Il problema dell'autonomia, ora di maggiore-autonomia, è tanto complesso quanto rognoso. Tutto, poi, durante un periodo nel quale i cambiamenti si presentano a raffica e senza preavviso, trovando quasi sempre la politica in paralisi flaccida, incapace di adeguate risposte. Si aggiunga tutto l'enorme lavorìo in sede UE teso alla continua cessione di sovranità che finisce nel buco nero dei suoi meccanismi.
Il regionalismo delle aziende, che si basa sull'agiatezza delle infrastrutture e dei fondi pubblici seminati a pioggia (che vanno alle aziende dove ci sono, da altre parti no), come prima di me già indicato, non ispira molta fiducia. Maggiormente se proposto da quella classe politica che più di tutte le altre ha sempre brillato per pochezza e malaffare: quella regionale.
Personalmente sarei per l'abolizione delle regioni per come le conosciamo - inutili da numerosi punti di vista - non disconoscendo una possibile, successiva ripartizione dello Stato in macro regioni, tendenzialmente omogenee almeno per le infrastrutture (si guardi qualcuna delle cartine raffigurante la rete autostradale italiana, ma anche quella ferroviaria...), ovvio che ciò necessiterebbe di un premierato "forte" a livello centrale.




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