Pigliate una società che stava andando bene.
Caricatela di tasse e balzelli che non le rimanga nulla in tasca per fare investimenti, poi imponetele una ridda fantasmagorica di regole, norme, circolari applicative e via quant’altro che ne regolino minuziosamente l’operato, ed infine liberate la muta di giudici di assalto che sbranino società e dirigenza a colpi di indagini e sentenze lunari.
Aggiungete un presidente della regione tipo Michele Emiliano, ed il gioco è fatto.
Quella società è destinata a chiudere.
Quella ingrata dirigenza aziendale non ha manifestato la minima solidarietà con stato, regione ed habitat: chiude i battenti e fa fagotto. Né ha dimostrato solidarietà verso il fisco, che per così tanti anni le ha succhiato il sangue. Poveri finanzieri: adesso da chi mai andranno?
Il figlio del metalmeccanico assurto a ministro Di Maio vuole citare la Mittal in Tribunale per obbligarla per adempiere ad un contratto erano già state disattese dal governo dell'Italia socialista italiano:
una mossa davvero geniale per convincere gli investitori, italiani e stranieri, ad abbandonare al più presto il paese e così permettere l'innesco del ciclo economico della "decrescita felice".




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