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  1. #51
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    Predefinito Re: Storia della criminalita'

    1- Massimo Carminati
    2- Enrico De Pedis
    3- Franco Giuseppucci
    4- Carmine Fasciani
    5- Maurizio Abbatino
    6- Edoardo Toscano
    7- Nino Mancini
    8- Giovanni De Carlo
    9- Danilo Abbrucciati
    10- Enrico Nicoletti
    11- Marcello Colafigli
    12- Ernesto Diotallevi
    13- Raffaele Pernasetti
    14- Michele Senese
    15- Nicolino Selis
    16- Giuseppe Casamonica
    17- Domenico Pagnozzi
    18- Serafino Cordaro
    19- Dario De Jorio
    20- Gennaro Mokbel
    21- Vittorio Carnovale
    22- Claudio Sicilia
    23- Franco Gambacurta

  2. #52
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    Predefinito Re: Storia della criminalita'

    24- Carmine Spada
    Chi sono gli Spada?
    Gli Spada sono una numerosa famiglia di origine Sinti arrivata a Roma dall’Abruzzo negli anni Cinquanta. Secondo i magistrati che negli anni hanno indagato su di loro, i capi della famiglia sono anche i leader di un’organizzazione criminale che estorce il pizzo ai commercianti della zona, intimidisce i gruppi di criminali rivali e gestisce l’assegnazione delle case popolari. Circa una dozzina tra membri della famiglia Spada e loro alleati sono stati condannati per tre volte nel corso degli ultimi tre anni e tutte e tre le volte con l’aggravante del metodo mafioso. La prima nel 2016, altre due nel 2017.

    Tra gli altri è stato condannato anche Carmine Spada, detto “Romoletto”, fratello di Roberto Spada, l’autore dell’aggressione di martedì e considerato dai magistrati il capo del clan. Per il momento, quasi tutti gli esponenti della famiglia processati hanno ricevuto condanne di primo grado. Nel recente passato sono stati descritti come un gruppo in ascesa nella criminalità romana, ma oggi non sono tra i principali gruppi criminali italiani. L’ultima relazione della Direzione Distrettuale Antimafia parla diffusamente delle precedenti famiglie criminali ostiensi (come i Fasciani, su cui torneremo tra poco), mentre agli Spada dedica soltanto una riga in una nota a pié di pagina.

    Le attività criminali di cui sono accusati i membri della famiglia Spada finiti sotto processo vanno dall’estorsione alle violenze, passando per le intimidazioni. Uno dei loro affari principali, secondo i magistrati, è la gestione delle case popolari. Gli atti dei magistrati parlano spesso di scontri con altre famiglie criminali per il controllo di queste case, che spesso servono come residenza proprio ai componenti dei “clan”. Gli Spada controllano anche diverse palestre a Nuova Ostia, l’area stretta tra piazza delle Repubbliche Marinare e l’idroscalo: è un quartiere costituito in buona parte da case popolari, dove – come in tutte le periferie romane – le strade sono piene di buche, l’illuminazione stradale spesso manca e la raccolta dei rifiuti funziona male, così come gli altri servizi pubblici.

    In questa parte della città, dove non sono molti ad avere un lavoro o un’abitazione regolare, gli Spada sono diventati negli ultimi anni un misto tra benefattori e aguzzini. Le loro palestre sono state a lungo gratuite per i giovani del quartiere, mentre i membri del clan si adoperavano per aiutare le famiglie in maggiore difficoltà sostituendosi allo Stato.

    Cosa c’entra CasaPound?
    Nel corso dell’ultimo anno, la stampa si è accorta della nascita di un rapporto sempre più stretto tra alcuni esponenti della famiglia Spada e CasaPound, un partito neofascista che ha ottenuto crescenti consensi nelle aree più periferiche e degradate di Roma. CasaPound ha organizzato la distribuzione di pacchi di cibo alle famiglie più povere di quartieri come Nuova Ostia, un’attività che l’ha messi in contatto con chi quelle attività le porta avanti da anni, come la famiglia Spada. Roberto Spada, l’uomo che ha aggredito il giornalista di Nemo e che fino a questo momento è incensurato, ha apertamente appoggiato il candidato di CasaPound al Municipio di Ostia, Luca Marsella. A Nuova Ostia, dove vivono gli Spada, CasaPound ha raggiunto più del 20 per cento dei voti. Secondo diversi giornali, il giorno della votazione i seggi erano presidiati da attivisti di CasaPound e membri e amici della famiglia Spada. Oggi, i dirigenti di CasaPound tra cui Marsella, hanno fatto una conferenza stampa per prendere le distanze dall’aggressione.

    A Ostia c’è la mafia?
    Nel 2015 Andrea Tassone, presidente PD del Municipio X, fu coinvolto nell’inchiesta Mafia Capitale per aver fatto favori a Salvatore Buzzi, il socio di Massimo Carminati. Il municipio venne sciolto per infiltrazioni mafiose ed è rimasto commissariato fino alle elezioni di domenica scorsa (Tassone è stato poi condannato a cinque anni). Questo episodio, in cui la famiglia Spada non sembra entrare direttamente, è una delle poche occasioni in cui a Ostia è stata riconosciuta una vera e propria influenza di tipo mafioso.

    In città nessuno è mai stato condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso, ma in molti hanno ricevuto condanne aggravate dall’utilizzo di metodi mafiosi. Significa che secondo i magistrati in città si era creato un clima di paura, omertà e intimidazione. Tutti quanti sapevano a chi bisognava obbedire e a chi si doveva portare rispetto, senza che ci fosse bisogno di manifestarlo costantemente e in maniera eclatante. Nonostante questo, negli ultimi anni sono stati frequenti le intimidazioni e gli attentati incendiari nei confronti di coloro che non erano disposti a pagare il pizzo alle famiglie che a turno controllavano la città.

    I gruppi criminali che comandavano a Nuova Ostia, e in alcuni casi riuscivano ad estendere la loro influenza anche su altre aree della città, sono cambiati spesso nel corso dell’ultimo decennio. Scontri interni tra varie fazioni e gli arresti della magistratura hanno decimato una dopo l’altra le famiglie criminali cittadine, portando a un rapido “turnover” tra chi controllava le estorsioni ai commercianti e l’assegnazione delle case popolari. All’inizio del decennio in città comandavano gli eredi della Banda della Magliana, la più grande e potente organizzazione criminale romana, particolarmente forte tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta. Due esponenti di questo gruppo, Francesco Antonini, detto «Sorcanera», e Giovanni Galleoni, soprannominato «Baficchio», furono uccisi in un agguato in pieno giorno nel 2011.

    Antonini e Galleoni sono stati gli ultimi a essere uccisi nella fase più violenta della lotta per il potere in città, cominciata negli anni Duemila e terminata con il loro omicidio. Da allora in città ci sono stati ferimenti, gambizzazioni, sparatorie intimidatorie, pestaggi, ma non ci sono più stati omicidi. Dopo gli eredi della Banda della Magliana, in città hanno preso il potere i Triassi, seguiti dai Fasciani (duramente colpiti da una serie di arresti nel 2013) e, infine dagli ultimi arrivati, gli Spada, che compaiono nelle carte dei magistrati come gruppo criminale di una certa rilevanza a partire dal 2013. Anche se oggi gli Spada sono arrivati al punto più alto della loro notorietà nazionale, il potere della famiglia sembra essere entrato in una fase discendente. Gli arresti hanno decimato i suoi componenti più attivi, mentre i media hanno iniziato a interessarsi sempre di più alle loro attività. L’aggressione compiuta da Roberto Spada nei confronti del giornalista di Nemo ha ulteriormente alzato l’attenzione nei loro confronti. Domani, i giornalisti e inviati manifesteranno davanti alla palestra degli Spada – che proprio oggi è stata chiusa per problemi di autorizzazioni. Sabato anche il Movimento 5 Stelle ha annunciato una manifestazione contro la criminalità.


  3. #53
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    Predefinito Re: Storia della criminalita'

    25- Gianfranco Urbani
    E' morto Gianfranco Urbani "er pantera", uno dei boss della Magliana: ispirò il "puma" di Romanzo criminale

    Se n’è andato così, malato e dimenticato, due giorni fa a 76 anni in un ospedale vicino Latina. Ma Gianfranco Urbani,

    detto “er pantera”, è stato un malavitoso di primo piano nella criminalità romana, tanto da avere un ruolo non secondario nella costituzione della famigerata Banda della Magliana.

    Come tutti quelli che confluirono poi nel gruppo Urbani, intorno alla metà degli anni ’70, faceva parte di una “batteria” di rapinatori. Lui era nel giro di Ostia dove all’epoca spadroneggiava Nicolino Selis.

    Fu proprio quest’ultimo che, durante un periodo di detenzione, ebbe l’idea di formare un’organizzazione criminale imponente e, tra i suoi primi gregari, scelse proprio Gianfranco Urbani. Il sodalizio con Maurizio Abbatino, Antonio Mancini e altri boss avvenne poco dopo per dar vita a quella Banda ormai passata alla storia grazie anche a fiction come “Romanzo criminale”. La figura di Urbani ha ispirato proprio l'autore Giancarlo De Cataldo che ha usato la sua storia per costruire la figura del "Puma".

    Grazie anche ai suoi contatti con grossi spacciatori thailandesi, Urbani si occupò principalmente del traffico di eroina nelle zone del Prenestino e di Villa Gordiani, ad est della capitale.

    All'interno della banda fu anche il punto di contatto e tramite con esponenti di primo piano della ‘ndrangheta come Paolo Di Stefano, Giuseppe Piromalli e Pasquale Condello e i suoi ottimi rapporti con la mafia catanese del boss Nitto Santapaola ne favorirono la collaborazione con il resto del gruppo romano. Tali rapporti e traffici portarono, negli anni ’80 il giudice Giovanni Falcone a spiccare nei suoi confronti un mandato di cattura.

    Dopo la disintegrazione della Banda della Magliana, “er pantera” vivacchiò nella illegalità quasi sempre concentrandosi sullo spaccio della droga. Raffiche di arresti, con i suoi capelli sempre più radi e bianchi tanto che persino i poliziotti avevano con lui un atteggiamento commiserevole. “A pantera, ma non è ora che vai in pensione”, gli dicevano. Lui sorrideva, allargava le braccia, poi offriva i polsi alle manette.

    Nell 1998, dopo 7 anni di latitanza, venne arrestato all’aeroporto di Fiumicino con l'accusa di traffico internazionale di stupefacenti sulla tratta balcanica.

    Dopo l'ultimo periodo di detenzione, non più giovanissimo, Urbani si ritira a Borgo Sabotino, dopo essersi allontanato almeno apparentemente dal giro della grossa malavita. Ma, nel maggio del 2013 viene nuovamente arrestato assieme ad altre 6 persone dagli agenti del commissariato di di Tivoli in collaborazione con la Squadra Mobile di Roma dopo un'indagine durata cinque mesi, come complice nel furto di 6,8 milioni di euro a un istituto di vigilanza di Guidonia nella notte tra il 22 ed il 23 dicembre del 2012. Scegliendo il rito abbreviato, il 30 gennaio del 2014 il Tribunale di Tivoli lo condanna a cinque anni e quattro mesi di reclusione.


  4. #54
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    Predefinito Re: Storia della criminalita'

    26- Paolo Frau


    Archivio . AdnAgenzia . 2004 . 11 . 04
    CRONACA
    MAFIA: CHI ERA PAOLO FRAU, UCCISO DAI KILLER AD OSTIA NEL 2002/SCHEDA
    FACEVA PARTE DEL NUCLEO STORICO DELLA BANDA DELLA MAGLIANA CON GIUSEPPUCCI

    Roma, 4 nov.- (Adnkronos) - Era noto come ‘il sardo’ della Banda della Magliana Paolo Frau, tra i fondatori della cosca criminale che ha insanguinato la capitale per oltre un decennio ,tra la fine degli anni Settanta e metà degli anni Ottanta. Era nel gruppo che controllava il quartiere periferico di Roma sud, insieme a Franco Giuseppucci, detto ‘er Negro’, Maurizio Abbatino, detto ‘Crispino’, Edoardo Toscano, Marcello Colafigli, Claudio Sicilia e Antonio Mancini, ‘l’Accattone’. Il maxi blitz della polizia eseguito sul litorale romano ha origine dall’inchiesta avviata subito dopo l’omicidio di Frau.

    Il suo è stato uno degli ultimi efferati omicidi consumati nel mondo della malavita, nell’ottobre 2002, a Ostia. Una gragnuola di colpi di pistola lo raggiunse in mezzo alla strada mentre saliva sulla sua auto in via Francesco Grenet, una strada tra i palazzi popolari del litorale romano. Due uomini, in sella ad una moto, lo affiancarono mentre apriva lo sportello.Avvertiti da una telefonata, gli agenti della polizia circondarono subito la zona a caccia degli assassini, che pero’ rimasero ignoti.

    Nel 1981 Frau, che aveva 43 anni, era stato coinvolto in un traffico d’armi scoperto negli scantinati del ministero della Sanità. Secondo i magistrati, sarebbe stato a capo di numerose organizzazioni criminali che agirono nella Capitale della fine anni ’70. Coinvolto in indagini su spaccio di droga, rapine ed estorsioni, il suo nome venne associato all’Anonima sequestri sarda e alla mafia siciliana. (segue)
    (Sin/Gs/Adnkronos)

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    Predefinito Re: Storia della criminalita'

    27 - Laudavino De Santis
    Dalla coca ai sequestri senza ritorno La lunga carriera di «Lallo lo zoppo»
    L’inguaribile vizio criminale di Laudavino De Sanctis L’ultimo arresto a Centocelle quando aveva 68 anni

    8 Giugno 2014


    Friedrich Nietzsche, in Morgenröthe, l'opera con cui si avvia verso quella «guarigione» che viene a coincidere con la sua perfetta maturità, percepisce, grazie alle sue antenne ipersensibili, come i «delinquenti scoperti» non soffrano «del delitto, ma dell'ignominia, o del cruccio per la stupidaggine commessa, o della privazione dell'elemento abituale».

    L’EVASIONE

    Laudavino De Sanctis, soprannominato «Lallo lo Zoppo» da quando, durante un'evasione dal carcere di Regina Coeli, si era fratturato una gamba, valida, in occasione del suo ultimo arresto, alla bella età di sessantotto anni, l'intuizione del filosofo tedesco, fornendo plateale dimostrazione di «come sia raro» incontrare «(nei) carceri e (negli) stabilimenti di pena (...) un inequivocabile «rimorso di coscienza: ma tanto più spesso, la nostalgia dell'antico, malvagio, amato delitto».

    Delinquente di tutto rispetto (sette omicidi, quattro sequestri di persona, undici condanne definitive alle spalle e, dunque, un ergastolo per effetto del cumulo delle pene), trascorsi già una ventina d'anni in carcere, gli ultimi dei quali a Porto Azzurro, ormai ultrasessantenne, alla fine degli Anni Novanta, l'anziano boss, di fronte al quale aveva tremato mezza Roma, nel richiedere la liberazione o il differimento di pena per sottoporsi alla cosiddetta «sperimentazione Di Bella», poiché affetto da un linfoma maligno, suggerisce al tribunale di sorveglianza di considerarlo «per quello che è oggi: un detenuto modello e non per quello che risulta dalle carte del processo». Ottenuta la detenzione domiciliare per motivi di salute e il permesso di uscire di casa quattro ore al giorno, per andarsi a curare, lungi dal vivere da tranquillo pensionato, nel 2004, assieme al fratello Pietro, ormai ottantenne, in barba alla malattia e all'età, «spinge la roba» a Centocelle. Scoperto il «movimento», la polizia va a casa sua, dove rinviene e sequestra due chili di droga e una pistola; ma Lallo non ci tiene ad essere arrestato; sale a volo su un motorino modificato e «dà birra» ai poliziotti. Quelli, però, alla fine lo acciuffano, sicché, mentre varca la soglia di Regina Coeli, lo Zoppo si sfoga: «Non m'importa di tornare in carcere. Ma non mi perdono di essermi fatto prendere così: senza accorgermi che la polizia mi pedinava».

    IL DEBUTTO

    Quella di Laudavino De Sanctis col delitto è stata una frequentazione esemplare. Alla fine degli anni Cinquanta, comincia con qualche furto, ma è un tipo sveglio, dunque passa presto alla «spaccata», reato da specialisti, assai frequente in un periodo in cui i gioiellieri non hanno ancora blindato le vetrine, e che rende bene. Per salire alla ribalta della cronaca, come stella di prima grandezza nel firmamento criminale capitolino, dovrà attendere, però, il 21 febbraio 1975, quando si manifestano per la prima volta, almeno per quanto se ne sappia, la sua abominevole ferocia, il suo rapporto addirittura morboso con la violenza, il suo animalesco disprezzo per la vita umana, che diventano da allora una costante del suo agire delinquentesco.

    Sono circa le diciotto, quando nella Capitale sta per consumarsi la quinta rapina del giorno, ai danni dell'ufficio postale di piazza dei Caprettari, vicino al Senato, in pieno centro. Un bandito aspetta al volante di un'auto pronta a ripartire, altri entrano, con le armi spianate. Nell'ufficio sono in servizio gli agenti di pubblica sicurezza Rito Spagnuolo e Giuseppe Marchisella, il quale, però, è in bagno quando i rapinatori a volto scoperto affrontano lo Spagnuolo. Al suo apparire, i banditi sorpresi perdono la testa e sparano, arraffano quello che possono e fuggono. Bottino esiguo: 400 mila lire. Colpito mortalmente da una raffica di mitra, Marchisella muore il giorno successivo in ospedale. Ma la tr agedia non finisce lì. Cinque giorni dopo la sanguinosa rapina, sconvolta dal dolore, Clara Calabresi, la fidanzata dell'agente ucciso, si getta dal quarto piano della sua abitazione a Barletta; resta in coma dieci giorni prima di morire; dovevano sposarsi proprio quel mese. L'eco della rapina non si è ancora spenta quando si trova il cadavere carbonizzato dell'autore del furto dell'autovettura usata dai rapinatori, il diciottenne, Claudio «Topolino» Tigani, uno che sapeva troppo.

    LA BANDA DELLE TRE «B »

    È proprio indagando sul suo omicidio che la polizia risale al claudicante Lallo e a due dei suoi complici, Albert Bergamelli e Jacques Berenguer, capi, con Maffeo Bellicini, della «gang delle tre B», che ormai da qualche tempo sta mettendo Roma a ferro e fuoco, anche per sanguinosi regolamenti di conti. Sempre per l'assalto di piazza dei Caprettari, nel gennaio del 1981, Giacomo Palermo, anche lui rapinatore, e la sua convivente, Angela Piazza, rei d'aver deciso di testimoniare, saranno sequestrati, portati in una villa a Lavinio, costretti a scrivere una «ritrattazione», poi recapitata al Tribunale, e finalmente trucidati.

    LE BELVE

    A partire dal 1976, in parallelo col declinare della «gang delle tre B», Lallo lo Zoppo farà un ulteriore «salto di qualità» con i sequestri di persona, avvalendosi di un'organizzazione tutta sua, la «banda delle belve», formata anche con i resti del clan dei marsigliesi e qualche fuoriuscito dall'Anonima calabrese, già protagonista del clamoroso rapimento di Paul Getty, nipote del miliardario americano. Il primo colpo del nuovo sodalizio va decisamente male, soprattutto per la vittima: Antonella Montefoschi, figlia di un grossista di carni, reagisce e un bandito fa partire un colpo di fucile che la raggiunge alla testa: muore dopo giorni di agonia. Segue, nel 1980, il rapimento di Valerio Ciocchetti, industriale del marmo, il cui corpo crivellato di colpi verrà trovato nel Tevere qualche mese dopo, quando la famiglia ha già pagato parte del riscatto. Nell'aprile del 1981, è la volta del «re del caffè» Giovanni Palombini, ucciso quasi subito, senza che s'interrompano le trattative con i familiari: per convincerli a cedere il cadavere, già conservato in un congelatore, dopo essere stato adeguatamente «truccato», viene fotografato. L'ultimo sequestro, nello stesso anno, è quello della tredicenne Mirta Corsetti, figlia di un ristoratore, poi liberata dalla polizia.

    GLI OMICIDI

    Laudavino De Sanctis sarà anche sospettato dell'uccisione del dottor Giuseppe Furci, responsabile sanitario di Regina Coeli, assassinato nel dicembre del 1980, che più volte gli ha negato il permesso di essere trasferito in ospedale, quantunque l'attentato venga rivendicato dalle Brigate Rosse; dell'uccisione del dottor Antonio Mottola, il cui cadavere viene bruciato: pare si sia prestato a curare Palombini durante la prigionia, divenendo per questo un testimone scomodo, nel che vi sarebbe un'impressionante analogia con la fine di Claudio «Topolino» Tigani; di essersi liberato di vecchi amici divenuti antagonisti, come Paolo Provenzano. In nessuno di questi casi, però, si supererà la soglia del semplice sospetto.

  6. #56
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    Predefinito Re: Storia della criminalita'

    28- Fabrizio Piscitelli

    Il battesimo degli Irriducibili, in curva Nord, porta la data del 18 ottobre 1987. È Lazio – Padova il palcoscenico in cui si esibisce un nuovo gruppo di ultras, nato da una costola degli storici supporter biancocelesti, gli Eagles. Sono violenti, aggressivi e politicizzati. Nella nuova compagine scalpita un giovanissimo Fabrizio Piscitelli, 21 anni. Non è ancora il capo carismatico del tifo estremo laziale ma ben presto si farà strada. Perderà per due volte il comando ma lo riconquisterà sempre, in tre occasioni fino alla morte del 7 agosto scorso. LA STORIA «Non erano capaci a menare e ci siamo presi la Nord». Lo ripeteva alle giovani leve degli Irriducibili, Diabolik. Un soprannome che forse deriva da un passato da rapinatore. Quelli che, nel 1987, non erano ancora nati dovevano insomma sapere la storia del gruppo. E lui non si dispensava dal raccontarla. Una sorta di narrazione mitica delle origini. Una storia condita dalla prepotenza, una sorta di stile british e il fanatismo politico. A dire il vero anche gli Eagles erano molto vicini all’estrema destra, ma da Piscitelli e camerati erano considerati dei vigliacchi. Tanto che a suon di botte gli Irriducibili si presero la Nord. Due gli scontri, tra i tanti, che ne hanno segnato la fine, gli [...]


 

 
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