Roma diventa Capitale
Interessante giornata di studi ieri al Campidoglio su "Roma diventa Capitale".
Certo, ognuno di noi legge quel fatidico 20 settembre del 1870 a modo suo. Io per primo condanno ogni occupazione con la forza di uno stato e la destituzione del suo legittimo sovrano: questo discorso vale per il Regno delle Due Sicilie come per lo Stato Pontificio. E nel biennio di celebrazioni per l'Unità d'Italia, per Roma come per Napoli, a tanti anni di distanza, affiorano prepotenti letture diverse da quella oleografica di matrice risorgimentalista e se ne comincia ad affermare il diritto di cittadinanza nella storiografia ufficiale.
Devo dare lealmente atto al Sindaco Alemanno e a Marcello Veneziani, che dell'iniziativa sono stati rispettivamente ideatore e realizzatore, di aver voluto metter su un evento non celebrativo ma di riflessione, di approfondimento.
Al tavolo si sono così succeduti, in tre distinte sessioni, personaggi del calibro di mons. Ravasi, Lucio Villari e Giuliano Amato. Assai interessanti anche gli interventi di Francesco Riccardi, Micol Forti, Aldo Mola, Francesco Perfetti, degli stessi Veneziani e Alemanno. Deludente, invece, la relazione di Vittorio Messori, permeata da una non tanto dissimulata stantia acredine papalina e soprattutto da una visione - come dire - "casereccia" e nazional-popolare di Roma e dei suoi abitanti. Inaccettabile, ad esempio, una sua provocazione sulle "scritte idiote che imbrattano le mura della citta". Come se gli idioti abitassero solo a Roma e come se le città di quel Nord, che lui ha evidenziato come contraltare, ne fossero prive. Bah, non vale la pena soffermarsi troppo. Ci ha pensato Alemanno "rispedendo al mittente" la provocazione.
Nemmeno condivisibile l'intervento di Paolo Mieli che, nell'esprimere la delusione per ciò che poteva e non è stato riguardo alla funzione di Roma capitale, attrbuisce i mali della nazione (la burocrazia ministeriale, il degrado politco e le varie corruttele) alla "romanità". Come se a Montecitorio ci siano stati sempre e solo romani!!! Di maniera e inesatto storicamente è stato il suo riferimento al "primo scandalo della nuova Italia", quello della Banca Romana. Eppure Mieli, che si picca di essere uno storico, dovrebbe sapere che il primo vero grande scandalo è stato quello degli appalti delle ferrovie. E che il suo principale artefice era il conte Bastogi, che romano certamente non era. Però oggi fa tendenza sostenere che la corrutttela italiana affondi le sue origini nel centro-sud. E Mieli a questa tendenza non vuole (o non può) sottrarsi.
L'appassionata e puntuale difesa della "romanità" da parte del suo sindaco ha concluso il convegno. E sì che le origini di Alemanno non sono romane. Ma ha ragione lui, non esiste altra città al mondo capace come Roma di accoglierti, integrarti e di farti sentire a casa sua.
Valentino Romano




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