il battesimo. Eppure, nella citata “Vita di Costantino” di Eusebio, si legge questa dichiarazione testuale dello stesso Costantino: “Io avevo in mente di recarmi al Giordano, nelle quali il Signore nostro Salvatore si dice abbia ricevuto il lavacro per nostro modello; ma Dio, che sa quel che conviene, già da ora ce ne giudica degni. Che se il Signore della vita e della morte voglia che io viva qui, ed è stato deciso una volta per sempre che così per il resto della mia vita io venga annoverato nel gregge del popolo di Dio e partecipi alle orazioni in comune, stando nella ecclesia insieme con tutti gli altri, avrò assegnato a me stesso le leggi di vita convenienti a Dio”. Un vero “angioletto”. Ma saranno parole VERAMENTE pronunciate da Costantino scritte frettolosamente su qualche tavoletta di cera o pergamena e rinvenuta dallo storico Eusebio? ...o scritte di sana pianta secoli dopo e a lui attribuite? Giova ricordare che il suo “storico ufficiale”, Eusebio di Cesarea, era contemporaneo di Costantino. Ma come tutti sanno i libri sono scritti con la carta o con la pergamena, materiali deperibili. Infatti questi suoi scritti ci sono pervenuti solo dopo diverse RISCRITTURE fatte da frati emanuensi che ce li hanno tramandati. Non si conoscono infatti testi di Eusebio più antichi del VII secolo d. C., epoca in cui la chiesa Cattolica aveva ampiamente consolidato il suo potere “temporale” e abbondantemente rimaneggiato la storiografia costantiniana.

    6. ULTIMA TESI: l’imperatore Costantino non solo non aveva nessuna voglia di battezzarsi ma, come si è detto prima, NON POTEVA farlo senza perdere i suoi attributi di imperatore. Nel Diritto Romano era espressamente vietato che un Augustus (Dio in terra) potesse autodefinirsi un “uomo qualsiasi”. Questo in forza di uno specifico editto entrato in vigore nella Costituzione Imperiale Romana grazie a Diocleziano, per sé e per i suoi successori, con tutte le conseguenze penali e civili che ne scaturivano. Nell’ottica del diritto romano, se Costantino si fosse battezzato avrebbe commesso un gesto irresponsabile e folle... quello di un dio che diventava SERVO di un altro dio nel Pantheon delle divinità romane. Questo, qualunque giurista romano lo sapeva e lo capiva perfettamente. Infatti lo scrittore cristiano Tertulliano, che era anche un avvocato ed esperto in diritto, in proposito scrive che per un imperatore romano era impossibile che potesse diventare cristiano; infatti, abbracciando la fede cristiana, avrebbe cessato di esercitare il suo potere sovrano. Anche Salvatore calderone, che ha condotto lunghi studi sui rapporti di Costantino col cristianesimo, così afferma nel suo libro (“Costantino ed il Cattolicesimo”, Vol I, Firenze Le Monnier, 1962, Prologo, p. XXXVII-XXXXVIII ): “Costantino, in quanto “imperator” e quindi capo dello stato, non può far parte di una ecclesia, e per questo deve ritardare il battesimo il più possibile. Infatti il Cesare che diventa cristiano cessa di essere dio”.



    Dopo tutta questa lunga trattazione, la mia personale opinione è che Costantino non solo non avesse potuto battezzarsi in vita, ma che questa idea non gli sia MAI passata neanche per l’anticamera del cervello, in quanto la chiesa Cattolica, che aveva fondato e che esisteva quando lui era in vita, non adorava Gesù Cristo ma LUI!

    Solo dopo la sua morte i responsabili delle numerose chiese da lui fondate si sono trovati nella necessità di sostituire il protagonista del loro culto con qualche altra “divinità”... e lui è rimasto nella storia come il “padre fondatore” della chiesa Cattolica, che nel frattempo si era “EVOLUTA” e trasformata!

    Che la folgorante idea di abbracciare la fede Cristiana sia venuta a Costantino la notte prima della famosa battaglia di Ponte Milvio (dopo aver sognato il simbolo della croce in cielo ed una voce che gli diceva “in hoc signo vinces”, con questo segno vincerai) non sia stata proprio così “folgorante” ce lo dicono alcuni altri indizi.

    Per svariati anni dopo la famosa battaglia di Ponte Milvio le zecche orientali (Alessandria, Antiochia, Cyzicus, Nicomedia, ecc.) continuarono a produrre monete dedicate a Giove salvatore (“Iovi conservatori”); nello stesso periodo le monete delle zecche occidentali (Arles, Londra, Lione, Augusta Treverorum, Pavia, ecc) continuarono a coniare monete dedicate al Sole invitto “compagno”.

    L’attributo “compagno”, che manca in monete analoghe di precedenti imperatori, è singolare e occorre chiedersene il significato. Normalmente viene interpretato come “al compagno (di Costantino), il Sole Invitto”; indicherebbe quindi una indiretta deificazione dell’imperatore stesso. Il vero significato, però, potrebbe anche essere completamente diverso. Nell’età imperiale, infatti, la parola latina “comes”, oltre che “compagno” indicava un funzionario imperiale e perciò da essa è derivato il titolo nobiliare conte. Alle orecchie dei cristiani, quindi, questa strana legenda poteva ricordare che il sole non era un dio, ma una potenza subordinata alla divinità suprema. A sua volta l’imperatore si presentava come l’autorità suprema in terra allo stesso modo come il sole lo era in cielo; autorità, però, entrambe subordinate.

    Questa interpretazione è confermata dall’emissione del 316 (durante la prima guerra civile contro il pagano Licinio), la cui legenda recita “SOLI INVIC COM DN” (soli invicto comiti domini), che potrebbe essere tradotto come “al sole invitto compagno del signore”, ma che sembra più logico tradurre “al sole invitto, ministro del Signore”. Le monete in questo periodo con simboli cristiani (o supposti tali) sono rare e costituiscono solo circa l’1% delle tipologie conosciute.


    IN HOC SIGNO VINCES



    Ecco un’altra “storiella” inventata a posteriori per far presa nell’immaginario collettivo e dare un imprinting divino alla conversione cristiana di Costantino (che non avvenne mai).

    La vittoria di Costantino su Massenzio era già stata raccontata da Eusebio in un’altra sua opera, la “Storia Ecclesiastica”. La narrazione fu scritta poco dopo i fatti (anche se l’opera fu completata con un altro libro nel decennio successivo), quando Eusebio non aveva ancora conosciuto Costantino. In quest’opera manca qualunque evento prodigioso. Eusebio paragona la brutta fine di Massenzio, annegato nel crollo del ponte Milvio, da lui stesso costruito, alla fine del faraone affogato durante l’Esodo del popolo ebraico dall’Egitto, e attribuisce la vittoria di Costantino alla protezione divina.

    La vicenda è trattata anche dallo scrittore cristiano Lattanzio, precettore dei figli di Costantino, nel “De mortibus persecutorum”, opera anch’essa scritta poco dopo i fatti. Egli non menziona alcuna visione prodigiosa, ma riferisce che la notte prima della battaglia Costantino avrebbe ricevuto in sogno l’ordine di mettere sullo scudo dei propri soldati un segnale celeste divino (“coeleste signum dei”), senza specificare chi avesse dato quell’ordine né quale simbolo gli fosse stato ordinato di utilizzare. Il segno concretamente utilizzato da Costantino è descritto da Lattanzio in modo poco chiaro: potrebbe trattarsi non di un Chi-rho (Cristogramma)ma di uno staurogramma.

    Vi è anche un’altra interpretazione: Costantino avrebbe avuto un sogno o una visione mentre visitava il tempio di Apollo-Grannus a Grand, una località sulla via da Treviri a Lione. Costantino avrebbe visto tre “X” o tre corone d’alloro, promessa di un trentennio di vittorie: Vidisti enim, credo, Constantine, Apollinem tuum comitante Victoria coronas tibi laureas afferentem quae tricenum singulae ferunt omen annorum. Si osservi che Apollo era proprio il dio a cui Ottaviano aveva attribuito il merito della vittoria di Anzio.

    Il panegirico sarebbe stato letto a Treviri nel 310 e descriverebbe una visione che, però, sarebbe da collocarsi verso il 309 o prima, in modo che l’emissione di monete costantiniane dedicate al sole invitto, iniziata appunto in quell’anno, possa esserne interpretata come una conferma. La precisione temporale della previsione (il regno di Costantino, mai sconfitto in battaglia, durò esattamente poco più di trent’anni) induce a sospettare che si tratti di una profezia ex post; da collocarsi quindi in contemporaneità alla Vita di Costantino.

    La presenza di eventi prodigiosi e la discordanza fra le diverse versioni degli eventi ha portato a conclusioni contrapposte. Alcuni hanno cercato di conciliare Eusebio e Lattanzio, dando origine alla versione tradizionale, più rappresentata nell’iconografia, che colloca la visione celeste nel giorno precedente la battaglia. Altri hanno ipotizzato che la Vita di Costantino non sia opera di Eusebio o comunque sia stata interpolata dalla tradizione ecclesiastica. Altri ancora hanno polemizzato se la profezia cristiana sia stata ricalcata su quella pagana o viceversa.

    Secondo alcuni storici la leggenda del sogno di Costantino ha una base nel fatto che in quel periodo nell’esercito romano era particolarmente diffuso il culto del dio orientale del sole Mithra, identificato sincreticamente con il Sol Invictus. I suoi fedeli dipingevano sullo scudo il suo simbolo (formato da una croce sovrapposta ad una X, con al centro un cerchio), simile al chi-rho (X-R).

    La leggenda della visione di Costantino andrebbe quindi vista, storicamente, come trasformazione di una leggenda in origine pagana, che attribuiva non a Gesù bensì al Sole Invitto in persona, venerato dalla casta militare, l’apparizione nel luogo più logico, il cielo, assicurando la vittoria a Costantino e chiedendogli che fosse fatto quanto i soldati spontaneamente già facevano, ovvero dipingere il proprio simbolo sugli scudi.

    E in effetti una delle due fonti della pia leggenda, Eusebio di Cesarea, specifica addirittura che il simbolo apparve a Costantino sovraimpresso al sole.

    Dopo la scomparsa di Costantino, la cui autentica conversione al Cristianesimo è posta in dubbio da molti storici, la leggenda sarebbe stata cristianizzata, adattando l’episodio ai simboli della nuova religione ormai trionfante.

    In una successiva memoria agiografica dell’imperatore, che Eusebio scrisse dopo la morte di Costantino (“Sulla vita di Costantino”, ca. 337-339), l’apparizione miracolosa avvenne quando gli eserciti si incontrarono sul Ponte Milvio. In quest’ultima versione l’imperatore aveva meditato sulla questione logica delle sfortune che accadono agli eserciti che invocano l’aiuto di molti dei, e decise di cercare l’aiuto divino per l’imminente battaglia, dal “Solo Dio”. A mezzogiorno Costantino vide una croce di luce sovrimpressa al Sole. Attaccata ad essa c’era la scritta “In hoc signo vinces”. Non solo Costantino, ma l’intera armata avrebbe visto il miracolo.

    Per giustificare la nuova versione degli eventi, Eusebio scrisse nella “Vita” che Costantino stesso gli avrebbe raccontato questa storia, “e la confermò con dei giuramenti”, in tarda età “quando fui ritenuto degno della sua conoscenza e compagnia”. “In effetti - dice Eusebio - se avesse raccontato questa storia chiunque altro, non sarebbe stato facile accettarla”. Lo storico Ramsey MacMullen, moderno biografo di Costantino, spiega:

    “Se la scritta fosse stata vista in cielo, fu vista da oltre 40.000 uomini... il vero miracolo risiederebbe nel loro silenzio sull’accaduto” (Costantine, 1969).

    Sta di fatto che tra i molti soldati raffigurati sull’Arco di Costantino, che venne eretto solo tre anni dopo la battaglia, il labarum con il “Cristogramma” non compare assolutamente, né è presente alcun indizio della miracolosa affermazione di protezione divina che era stata testimoniata, dice Eusebio, da cosi tanti. Se si crede al racconto di Eusebio, sarebbe andata sprecata inspiegabilmente una grandiosa opportunità per il tipo di propaganda politica che l’Arco era stato espressamente costruito per presentare.

    Riepilogando, mentre la “storia” del segno prodigioso visto in cielo che ha dato un imprinting divina alla vittoria di Costantino e quindi alla sua legittimità nell’assumere il potere su tutto l’impero romano è testimoniato da scritti (Eusebio o Lattanzio) pervenuti in forma “cartacea” solo a partire dal VII d.C., il bassorilievo realizzato proprio per inneggiare alla vittoria di Costantino (con lui stesso come committente) non fa alcuna memoria di questo evento prestigioso.

    A chi credere?

    La sua iscrizione dice che l’imperatore aveva salvato la res publica INSTINCTU DIVINITATIS MENTIS MAGNITUDINE (“per istinto [o impulso] della divinità e per grandezza della mente”). Quale divinità non viene specificato, anche se Sol Invictus - il Sole Invincibile (identificabile anche con Apollo o Mitra) - è iscritto sul conio costantiniano del periodo.

    Analizzando questo bassorilievo della Battaglia di Ponte Milvio (“Proelium”), sul lato meridionale si nota all’estrema sinistra il ponte Milvio con una personificazione del Tevere che si affaccia mentre passa Costantino tra la Virtus e la Vittoria; segue il massacro e annegamento dei cataphractrarii di Massenzio da parte della cavalleria costantiniana; all’estrema destra i trombettieri dell’esercito vincitore richiamano le truppe.

    Nessun segno del Cristogramma, o Staurogramma o qualsiasi altra croce raffigurata sugli scudi, mentre (ripetiamo) in quegli anni Costantino batteva monete che lo ritraevano insieme al “sol invictus” di mitriana memoria.



    LA NUOVA CHIESA CATTOLICA



    Alla morte di Costantino (senza battesimo) i ministri della SUA chiesa, che avevano officiato culti inneggianti alla sua persona, si sono ritrovati senza ulteriori finanziamenti e senza il soggetto stesso del loro culto.

    Mentre gli eredi legittimi dell’impero di Costantino si uccidono a vicenda (degni figli di tale padre), per risolvere i loro problemi immediati di sussistenza economica “fabbricano” un falso testamento: passato alla storia come “Constitutum Constantini”, ossia “decisione”, “delibera”, “editto”.

    Dopo una nutrita sezione agiografica, il documento recante la data del 30 marzo 315 (ricordiamo che Costantino morì nel 337 d.C.) afferma di riprodurre un editto emesso dall’imperatore romano Costantino I. Con esso, l’imperatore avrebbe concesso al papa Silvestro I e ai suoi successori il primato sui cinque patriarcati (Roma, Costantinopoli, Alessandria d’Egitto, Antiochia e Gerusalemme) e avrebbe attribuito ai pontefici le insegne imperiali e la sovranità temporale su Roma, l’Italia e l’intero Impero Romano d’Occidente. L’editto avrebbe confermato inoltre la donazione di proprietà immobiliari estese fino in Oriente e costituito atto di donazione a Silvestro in persona del palazzo Lateranense.

    La parte del documento su cui si basarono le rivendicazioni papali recita:

    “In considerazione del fatto che il nostro potere imperiale è terreno, noi decretiamo che si debba venerare e onorare la nostra santissima Chiesa Romana e che il Sacro Vescovado del santo Pietro debba essere gloriosamente esaltato sopra il nostro Impero e trono terreno. Il vescovo di Roma deve regnare sopra le quattro principali sedi, Antiochia, Alessandria, Costantinopoli e Gerusalemme, e sopra tutte le chiese di Dio nel mondo... Finalmente noi diamo a Silvestro, Papa universale, il nostro palazzo e tutte le province, palazzi e distretti della città di Roma e dell’Italia e delle regioni occidentali”.

    Seguendo ancora la versione di alcune leggendarie Vite di San Silvestro, il documento presenta la donazione come una ricompensa al “vescovo di Roma” per aver guarito l’imperatore dalla lebbra grazie a un miracolo, con la narrazione di un episodio fittizio tendente a rendere maggiormente accettabile il falso, oltre a screditare i pagani. Nella circostanza inventata si narra dell’imperatore Costantino, che avrebbe contratto la lebbra, e dei sacerdoti pagani che avrebbero costruito una fonte sul Campidoglio, tentando di persuaderlo a riempirla con il sangue di bambini: Costantino avrebbe dovuto bagnarsi nel sangue ancora caldo e sarebbe guarito. L’imperatore avrebbe avuto compassione nei confronti delle lacrime versate dalle madri dei bambini scelti per il sacrificio e avrebbe rimandato tutti a casa, colmandoli di doni. Quella stessa notte avrebbe incontrato in sogno gli apostoli Pietro e Paolo che gli avrebbero detto di mettersi in contatto con Silvestro, a quel tempo eremita sul monte Soratte: egli gli avrebbe mostrato una fonte miracolosa che lo avrebbe mondato, poi avrebbe dovuto restaurare le chiese cristiane in tutto il mondo, smettere di pregare gli idoli e adorare il vero Dio. Costantino fece come gli era stato consigliato: «Quand’ero sul fondo della fonte, vidi una mano toccarmi dal cielo». Convinto di essere stato guarito dal potere degli apostoli, Costantino, in segno di riconoscenza, avrebbe concesso al pontefice il primato spirituale nella Chiesa e il potere temporale in Italia e nelle province occidentali, in nome del Senato e di tutto il popolo romano.

    Ovviamente è tutto falso. Sia la storia che avrebbe spinto Costantino a donare al Vescovo di Roma metà dell’Impero Romano, sia il finto testamento.

    Nel 1440 l’umanista italiano Lorenzo Valla, sulla scia delle pesanti perplessità già espresse da Dante Alighieri e, pochi anni prima, dal cardinale Nicola Cusano, dimostrò in modo inequivocabile come la donazione fosse un falso. Lo fece in un approfondito, sebbene tumultuoso studio storico e linguistico del documento, mettendo in evidenza anacronismi e contraddizioni di contenuto e forma: in particolare, ad esempio, egli contestava la presenza di numerosi barbarismi nel latino, dunque necessariamente assai più tardo di quello utilizzato nel IV secolo. Altri errori, come la menzione di Costantinopoli, allora non ancora fondata, o di parole come feudo, erano addirittura più banali.

    Tuttavia l’opuscolo del Valla, il “De falso credita et ementita Constantini donatione declamatio” (Discorso sulla donazione di Costantino, altrettanto malamente falsificata che creduta autentica), poté essere pubblicato solo nel 1517 e in ambiente protestante, mentre la Chiesa cattolica difese ancora per secoli la tesi dell’originalità del documento: nel 1559 lo scritto del Valla fu incluso nell’Indice dei libri proibiti in quanto pericoloso per la fede. Il dibattito successivo sulla datazione e sull’origine della falsificazione si è mosso su “piste” differenti: l’ubicazione della tradizione manoscritta, l’uso strumentale che i potenti fecero del documento, l’individuazione di motivi leggendari nel testo del constitutum, sono tutti argomenti che si è cercato di sfruttare al meglio per dare una risposta.

    Quindi la conversione Costantiniana era essenziale per tutti i secoli successivi, per avvallare la veridicità di quel documento che è stato sventolato in tantissime occasioni (ultimamente anche riguardo ai diritti della chiesa sui territori americani dopo la scoperta di Colombo).

    Anche Dante lo aveva ritenuto vero, e contro questo scrisse una delle sue terzine:


    Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre,

    non la tua conversion, ma quella dote

    che da te prese il primo ricco patre.

    (Dante Alighieri - Inferno, Canto XIX)


    La “nuova” chiesa cattolica, quando alla morte di Costantino ha dovuto ripartire da zero ed INVENTARSI un culto ad un nuovo dio, ha scelto nella figura di un “certo” Gesù, la PERSONA che meglio poteva sostituire la figura di UOMO-DIO che sinora era stata rappresentata da Costantino.

    Ovviamente, a distanza di secoli, colui che aveva fondato la Chiesa Cattolica non poteva essere anche lui Cristiano e battezzato... come si faceva a dire che la Chiesa Cattolica era stata fondata da un pagano, e per giunta non uno “stinco di santo”.

    Quindi è diventata SANTA sua madre, a lui sono stati tributati pregi ed onori da grand’uomo ed anche miracoli, quali quello della vincita del suo “nemico” Massenzio... IN HOC SIGNO VINCES!

    Spesso infatti i segni del cielo sono presi come volontà delle divinità che danno l’imprinting sull’autorevolezza di certi uomini e delle loro scelte.

    Allora anche il famoso Editto di Milano è stato interpretato per darne una versione edulcorata e favorevole al castello costruito successivamente.

    Chi ha sostenuto che l’accordo tra Costantino e Licino sia stato fatto per dare libertà di culto ai cristiani, e quindi per agganciare la fede di Costantino al Cristianesimo?

    La nuova Chiesa Cattolica molto tempo DOPO i fatti.



    GIULIANO L’APOSTATA



    Il fatto che, subito dopo la battaglia con Massenzio, non vi era nell’impero romano tutta questa “ansia” di dichiararsi cristiani, lo possiamo verificare dalla vita di Flavius Claudius Iulianus: imperatore romano detto l’Apostata (Costantinopoli 331 - in Mesopotamia 363). Figlio di un fratellastro di Costantino il Grande, fu costretto a fuggire da Costantinopoli nel fatidico 337 col fratello Costanzo Gallo, e sopravvisse al massacro della sua famiglia (susseguito subito dopo la morte di Costantino per la corsa alla sua successione).

    Nel 355 Costanzo II lo nominò Cesare inviandolo in Gallia dove, a Strasburgo, nel 357, riportò una grande vittoria sugli Alamanni. Le truppe al suo seguito, reclamate in Oriente da Costanzo, lo proclamarono Augusto nel 361. Con esse si mise in marcia contro lo stesso Costanzo, che intanto moriva.

    Rimasto padrone unico dell’Impero, promulgò varie leggi tese a restaurare il paganesimo a danno del cristianesimo, essendo un accanito sostenitore del culto del “sole invicto” (ma che coincidenza).

    Restaurò templi, riorganizzò i sacerdozi, riformò l’amministrazione dello Stato, favorendo nell’insegnamento e negli alti impieghi gli elementi riferentesi al culto del dio Mithra. Intrapresa una grande spedizione contro i Persiani, fu ferito in battaglia e ivi morì.

    E’ stato successivamente ribattezzato dalla chiesa romana col nomignolo di “l’Apostata”, il rinnegatore. Infatti secondo la versione “ufficiale” Costantino aveva introdotto il cristianesimo nell’Impero Romano come “religione di stato”, e Giuliano invece l’avrebbe rinnegato ripristinando i culti a Mithra.

    Versione “non ufficiale”: Costantino non ha mai introdotto il cristianesimo come religione di stato, ma ha favorito in tutti i modi possibili l’adorazione della sua persona personificata nel “sole invicto”. I suoi successori (di cui Giuliano), in sua memoria e rispetto, hanno semplicemente continuato a perpetrare la “sua” religione ed il culto a Dio Mithra, che era enormemente diffuso tra la classe militare.


    DIFFUSIONE DEL CRISTIANESIMO A MEZZO DEI VANGELI



    Molti della Bibbia conoscono i vangeli “canonici”, cioè quelli che la chiesa cattolica (post-Costantino) ha deciso che fossero “degni di fede”.

    Attribuiti a 4 apostoli, ma molto probabilmente scritti da terzi molti decenni dopo i fatti ed attribuiti agli apostoli per devozione o attendibilità. Non si sa quando siano stati scritti, ma sicuramente i primi frammenti risalgono a circa 100 anni dopo i fatti (papiro 52 [Rylands] datato 120/130 d. C.). Altri frammenti risalgono al II al III al VIII secolo, ecc. I Vangeli erano dunque dei “libercoli” che parlavano della vita di Gesù Cristo e venivano letti tra i fedeli. Se ne conoscono ben 34:

    Vangelo dei Segni – Vangelo di S.Tommaso – Vangelo Oss. 1224 – Sofia di Gesù Cristo – Vangelo secondo Marco – Vangelo Egerton – Vangelo di Pietro – Vangelo segreto di Marco – Papiro di Fayyum – Vangelo secondo Matteo – Vangelo secondo Luca – Vangelo greco degli Egiziani – Vangelo degli Ebrei – Vangelo di S. Giovanni – Libro segreto di Giacomo – Vangelo degli Ebioniti – Vangelo dei nazareni – Vangelo di Ossirico 840 – Tradizioni di Mattia – Vangelo di Basilide – Vangelo di Maria – Dialogo del Salvatore – Vangelo del Salvatore – Apocrifo di Giovanni – Vangelo di Giuda – Vangelo di Giacomo – Vangelo dell’infanzia di Tommaso – Vangelo della Verità – Libro di Tommaso – Vangelo di Apelle – Vangelo di Filippo – Vangelo di Bardesane – Pistis Sophia .

    Il primo scopo della chiesa post-constantino è stato quello di selezionare tra questi 34 vangeli SOLO quelli (4) che di Gesù davano una versione di “uomo-Dio”, bollando gli altri come “apocrifi”, che vuol dire letteralmente “nascosti”, in quanto in opposizione ai testi “canonici”; essi furono eliminati fisicamente o sepolti in qualche biblioteca. Ogni tanto qualcuno riaffiora (come il Vangelo di Giuda) da qualche scoperta archeologica in territori di periferia dell’impero romano.

    Ad esempio nel vangelo di Filippo si scrive: “Il Signore amava Maria Maddalena più di tutti i discepoli e la baciò più volte sulla bocca. Le altre donne vedendo il suo amore per Maria gli dissero: “perché ami lei più di noi tutte?” ..eppure essendo Filippo uno degli apostoli, questo suo vangelo è stato ritenuto “inaffidabile” ed escluso dalla pubblica fede. Ci si chiede: in base a quali documenti storici? Eppure molti particolari della vita di Gesù son tratti proprio dai Vangeli apocrifi, come la localizzazione della nascita in una grotta, che è tratto dal protovangelo di Giacomo. Mentre la presenza dell’asino e del bue (un classico di tutti i presepi) deriva dallo “pseudovangelo” di Matteo. Vi è stata quindi un’accurata selezione di quello che è VERO da quello che era NON VERO, o meglio di quello che era meglio sapere da quello che era meglio...nascondere.

    Per facilitare la diffusione di questa “nuova” religione, la chiesa ha cercato in tutti i modi di inglobare date, riti, copricapi, canti, celebrazioni, leggende da tutte le religioni “pagane” esistenti a quel tempo.

    L’elenco sarebbe lunghissimo e per certi versi è anche noto ai più; un caso tra tutti: la sostituzione della figura di “uomo-Dio” di Costantino che si identificava col Sol Invicto (Mithra) con la figura di Gesù Cristo, ha portato ad una quasi identità della leggenda dei loro natali.

    Mithra infatti sarebbe nato da una “vergine” che lo ha partorito in una grotta il 25 dicembre... con la differenza che Mithra esisteva prima che Gesù nascesse.

    I culti al Dio Mithra infatti avvenivano in locali interrati simili a grotte chiamati Mitrei (solo in Italia ne sono sopravvissuti una trentina). Molte chiese di quel periodo furono anche costruite sopra Mitrei (come San Clemente a Roma, in Romagna, Lazio, Puglia, Calabria). Questo allo scopo di confondere e trasmettere ai “fedeli” la sensazione che in fondo vi fossero poche differenze tra i due culti. Col nome “Mitra”, ad esempio, è stato addirittura chiamato il cappello del vescovo.

    Per venire incontro invece agli adoratori del Dio-Pesce si è inventata la “TIARA”, strettamente derivata da un cappello mediorientale la cui foggia rappresentava una testa di pesce con la bocca aperta... e si potrebbe andare avanti.

  4. #4
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    Predefinito Re: Le truffe cristiane

    Seconda parte tratto da http://www.runabianca.it/it/lite/il-...iesa-cattolica
    IL PRIMO PAPA



    Nei quiz televisivi quasi tutti “cadono” sulle domande riguardanti la religione cristiana. Ma son sicuro che se si facesse la domanda di : “Chi è stato il primo PAPA”, tutti noi risponderemmo “PIETRO” ... su questa pietra fonderò la mia chiesa. Lo stesso Papa attuale si definisce “successore di Pietro”. Ebbene, anche questa volta sbaglieremmo ...e di grosso.

    Lo stesso San Paolo, quando decide di recarsi a Gerusalemme per esporre il suo programma, dice: « Giacomo, Cefa (Pietro) e Giovanni, che son reputati “colonne”, dettero a me ed a Barnaba la loro mano, perché noi andassimo ai Gentili, ed essi ai circoncisi » (Galati 2:9). Dunque il presunto papa e qui presentato come una delle “colonne” della Chiesa, insieme a Giacomo e Giovanni e non e neppure nominato per primo.

    Vi è invece una lista lunga di “vescovi di roma” che hanno ambito appellarsi in modo da dimostrare (a se e agli altri) di essere “diversi” dagli altri vescovi. Pelagio I (555-561) fu il primo a farsi chiamare “pontefice”. Un’altro nome “papabile” è Bonifacio III (607d.c), autodefinitosi “padre”.

    Comunque il nome di “padre” o “pontefice” era puramente un titolo “onorifico” privo di qualsiasi significato religioso.. A quei tempi tutti erano “VESCOVI” e quello più importante era il “vescovo di Roma”, solo per il fatto che si è sempre sostenuto che lì era morto Pietro, considerato il capo degli apostoli.

    Ovviamente altra “inesattezza”, in quanto Pietro non si è mai spostato dalla sua terra (la Palestina) e non ha mai messo piede nè in italia nè tantomeno a Roma. Il martirio lo subì nella sua terra in quanto Gesù gli affidò lì il suo mandato e lì lo svolgeva. Mentre fu Paolo che fu mandato dai “gentili” e venne portato a Roma per essere processato ed ucciso ( in quanto egli stesso era “cittadino Romano” e doveva subire un processo romano).

    Praticamente il capo della Chiesa e della Cristianità è ed è sempre stato Gesù Cristo... è Lui il mezzo ed il tramite tra la Chiesa e Dio.

    Tutti gli altri sono a lui sottomessi (come tralci di vite)... quindi il massimo della “carica” era quella di vescovo.

    Quello di Roma non aveva un ruolo più importante se non quello rappresentativo, quindi si poteva considerare un “primus inter pares “ (primo tra persone di pari dignità).

    Chi possedeva il titolo di papa aveva come UNICO privilegio quello di possedere la Tiara o Triregno del baldacchino e della sedia Gestatoria.

    Come riconoscimento di questo titolo si instaurò anche il rito del bacio simbolico dei piedi, obbligatorio non solamente per i laici ma anche per tutto il clero,vescovi e arcivescovi compresi. Uso che era riservato agli imperatori di Roma pagani che pretendevano culto ed onori divini.

    L’ultimo papa ad usare la Tiara (copricapo costituito da tre corone d’oro) fu Paolo VI (1963-1978).

    Il termine “papa” è stato inventato per imitare quello dei “pope” dell’impero romano d’oriente.

    L’istituzione del “papato” ha avutoquindi una gestazione di quasi 800 anni.

    Vi sono due date importanti in cui il “vescovo di Roma” ha cominciato ad atteggiarsi a SOVRANO sia temporale che spirituale.

    La prima è il 728 d.C., in cui aLiutprando (re dei Longobardi) venne l’infelice idea di REGALARE all’allora “vescovo di Roma” (Stefano II) la città di Sutri (attuale Viterbo). Questa città era situata su un’altura ed era considerata una fortezza inespugnabile.

    Di pertinenza alla città vi era anche un vasto territorio, ed il Vescovo di Roma cominciò ad apprezzare l’emozione di possedere un piccolo “regno”. A Sutri il vescovo di Roma terrà diversi concili e troverà sicuro rifugio nei periodi di pericolo.

    Questi possedimenti, dunque, gli piacquero e pretese dai Longobardi di più... molto di più.

    Avanzò la pretesa di avere “in dono” buona parte dell’Italia centro-settentrionale. Ovviamente i Longobardierano completamente sordi a quelle richieste.

    Allora questo “santo uomo” fece chiamare Pipino (re dei Franchi) e si incontrarono a Quiercy, in Francia, il 754, dove stipularono l’accordo secondo cui se i Franchi avessero eliminato i Longobardi, al “vescovo di Roma” sarebbero andati Il ducato di Roma, L’esarcato di Ravenna (praticamente tutta la Romagna) e la Pentopoli (Rimini, Pesaro, Fano, Senigallia e Ancona, dai ricchissimi traffici navali).

    DETTO FATTO.

    Ma i suoi successori si montarono ulteriormente la testa ed alzarono il tiro.

    Nel 779 il “vescovo di Roma” era Leone III.

    Questo pare godesse di una pessima reputazione. Era stato accusato dal Clero romano di adulterio (cioè era tranquillamente sposato, ma tradiva la moglie), di spergiuro e pessima gestione del territorio da lui amministrato.

    A conseguenza di ciò, il 25 aprile del 779, durante una processione pubblica, Leone III fu preso dalla folla, picchiato a sangue e vi fu un tentativo di linciaggio. Fortunatamente riuscì a scappare e, alquanto malconcio, riuscì a cavallo a raggiungere la Germania, dove chiese la protezione del re dei Franchi Carlo Magno. Riuscì a convincerlo ad invadere l’Italia (fece in realtà pochissima fatica), e con lui tutto il suo seguito di soldati arrivò sino a Roma. Qui venne messo in piedi un tribunale che, con i soldati di Carlo Magno dietro le spalle dei giudici, ASSOLSE di tutte le accuse Leone III.

    … E si giunge al 25 Dicembre del ‘800.

    Nella basilica vaticana Leone III incorona Carlo come IMPERATORE del Sacro Romano Impero.

    Finita l’incoronazione, l’imperatore si gira ed incorona Leone III come Papa della Chiesa Cattolica.

    Già il titolo di papa era stato usato (come si è detto) a titolo onorifico. Da questa occasione in poi, viene sancito un patto d’intesa tra il potere economico-politico (Carlo Magno) e quello del Papa della Chiesa Cattolica. Da allora tutti i successori “vescovi di Roma” aumentarono le proprie prerogative sino ad arrivare a Gregorio VII (1073-1085), che volle tributati sia in pubblico sia in privato onori divini e cominciò a farsi chiamare “ Vicario di Dio in Terra “.

    continua......





    SCOMPARSA DEI CRISTIANI DELLE ORIGINI



    Anche questa storia è stata accuratamente NASCOSTA per decine di secoli, ma sta lentamente venendo a galla anche a seguito di nuove scoperte.

    L’attuale Chiesa Cattolica mette molto in risalto che la sua stessa esistenza si basa sulla CONTINUITA’ storica con i primi cristiani, con i martiri che si son fatti sbranare dalle fiere nell’arena del Colosseo, ecc. Anche questo dato è INESATTO. La persecuzione dei cristiani durata secoli da parte dell’impero romano ha raggiunto il suo scopo. I cristiani ...quelli VERI, quelli la cui fede li ha spinti piuttosto di rinnegare Cristo a farsi uccidere...QUELLI ..son stati uccisi TUTTI !

    Non ne è sopravvissuto uno. Per ottenere questo risultato degno di essere quantomeno “ricordato” dai posteri, furono messe in atto MOLTE tecniche. Questi fatti non son mai stati pubblicizzati dalla storiografia successiva (per motivi che si può ben capire), ma stanno emergendo chiari ed incontestabili da molte parti. Sia da rinvenimenti archeologici, sia da documenti di archivio in varie biblioteche.

    Come si è visto per la “divinità” di Costantino, l’impero romano era molto elastico nei confronti delle divinità dei popoli conquistati. Il “Pantheon” romano si arricchiva infatti di TUTTI gli dei che venivano adorati nel loro immenso impero. Ma il Cristianesimo era differente. Sosteneva che Gesù Cristo era l’ UNICO dio, e che SOLO a lui andava portata adorazione e rispetto. Questo ledeva alla base la religione romana che riteneva che l’unico vero Dio fosse lo stesso imperatore, il quale poteva anche essere visto abbinato ad altri dei ( giove, sole invicto, ecc ) ma da “pari a pari”. Una religione che sosteneva esattamente il contrario, se si fosse propagata, avrebbe indebolito il potere del “capo” dell’impero romano, indebolendo a sua volta lo stesso impero. In questo scenario molte provincie e regioni dell’impero si potevano ribellare all’autorità centrale rendendo difficile se non impossibile il suo controllo.

    Una religione di questo tipo era quindi da DISTRUGGERE prima che facesse danni irreparabili.

    Quando si trattava di distruggere alle fondamenta città o popoli....i romani era dei professionisti ineguagliabili (Cartagine docet).

    Per riuscire a far emergere dall’anonimato TUTTI i cristiani e, o ucciderli o fargli cambiar religione vennero coniate queste CATEGORIE di persone:


    1 - I SACRIFICATORI


    A questa categoria appartenevano coloro che essendo stati dichiarati da un TRIBUNALE come “cristiani” avevano TRE scelte:

    -A essere messi a morte

    -B essere condannati : “DAMNATIO AD METALLA” ...che voleva dire schiavi a scavare nelle miniere, ovvero : condanna ai lavori forzati perpetua...tanto resistevi forse un paio d’anni.

    - C Cambiar religione e SACRIFICARE a dei pagani vittime scelte per quei riti, partecipando a pubblici riti alle varie divinità pagane imperanti in quel tempo.

    Cipriano di cartagine ci riferisce: Moltissimi passarono all’idolatria, Ancor prima che li accusassero in piazza ed offrivano sacrifici agli dei, ed il numero degi “pentiti” era talmente alto che i magistrati desideravano rimandarli al giorno dopo....!


    2 - I TRADITORI o CONSEGNATARI


    A questa seconda categoria appartenevano in quella categoria dei “pentiti”, coloro chiamati in latino “traditorse” o Consegnatari . Erano i “capi” gli ufficianti il culto (gli attuali sacerdoti) chiamati così in quanto CONSEGNAVANO nelle mani dei magistrati romani i libri sacri e tutti gli strumenti per celebrare ( calici, ampolline,ecc ) che erano in dotazione della circoscrizione da loro presieduta.

    A costoro, che erano i CAPI del culto non fu chiesto di rinnegare formalmente il Cristo, ma solamente consegnare TUTTI gli strumenti per celebrare il loro culto ( dopodichè essendo schedati, venivano curati a vista per evitare che reiterassero il loro “reato” ).

    Abbiamo diverse testimonianze di cio ....una è di una pergamena che racconta come il 19 maggio del 303 nella città di Cirta (Numidia, attuale Costantina), il Vescovo ed i suoi collaboratori avessero consegnato al magistrato di turno tutte le loro sacre scritture ed il materiale di culto . Nell’elenco dell’inventario risultavano tra l’altro 2 calici d’oro e 6 d’argento.



    3 - I LIBELLATICI


    Terza categoria erano i Libellatici o “lapsi” cioè coloro che pur di salvare la pelle scelsero la via del compromesso. Magari interiormente seguivano Cristo ma a parole e per ISCRITTO si proclamavano pagani.

    Erano coloro che come da parabola han preferito “seguire due padroni”.

    I LIBELLI erano delle specie di “carta d’identirà RELIGIOSA”.

    Vi era scritto “nome e cognome” del possessore (o meglio: Nome e Famiglia di appartenenza) e una dichiarazione giurata da parte di un sacerdote di una religione pagana, che asseriva che in tal giorno ed in tal ora la persona sudddetta aveva partecipato attivamente alla funzione religiosa “pagana”.

    Questa pergamenina ( dimensioni di cm 20 x 7 ...arrotolata ) veniva portata SEMPRE al collo quando si usciva di casa.

    Infatti in qualsiasi momento potevano chiederti di mostrarla e chi non ne era in possesso veniva arrestato...e diventava un “sacrificatore” di cui al punto 1.

    Di queste pergamene ne son state ritrovate alcune in scavi archeologici in africa occidentale.

    Quindi TUTTI i superstiti della religione cristiana, qualora ve ne fossero ancora, erano persone che considerava quel credo inferiore alla propria vita e preferiva svolgere ANCHE riti pagani per poter avere QUEL certificato che gli garantiva la VITA !...alla faccia dei MARTIRI che piuttosto si facevano sbranare dai leoni nel colosseo !

    Un cristianesimo quindi o completamente scomparso o diluito all’acqua di rosa, senza più sacerdoti che dicevano messe, e senza quella FEDE che avevano i PRIMI cristiani....e Costantino in punto di morte aveva una voglia MATTA di diventare QUESTO TIPO di Cristiani ?!!!...dubito fortissimamente !

    Parallelamente alla lotta senza quartiere dei cristiani in TUTTO l’impero, Diocleziano si dedicò a rinverdire il culto degli Dei pagani .

    I “servizi segreti” romani avevano in archivio i nomi di tutti gli “officianti” al culto , e ne monitoravano la loro esistenza informando dettagliatamente l’imperatore se erano morti, o avevano rinnegato la loro fede.

    Quando finalmente gli giunse la voce che NON NE ERA RIMASTO PIU’ NESSUNO...Diocleziano volle aspettare ancora alcuni mesi, forse anche oltre un anno. Dopo questo lasso di tempo senza più alcuna relazione sia dei servizi segreti sia dagli stessi cittadini ( vicini di casa, che se venivano presi diventavano “complici” e arrestati come gli altri) ...a quel punto venne dichiarato ufficialmente “l’ESTIRPAZIONE” della fede “cristiana”. Diocleziano in persona volle celebrare questa che per lui era una vittoria personale, ordinando festeggiamenti grandiosi e trionfali in tutto l’impero

    Son state rinvenute in Spagna due colonne celebrative recanti le scritte (nella prima): “Per aver estirpato totalmente e dapertutto la superstizione di Cristo e fatto rifiorire il culto degli Dei”.

    Nell’altra : “Per aver estinto il nome dei cristiani che avevano portato lo stato alla rovina”.

    Colonne che son citate da più storici tra cui il Bosio e Airenti, ma che son attualmente irreperibili.

    Non contento di ciò volle coniare una medaglia celebrativa dell’avvenimento, il cui testo laconico e lapidario dice: NOMINE CHRISTIANO DELETO (per aver cancellato il nome stesso di cristiano).

    Nei secoli successivi, ogni volta che veniva ritrovata una di queste medaglie, veniva sequestrata dai membri della chiesa cattolica e FUSA.

    Se ne è avuta conoscenza perchè sino a qualche decennio fa la sua foto era riprodotta ed esibita in un testo apologetico ad uso dei seminari cattolici, in cui si affermava trionfalisticamente che quella chiesa che Diocleziano affermava di avere distrutto era viva e vegeta come prima e meglio di prima.

    L’esistenza di questa medaglia è documentata anche dal Milner in storia della Chiesa IV, 18 , Milano 1982, pag.77.

    In epoche successive si è ritenuto da parte dei “vertici” che queste notizie potevano essere diversamente interpretate ed è scomparsa definitivamente qualsiasi foto o raffigurazione di detta medaglia.

    Ad ulteriore riprova di cio’ alla metà del II secolo d.c. Il vescovo di Cartagine Cipriano in questo modo così poco edificante descriveva i “cristiani” della sua diocesi:

    “Ciascuno si era dedicato al miglioramento del proprio patrimonio, dimenticando quello che i credenti avevano fatto sotto gli apostoli, e quello che dovevano fare sempre: essi stavano rimuginando sul sistema di ammassare ricchezze; i pastori e i diaconi avevano dimenticato il loro dovere; le opere di misericordia furono trascurate, e la disciplina era indecadenza; predominavano la lussuria e l’effemminatezza; si coltivavano le arti dell’appariscenza nell’abbigliamento; fra i fratelli si praticavano la frose e l’inganno; i Cristiani si univano in matrimonio con i miscredenti; si bestemmiava senza rispetto e senza coscienza. Con altezzosa rudezza disprezzavano i loro superiori ecclesiastici; inveivano l’uno contro l’altro con oltraggiosa acrimonia, e litigavano con grande cattiveria; perfino molti vescovi, che dovevano essere una guida ed un esempio per gli altri, trascurando i doveri della loro carica, si dedicavano alle “questioni secolari”. Essi disertavano i loro luoghi di resi enza e le loro “greggi”; viaggiavano di provincia in provincia, a volte in localita’ lontanissime, in cerca di piaceri e di profitto, e presi da una insaziabile sete di denaro trascuravano di porgere aiuto ai fratelli bisognosi. Con la frode si impossessavano di proprieta’ e praticavano l’usura”.



    IL POTERE “TEMPORALE” DELLA CHIESA CATTOLICA



    754 - Pipino il Breve toglie ai Longobardi i territori bizantini dell’Esarcato di Ravenna (Emilia) e della Pentapoli (Marche), ma invece di restituirli a Bisanzio li assegna al papa (infatti crede che gli spettino, in base alla falsa “Donazione di Costantino”). Quest’azione è considerata la fondazione dello Stato pontificio: il papa è diventato re.

    782 - L’alleanza tra il regno dei Franchi e la chiesa si consolida con Carlo Magno, il quale in Germania fa decapitare 4.500 Sassoni che hanno rifiutato il battesimo e stabilisce la pena di morte contro quelli che fingono di essere cristiani per evitare di essere battezzati.

    1053 - Il papa riesuma la “Donazione di Costantino” per riaffermare il potere della Chiesa sul mondo. Probabilmente, per questa ragione, viene scomunicato dal patriarca di Costantinopoli. Nel 1054 nasce la chiesa cristiana greco-ortodossa (Scisma d’Oriente).

    Pochi anni dopo lo scisma d’Oriente comincia l’epoca delle Crociate, ufficialmente per riconquistare la “Terra santa” (Gerusalemme) sottomessa agli Arabi e per “evangelizzare” i musulmani.

    In realtà le Crociate furono soltanto guerre di sterminio e di saccheggio. Il progetto era innanzitutto quello di invadere il Medio Oriente e l’Europa orientale per impedire la diffusione del cristianesimo ortodosso. Quando ne ebbero la possibilità, i crociati massacrarono indiscriminatamente musulmani, ebrei e cristiani ortodossi e, lungo il tragitto attraverso l’Europa nord-orientale, non si lasciarono sfuggire l’occasione di sterminare un buon numero di “pagani” sassoni e slavi.

    In un’epoca in cui la popolazione europea non superava i 15 milioni di abitanti, le vittime delle crociate furono 5 milioni.

    Nello stesso periodo cominciarono a diffondersi in Europa i movimenti cristiani “pauperisti”, che predicavano la povertà ed il ritorno agli ideali di fratellanza del cristianesimo originario. Contro questi “eretici” la chiesa scatenò una serie supplementare di crociate in cui furono sterminati i Càtari, i Valdesi ed i seguaci di altri movimenti minori. In questo bagno di sangue non furono risparmiati gli ebrei, anche se le vittime furono in numero minore.

    Con la conquista dell’America si giunse al genocidio sistematico. Le popolazioni delle isole centro-americane (Caraibi), ridotte in schiavitù, si estinsero e furono sostituite da schiavi importati dall’Africa; sul continente i Maya, gli Aztechi e gli Inca furono sterminati e la chiesa si impegnò in modo particolare a distruggere ogni traccia della loro millenaria cultura. I superstiti che non volevano accettare il battesimo vennero torturati e poi messi al rogo.

    Per il perfezionamento dell’opera, al macello su scala industriale si doveva aggiungere l’omicidio “mirato”: fu creata quindi la “Santa Inquisizione”, che con i suoi tribunali provvedeva ad eliminare i singoli “eretici”, le streghe, gli ebrei ed i musulmani (anche quelli che si erano convertiti).

    1064 - “Crociata” contro gli Arabi in Spagna. E’ la prima della serie (la numerazione tradizionale delle “crociate” è molto imprecisa); l’ultima, chiamata ottava, si concluderà oltre 200 anni dopo (1270). Quando i crociati entrarono a Gerusalemme, massacrarono 40.000 civili senza fare distinzione tra musulmani, ebrei e cristiani ortodossi. Ma, fra una crociata e l’altra, i papi si tenevano in esercizio: 800 ebrei massacrati a Magonza e altri 700 a Worms (1096); 4.000 ungheresi sterminati di passaggio, andando verso la Palestina (1098); centinaia di altri ebrei massacrati in Germania e in Francia (1146); altri 18 bruciati vivi a Blois (1171).

    1076 - L’imperatore tedesco Enrico IV destituisce il papa; scomunicato nel 1083, conquista Roma e nomina un anti-papa. La lotta per le investiture si conclude cinquant’anni dopo con un compromesso: il potere politico sarà concesso al papa dall’imperatore, quello religioso dai vescovi.

    1177 - Francia: nasce il movimento dei “Poveri di Lione”, poi chiamati Valdesi dal nome del fondatore (il predicatore Pierre Valdes) i quali, imitando l’esempio di Valdes, si spogliano di tutti i loro beni e predicano la povertà. La risposta della chiesa è immediata: il Concilio del 1179 stabilisce che le crociate si possono condurre anche contro gli eretici e crea il tribunale dell’Inquisizione, dandogli il potere di condannarli al rogo.

    1208 - Francia: il papa bandisce la “Crociata” contro i càtari (i “puri”, detti anche Albigesi) nella regione della Linguadoca (Francia). Il vescovo che guida la spedizione ordina ai soldati di sterminare l’intera popolazione, albigesi o no, al motto di: “Uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi”. Nella sola città di Beziers vengono uccise almeno 20.000 persone, compresi i bambini. Da notare che gli “eretici” erano circa 300.

    1227 - Siamo intanto alla “sesta” crociata: il papa scomunica l’imperatore di Germania Federico II perché (essendosi ammalato) non ha realizzato una nuova Crociata. In seguito Federico si reca di propria iniziativa in Palestina e, con una trattativa pacifica, ottiene la Terra Santa. Il papa lo proclama “anticristo”: conferma che non ha il minimo interesse per il “santo sepolcro” di Cristo e che sta continuando a cercare pretesti per qualche altro sterminio di “infedeli”.

    1229 - Il Concilio di Tolosa proibisce ai laici di possedere copie della Bibbia.

    1234 - Il Concilio di Terragona condanna al rogo le copie della Bibbia tradotta in “volgare” (cioè non in latino, ma nella lingua parlata dalla gente).

    1252 - Fin dal 1184 gli eretici potevano essere condannati anche in mancanza di testimonianze contro di loro. Ora il papa introduce l’uso della tortura per costringerli a confessare. I governanti sono obbligati ad eseguire, entro 5 giorni, le sentenze di morte pronunciate dalla Santa Inquisizione. Attualmente la Chiesa sostiene di non essere responsabile dei circa 500.000 omicidi dell’Inquisizione... perché le vittime furono uccise dai governi.

    Dopo il 1270 non ci sono più crociate “per la Terra Santa” ma si intensifica la persecuzione degli eretici e degli ebrei, che vengono messi al rogo in tutta Europa. Fra gli altri, vengono sterminati gli “Apostolici” del frate Dolcino e 4.000 ebrei in Spagna. Bruciati sul rogo 200 catari e valdesi nell’Arena di Verona, oltre ai due teologi Giovanni Hus e Giròlamo da Praga, colpevoli di avere fondato un movimento di riforma della chiesa (1416). In un solo anno (1482) nella sola Andalusia saranno uccisi circa 2.000 ebrei e musulmani convertiti. Questo è il periodo in cui i papi raggiungono il massimo grado di criminalità e corruzione.

    1377 - A Cesena, 4.000 civili sono massacrati dai mercenari pontifici in quanto ribelli al governo del papa. Altrettanti vengono deportati, la città viene distrutta. Le truppe papali sono guidate dal cardinale Roberto di Ginevra, che poi sarà papa col nome di Clemente VII e col soprannome di “Boia di Cesena”.Gli eretici cominciano a scarseggiare, ma la chiesa e l’Inquisizione non si perdono d’animo: si apre la stagione della “caccia alle streghe”. A questo punto il sadismo degli inquisitori rivela apertamente la sua componente di perversione sessuale, inventando gli strumenti di tortura più fantasiosi.

    1440 - L’umanista Lorenzo Valla dimostra la falsità della “Donazione di Costantino”. Il libro viene immediatamente messo all’indice. Falliscono due tentativi della chiesa di fare uccidere Valla.

    1455 - Essendo il padrone di tutto il mondo, il papa assegna l’Africa ai re portoghesi, invitandoli a prenderne possesso.

    1492 - “Scoperta” dell’America. Cristoforo Colombo, convinto di avere raggiunto le “Indie”, sbarca sulle isole dell’America centrale (Antille o Caraibi: San Salvador, Cuba, Haiti) e ne prende possesso piantando croci e bandiere spagnole.

    1493 - Continuando ad essere padrone del mondo, il papa assegna “le Indie” ai re di Spagna e Portogallo: “per l’autorità di Dio onnipotente a noi concessa, tutte le isole e terre trovate e da trovare, scoperte e da scoprire ... che siano dalle parti dell’India o che siano da qualunque altra parte”.

    Il bottino sarà enorme (migliaia di tonnellate d’oro e d’argento) e la chiesa riceverà la sua parte. Secondo lo storico David Carrasco, nel 1500 l’America del sud aveva circa 80 milioni di abitanti. Nel 1550 ne erano sopravvissuti solo 10 milioni. La popolazione del Messico si ridusse da circa 25 milioni nel 1500 a un milione nel 1600. Gli Indios furono anche decimati dalle epidemie portate dagli invasori.

    Ma alla chiesa non bastava il genocidio: si dovevano sradicare totalmente quelle millenarie culture. In meno di 30 anni vengono bruciati tutti i libri, vengono distrutte centinaia di migliaia di opere d’arte, fuse per farne lingotti d’oro e d’argento, vengono demoliti templi antichissimi e sulle loro rovine vengono edificate chiese cristiane.

    Juan de Zumàrraga, primo vescovo del Messico, incendiò, fra le altre, la biblioteca di Texaco che era “alta come una montagna”. Il vescovo Diego de Landa, successore di Zumàrraga, completa la santa impresa facendo bruciare 5.000 idoli e 27 antichi codici maya.

    “Questa gente usava anche certi caratteri o lettere con le quali scrivevano nei loro libri di argomenti antichi e scientifici, e con questi disegni e segni apprendevano e insegnavano le loro cose. Trovammo un gran numero di libri scritti in questo loro alfabeto, e siccome non contenevano altro che superstizioni e falsità del demonio, li bruciammo tutti, il che li impressionò e addolorò molto”.

    Nel 1496, il papa Alessandro IV promulgò un codice di purezza anche per gli ordini monastici, e questo rappresentò il primo vero e proprio esempio di razzismo ideologico. Con questo atto si mise la parola fine alla lunga convivenza da parte del popolo iberico con tutte le etnie del Mediterraneo. La conseguenza di queste leggi è rappresentata dal famoso “massacro di Lisbona” (17 Aprile 1506), con milioni di vittime.

    Prima di quest’epoca, il razzismo poteva esprimersi contro chi parlava una lingua diversa, chi non professava la stessa religione. Tuttavia la società antica preferisce suddividere l’umanità in base a concetti castali, più che razziali: il nobile è ovviamente superiore al plebeo, e il plebeo libero è superiore allo schiavo.

    1510 - Il re di Spagna autorizza la tratta degli schiavi africani per sostituire gli schiavi indigeni dei Caraibi, le cui popolazioni si sono estinte in meno di 15 anni.

    1519 - Martin Luther (Martin Lutero) viene dichiarato eretico e scomunicato. Nel 1522 sarà pubblicata la prima edizione della sua traduzione in tedesco del Vangelo. La nascita della chiesa luterana rappresenta una svolta storica abbastanza importante sotto il profilo politico: il papa perde gran parte del suo potere nei confronti dei governi europei i quali, man mano che il protestantesimo si diffonde, si appoggiano sempre di più alle loro chiese nazionali. La chiesa cattolica reagisce esasperando la ferocia delle sue persecuzioni ed istituendo (1542) il tribunale dell’Inquisizione romana (poi chiamata Sant’Uffizio, attualmente “Congregazione per la dottrina della fede”).

    1521 - Dopo che almeno 4 papi avevano ordinato espressamente ai tribunali dell’inquisizione in Germania, in Francia e in Italia di perseguitare “la setta delle streghe”, il papa Leone 10° minaccia di scomunica tutte le autorità civili che si oppongono ai roghi delle streghe condannate dall’Inquisizione. In 10 anni ne vennero bruciate vive circa 3.000.

    1524 - Lo spagnolo Francisco Pizarro invade l’impero Inca (Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia, Cile e Argentina). La conquista viene completata nel 1533. In 25 anni, l’88% degli indigeni saranno sterminati.

    Giova constatare che certe “cose” sembrano relegate al “medioevo”, a periodi storici dove le atrocità o i comportamenti “non ortodossi” erano all’ordine del giorno... eppure... Maggio 2007, “Conferenza” dei vescovi latino-americani.

    Parole di verità e di fede pronunciate da Sua Santità papa Ratzinger sulla conquista spagnola dell’America.

    “ Ma, che cosa ha significato l’accettazione della fede cristiana per i Paesi dell’America Latina e dei Caraibi?Ha significato conoscere ed accogliere Cristo, il Dio sconosciuto .... il Salvatore a cui anelavano silenziosamente .... avere ricevuto lo Spirito Santo che è venuto a fecondare le loro culture purificandole .... In effetti, l’annuncio di Gesù e del suo Vangelo non comportò, in nessun momento, un’alienazione delle culture precolombiane, né fu un’imposizione di una cultura straniera. Le autentiche culture non sono chiuse in sé stesse né pietrificate in un determinato momento della storia, ma sono aperte, cercano l’incontro con altre culture ”.

    Questo accostamento tra il passato e i giorni nostri ci porta a analizzare come si sia trasformata la segreta (ma non troppo) voglia della Chiesa Cattolica di guardare verso il cielo ma con i piedi ben piantati nella realtà economica, finanziaria e politica.
    Per chi volesse leggere tutto l'articolo può andare su: http://www.runabianca.it/it/lite/il-...iesa-cattolica

  5. #5
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    Predefinito Re: Le truffe cristiane

    La Chiesa non fu denominata, da Costantino, Cattolica: il termine compare già in un'epistola di Ignazio di Antiochia, che ricoprì la carica di vescovo dal 70 al 107 d.C..

    Probabilmente, Costantino scelse il cristianesimo come religione unificatrice dell'Impero per una ragione molto semplice: acqua, pane e vino (gli elementi base della liturgia) erano economici e facilmente reperibili, favorendone così la diffusione, anche presso le persone più povere che non potevano permettersi di acquistare un capo di bestiame, per poi sgozzarlo e berne il sangue sgorgante, come prevedeva il mitraismo romano (secondo il quale, il dio nasce, già adulto, da una roccia, non c'è alcuna vergine) ed altri culti solari pagani, per il resto molto simili al credo cristiano.

  6. #6
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    Predefinito Re: Le truffe cristiane

    Citazione Originariamente Scritto da Marietto Visualizza Messaggio
    La Chiesa non fu denominata, da Costantino, Cattolica: il termine compare già in un'epistola di Ignazio di Antiochia, che ricoprì la carica di vescovo dal 70 al 107 d.C..

    Probabilmente, Costantino scelse il cristianesimo come religione unificatrice dell'Impero per una ragione molto semplice: acqua, pane e vino (gli elementi base della liturgia) erano economici e facilmente reperibili, favorendone così la diffusione, anche presso le persone più povere che non potevano permettersi di acquistare un capo di bestiame, per poi sgozzarlo e berne il sangue sgorgante, come prevedeva il mitraismo romano (secondo il quale, il dio nasce, già adulto, da una roccia, non c'è alcuna vergine) ed altri culti solari pagani, per il resto molto simili al credo cristiano.
    Non convince per niente la tua visione, i cristiani via via dalla Val di Susa a Roma si unirono all'esercito per combattere nell'esercito di Costantino e in qualche maniera venivano ricompensati, probabilmente con i bottini rubati sulla strada verso Roma. Prima i cristiani erano una setta ebraica come tante altre, i capi religiosi cristiani hanno compreso l'opportunità di potere divenire religione di stato. Il grido nella battaglia di Ponte Milvio introdotto dai cristiani fu :<<Dio è con noi>> questo era sicuramente un Dio nefasto. Cosa aggiungere......

  7. #7
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    Predefinito Re: Le truffe cristiane

    I poteri occulti del Vaticano, uno stato che vive di intrallazzi e di espedienti, calpestando la dignità umana



    Giovanni Battista Montini (Paolo VI) e Felix Morlion: chi erano costoro? Giovanni Battista Enrico Antonio Maria Montini nasce alle ore 22 del 26 settembre 1897 a Concesio nei pressi di Brescia. Analizzando con più attenzione il parentado troviamo che da parte di madre, tra gli Alghisi, le presenze massoniche non mancano, tant'è che sui loro tombali, nel cimitero di Verolavecchia, si trovano dei bassorilievi di indiscutibile simbologia massonica. Nella Basilica di San Pietro a Roma, sulla porta in bronzo detta "Porta del Bene e del Male", inaugurata nel giorno del suo compleanno nel 1977, Paolo VI si è fatto ritrarre dallo scultore Luciano Minguzzi sul pannello 12, di profilo con le mani giunte e munite di guanti. Sul guanto della mano sinistra era scolpita una stella nel cerchio che nel linguaggio massonico rappresenta il pentalfa, simbolo di colui che si dedica a grandi imprese. Ma la stella nel cerchio è anche la stella delle BR. Quella rappresentazione di Paolo VI suscitò le ire dei prelati più tradizionalisti che ne imposero la rimozione e la sostituzione. Ma se ne trova documentazione fotografica sull'inserto speciale de L'Osservatore Romano di domenica 25 settembre 1977, a pagina XI. Montini (Evola lo ebbe a scrivere che il futuro Paolo VI era un prelato legato ai sevizi segreti americani) di "grandi imprese" ne ha fatte molte: tra queste ricordiamo quella del lontano 1942, quando da Segretario di Stato ha organizzato per conto di Earl Brennan dell'OSS, i servizi segreti americani durante la seconda guerra mondiale, una rete spionistica che utilizzava la struttura diplomatica del Vaticano per far giungere a Washington le mappe dell'industria bellica giapponese. Operazione nota col nome in codice di Progetto vascello. La seconda impresa è stata quella di aver permesso la fuga dei criminali nazisti, fascisti e degli ustascia croati: Montini aveva sotto la sua supervisione l'ufficio che rilasciava i documenti per l'espatrio dei "rifugiati". Una rete di complicità lavorava per impedire la cattura di personaggi come Walter Rauff, l'inventore delle camere a gas mobili; questo criminale venne usato congiuntamente dal Vaticano e dagli americani, dal 1944 al 1949, con lo scopo di mettere in piedi un'organizzazione capace di far fuggire molte migliaia di agenti Gestapo ed SS, da usare in seguito in funzione anticomunista. Usarono per i loro loschi traffici dalla Caritas Internationalis, al vescovo Alois Hudal del Collegium Teutonicum, al prete Krunoslav Draganovic, consigliere del dittatore croato Ante Pavelic. Questa rete era chiamata la "via dei conventi". Ma chi era Felix Andrew Morlion?: domenicano belga fondatore del servizio segreto dei cattolici europei, la Pro Deo con base a Lisbona ha avuto ottimi rapporti con i servizi segreti americani sin dal 1943 quando si alleò con William Donovan capo dell'OSS che gli aprì un'ulteriore base negli Stati Uniti e poi nel 1944 un'altra direttamente in Vaticano, utile anche per passare informazioni sulla situazione sul fronte tedesco. Nel 1945 segretario di Morlion è Giulio Andreotti, che diventerà il deus ex machina della politica italiana e considerato dagli autori di uno studio sulla Massoneria The messianic legacy di Michael Baigent e Henry Lincoln, come uno dei triumviri del Priorato di Sion. Nel dopoguerra Morlion opererà nel nostro Paese con il suo nucleo di spie in funzione anticomunista e stabilirà stretti rapporti con l'Accademia del Mediterraneo americano del massone della Gran Loggia degli Alam, Giovanni Francesco Alliata di Montereale, arrestato nel 1974 con l'accusa di cospirazione dal giudice Giovanni Tamburino che indagava sulla Rosa dei venti. Nel 1968 si interessò alle attività di Morlion, Mino Pecorelli, futuro direttore di OP, che sull'ultimo numero di Mondo d'oggi fece uscire una foto in cui apparivano il padre domenicano con tre uomini della CIA: i quattro erano in compagnia dei ministri Giuseppe Spataro e Mariano Rumor; inoltre il giornale annunciava un articolo sensazionale sui rapporti intercorsi tra la Gestapo, la CIA, il Vaticano, i servizi segreti di tre Paesi della NATO, la Fiat, la Montecatini, la Michelin, la Bata, l'ambasciatrice americana Mary Luce e l'ordine dei domenicani. In seguito ci fu un'interpellanza parlamentare del senatore della sinistra indipendente Luigi Anderlini sui rapporti tra SIFAR e la Pro Deo che chiedeva l'allontanamento di Morlion dall'Italia. Il fondatore della Pro Deo alla fine degli anni Sessanta aveva preso contatto con l'Aginter press di Yves Guerin Serac a Lisbona. Serac è uno dei più grandi provocatori del nostro tempo, esperto di operazioni coperte anticomuniste.
    Padre Morlion lo troviamo anche nell'inchiesta sull'attentato a Giovanni Paolo II, in quanto abitava in via Pola 23 a Roma in un appartamento sovrastante e identico nella planimetria, a quello del bulgaro Serghej Antonov, accusato da Ali Agka di essere uno dei suoi complici. Ma quella casa fu frequentata anche da Francesco Pazienza e Michael Leeden, il primo uomo della P2, legato a Santovito direttore del SISMI e piduista a sua volta, il secondo esponente dell'amministrazione Carter e successivamente di quella di Reagan, esperto di terrorismo e mediatore ufficioso tra i servizi segreti americani e quelli italiani, vicino ad ambienti altolocati della P2. Nelle sue visite in Italia risiedeva nell'appartamento di Ferdinando Pavone, uomo legato alla società Agusta, alla Theodore G. Shackley (Tgs), ex capo stazione CIA a Roma negli anni Sessanta. Il Pavone inoltre tramite la Fma di Vaduz operava poi attraverso la Banque de Commerce et Placements (Bcp) sempre di Vaduz.
    Dietro seduto il Sen. a VITA Giulio Andreotti alla presentazione dei corsi della ProDeo a cura di Padre Andrew Felix Morlion. Anno 1948-9. Estratto dall'articolo: Toni Negri studiò nel Collegio dei gesuiti a Padova By Anonimo - http://lombardia.indymedia.org/node/45654/pdf Published: 04/05/2012 - 002

  8. #8
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    Predefinito Re: Le truffe cristiane

    La storiella del sogno di Costantino prima del Ponte Milvio è una cazzata inventata da Lattanzio. Eusebio di Cesarea, che era un confidente di Costantino, racconta una storia diversa, ciòè che Costantino e l'esercito avrebbero assistito ad uno strano fenomeno celeste, ma questo qualche anno prima di Ponte Milvio. Anche questa storia è da prendere con le pinze però, perchè c'è solo la testimonianza di Costantino nonostante un intero esercito abbia assistito al fenomeno. Costantino sicuramente diventò cristiano solo negli ultimi anni del suo regno. La vera truffa della chiesa è stata la falsa donazione attribuita a Costantino.

  9. #9
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    Predefinito Re: Le truffe cristiane

    L'inutilità della teologia

    La teologia è una forma pensiero peculiare: crea e produce l'idea di Dio, ne definisce possibili attributi e poi passa secoli a discutere su ciò che essa elabora.
    Mauro Biglino

 

 

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