Le Arpie nella mitologia greca sono secondo alcuni mitografi dei personaggi mostruosi nati da Poseidone e da Gea secondo Esiodo da Taumante ed Elettra oppure da Tifone ed Echidna. Si racconta che fossero delle creature alate, metà uccello e metà donna con le zampe provviste di robusti artigli.
La tradizione più consolidata vuole che fossero tre: Celeno, Ocipete ed Aello ma diverse autori ne citano molte di più.
Omero ne ricorda una sola, Podarge mentre Virgilio nell'Eneide scrive (Eneide III)
"... Altro di queste
Più sozzo mostro, altra più dira peste.
Da le tartaree grotte unqua non venne.
Sembran vergini a' volti; uccelli e cagne
A l'altre membra; hanno di ventre un fedo
Profluvio, ond'è la piuma intrisa ed irta;
Le man d'artigli armate, il collo smunto,
La faccia per la fame e per la rabbia
Pallida sempre, e raggrinzita e magra.
Dante Alighieri cita le arpie nel Canto XIII dell'Inferno: esse rompono i rami e mangiano le foglie degli alberi al cui interno si trovano le anime dei suicidi, che, in questo modo, provano dolore e hanno dei pertugi attraverso i quali lamentarsi.
Quivi le brutte Arpie lor nidi fanno,
che cacciar de le Strofade i Troiani
con tristo annunzio di futuro danno.
Ali hanno late, e colli e visi umani,
piè con artigli, e pennuto 'l gran ventre;
fanno lamenti in su li alberi strani.
(Dante, Inferno, XIII, vv. 10-15)
Le Arpie rappresentavano la violenza della tempesta e perseguitarono l'indovino Fineo re di Salmidesso, per ordine di Era. Infatti il mito racconta che Fineo, per aver fatto accecare i figli avuti dalla prima moglie Cleopatra, falsamente accusati di molestare la seconda moglie del padre Idea, fu esso stesso condannato dagli dei ad essere cieco, a soffrire di eterna vecchiaia e che le Arpie sporcassero il suo cibo con i loro escrementi. Tutto questo fino a quando gli Argonauti non approdarono a Salmidesso. Infatti Fineo colse l'occasione e gli propose di indicargli la rotta che dovevano seguire in cambio della liberazione dalle Arpie. Fu così che gli Argonauti inseguirono le Arpie fino alle isole Strofadi dove, dopo averli supplicati di avere pietà, vennero relegate e mai più infastidirono Fineo.





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