
Originariamente Scritto da
Giò91
Craxi fu il primo che tentò di sdoganare il Movimento Sociale Italiano, violando la conventio ad excludendum imposta dall'arco costituzionale verso i neo-fascisti.
Il "socialismo tricolore" di Giano Accame sembrò trovare in Craxi un mentore istituzionale.
Del resto, Bettino Craxi aveva di fatto condotto una de-marxistizzazione del Partito Socialista Italiano che aveva portato ad una riscoperta dell'epopea risorgimentale nell'immaginario collettivo dei socialisti.
Il P.S.I. da partito marxista, destinato ad essere sempre un po' a rimorchio del PCI e un po' stampella della DC, passò ad essere un partito risorgimentalista: più che a Marx ed Engels si guardava a Garibaldi e Mazzini.
Craxi voleva strappare l'Italia al duopolio D.C.-P.C.I. e creare un'area politica socialdemocratica e laburista, di stampo riformista europeo, che puntasse al governo del paese per promuovere una compiuta modernizzazione della nazione.
Questo progetto non fu privo di contraddizioni, soprattutto interne allo stesso P.S.I.
Il clientelismo socialista fu un dato di fatto, ma ancora più grandi furono il clientelismo democristiano (ostacolo al craxismo) e comunista (a mio sommesso avviso, quest'ultimo per certi versi molto più subdolo del clientelismo D.C.). Eravamo pur sempre nell'Italia repubblicana nata dalla cosiddetta "Resistenza" anti-fascista.