Vento di indagini su Macchiareddu - Regione Autonoma della Sardegna
L'UNIONE SARDA - Cronache : Vento di indagini su Macchiareddu 17.09.2010 di ANTHONY MURONI
Il presidente del Casic: «A quella società concessi 50 ettari»
La Procura di Cagliari sta verificando se le procedure per l'esproprio di un terreno e la successiva cessione a titolo gratuito a una società napoletana siano state corrette. Indagine nata a seguito dell'arrivo di una lettera anonima. La Direzione nazionale antimafia stringe il cerchio sugli interessi della malavita organizzata nel settore delle energie rinnovabili. E presto anche la Procura di Cagliari chiuderà le sue indagini sui sospetti che aleggiano attorno a una compravendita di terreni, nella zona industriale di Macchiareddu, che ha riguardato una società napoletana (la Vento) che è stata più volte accostata, per ora arbitrariamente, alla camorra. L'INDAGINE Sotto la lente d'ingrandimento della Guardia di Finanza e del sostituto procuratore Giangiacomo Pilia c'è la procedura che è stata seguita dal Consorzio per acquisire oltre un ettaro dai privati, cedendolo a titolo gratuito a una società che intende realizzare parchi eolici e fotovoltaici, senza alcuna gara pubblica. LA LETTERA L'esposto anonimo che dà il via all'inchiesta sul Cacip era arrivato alla questura di Avellino in maggio e quasi subito girato alla questura di Cagliari che però, ritenendo competente la magistratura campana, prima dell'estate aveva rimandato indietro le carte che la magistratura avellinese in luglio aveva poi trasmesso ai pm cagliaritanità. La storia è semplice: nel settembre 2007 il Cacip ha acquistato, senza gara pubblica, un'azienda agricola di 1.120.000 metri quadri nel comune di Uta da una signora piemontese. Prezzo: tre euro a metro quadro, totale 3 milioni 360.000. L'anno successivo il consorzio ha firmato una concessione trentennale gratuita alla società Vento Macchiareddu, più della metà dei terreni acquistati a peso d'oro. Su quei terreni la società napoletana intende installare impianti di produzione di energia alternativa. L'ACCUSA Secondo l'esposto anonimo il Cacip ha violato il regolamento che si è dato nell'ottobre 2007 proprio sui parchi eolici e fotovoltaici: non devono sorgere su aree destinate ad aziende agricole, non su superfici superiori ai 20 ettari, preferibilmente in aree compromesse sotto il profilo ambientale. L'anonimo che con il suo esposto ha dato il via all'indagine sostiene che quei tre requisiti sono stati violati (la circostanza è tutta da accertare) e adombra pure il rischio di infiltrazioni camorristiche. IL CACIP A rivelare i contorni dell'accordo è ora il presidente del Consorzio industriale Emanuele Sanna: «Gli ettari ceduti a questa società da un'amministrazione precedente alla mia sono stati 50. In cambio di cosa? Nemmeno un euro per le spese di urbanizzazione. Ci si è messi d'accordo affinché la società ceda al Cacip il 3,5 per cento dell'energia che produrrà». Sempre che quell'impianto venga mai realizzato.
e poi anche questo

Gruppo d'Intervento Giuridico o.n.l.u.s.