Seduto alla scrivania, osservo davanti a me la Professoressa Marialuisa Gianferrari, l’Istituzione del liceo, la professoressa di latino che è stata per almeno trent’anni una presenza fissa negli incubi dei malcapitati adolescenti che hanno avuto la ventura di averla come docente. Cariatide è il soprannome che da almeno trent’anni le hanno affibbiato gli alunni, e in effetti il suo aspetto fisico sembra del tutto adeguato: stessa agilità di una cariatide e stessa possanza, collo incassato tra le spalle sotto un casco di capelli grigi che sembra non avere mai conosciuto tempi migliori.
Ma oggi sembra avere perduto la sua leggendaria imperturbabilità: lo sguardo è fiammeggiante, le labbra tremanti di indignazione, il corpo inquieto sulla sedia improvvisamente troppo rigida; poi la repentina catarsi sotto forma di rivelazione improvvisa, poche parole pronunciate in un sussurro, quasi un sibilo: “Preside: oggi, in classe, mi hanno toccato il culo!”
Già la parola “culo” pronunciata dalla Gianferrari è quanto di più destabilizzante si possa immaginare per l’istituzione scolastica, ma l’idea che qualcuno possa avere anche solo per un istante concepito l’insano proposito di appoggiare la mano sui suoi monumentali quarti posteriori è qualcosa che può minare nel profondo la fiducia nelle future generazioni.
Era stata una vera e propria palpata, non una lieve e fugace carezza, ma chi poteva essere il colpevole? Alla percezione della mano sacrilega, la professoressa si era ovviamente voltata di scatto, per quanto lo permettevano le sue dimensioni, senza però riuscire nell’individuazione immediata del colpevole. Già al primo sguardo la cerchia dei possibili artefici del misfatto si era ristretta a due soli allievi, gli unici che si trovavano abbastanza vicini a lei: tali Baruzzi e Rosetti, notori elementi di disturbo della terza C. Impossibile però stabilire con certezza chi dei due fosse il vero colpevole.
Cercando di mantenere la padronanza richiesta dalla situazione, mi chiedevo se per caso la mente della Gianferrari non avesse avuto un improvviso quanto definitivo tracollo. Potevo anche credere, pur se con qualche difficoltà, che Rosetti Lorenzo, un marcantonio alto più di un metro e novanta notoriamente provvisto di abbondante compagnia femminile, potesse avere preso questa iniziativa per il gusto di fare una bravata davanti ai compagni e soprattutto alle compagne di classe. Ma non potevo assolutamente concepire che l’insano gesto potesse essere stato compiuto dalla Baruzzi Francesca, che sicuramente non considerava lo studio del latino tra le priorità della sua vita, e inoltre aveva dimostrato chiaramente e in più di una circostanza i suoi inequivocabili interessi per la metà maschile del cielo scolastico.
Adesso le indagini toccavano a me: in quanto preside dovevo essere io ad individuare il colpevole e a infliggergli la giusta sanzione per il suo inaudito comportamento. Congedata l’Istituzione ho convocato i due potenziali reprobi che, davanti all’Autorità, hanno subito assunto quell’aria strafottente che solo gli adolescenti sanno assumere quando percepiscono l’imbarazzo di un adulto.
Buon giorno preside, no i rapporti con la prof di latino, beh, lo sa anche lei che tipo è. Ma ostilità, quando mai. Uno scherzo alla cariat .. ehm, alla Gianferrari? Lory, ma ti verrebbe mai in mente. Ma dai Francy, nemmeno dopo dieci can …
Rosetti cosa stai dicendo?
No, niente, preside, cosa va a pensare, è che uno scherzo alla Gianferrari, naaa … risponde la Baruzzi dando il cinque a Rosetti.
A quel punto è evidente che i due imputati sono convinti di non correre alcun pericolo ma, come nei classici polizieschi, è proprio la loro eccessiva sicurezza che porterà uno dei due alla rovina certa: quel cinque è stata la luce che mi ha fatto individuare il modo di risolvere il mistero. Troppa la differenza tra la manona da giocatore di volley di Rosetti e la delicata manina della Baruzzi, con il suo metro e sessantacinque scarso di altezza.
L’indomani il colpevole sarebbe stato individuato senza ombra di dubbio: bastava chiedere alla vittima una valutazione delle dimensioni della mano sacrilega, in base sia alla pesantezza del tocco che all’estensione della superficie corporea che aveva subito il vile attentato.
Resta soltanto il problema di porre una simile domanda alla professoressa Gianferrari: più penso al modo in cui affrontare l’argomento e più seriamente prendo in considerazione l’idea di presentare immediate e irrevocabili dimissioni.
Intanto stasera mi ubriaco, poi domani si vede.
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Complimenti standing bull, molto bello, l'ultima frase sublime
